Scheda

Numero d'ordine: 859

Data: 9 12 1570

Intestazione: VINCENZO BORGHINI IN FIRENZE A GIORGIO VASARI IN ROMA

Segnatura: ASA, AV, 14 (XLVIII), cc. 84-85.

Fonte: Messer Giorgio mio.
Io ho ricevuto due vostre, una da Baccano con una letterina a Ceseri, la quale si mandò subito, et a questa non accade risponder altro, se non che abbiate cura a Jacopo, il quale ho piacer che sia guarito, come mi scrivete, del male che gli era venuto; al quale direte che due dì fa il padre e ’l cognato furono da me e mi dissono che avevono comperato o erono per comprar un poder, ove si rispendeva la dote della sorella, et del quale mi diceano che n’avevon seco ancora ragionato e discorso assai. Io dissi loro che quanto allo sborso di quel che avevo di loro in mano, ero prompto e parato ad ogni punto, osservando le condizioni della partita, nelle quali però non ho difficultà, perché s’hanno a rispender di consentimento delle parti, e contentandosene Piero suo padre dalla parte della fanciulla, pare che e’ basti. Pur ditegli, se gli occorre cosa alcuna di scriver, che poi non m’hanno detto altro e raccomandatemi a lui.
E, per non melo sdimenticar, il Perugino gittò la terza et ultima statua et tutto è venuto bene. Alla seconda, scritta dì Roma, ho poco che dirvi se non replicarvi, che vi abbiate cura massime su questi principii della mutazione de l’aria. Io sollecito Batista e si sollecita egli da sé, e Sandro debbe esser partito, al quale si pagò come ordinasti, cinque scudi: sievi per aviso. Le lettere le invierò, come mi ordinate, per via dì Stagio Barducci.
Il Granduca è a Pisa e sta bene. Desidero che diciate per me a monsignore Sangalletto che ho ricevuto la risposta da Sua Santità e che lo ringrazio assai, e per non gli dar fatica d’aver a scriver, non gli scriverò ancora io, e che mi tenga nel numero de suo’ servidori.
E quanto alla cosa delle monache a Dio piaccia che Sua Santità sia ben consigliata, che qua s intende con infinito dispiacer e non poco scandolo et in somma con mala sadisfazzione e forse non senza qualche poco di ragione, perché le cose di qui non son per aventura come quelle degli altri luoghi, e voler a mali, che son diversi et d’altra qualità e natura, dar una medesima medicina non par a costoro che sia conveniente; pur a me non sta far questo giudizio, né me ne dò più pensiero; pensivi a chi è tocca. Ma voi, che sapete bene l’animo mio, potete molto ben conoscer che ciò che dico è per puro zelo de l’onor di Dio et di Sua Santità; né vorrei veder questa mala sadisfazzione negli animi universalmente di questo popolo, il quale se avessi acquistata tanta devozione et affectione verso le cose della chiesa, quanto e’ mi par che e’ ne perda, ne sarei molto contento; e noi, che siano sul fatto, veggiamo che questa cosa si poteva far non solamente senza diminuzione de l’onor di Dio e della salute de l’anime, ma forse anche con accrescimento, pigliando le cose pel buon verso et con una discreta e caritativa regola. Et per mio poco giudizio poteva Sua Santità udire un poco e voler intender minutamente le cose proposteli e discuter questi particulari, che non gli può mancar persone in questi paesi, ne’ quali potrebbe confidare; e voi sapete che molti che ci sono, che hanno zelo, quanto si abbino cotesti di Roma, e non si muovono a compiacenza delle monache, ma per la vera qualità del fatto. Et a noi qua par che tutto nasca che quelli, che ne parlano a Sua Santità, o per meglio dire, che hanno questa impresa e già persuasolo a Sua Santità, voglino mantener la loro opinione senza voler intender il caso particular come sta, e che costì non sia chi ardisca a parlarne a Sua Santità in contrario, che ben lo conosciamo di tanta buona mente, che, quando e’ vedessi quel che vediamo noi, si piegherebbe a pigliarci qualche modo, e l’onor di Dio, la salute de l’anime, il bisogno delle monache, la sadisfazzione della città ci arebbon tutti luogo. E vi dico, messer Giorgio mio, che io velo dico con tutto il cuor, se ben conosco che è tempo perduto, perché né voi né io ci possiamo far opera alcuna, se non pregare Dio affectuosamente che indirizzi questo negozio a bene. E di questo non ne parlerò più.
Et a voi molto mi raccomando e mantenetevi sano. L’abbate costì di San Paolo volse uno schizzo del ciborio di Santa Croce, che gliene detti e ne feci ritrarre uno a Francesco; ma avertite che, se lo volessi far in San Paolo, perché va in luogo molto alto, che a mio giudizio vorrebbe fra la testa de l’arpie e la cornice, che vi posa sopra, un poco di sgolatura, perché par che e’ non abbia collo cotesto tabernacolo, ma posi, come dir, sulle spalle, et un po’ di sveltezza non farebbe male; et anco quando sotto i piè de l’arpie vi si aggiugnessi un membretto, che dividessi que’ piè dal zoccolo un pò più, non sare’ forse male; pur voi intendete meglio di me. Altro non vi ho che dir; et mi vi raccomando assai.
Di Firenze alli 9 di dicembre 1570.
Vostro Don Vincenzo Borghini.
Al Molto Magnifico et honorando Messer Giorgio Vasari, (Pittore) eccellentissimo. In Roma.

Bibliografia: Frey 1930, pp. 548-549.