Numero d'ordine: 389
Data: 19 03 1562
Intestazione: GIORGIO VASARI IN FIRENZE A COSIMO DE’ MEDICI IN PISA
Segnatura: ASA, AV, 13 (XLVII), cc. 20-21.
Fonte: Illustrissimo e Eccellentissimo Signor mio.
Se bene io ho inteso da maestro Davitte non so che del modello del palazzo de’ Cavalieri, son stato di male animo di non avere interamente satisfatto Quella; perché odo, che le scale non vi piacciono: che forse per non aver visto e sentito le cagioni che mi han mosso a farle, così saran cagione, ch’elle non vadino inn opera: cosa che fa serva la sala grande, dov’ era prima libera, [e che] fa, ch’el piano delle seconde loggie ha l’uscita in sulla scala, e molte comodità, che non scade che io Le dica, s’elle sono state viste. Là dove io, che non mi ho mai a contraporre alla voglia di Quella, arei auto caro d’inparare quel che non ho saputo fare per un’altra volta; e ancora mi fussi cresciuto l’animo, poi che mi afatico per Lei con sentire quel che ho fatto, sapendo Quella, che si dessidera più per me il contentarla che quasi il vivere, poi che posso arditamente dire, che vivo sol dell’odor Suo né bramo se non la satisfazione di Quella, per la quale ogni mio studio s’adopera1.
Mando in questa un modanetto di carta, perché Vostra Eccellenza Illustrissima ci mandi per il tavolino otto pezzi di lapislazzari di questa grandezza, perché messi questi, sarà poi finito tutta l’anima del mezzo di comettere e di lavorare. Così son fatti tutti 4 i cantoni del tavolino fra l’un fregio e l’altro; e vassi giornalmente mettendo in ordine de pezzi per il fregio di que’ diaspri che aviano2.
Il Caccino dirà a Quella nello stato che si trova la fabrica de’ Magistrati: che oggi è su sei colonne e sei architravi, e gli scarpellini sollecitano tutti, e va benissimo; che grandemente ringrazio Quella di tutto l’ordine, ch’ell’ha dato a questi camarlinghi, perché nascierà presto e bene ogni cosa3.
Della dogana avian già il canale, dove passano i muli, cavato presso al fine, che torna meglio in opera che nel modello; e la scala si seguita col passo, che tutto camina al fine.
Le stanze terrene innanzi Pasqua saran, poiché muri son fatti tutti fino alla volta. S’è cominciato armare una volta de’ mezzati, e a Pasqua sarà finita. La scala a chiocciola siano alti, dal piano di sotto, dove ella comincia per ire in cantina, già alti 16 scaglioni; e di sopra le stanze della Duchessa si van finendo.
Ho finito a fatto la stanza di papa Clemente, che m’è stato grato assai; e vado tuttavia seguendo di finir la sala di Leone a fatto, e così le stanze della Illustrissima Duchessa si vanno finendo con questi pittori, e perché tutto va con mio gusto, perché Quella trovi alla tornata Sua quel che ho promesso in fine, e perché mi vado preparando alla sala grande e già de’ tavoloni, che Vostra Eccellenza Illustrissima mi diede inn Pisa, ho cominciato a far far un quadro grande di braccia 8 per ogni verso, che ce ne va di questa grandezza nove: mi par mille anni cominciarne uno, che sarà alla venuta di Vostra Eccellenza per dar sì onorato principio: inperò mi sarà grato, che Quella ordini costì al proveditore Ferrino4, che ha molti legni d’albero grossi e vechi, da cavar lunghezze di braccia 12 e 14 di tavole, che han 100 anni l’uno o poco meno, che gli salvi; che io gli manderò le misure a proposito5, secondo che vedrò il mio bisognio, accioché quel che è ottimo per noi e senza spesa, lo aviano e cene serviano, e intanto, se piacierà a Vostra Eccellenza, che io mandi6 o per la scala o modello costì maestro Batista, lo farò volentieri, perché torna tutto in servizio e satisfazione Sua. Altro non mi occorre dirli, se non che Quella alla giornata nella espedizione di que’ beni si ricordi del Suo Giorgio.
Di Fiorenza alli XVIIII di marzo MDLXI.
Di Vostra Eccellenza
Umilissimo Servitore
Giorgio Vasari
Allo Illustrissimo e Eccelentissimo Signor, il Signor Duca di Fiorenza e Siena, Signor mio Unico. In man propria dove sia.
A’ Giorgio Vasari, Pittore di Sua Eccellenza. Fiorenza.
1Circa la scala v’era gran fattura a ‘l rovinare cose madernali, che era tutto contra l’intento di Sua Excellenza che la vuole godere presto; e quel che s’arà a fare de nuovo, lo farà con tutte le architetture, che per ora ha bisogno s’accommodi col vecchio.
2Il modanetto Sua Excellenza non se l’ha grato, ma gli manderà quel che chiede, da servirsene a suo commodo.
3Intende, che va molto bene: sollecitila, e fin che viene la sega, maxime di quelle cose che la sega può impedire.
4Il Ferrino non ne parli a S.E.
5Gli s'è detto.
6Non lo mandi. Lelio T. 23 Mart.61.
Bibliografia: Frey 1923, pp. 671-673.