Numero d'ordine: 558
Data: 20 01 1565
Intestazione: GIORGIO VASARI IN FIRENZE A COSIMO DE’ MEDICI IN PISA
Segnatura: ASA, AV, 13 (XLVII), cc. 55-56.
Fonte: Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio.
Se a Vostra Eccellenza Illustrissima paressi talora, che io stessi troppo da una volta a l’altra a dargli aviso delle cose Sue, non lo fo, perché mi pesi la fatica, ma perché gli scriverrei una cosa medesima senpre, se l’intervallo delle settimane et de’ mesi, col lavorarvi sopra, non la facessi crescier di maniera, che non si potessi afermatamente dire, le cose essere o nel mezzo parte o parte di quelle che erano a mezzo venute a fine. Come per questa mia Le dò nuova, ch’el palco della sala grande, tutto il legniame delle cornici, ornamenti, intagli et fregii, che s’erono ordinati per ciò, sono con esso palco confitti tutti e finiti a fatto; né ci resta per l’opera di maestro Batista altro che il cornicione, che rigira intorno intorno alla sala, con gli ornamenti di quelle finestre piccole che vanno nel fregio, dove tutti e maestri di legniame si sono ritirati a Santa Crocie per dargli intera perfezione.
E credo, che sarà presto prima, perché sono sollecitati da me, e perché e’ possa maestro Batista far altro, che n’areno di bisognio, e che e’ possino dar luogo a quegli che metton d’oro. Che di già è messo da piè sopra il lavoro dello Amannato il tondo, dove va i quartiri, e gli otto quadri del paese del dominio, e parimente l’altro tondo con gli altri otto quadri sopra l’opera del Bandinello e 800 rose, che vanno fra le mensole; tutti e bronconi, che vano in sulle quadrature, che son circa a cento, et 350 maschere per gli epitaffi, dove vanno le lettere.
E questo lavoro non camina, ma si può dire che e’ voli. Et io ho coperto tutti e quadri, salvo quel del mezzo, che lo vo’ serbare a miglior tenpo, perché l’ho in un luogo che v’è mal lavorare; e per averlo a far io. L’inposto e finito di mia mano, mi nuoce lo starvi: in tanto ho cominciato a finire di que’ grandi; e tutto per grazia di Dio succede felicemente. Et il nostro priore degli Innocenti, tutto amorevole, è intorno a le inscrizioni degli epitaffi, che vanno alle storie per essere a tenpo. E da che Dio ne concede la sanità e lo stare in cervello fra tante fatiche e disagii, andrò seguitando verso il fine, ateso che’l mio dessiderio non è altro che satisfar Vostra Eccellenza e far opera degnia di Lei tanto, quanto potrò et saprò, che nel vero non perdono a fatica nessuna: tutto per aviso.
Apresso a’ Magistrati si lavora, et io non manco loro di disegni e di quanto si aspetta a me, che dell’altre cose lascio fare a chi toca. Già tutti e’ pilastri della loggia sopra il fiume sono alla fine, e s’è ordinato allogar gli archi di pietre per finire la volta, acciò a San Giovanni nel ritorno di Quella la trovi voltata. Il Perugino seguita di fare le figure e l’arme, e mi par che si porti bene. Èssi dato ordine, come già mi conmesse Vostra Eccellenza Illustrissima, che si cavi a Carrara dua pezzi di marmo, di braccia 4 l’uno, per far le dua statue del San Piero e San Cosimo, che vano nelle nichie che mettono in mezzo la porta di San Piero Scheraggio: che è oblicato il Ducherello da Carrara darle poste in Pisa per tutto maggio, che doveranno esser l’una dalle sette carrate in circa, per il prezzo, che l’ha pagate Michelagnolo Buonaroti della cava del Polvaccio.
Il giorno della Befania cavalcai a Pistoia, per avere la fabrica della Madonna della Umilta finito tutta l’altezza delle otto faccie di quel tenpio con le finestre, fino a dove sia a cominciare a voltare la cupola; che s’è disegniato a tenpo nuovo avere a ordine il lavoro per cominciare a voltalla: dove che io ho lassato l’ordine, che si seguiti così e disegni, e quanto occorre. Vi menai maestro Bernardo muratore, che ha fatto fin a qui dette mura; e di tutto ho lassato il modo da condursi. E Vostra Eccellenza Illustrissima certamente ha fatto un’opera molto buona e di grande onore e magnificenzia inn onor de Dio. Dove che non mi par che sia dificultà nessuna ora. E quella non resti, come ha fatto infin qui di farla seguire, perché credo, che in diciotto mesi o poco più la si finirà a fatto, e sarà cosa di grande inportanza l’averla finita, tanto più quanto non si poteva; e quella città n’è molto satisfatta e conoscie quanto la Gli è tenuta.
L’opera delle Vite de Picttori già siamo al fine della seconda parte, che è tutta stampata; et si seguiterà la terza et ultima per darla in luce sotto il Suo fatalissimo nome.
Potrei darli aviso di molte cose; che vo più tosto, che Quella nel Suo ritorno le trovi aconcie e finite che dargli fastidio con lo scrivergniene.
Della Academia dirò sol questo: che Vostra Eccellenza Illustrissima tenga il fermo della prottezione, ch’Ella ne tiene, perché farà benefizio a molti poveri. Sarà ricca questa città di begli ingegni e nel tenpo Suo fiorirà questa arte e la terrà in piedi. Che se ciò non seguissi, la vedrei per mala via. E con questo fo fine, dicendoli, che l’ho senpre dinanzi a gli ochi, e che il mio animo si volta tutto per le cose Sue e particolarmente nelle cose delle tavole e palla delle cose di cosmografia, fatte da frate Igniazio. Il quale, perché i frati gli hanno finalmente date certe stanzaccie, vi ho fatto spendere parechi scudi, perché stia comodo e sano a lavorarvi; ne’ figli manca provederlo di quanto ha bisognio. E già ha per una facciata tutti e quadri fatti, et anche è finito gli ornamenti di nocie, et va seguitando il far la palla grande: che tutto sarà cosa che inporta; et io non resterò far di venirne al fine con l’ordine, che ebbe il signor depositario per Suo rescritto. E gli bascio le mani, pregando Dio, che La feliciti senpre.
Di Fiorenza alli 20 di gennaro 1564.
Di Vostra Eccellenza Illustrissima.
Obligatissimo Servitore
Giorgio Vasari.
Allo Illustrissimo et Eccellentissimo Signor, il Signor Duca di Fiorenza et Siena, Signor mio unico. A Pisa1.
1Tuto sta bene.
Signor caro mio e dolce messer Giorgio. Sua Excellentia ha auto caro la vostra lettera; et io ho fato il secretario. Piaceli infinitamente e fasi el segnio de la croce, de l’opere vostre, e che abbiate cervelo di far e di dire con le mane e con la scritura: però seguitate e solecitate la sala, aciò facian le belle nozze del nostro principe. La mia brigata sta bene. È gravida la carissima; e voi atendete a stampar l’opere e vite de’ pitori. E per eser in fonderia tra carboni focheri mi vi racomando, ricordandovi a meter il viso del Signor Traiano in qualche logo apropiatto.
Da Pisa 23. gennaio 1564.
Per servirli senpre
Antonio di Montalvo.
Al molto magnifico messer Giorgio Vasarii, pitor di Sua Excellentia. Firenze.
Bibliografia: Frey 1930, pp. 143-148.