Numero d'ordine: 454
Data: 22 05 1563
Intestazione: VINCENZO BORGHINI IN FIRENZE A GIORGIO VASARI IN VENEZIA (?)
Segnatura: ASA, AV, 14 (XLVIII), cc. 39-40.
Fonte: Molto Magnifico Messer Giorgio.
Io ebbi la vostra d’Ancona, che mi fu cara, come potete credere, e vi accompagnai con le orazioni della mia famiglia, intendendo, che entravi in mare; e vo’ credere, che per la grazia di Dio e per la buona provisione, che avevi fatto, sarete giunto in salvamento: che così piaccia a Sua Maestà. E ora sarete in Venezia fra mille belle cose, e vi aspetto con grandissimo desiderio e pure che sia con salute vostra e con sanità. Quanto prima ci sarete, meglio sarà, ché la fabrica più presto patisce qualcosa per l’assenzia vostra; benché e’ sia più presto la cagione del petrosemolo di chi cerca i nodi ne’ giunchi e vorrebbe veder garbuglio. Ma la destrezza e bontà del nostro buon vecchio, messer Bartolommeo Gondi, va riparando a tutto. Né vi scriverrò certi particulari, che poco importa saperli ora, e io non ho tempo ora né voglia di farlo.
Io fui a Pisa e a lungo parlai con Sua Eccellenza Illustrissima e particularmente della Academia, e si rise di voglia di molte cose; e in somma me lo par vedere molto infiammato in questa impresa, se la pazzia e cervellinaggine di chi che sia non raffredda questa fiamma. Io non mancai in generale e in particulare di fare ogni buono ufizio e non mancherò mai, per quanto potrò. Scongiurai bene Sua Eccellenza, che gli piacessi, che questa briga mia fussi solo per un anno, che vo’ credere me ne compiacerà: ché sono troppo occupato, come sapete, e anche per altro poco atto.
Della colonna sene vuole risolvere in Firenze e non prima. Ma non per questo importa che chi vuole prepararsi de’ modelli non possa, come fanno molti e il Perugino, che mi ha conferito un suo concetto da non dispiacere; e io ne lo aiuterò, sì perché e’ mi pare buon giovane, sì per amor di messer Sforzo, al quale sapete quanto io sia affezionato. Ma entriamo in altro.
Sua Eccellenza mi ragionò allungo sopra la lettera de l’amico e, che fu meglio, mosse lui: dove io ebbi campo largo e più libero di dire l’animo mio, il che io feci sinceramente; perché in effetto questi mi paiono mali modi, e che cagionono che Sua Eccellenza Illustrissima non è servita. Io non vi voglio dire particulare, perché non mi basterebbono 4 fogli; e anche vi voglio per questa via sollecitare al tornare. Bastivi sapere ché io non veddi mai Sua Eccellenza Illustrissima volto meglio verso di voi, che sempre l’ho veduto volto benissimo. Ma ben vi dico, che non per questo vi bisogna addormentare, che “adversarius noster, quasi leo rugiens, circuit, querens quem devoret. ”
Alla venuta vostra areno che ragionare di molte cose che vi piaceranno. La cosa di Vincenzo Rossi non è anco spedita, e mene maraviglio a come io veddi volto Sua Eccellenza Illustrissima in suo favore, che mene disse tanto bene; e poi tanto pure non mi maraviglio dall’altra parte, considerato le tante sue occupazioni.
Benvenuto non ha rotto il filo e si risolvé di fare un quadro sotto l’Adamo di Santa Maria del Fiore di basso rilievo o mezzo rilievo; e la cosa de’pergami sta sospesa, ché Sua Eccellenza non sene risolve. Oggi penso scrivere a Sua Eccellenza e fermare questo quadro, acciò abbia che fare qualcosa. In questo mezzo di cosa nasce cosa, e ci ho durato una fatica miracolosa.
Gli amici son sani e vi salutano. Il Biffoli è venuto; e stamani l’ho un pò veduto, che fumo insieme a cavar sangue alla mia cognata e sua nipote per un poco di indisposizione non di molto momento. Lui venne ieri. E il padre Don Miniato Pitti vi saluta, che or ora si parte da me; e questo anno è de’ nostri. De’ danari mi scrivete si pagheranno subito, né ser Lorenzo mi ha detto che gli sieno stati dimandati: quando verranno, non si mancherà. Voi vi degnerete salutare il molto reverendo messer Cosimo in mio nome; è costì in Venezia messer Giovan Batista Borghini, mio cugino, uomo da benissimo, il quale se visiterete in mio nome, me ne farete piacere etc. E tornando a messer Cosimo scusatemi, che io non scrivo a sua signoria, perché non solo io sono occupatissimo, come sapete, ma ho il cervello pieno di tanti fastidii e pensieri noiosi, che se io non scrivessi alla carlona, come io fo con voi, non istà bene, e mene vergognerei: non lo posso fare. Io son tutto di Sua Signoria e l’amo e desidero poterlo servire in qualcosa, e gli direte, che qua è comparso nuove composizioni del Castelvetro sopra la lingua nostra, dove fa particulare professione di impugnare il Bembo a torto e a ragione e dispettosamente; e se noi non ci pogniamo una volta rimedio alla insolenza o pazzia o presunzione, per dir meglio, di certi, questa nostra povera lingua cela manderanno un dì alla stufa, per non dir peggio: che non potresti credere, quanto sofisticamente, stranamente, malignamente, falsamente, anche in molte cose, e’ procede, e questo non dico per conto di monsignore Bembo, ancorché e’ meriti, e da noi particularmente, ogni reverenzia e onore, che a questo forse penserà altri; ma io dico per conto della lingua nostra, vedendo, quanto questi Lombardi con lor regole e analogie e rispetti della Latina o dependenzie la guastino, imbastardischino, id est inlombardischino: che questi è anco peggio del Ruscello.
Orsù, non più di questo. Voi vi degnerete di far quanto io vi dico e tornerete pieno pieno di cose nuove, d’informazioni, di ragionamenti avuti, cose vedute, misure, disegni, e passando da Bologna, vedrete il nostro Fontana, e come egli ha mantenuti quelli schizzi etc.
Io non so, che cosa fussi costì per me, se vi dessi alle mani qualche carta nuova; e di certe bizzarie voi sapete l’umor mio, ma io n’ho tante, che non vorrei dessi in cose che io avessi: che io metto a ordine di fare 3 libri di nuovo, oltre a 6 che ho fino a qui.
Io non voglio esser più lungo, che sono stracco. Dio sia con voi sempre e mandi il suo angelo in vostra compagnia, che vi rimeni sano e lieto, e amatemi.
Di Firenze a 22 di maggio del '63.
Tutto, tutto vostro
Don Vincenzo Borghini.
Al molto Magnifico messer Giorgio Vasari, Pittore Excellentissimo e mio osservandissimo.
Bibliografia: Frey 1923, pp. 756-775.