Scheda

Numero d'ordine: 617

Data: 6 05 1566

Intestazione: VINCENZO BORGHINI IN POPPIANO A GIORGIO VASARI IN VENEZIA

Segnatura: ASA, AV, 14 (XLVIII), cc. 219-220.

Fonte: Molto Magnifico messer Giorgio.
Trovandomi a Poppiano, dove finalmente con gran difficultà mi sono condotto per piglare un poco d’aria, che non mi sapevo o potevo spiccare di Firenze, ho ricevute due vostre, una d’Ancona, come io credo, l’altra di Bologna alla quale par che accaggia poca risposta. Pure io scriverrò per una usanza e manderò le lettere a Venezia, che quivi penso avervi a avere a man salva. In Bologna non avesti mia lettere, come io volevo e dovevo, che fu parte per mia negligenzia, parte che io pensai, che que’ nostri padri soprastessero un giorno più che e’ non fecero. Ma non avevo molto che scrivere. Una mia lettera a mio parere vi manca, che scrissi il dì dopo pasqua e venne per la posta con coverta di Lorenzo mio fratello ne’ Montaguti: pur non importava molto, che io mi ricordi, e sarà venuta dopo la partita vostra.
In Venezia è in mano a messer Giovanbatista mio 4 oncie (credo io) di lacca, assai ragionevole, che quel maestro non aveva più, che nel farla gli cascò per terra quasi tutta. Se possibil sarà, che in questo mezzo n’abbia più, ve la indirizzerò a Venezia, se sarà in tempo, che io creda, che ella vi abbia a trovare; e bisognandovi danari, messer Giovanbatista vi provedrà di tutto, e voi aviserete quello che vi sarete valuto, et io glene rimetterò, come s’è fatto di Roma.
Ho carissimo intendere, che stiate bene, che questo mutare aria et andare veggendo cose nuove e sopratutto cavando la briglia e la soma al cervello è la man di Dio e la vera via a riaversi.
Voi sapesti, che io parlai col signor Sforzo e che il ragionamento fu lungo; ma voi non sapete, né che, né come, neanche per questa lo saprete, perché non son cose da lettere che vogliono agio e buio. Ma ben vi dico, che io feci senza dirvi nulla quello ufizio che debbe fare un buono amico per l’altro, e come io sarò sempre, avendovi più che amico e più che fratello. Egli l’ebbe caro e ragionamo di molte cose e di quelle baie delle concorrenze de’ disegni, che già mi avevi accennato; e benché io mostrassi a voi non ne tener conto, come in verità non ne tenevo, non però restai di non me lo legare al dito per fare quel che io avevo in concetto, e che io ho fatto poi: benché io sapevo che tutte erano baie, come in vero elle sono; ma queste baie servono a proposito delle cose vere et a scoprire paesi e mostrare le intenzioni degli uomini, che sempre cercono dar molestia altrui. Egli di poi fece l’ufizio, dove bisognava e mi dice poi che lo fece con sì buona occasione, con tanto agio, tanto a proposito e con tanta sua sadisfazione, che non si può dir più. Mi disse della lettera che avevi scritto a Sua Eccellenza Illustrissima e della satisfazione avutane e mille cose, che bisognerebbe scrivervi una bibbia a volerne pur dire la metà.
Ma io farò come voi, che in questo caso vi ho obligo, che rimettendomi alla tornata vostra, quando voi mi aresti a dir certe cose, insegnate a me, come io ho da fare; e però mi rimetto anche io, quando ci vedreno nel vostro ritorno, che a Dio piaccia sia presto et bene etc.
Per risposta particulare delle 2 vostre ultime non ho molto da dire, se non che mi pare, che abbiate fatto una bella e gran giravolta, che vi sarà stata di piacere e d’utile e tornerete co ‘l capo pien di concetti e con le bisacce piene di schizzi et di ritratti; e se bene voi giudicate le cose di quà con più disegno e giudizio, non dimeno e’ si cava anche delle cose mal fatte ottimi concetti, e s’impara non solamente da quel che si ha a fare, ma ancora da quel che si ha a fuggire. E perché voi mi scrivete de’ disegni del libro, che ci vedete poco ordine, sappiate, che io non la passo, e dirò che voi non abbiate voluto più che non saputo o potuto: però o voi ne portate assai, o voi procacciate una scusa da poter passare.
Delle stampe, come voi sapete, io n’ho assai, ma non tutte: però se v’abbattessi a qualcosa di buono ch’io non avessi, ricordatevene; et alla tornata vostra per Bologna salutate messer Prospero con dirgli, che ho a ordine per mandargli quel disegno di Raffaello, et è quel proprio che e’ voleva. E perché io ho inteso, che mette a ordine certi disegni per mandarmeli, vedete, di grazia, s’ egli ha speso cosa alcuna di rimborsarlo, et io rimborserò poi voi; che ben mi contento, che e’ ci abbia disagio, ma non spesa. Così mi raccomandate a messer Lorenzo.
Batista lavora in San Simone e mi ha fatto in su una regola grande di più d’un braccio per ogni verso quel medesimo disegno in fresco che gliene ho fatto fare per una prova e per distribuire e colori; e torna tanto bene, che io l’ho fatta murare sopra l’arco di camera mia. Gli sportelli del Sacramento vostro non sono stati ancor messi a ordine da Cesare. Egli lo sollecita, et io sollecito lui e solleciterò. Gl’altri stanno tutti bene.
Vincenzo de Rossi ha cominciato a pagare, ma è cavallo che vuole sprone.
Costì in Vinezia aresti da far per me mille cose. E per la prima salutate caramente et mi raccomandate infinitamente al molto reverendo messer Cosimo Bartoli, al quale particularmente vorrei domandasse, se egli ha notizia di quegli che scrissono le guerre de’ Longobardi, e chi, e quanti e’ furno: che mi sarebbe grandissimo piacere a darmene lume; e non mancate di offerirmegli, che son tutto di Sua Signoria.
Vorrei mi portasse qualcosa di bello, ma non so che, né in che genere io me lo volessi. Voi avete spirito e saprete meglio indovinare quel che fa per me, che forse io non saprei dire. Verbi gratia, se voi v’abbattessi a qualche figuretta di bronzo, alta circa un quarto, che stessi in cima del mio studiolo delle medaglie, sarebbe a proposito: che nell’andare a torno si trova talvolta qualcosa di buono; ma non vorrei spendere in cosaccie o avere a dire come quel gramo di Pier Valiero: “On va i ti soldi in pia laure”. Tanto è; portate qualcosa. E de’ disegni mi vi pare aver detto tanto che basti.
Io non ho altro che dirvi, che già sono stato fuor di casa 6 giorni, e del mondo non so nulla. Dio vi conservi sano e lieto.
Da Poppiano a 6 di maggio del '66.
Vostro Don Vincenzo Borghini.
Al Molto Magnifico messer Giorgio Vasari, Pittore et Architettore Eccellentissimo de l’Illustrissimo Duca di Fiorenza, mio osservandissimo.

Bibliografia:  Frey 1930, pp. 236-238.