Numero d'ordine: 702
Data: 3 10 1567
Intestazione: VINCENZO BORGHINI IN TOMERELLO A GIORGIO VASARI IN FIRENZE
Segnatura: ASA, AV, 14 (XLVIII), c. 52.
Fonte: Magnifico messer Giorgio.
Voi vedete, le disgrazie sono apparecchiate per tutto e quando l’uomo manco le pensa. Né mai mi intervenne il più strano caso, e chi mi volessi dimandare come passasse, non lo sapperrei dire, perché mi venne una vertigine in un girar, che fece la mula, che rimasi senza lume de’ l’occhi e senza conoscimento, né seppi quel che seguissi di me, se non poi ch’io mi trovai ritto da un mio fratello e mio nipote. La percossa venne a essere ragionevole, rispetto alla gravezza di tutto il corpo, e fu ne l’osso, ove si congiungono le gambe e sotto il fianco, e mi è doluto assai bene. Et ora quando sto fermo, non lo sento; ma svolgendomi o movendomi mi duole, ma ongni dì meno. Et è necessario, che così sia per le tante commettiture d’ossa, che vi sono, et intrecciatura di nervi e di muscoli, consistendo quivi il principal moto di tutto il corpo: e così ho imparato a ragionare de’ muscoli senza essere dipintore. Sommi cavato sangue, non per bisogno, che per questo accidente propio me ne paressi avere, ma perché in su questa occasione ho disegnato fare quel che questo anno ho già cominciato due volte, cioè purgarmi; e sogliolo fare bene spesso col trarmi la prima cosa sangue. Talché, e per questa occasione e per sodisfare a questi miei che lo desideravono, io l’ho fatto.
Stommi quietamente; et da quel poco di dolore in fuora, quando io m’agito, mi pare stare meglio che io stessi mai. Percossi anco un poco il capo come dir di balzo; ma fu tanto poca cosa, che nel principio sentii pochissimo dolore et ora non punto. Eccovi detto di me quel che si può dire.
Quanto al venire faresti errore, avendo la consorte nel letto: però non pigliate questo disagio, seben sempre m’è gratissima la presenzia vostra, come sapete; et qui è Lorenzo, mio fratello, e non manca de l’altri.
Il principio di quella vita l’ho qui appresso di me e me la sono proposta per spedirlla la prima cosa, se io potrò scrivere, che mi pare per ancora potere malvolentieri; ma da domani in là vi dirò qualcosa.
Ho gran piacere di quel che mi scrivete del cartone; e carissimo mi sarà, quando saprò quei particulari che m’accennate. E per ora non sarò più lungo, et Dio con voi.
Di Tomerello il dì 3 d’ottobre 1567.
Tutto Vostro
Don Vincenzo Borghini
Al Magnifico messer Giorgio Vasari mio osservandissimo in Firenze.
Bibliografia: Frey 1930, pp. 355-356.