Scheda

Numero d'ordine: 891

Data: 6 07 1571

Intestazione: VINCENZO BORGHINI IN FIRENZE A GIORGIO VASARI IN ROMA

Segnatura: ASA, AV, 14 (XLVIII), cc. 97, 100.

Fonte: Signor Giorgin mio.
Se io vi volessi dire interamente l’allegrezza mia per l’ultima vostra ricevuta, io arei a empiere parecchi fogli; però me ne spedirò con questa sustanzievole brevità, che ella è stata grande, quanto è l’amor che io vi porto, e con questa sola parola potete conoscere, che ella sia oltre modo stata grandissima, e che mi ci è piaciuto assai e che io non l’ho detto a persona alcuna (che l’ho detto a molti e tutti di qualità), che immediate non se ne sieno rallegrati infinitamente, e con queste parole formali, che voi meritate ogni altissimo onore et ogni bene, il che reputo gran dono di Dio, di essere universalmente in tanta grazia, che del suo bene si abbia a rallegrare ognuno, di qualunque sorte e professione si sia. Idio d’ogni cosa laudato, il quale è donatore d’ogni bene. Né meno punto mi e piaciuto il bello animo e generoso di Nostro Signore e veggo, che Sua Santità sa conoscere, e che è più amare et che è più che più, premiare la virtù. Dio lo prosperi e lo contenti e lo feliciti e celo mantenga lungamente, a beneficio della sua chiesa et a contento di quelli che desiderano l’onor di Dio et accrescimento della sua fede etc.
Messer Giorgio, avendovi a veder presto, io non entrerrò in altro et anche non sono certo che questa vi abbia a trovare in Roma; ma perché non dite nulla della tornata vostra in questa ultima, mi son messo a rischio e ventura. E se per sorte fussi in Roma, vi vo dare questo poco di briga che vediate in nome mio il Reverendissimo Monsignor Maestro del sacro palazzo, il quale a questi giorni mi ha scritto una lettera per le cose del Boccaccio, il quale mandarono qui 3 o 4 mesi fa alla Academia, perché si assettassi con certi ordini e regole date da loro, acciò si potessi mandar fuori.
Io gli ho risposto assai a lungo e dettoli quello, che e’ desiderava saper da me et anche qualcosa più, e desiderrei intenderne qual cosa, e come l’ha presa, et molto più, se e’ si degnassi di rispondere qualcosa, dello animo et concetto suo. Io veramente intendo che egli è gentilissimo e discretissimo uomo, e per esser nobile e virtuoso si può facilmente credere. Però desidero che in mio nome gli baciate le mani e molto mel raccomandiate e che destramente, come voi saperrete fare, operiate che e’ risponda alla mia, quando però gli torna bene. Bene è vero che da questa volta in là io arei caro che e’ non scrivessi a me particularmente, ma a’ deputati tutti da loro Altezze a questa opera, perché lo potete far capace che io non sono in questa professione, nè fui mai d’Academia né voglio essere, se bene è piaciuto, non so perché, a questi signori mettermi per ripieno, credo io, fra questi nobilissimi spiriti. La Signoria Vostra intende in spirito il concetto mio e saprà meglio far che io non so dire, et anche destramente, quando lo potessi confortare a facilitare questo negozio e trattarlo dolcemente e destramente quanto più si può; non credo che fussi male alcuno, che ne arebbe la città tutta gran satisfazione, e forse si quieterebbon molte lingue che s’apparecchieranno a gracchiare. Intendo sempre co’ debiti modi e rispetti, e che l’onor di Dio e della chiesa vadin avanti ad ogni cosa.
Orsù basti fin qui, che come ho detto sto sospeso, se vi troverrà costì questa lettera. Dio sia con Vostra Signoria et vi conservi nella sua grazia.
Di Firenze agli 6 di luglio 1571.
Vostro amico de cuore
Don Vincenzo Borghini
Al Signor Cavalier Vasari Messer Giorgio Pittore et Architettore Excellentissimo et mio osservandissimo. In Roma.

Bibliografia: Frey 1930, pp. 588-589.