Scheda

Numero d'ordine: 351

Data: 17 04 1561

Intestazione: COSIMO BARTOLI IN PISA A GIORGIO VASARI IN FIRENZE

Segnatura: ASA, AV, 11 (XLV), cc. 23-24.

Fonte: Molto Magnifico Messer Giorgio mio osservandissimo.
Io ricevei la vostra de 12 di questo, e mi fu carissima; e se la cosa non fece frutto quanto al caso di Piero, non importa, che non credo però sia per esser cosa da curarsene molto: staremo al rimanente.
Quanto al mio ritorno non so quando si sarà, ma credo al fermo fra 12 o 15 giorni al più. Dio lasci seguire quel che è meglio. Io sto con duol di denti e di tempia non piccolo, e il Cardinale mio a Livorno ha ancora esso una gota malamente infiata, secondo ritraggo da chi vien di là; e anco Don Gratia non sta tanto bene quanto stava qui. Dio voglia, che quella maladetta stanza di Livorno non ci facci un giorno poco lieti: ché invero pare cosa fatale, che Sua Eccellenza si sia guasta della più cattiva aria che abbia nello stato suo. Dio aiuti lui e tutti i suoi, che troppo ci importa.
Voi mi avete quasi che fatto perdere la vista a fatto: ché vi giuro a Dio, che sono stato in Campo Santo forse sei ore e ho cacato il sangue a leggere quelle cosaccie che voi mi chiedete; e quelle che si son possute leggere vi si mandano in questa. Primieramente nel mezo di quella storia è una scritta, che tengano duoi angeli, più che i duo terzi scancellata: pur la lessi; e così sciocca, dice così:
"Schermo di savere, di ricchessa,
di nobiltà ancora, di prodessa
vale neente a colpi di costei
inventore neuno argomento
che ha da fare lo intelletto spento
di saper, si che sia apparechiato,
che non tu giunga in mortal peccato.
Son vi poi tre versi in mano a certi vechi, storpiati, che son questi:
Da che prosperitade ci ha lasciati,
o Morte, medicina d’ogni pena,
deh vieni a darne omai l’ultima cena.
Sonvi poi socto la storia in certi scompartimenti alcuni angeletti, che tengono certe scritte, parte vulgari e parte latini; ma sono la maggior parte scancellati, in modo che è impossibile leggerli. Pur vi durai fatica assai e vi mando quelli che ho potuti intendere. Gli angeli, che tengon dette scritte, son 9, de’ quali i primi 3 sono scancellati del tutto. Mandovi li altri per ordine, essendomi incominciato dalla sepoltura del corte [sic] e venendo verso la porta:
4 O tu, che porti la fronte e ‘l ciglio
alto, elevato, mirando intorno,
pon cura, poni mente al periglio.
Tu stai sempre di notte e di giorno,
che morte non ti porga suo artiglio:
Dunque t’umilia; pensa, che sei quel forno.
5 O Mors, bonum est iudicium tuum
non indigenti cur
capite...
6 Nota qui tu, che di che sei gentile,
poi che Dio vuole, che sia comunale
il nascere e ‘l morire fra la gente:
Non aver dunque l’altra gente a vile!
Et pensa spesso, che tu sei mortale.
7 Nescit homo finem suum; sed sicut
pisces capiuntur amo, et sicut aves
comprehenduntur laqueo, ita homines capiuntur
in tempore malo.
Lo 8 è scancelatissimo.
9 Femina vana, perché ti diletti
d’andar così dipinta et adorna?
che vuoi piacere al mondo più che a Dio?
ai, lassa, che sentenzia tu aspetti,
se incontanente lo tuo cor non torna,
a confessarsi spesso...
Questo è quanto vi si può mandare delli scritti di quella istoria. Del resto mi arete per scusato, incolpandone il tempo che divora ogni cosa; e credo, ci andran pochi anni, che non vi si leggerà cosa alcuna.
I nomi de sancti, che i Pisani già portaron di Sardigna, sotto alla storia di San Rinieri e accanto, sono:
S. Ephixo S. Petito.
Il nome del romito, che è dove mi scrivete, è il Beato Odiverio insieme con l’abate Pannurio, che lo sotterrò e fece seco molte azzioni, mentre eran insieme in vita.
E se d’altro vi posso servire, scrivete, ma presto, che essendomisi incominciato ad impregnare di questa aria il capo, mi par mille anni venirmene per non mi ci impregnare tutto. Ché invero questa aria non fa di questi tempi per me. Pregovi, mi raccomandiate alli amici e particularmente a messer Antonio de’ Nobili, quando vi trovate seco, e al nostro messer Simon Botti. Che Dio vi guardi.
Di Pisa alli 17 di aprile 1561.
Di Vostra Signoria
buon fratello Cosimo Bartoli.
Al Molto Magnifico e Virtuoso Messer Giorgio Vasari. Palazo.

Bibliografia: Frey 1923, pp. 613-622.