Scheda

Numero d'ordine: 787

Data: 5 12 1569

Intestazione: GUGLIELMO SANGALLETTI IN ROMA A GIORGIO VASARI IN FIRENZE

Segnatura: ASA, AV, 15 (XLIX), cc. 120-121.

Fonte: Molto Magnifico Signor Giorgio mio osservandissimo.
Le dissi che i quadri erano sodisfatti a Nostro Signore assai; ve li ho rimandati per vostro fratello. Et il cardinale Alessandrino m’ha tolto il ritratto di Sua Eccellenza; però bisognia l’abbia tolto a voi; sapete, ve l’ho detto e non ci è remedio. Or sapete quello avete a fare: sarà comparso costì il signor Michele, nepote di Sua Santità, a far che il saprete et il vedrete; però tutti ciene dobbiamo ralegrare infinitamente.
Il qual signor Michele tiene ordine da Sua Santità di venire a vedere la tavola per darciene conto: però Vostra Signoria facci che la veda; e se se lo scordassi, Vostra Signoria cielo ricordi e ditecielo per parte mia. Ancora Sua Santità vole che Vostra Signoria, quando sarà tempo, vadia lei medexima al Bosco a metterlo asieme: però da mo’ vi fo la intimazione per comando espresso di Nostro Signore; e quando sarà tempo delli indoratori, ve lo aviserò perché cieli mandiate.
Ancora vi fo a sapere che fra quatro o cinque mesi sarà fornito lo apartamento di Torre Borgia, dove Nostro Signore ci ha fatto tre cappelle, l’una sopra l’altra, fra le quale ci è quella che è al medeximo piano delle sua stanze, et io vi ho obligato a Sua Santità che verrete in persona a servire Sua Santità, quando sarà in ordine di poserla depingnere. Dico questa sola del piano delle sua stanze e perché Vostra Signoria sappia, le parole, le dissi, furno queste: “Padre Santo, messer Giorgio mi scrive che ha inteso che la Santità Vostra vole far non so che cappelle, e particularmente una, dove ci vole cielebrare lei la messa; m’ha comesso che le dica, che lui non vole tolerare che altri che lui metta mano a questa opera: però che la Santità Vostra non faccia elezione d’altri, perché vole essere lui medeximo et, se altri ci metta mano, ardiscie di dire alla Santità Vostra che lui è resoluto, sendoli tanto amorevole e devoto servitore, che sene verrà qua e guasterà col penello ciò che troverrà fatto, perché è resoluto volere spendere la virtù che Iddio li ha dato sempre in servizio di Vostra Santita”. Mi rispose, che se Vostra Signoria avessi volsuto acepttare questa carica, che non li potevi fare cosa più grata, ma che si temeva a riciercarvi per respetto di Sua Eccellenza Illustrissima. Dissi che Sua Eccellenza sapevo benissimo che sempre li averia dato licenzia. Così acepttò l’oferta; però siete obligato a questa opera. Penserò mandarvi un modello, perché la vole foderare tutta di marmi mischi che n’ha belissimi et già son segati et bisognia farne uno spartimento, che vorrò che il sappiate. Bisognia, signor Giorgio mio, che serviate questo Santo Omo, et questa cappella ha da essere perpetuamente qua al cospetto de' pontefici; et che cosa debbe aver Vostra Signoria più cara se non far cose per imortalarvi!
Si è detto abastanza. Ho auto risposta dal signor Concino e li bascio le mani del fastidio prese per me. M’è stato caro il ragionamento passato con la Eccellenza di quei signori patroni sopra il caso mio della compra della casa; ve la ringrazio, et se me n’arete mandato un po’ di modello et ancor dettomi qualcosa, mi sarà caro, anzi carissimo.
Vostra Signoria mi dica, se la vole che questo suo nepotino qua vole che sia prete o no, perché Sua Santità lo vol sapere; me n’ha domandato et io non ho saputo che dirli et l’ha fatto a qualche buono efetto. Ditelo. Con il che le bascio le mani.
Di Roma li 5 di dicembre 1569.
Di Vostra Signoria Molto Magnifica
Servitore affezionatissimo
Guglielmo Sangalletti
Al’ molto magnifico Signor mio osservandissimo, il Signor Giorgio Vasari in Firenze.

Bibliografia: Frey 1930, pp. 471-473.