Numero d'ordine: 846
Data: 3 10 1570
Intestazione: VINCENZO BORGHINI IN POPPIANO A GIORGIO VASARI IN FIRENZE
Segnatura: ASA, AV, 14 (XLVIII), cc. 77-78.
Fonte: Magnifico messer Giorgio.
Ho la vostra molto grata, perché, essendo piena d’allegrezze, ha rallegrato ancor me, in risposta della quale per cominciarci da un capo del tornar mio: spiritus quidem promptus est, caro autem infirma, che da due giorni in qua m’ha preso una doglia di rene, che non è renella, ma secondo me o scesa o ventosità, che non mi dà molta noia, ma mi tien bene in molto sospetto, e non vorrei, or che questa materia è mossa, exasperarla col cavalcar. Però mi ero resoluto di starmi così quieto tre o quattro giorni e veder che exito la pigliava; che, se bene non è d’importanza, né mi dà per ora più molestia che tanto, non vorrei che la diventassi e me ne dessi, massime che io sento sensibilmente che, come la mi dà noia e lo mi quieto e mi levo massime dallo scrivere, la si passa subito, che mi dice che l’è un po’ di scesa che si passerà via.
Quanto allo stanzino ho gran piacer che l’Altezza del principe sia contento della invenzione; e quanto a quel che resta a fare, bisognerebbe che io sapessi per l’appunto la disposizione del luogo e la grandezza delle storie, ma sopra tutto che si fussi fermo le cose che hanno a ire negli armarii (notate bene tutta questa parte che io dico ora) per poter accomodare le picture di fuori alle cose di drento, i quali armarii, se fussin corrispondenti alle cose di sopra, tornerebbono anche molto meglio, cioè: le cose del fuoco, come stillamenti e lavori fatti a fuoco di ferro, acciaio, vetri e simili fussino sotto la statua di Vulcano et l’elemento del fuoco; le medaglie, i lavori d’oro, rubini e miniere et simil cose sotto quella dì Pluto et d’Ope e sotto lo elemento della terra; et così le gioie sotto Giunone, i cristalli sotto Zefiro, le perle sotto Venere, e così il resto; e ferma questa distinzione, mi bisognerebbe saper quante storie bisogna per armario et quel che v’ha a ire, come dir: e c’è lo armadio, che ha dua quadri di fuori da dipigner, ove staranno medicine preziose, come balsami, corno d’unicorno, rimedii di veleni e simil cose; in un altro v’arà verbigrazia un quadro solo e drento staranno medaglie, e così del resto; e vorrei saper la grandezza de’ quadri e come disegnate far le figure grandi; che secondo la capacità del quadretto bisogna eleggere le istorie, che non ogni storia cape commodamente in ogni spazio.
Et anche sopra questo arò caro saper l’intenzione vostra, cioè: come vorresti le storie, o copiose o semplice; ma credo che sia bene vi sia de l’une e de l’altre.
Messer Giorgio, io comincio a invecchiar, el cervello non mi serve più, massime che io ho tanti pensieri e tante fatiche per lo spedale, che me lo consumano a fatto. Ho cominciato a rindirizzar certe faccende, rassettar certe scritture, e la matassa mi cresce ogn’ora fra le mani et con tanti capi e sì scompigliati che a Dio piaccia ch’io possa ritrovar il bandolo buono. Ma spero in Dio et in loro Altezze, che m’hanno fatto e promesso sempre bene, cioè alle cose loro, che lo spedale è loro e non mio, che io potrò pur una volta non riposare, che questo non aspetto in tanto volume di faccende, ma bene passarle con l’animo un po’ più quieto. Questo tutto vi dico, perché non so, come saprò riuscire a queste invenzioni, che vorrebbono esser ingegnose, leggiadre et aver un certo garbo et spirito grazioso; et io non leggo più e non mi ricordo di cosa buona, del vechio non c è più e del nuovo non s’impara; ma l’amore che io porto al mio grazioso signore mi potrebbe forse aiutare un poco.
Voi intendete come sta il caso e quel che io disegno e quel ch’io posso, et fin’a ora ci comincio a pensar, se bene non ho qui libri a proposito. Cominciate intanto a mandarmi qualcosa, et io andrò ghiribizzando.
La listra de’ pictori e sculptori, che voi dite di mandar con la vostra, non v’era; penso ve la siate dimenticata.
Il mandato con la vostra non venne a ora, che, avendo a risponder io, fussi a otta a tornar; però l’ho indugiato a mandar stamattina.
Mi piace de’ favori che ben gli meritate, ma, messer Giorgio mio, la fortuna non dà ogni cosa a uno; però vi bisogna, quando avete qualche traversia, che n’avete pure qualcuna et molte più che io non vorrei e che voi non meritate, o siano di fratelli o d’altro, andar contrapesando e considerando, che delle grazie di Dio et della natura e della fortuna non ne tocca per avventura a un pezzo tante per uomo quante a voi: et di questo ringraziare Dio, datore d’ogni bene, e contro a quelle armarsi di pazienzia et di prudenzia.
E risolvetevi, che in questo mondo generalmente non si puo avere ciò che l’uom vuole, et a chi manca una cosa et a chi un’altra, e si vede che questo mondo ci mesce per lo più di molto amaro fra un poco di dolce; onde se a voi fra tanti dolci tocca un po’ d’amaro, voi avete vantaggio; se e’ non è così, ma avete anche voi di molte fiele con poco me le, non siate peggio degli altri. E così andate inanzi il più allegramente che si può.
Orsù che io non vo entrare in far prediche, che le sapresti non solo dire meglio di me, ma che più importa, operare con gli effetti. Iddio ci aiuti tutti e dia la grazia sua. Se leggiessi questi due capitoli di sopra, che parlono dello stanzino, al principe, non sare’ forse male, che aiuterebbono la resoluzione; pur me ne rapporto a voi.
Qui è piovuto e piove, non però disonestamente e non credo che sia male, pure a Dio si rimetta ogni cosa, il quale sia sempre d’ogni cosa laudato.
Da Poppiano a 3 di ottobre 1570.
Don Vincenzo B. Vostro
Al Molto Magnifico medsser Giorgio Vasari, Pittore et Achitettore di loro Altezze Serenissime.
Bibliografia: Frey 1930, pp. 530-532.