Scheda

Numero d'ordine: 387

Data: 8 03 1562

Intestazione:  GIORGIO VASARI IN FIRENZE A COSIMO DE’ MEDICI IN PISA (?)

Segnatura: ASA, AV, 13 (XLVII), cc. 19-22.

Fonte: Illustrissimo e Eccellentissimo Signor mio.
Venendo da Vostra Eccellenza Illustrissima messer Sforzo nostro, e poi che lui ha visto Castello e ‘l vivaio, che è inanzi, e che va inverso il fine, dirà a Quella quanto ha visto della bellezza e bontà sua, così ancora delle stanze terrene del palazzo: che la sala è già finita, e s’è già intonicata e inbiancata la metà e dua camere, perché ho trovati, i muri esser buoni e a proposito, e fatto sfondar le volte (una è finita), che si può al presente dormirvi. L’altra già vi è cominciato a inpostar la volta per i mezzati; e spero, che in breve sareno al fine per goderle al tenpo promesso. Della grandezza, bellezza e comodità di questo apartamento messer Sforzo dirà quel che gli ha visto, e già la scala ovata a chiocciola s’è cominciata, e si lavora a furia: che tutto, se gli è mostero.
La scala e ‘l passo della dogana similmente ne potrà dar nuova, e di quante pitture già son fatte per i fregii e camere della Illustrissima Duchessa, e simile l’aver visto l’ultimo palco alzato e le stanze delle damigelle vicino al fine e le scale che vi salgano, colla porta che risponde nel salotto, già messa in mezzo: che quello straforo da finestra a finestra fa parer magiore e più bello il palazzo. Dove per mostrargli ancora la perfezzione e il fine del tavolino della parte del mezzo, doverrà, raguagliando Vostra Eccellenza Illustrissima, fargli fede, che qui si fa presto e bene, e che si desidera venire al fine di tutte queste cose.
Della fabrica de’ Magistrati doverrà dirli in che termine si trova, e che molto più doverrà andar per lo avenire innanzi, poi che per grazia di Vostra Eccellenza Illustrissima ha fatto intendere, che a chi ha gli asegniamenti, vadino pagando: che in dua settimane, per questo, è conparso tante pietre, che io spero, che quando Vostra Eccellenza tornerà a San Giovanni, troverrà fatto a’ Magistrati e in palazzo tante cose, che non vi parrà, che ‘l sonno ci dia fastidio. Restami a dirvi, che lo scrittoio d’in sul terrazzo l’ho finito, e che non so se Vostra Eccellenza Illustrissima ci vol banco o cassette o scafali, che me lo avisi: perché i palchetti per metter le statue piccole di marmo già gli ho ordinati.
E con questa fo fine, basciandovi le mane e restando satisfatto a quel che io mancassi, perché messer Sforzo nel lungo ragionamento soplirà lui, e Nostro Signore Dio La conservi lungo tenpo con quella felicità che Quella dessidera.
Di Fiorenza alli VIII di marzo MDLXI.
Di Vostra Eccellenza Illustrissima
Obligatissimo Servitore
Giorgio Vasari.
Allo Illustrissimo e Eccelentissimo Signor, il Signor Duca di Fiorenza e Siena, Signor mio unico. In man propria dove sia1.

1Un banco solamente vole sotto, perché non dia fastidio a’ piedi, con una cassetta da tirar fuora, quanto è il banco, per potervi metter robe e bagaglie.
Lelio T. 11 Mart. 61.
A Giorgio Vasari d’Arezzo, pittor di Sua Eccellenza. Fiorenza.

Bibliografia:  Frey 1923, pp. 668-670.