Scheda

Numero d'ordine: 29

Data: 28 07 1537

Intestazione: MINIATO PITTI IN PERUGIA A GIORGIO VASARI IN AREZZO

Segnatura: ASA, AV, 9 (XLIII), c. 77.

Fonte: Giorgio mio carissimo. Salute.
Quanto mi sieno state gratissime le tue suave e dolce lettere non mi sarebbe possibile scriverlo, però lo rimetto al divinissimo animo tuo che lo giudicherà, sapendo quale e quanto sia l’amore, che porto a quello. Certo, assai e di continuo ho desiato la tua presenzia e che dovessi sadisfare alla tua promessa; e più che mai il desidero, non solo io, ma tutti li amici miei, quali già hanno sentito l’odore della tua gran vertù.
E mi pensavo non venissi, perché fusse occupato al servizio di qualche nobile signore, il quale potessi meglio di me premiare le tue fatiche; e questa è stata la causa che io non ti ho sollecitato a sadisfare quello mi promettesti, cioè di venire questa state. Tanto più, quanto io veggo in te un animo grande e generoso in volere fare cosa che sia degna di te in servizio mio; et io ogni giorno mi trovo più astretto dalla avara fortuna a non potere meritare quello in una minima parte. Il che procede da queste berrette rosse, decantate tanto egregiamente dal tuo divin messer Pietro per le loro sporche vertù; vertù, dico, perché quelle sono che gli hanno condotti a tanta sublimità, che non bastando a sfoiare la loro libidine tante vastissime entrate, hanno battezzato e’ loro cagnotti, il Turco, gli quali s’inpalano utriusque sexus e ci sforzano a dar loro le nostre poche entrate, quale ci sono state lassate a nostro sustentamento e de’ poveri e reparazione delle nostre puntellate chiese, che sono disposti (a onta del grande Dio) volerle vedere rovinate, sì come veggiono el tempio del primo prete, che tagliò l’orecchio a Malco, e di tutte le altre chiese che loro occupano, edificate del sangue de’ martiri.
Di quella ancona che si ha da fare in San Francesco, l’hanno data a fare a Tiziano a Venezia in tela, e altri non ci è che voglia fare altro. L’animo mio certo sarebbe che tu facessi un’ancona per la nostra chiesa. Ma io sto pure a grattarmi il capo e pensare, perché "omnis labor optat premium", come ho a rimeritare le tue fatiche; e non ci trovo né via né verso per le ragione predette e sono certo in maggiore miseria assai che io non ti narro. Ma se tu volessi venire insino qua, e che mi volessi fare detta ancona a pagarla in quattro o cinque anni, forse potremo fare qualche cosa. Ma partito ch’io fussi di qua, non so poi, come ti volessino pagare a tua posta; è però è da pensarla bene, ch’io non desidero manco la consolazione mia che l’utile tuo. Or se tu vuoi, puoi venire qua, ché di cosa nasce cosa, e ’l tempo la governa, e mi farai piacere grandissimo, e parleremo e vedremo quello si potrà fare.
Non dirò altro, perché il messo aspetta. Ti ricordo che sono più tuo che mio, e mi ti raccomando quanto posso. Raccomandami a tutti li tuoi amici e al cellerario per mille volte, a Batista e Batista.
Da Perugia addì 28 di luglio del 1537.
Il tuo fratello
Miniato Pitti.
In fretta.
Allo Eccelente Pittore Giorgio Aretino etc. in Arezzo.

Bibliografia: Frey 1923, pp. 88-89.