Numero d'ordine: 525
Data: 19 08 1564
Intestazione: VINCENZO BORGHINI IN POPPIANO A GIORGIO VASARI IN FIRENZE
Segnatura: ASA, AV, 14 (XLVIII), cc. 43-44.
Fonte: Molto Carissimo et Magnifico messer Giorgio. Ho avuto piacere della lettera del Concino e si potrà forse cominciare a dire A; ma il Signor Sforzo scrive che verrebbe la commessione a messer Lelio. Or basta, che o per via de Giovanni o per via di messer Lelio la cosa si abbia; e mi fa solamente male che Sua Eccellenza Illustrissima non la vegga in opera, che n’arebbe avuto satisfazione. Ma potrà vedere in disegno, che se non è il tutto, è qualcosa. Rimando le lettere di messer Sforza e del Signor Concino; l’altre le serbo con quell’altre che le riporterò, penso lunedì il più lungo.
Venendo Sua Eccellenza sarebbe bene, secondo me, perché io non credo volerli dar noia, non avendo occasione di cose di momento, che Voi Lo ragguaglassi di parecchi cose. E principalmente della sepoltura di Michelagniolo, dicendoli quello che voi et io abbiamo operato con Lionardo, che la si dia a questi di qui, che hanno tanto onorato Michelagniolo con le fatiche loro; e che lui lo vuol fare, ma che noi non abbiamo (avendone avuto commessione pur da lui, che sapete che me la dette) far nulla senza participazione di Sua Eccellenza Illustrissima; e che e’ci parrebbe, che l’avessi a essere di qualcuno di questi giovani, che hanno spirito et arte e valenzia tanta, che e’ posson condurre questa e maggior cosa e massimamente, che certi sono occupati da Sua Eccellenza, tanto che hanno che fare troppo, et è bene, che ognuno lavori et operi.
Ma e’ bisogna, messer Giorgio, pensare un modo. Perché se la si propone nella Academia, e’ non si può tenere, che ognuno non facci disegni; e se così si fa, noi non siamo sicuri a chi la possa venire, che a questo modo vorrei pensassi voi. Perché e’ ci sarebbe chi ha che fare pur troppo e non dimeno piglerebbe ancor questa per far fare ad altri e servirsi di quelli giovani academici per garzoni, che è quello che io non vorrei; e che vorrei che il Duca sapessi e cognoscessi, che a voler fare uomini e’ bisogna dar loro che fare in lor nome proprio. Ma io non ho certi punti, come quello che non sono de l’arte; e non mi son trovato a que’ cimenti, perché la man ritta se non potrà averla lui, s’ingegnerà di fare disegni e modelli pel suo Batista o Andrea. E forse sarà fra loro convenzione del guadagno, e bisogna aprirci l’occhio bene, che noi non pensassimo, come ghiotti a una cosa, et il tavernaio pensassi a un’altra. Ora masticatela un po’ voi e vedete che si salvi la capra e’l cavolo et andate al Duca con cosa già pensata e misurata bene, et acciò l’Academia abbia il suo dovere e non ci si facci torto a persona, e che la possa cadere, come di sopra s’è detto. Io so, che per conto di disegni e’ si può aiutare e per questo non rimarrebbe indietro. Insomma, du nuovo dico, masticatela bene.
Quanto alla spesa, Lionardo disse, voleva spendere un 500 ducati et forse 600: questi vorrei stessino fermi; e se Sua Eccellenza gli dà o marmi o altro, sia tutto in accrescimento, che sarà tanto più onorevole etc. Di questo non dico altro.
Vorrei, gli dicessi ancora, quanto questa cosa ha dato fuori buon nome etc. Et principalmente a Sua Eccellenza Illustrissima. Che ben si conosce, che tutto questo bene etc. Nasce da Sua Eccellenza Illustrissima, e che questi non possono essere sollevati e mantenuti da altri; e che fino a Roma si sono risentiti a voler fare academie, ma e’ non piglono il verso, che e’ bisogna disputar col fare e con le mani, non in su le catedre col cianciare e con la lingua: che questa serve per piacere di chi è fuor dell’arte. E quel Pirro pescherà pel proconsolo. Perché a voler far cosa di buono, bisogna un duca di Firenze, che intende pur e vuole; e che sia dato loro occasione di fare e non ragionare.
Delle baie nate io me ne passerei di leggieri. E di quella bestiaccia per conto mio non dire’ altro, se non che sentendo le sue pazzie, alzai il capo e mene risi, dicendo solo che e’ farebbe il meglio a fare et non se n’andare in cicalerie: che tirando già 18 mesi la provvisione, non ha fatto ancor nulla. Se questo vi paressi a una bella occasione o qualche simil caso, si potrebbe dire, che in fatti io mene curo poco, perché so che egli è, fu e sarà sempre una bestia asinina; e se uno asino mi avessi dato un calcio, io non ne terrei collera. Così fo con lui, perché lo stimo da una bestia, come egl’è etc. Che Sua Eccellenza sappia che Benvenuto non vi capitò mai, inanzi che vi bisogna altra scusa che la man ritta.
Quanto alla sala, io sarò costì, come ho detto, lunedì; e saremo insieme a lungo: che bisogna farlo a animo posato e considerar tutto diligentemente. Voi potresti bene, avendo buona occasione, mostrare al Duca quello schizzo che lui vedde al Poggio e dove scrisse etc., e veder, se gli occorre altro che dire.
Ricordatevi, se viene, di farvi un po’ prestare quel libro de’ pesci e quello delli animali che gli dette messer Cosimo Bartoli: dite, che n’avete bisogno per qualche Sua cosa, domine che non vi dia il cuore, troverà una scusa
Se Daniello da Volterra fussi galante uomo, gli basterebbe aver fatto i palchi, e doverrebbe andar ragionando e non far altro, e di cosa nasce cosa; e se pur pure fussi sforzato, potrebbe far con aquerello, che si potessi cor una spugna levar via.
Quanto al disegno della Iudit, que’ fuochi su per le torri etc. faranno un bellissimo vedere; e si studierà quella carta fiamminga di quello incendio; e se messer Bernardetto n’ha una, ce la presterrà per far meglio. E poi che ieri io ebbi scritto con la medesima penna, feci quello Achior e lo mando, perché ridiate un poco; ma andavo pensando a quella attitudine etc. Io non so che mi scriver più, massimamente avendoci a riveder presto, se non che: qUI SE EXALTAT HUMILIABITUR, et QUI SE HVMILIAT EXALTABITUR, ait Dominus Omnipotens. Il quale guardi et contenti tutti.
Da Poppiano a 19 di agosto 1564.
El vostro
Don Vincenzo Borghini
Al Molto Magnifico et Excellente Messer Giorgio, Pittore et Architetto di Sua Eccellenza Illustrissima.
Bibliografia: Frey 1930, pp. 108-112.