Numero d'ordine: 349
Data: 31 03 1561
Intestazione: GIORGIO VASARI IN FIRENZE A COSIMO DE’ MEDICI IN PISA (?)
Segnatura: ASA, AV, 13 (XLVII), cc. 25, 32.
Fonte: Illustrissimo e Eccellentissimo Signor mio.
Ancora che io abbia doppo la partita mia di Livorno auto febre e altri inpedimenti nella ganba, è stato tale l’allegrezza dell’essere ritornato contento per i benefizi e comodi riceuti dalla liberalità di Vostra Eccellenza Illustrissima, che il ben di Quella ha vinto il mio male. Siate Voi benedetto, Signor mio, poiché sapete fare de morti vivi; e Dio Grandissimo mi doni più virtù, accio possa satisfarla.
Si sono fino a ora eseguite tutte le conmessioni con diligenzia, sì per le cose del palazzo, secondo l’ordine preso da Quella, e s’andranno seguitando, come ancora per la fabrica de’ Magistrati, per e quali fino a ora s’è condotto e si conduce inn sul luogo per ciascuno tuctto il magisterio, per potere il primo giorno, fatto Pasqua, con i 12 muratori cominciare a lavorare per tutta la fabrica.
Ho fatto la rassegnia di tutte le pietre degli scarpellini e allogatone più a quegli che già mi han finito di far le pietre allogategli, acciò l’assegniamento, che aviano, si consumi a capo d’anno, e ci diano il lavor fatto. Ci resta solo, che Vostra Eccellenza con quel modo che più gli parrà a proposito, consideri alla elezione del proveditor generale, atteso che, come gli dissi in voce, da quel capo ha a nasciere l’utile, l’onore, il governo e la facilità e dispiaceri di tutta questa fabrica e il risparammio di questi XIII Magistrati: dove è necessario creare unn di giudizio, di riputazione e sia intelligente e avezzo alla fabrica, e che non sia in prospettiva, e sebene io so, che il sotto proveditore arà il peso d’ogni fatica, che mi penso doverrà essere Pierantonio Paganucci, che per esser pratico, diligente e fedele servo Suo, nondimeno avendo egli a obedire al proveditor generale, bisognia dargli persona e d’ingegnio e di discrezione e di giudizio, e sebene io ragionai a Quella di Bernardo Puccini e di Tanai de’ Medici, Vi propongo ancora Pier Covoni e Antonio Miniati, che ogniuno saria il caso. Né guardi né a quel che scrivo io né a quel che si propone da altri, ma solo Ella col giudizio Suo sanamente elegga chi fa per la fabrica: che tutto tornerà bene. Intanto io andrò seguitando l’ordine per il palazzo de’ palchi della Duchessa e finir le scale; e conoscierà all’opera nel Suo ritorno l’animo mio.
In questa sarà una suplica di Francesco del Tadda, che s’amazza a lavorar porfidi. Vostra Eccellenza Illustrissima volendogli far la grazia, la contrassegni per ispedilla a comodità sua, aciò se gli cresca l’animo e sia più veloce.
Il vivaio di Castello s’è cominciato a murare e s’andrà seguitando; e per non esser più lungo, farò fine, pregando Dio, che La feliciti.
Di Fiorenza alli XXXI di marzo MDLXI.
Di Vostra Eccellenza Illustrissima
Umilissimo Servitore
Giorgio Vasari
La Pasqua non si risponde; e per dirtela da Bernardo Puccini in poi, l’altri non sono a proposito; e questo verrà, e poi Ci risolverremo, se vorà attendere. Seguitinsi intanto l’opere con la tua solita diligenzia.
Allo Illustrissimo e Eccelentissimo Signor, il Signor Duca di Fiorenza e Siena, Signor e Patrono mio Unico. Alla Corte in man propria.
A Giorgio Vasari.
Bibliografia: Frey 1923, pp. 612-613.