Numero d'ordine: 269
Data: 22 01 1558
Intestazione: GIULIO RICASOLI IN FIRENZE A GIORGIO VASARI IN FIRENZE
Segnatura: ASA, AV, 13 (XLVII), cc. 146-149.
Fonte: Presa di Santo Leo.
Molto Magnifico Messer Giorgio.
Io mi ricordo aver letta la presa di San Leo, scritta di mano di mio padre e perché non l’ho ritrovata fra certe altre scritture, penso sia in una cassetta, della quale ha la chiave Lion, mio fratello, e ho mandato per essa né penso possa indugiare a venir detta chiave: però se potete aver tanta pazienzia, credo potervi dare quell’originale; ma quando il tempo vi cacci, vi dico, ch’essendosi preso quasi tutto lo stato d’Urbino, et essendo convenuto al Duca Lorenzo andar a Fiorenza, rimase in campo il signor Vitello e il... e Antonio de Ricasoli, commissari, quali andarno a campo a San Leo, e parendo al signor Vitello e al... commissario cosa impossibile il pigliarlo, scrissono al Duca Lorenzo, come non li pareva da perder quel tempo e star su la spesa e che dubitavono, che la voluntà non traportasse Antonio; per il che, come amorevoli del padrone, si protestavono. Onde il Duca Lorenzo mandò dette lettere a Antonio, soggiugnendo che quando lui non avesse grande speranza e con buon fondamento di pigliarlo, che sarebbe stato d’animo di licenziar lo esercito.
Alla qual cosa Antonio rispose, che li pareva, si fusse fatto poco profitto in tutto ‘l resto, se non si pigliava anco San Leo, perché bisognava cacciar di tutto lo stato il Duca d’Urbino, altrimenti col mezo di quel luogo e con la benevolenzia de’ popoli, licenziato lo esercito, lo repiglierebbe in un tratto, e che al pigliar San Leo, ancor che l’avesse per difficile, non li pareva impossibile; e però pregava Sua Eccellenza, che a requisizion sua fusse contenta dare una meza paga all’esercito, che pensava in questo tempo far cosa che li piacesse.
Poterono le parole d’Antonio nel Duca Lorenzo di maniera, ch’egli ordinò fusse pagato lo esercito e scrisse a Antonio, che non che una meza, ma neanco dua l’importavono, pur che si facesse qualche profitto, e che se ne riposava sopra di lui. Onde il signor Vitello e il... commissario si risolveron, come burlandosi di tal impresa, tornarsene a Firenze, lasciando Antonio capo d’ogni cosa; e al Duca di nuovo dissono, che li pareva spesa gittata via.
Essendo rimasto Antonio solo in campo, andava di continuo ghiribizando, se per via di trattato, nella quale aveva gran fede, li fusse potuto riuscire d’impatronirsene; e mentre ch’un giorno andava rivedendo di fuora il sito, un soldato legnaiuolo, nominato..., disse, forse che a lui bastava l’animo di salire drento da un luogo altissimo, e mostrollo con mano. Antonio allora lo sgridò, dicendoli, che come matto se li levasse dinanzi; e la sera medesima segretamente fattolo chiamare, volse intender da lui, che cosa l’aveva mosso a dir quelle parole. Il soldato di nuovo si vantò di salirvi: onde rimase per la notte seguente di farne la prova, né lo lasciò uscir del suo alloggiamento, ma sì ben li fece provedere quello che lui chiedeva. E così a occhi veggenti del commissario Antonio il detto soldato salì e scese e ragguagliò, come aiutandosi l’un l’altro e con corde e con chiovi e con aste e altre bazocole, discorsono vi potesse salire qualche numero di gente.
Per il che si attese a far fare le cose opportune segretissimamente, e quando ebbono in ordine il tutto, il commissario Antonio avendo fatto in que’ giorni con grandissima diligenzia preparare di far la batteria in un luogo assai commodo e inanimato i soldati, che fra dua giorni per il mezo della batteria lo piglierebbono. Parlò anco che aveva modo di conoscere la virtù e valore di quelli che per onore andassino a manifestissimi pericoli; e però chi voleva far isperienza di sé in cosa onoratissima e difficile, si tirasse da banda, che piacendo a Dio che n’uscissino a bene, li rimunerebbe di maniera, che non sarebbon mai più poveri, e che a un simil effetto non si mettessino se non quelli a chi gliene toccasse il capriccio, perché arebbe tutti li altri ancora in concetto di omini da bene; e sopra cio si diffuse assai.
Al fine si tiroron da bande circa sessantatre soldati, dicendo, che per amor suo eron contenti d’esser messi nelle bocche dell’artiglierie. Antonio commendatoli, li fece appartare e con i capitani dette l’ordine di preparar la batteria, doppo la quale l’esercito fusse presto per dar l’assalto, e cavò così in segreto una voce, che quelli sessantatre si mandavono a un certo passo per veder di far una fazione non attenente a San Leo ma, cosa che riuscendo, saria stata bella, quanto che non sarebbon tutti stati tagliati a pezi. Venuta la notte, i 63 furon, doppo lo essere stati confortati assai e inanimiti da Antonio con promesse di larghi premi, condotti segretamente da [quello] che vi era salito al luogo deputato; e portoron con loro molti aiuti da salire e avevono anco assai tamburi e bandiere, e condottisi di notte fin dove potevono, aspettavono il segno d’aver a salir il giorno, come si era ordinato.
Intanto la mattina di grandissima ora si cominciò una batteria continua la maggior che si potesse fare. Lo esercito stava in ordine per dar lo assalto: onde quelli di San Leo sendo poco numero, avevon messo tutto l’animo loro in difender quella parte che veniva battuta né arebbon mai creduto che alcuno fusse potuto salire nel modo che seguì. Mentre che si badava alla batteria, i 63 avuto il cenno, cominciorono a salire; e ancor che con grandissima difficultà, pur vi si condussono, e già n’era salito affatto dua, quando una donna, che veniva li a una fonte per l’acqua, vedendo i nimici, correva in dreto, gridando; ma da un de nostri fu sopragiunta e morta, senza che ‘l romor si levasse, e così aiutatisi, tutti salirono con le bandiere e co’ tamburi, mentre che di continuo durava la batteria, e lo esercito era in punto con le scale per dar lo assalto.
Feciono adunche li 63 il cenno ordinato, onde Antonio visto quello e risposto loro, dette lo assalto e mandò anco alla volta d’una porta buona banda di soldati. I 63 avendo rivisto il cenno, detton ne’ tamburi; e spiegato l’insegne, gridando “Palle, Palle”, venivon alla volta di quella porta. Quelli del Duca d’Urbino ch’eron intenti a difendersi dalla banda della batteria, sentendosi i nimici di sopra e pensando, fussino assai, lascioron la difesa e si ritirorono nella rocca: così fu aperto quella porta e presa la terra. La rocca si arrese di poi in termine di 15 giorni; né credo, fussino altro che tredici giorni doppo la partita del signor Vitello: il quale fuor della porta, lì dal paradiso, scontrò il cavallaro che veniva di campo con questa nuova e li domandò per burla se il commissario ancora aveva preso San Leo; e dicendoli, di si, non lo voleva credere; ma quando li disse per forza, non lo credette in modo nissuno.
Credo, che questo vi possi facilmente bastare senza dirvi, come Antonio cacciò via i terrazani e fece quelli 63 cittadini, dando loro case e poderi; come di poi, sendo ferito o malato il Duca Lorenzo, Antonio vi fu dal Duca d’Urbino assediato undici mesi e si difese, di maniera che ‘l Duca Lorenzo gliene fece un presente.
Questo è di quanto mi son ricordato. Se ritroverrò quello scritto, velo manderò; e mi vi raccomando.
Di casa il dì 22 di gennaio 1557.
Vostro Giulio Ricasoli
Al Molto Magnifico Messer Giorgio Vasari, mio osservandissimo.
Bibliografia: Frey 1923, pp. 491-495.