Scheda

Numero d'ordine: 892

Data: 14 07 1571

Intestazione: COSIMO BARTOLI IN VENEZIA A GIORGIO VASARI IN FIRENZE

Segnatura: ASA, AV, 11 (XLV), c. 100.

Fonte: Magnifico Signor Cavalier, mio osservandissimo.
Io ricevei la vostra de' 6 di Roma con infinita mia contenteza da che intesi, che con graza di Dio e satisfazzione del Santissimo Padre, avevi data fine alle 3 capelle e che da Sua Santità eri stato onoratissimamente remunerato, e di cose, attenenti allo onor, et di altre, attenenti allo utile. Il che mi ha apportato doppia allegrezza. Né si conveniva manco alla vostra virtù e fatica neanco alla grandeza e gratitudine di Sua Beatitudine. Dio vi dia a goder lungamente dell’uno et dello altro cavalierato e contenteza della pensione in Marcantonio vostro nipote. Godemi veramente, messer Giorgio mio, lo animo, quando io vego rimunerati da Principi li virtuosi; et tanto maggior allegreza ne sento, quando che tocca alli amici miei, come siate voi, quale sapete, che amo da cordialissimo fratello.
Il voler Sua Santità, che voi lo inverno stiate in Roma et abbiate la cura delle muraglie intra et extra urbem è cosa tanto onorata, quanto sapete, da che diviene vostra la cura et la autorità, che già aveva il divino Buonarroti. Non vi sbigottite, che tali cose son più fatiche dello animo che del corpo. E le fatiche dello animo son più gioconde di quelle del corpo, quanto elle sono più nobili; et sono quasi la anima, che dà vita a molti corpi.
Voi disegnerete et farete modelli, invenzioni, ordini et sacrome, piante, profili; et li ministri, poi che saranno sotto di voi, adopereranno manualmente i martelli, li scarpelli, le cazuole, le sguadre, i regoli et tutto il corpo loro in condur le opere a perfezione. Et qual gloria potete aver maggiore? Da che et in Roma et in Firenze sarete, come siate, il primo delle arti vostre? Vivete lieto et adoperate lo ingegno, datovi da Dio, in abellir il mondo, che ne acquisterete lode immortali apresso delli uomini e merito apresso di Dio, che vi ha date coteste vostre virtù, acciò diffondendole, gioviate al mondo. E di ciò sia questo abastanza per significarsi la allegreza, che io ho per conto vostro.
Sarà apportator di questa un maestro Giovanni Fiammingo pittore, quale ho tenuto qui meco in casa da 3 anni continovi et mesi con dolce e virtuosa conversazione. Il quale vien costì, dove alloggerà per 2 mesi in casa Matteo, mio nipote. E viene per veder le cose più notabili, così antiche come moderne, di pittura, scultura et architettura, desideroso di disegnarne quelle che più li piaceranno per pigliar più che potrà la bona maniera dì Italia. E perché io lo amo grandemente per le virtù sue, vi prego, quanto più posso: che per amor mio li facciate tutti quei favori che sono possibili sì in farli veder le cose di altri sì in mostrarli le cose vostre et maximo le istorie, che son finite e coperte della sala grande. Che tutto quel favore che li farete lo reputerò di me, se redundassi nella persona mia; et mi sarà gratissimo, che egli mi abbi con sue lettere a ringrazare, che io ve lo abbia raccomandato. È giovane, di bello animo et di ottimi costumi, al quale io sono molto obligato: però velo raccomando quanto più posso.
Quanto a’ casi mia non mi attristo di cosa alcuna, che la fortuna mi faccia in disfavore, che è il suo proprio verso di me; et non arà mai forza di alterarmi lo animo, che non sia sempre invitto; et quel medesimo che voi per tanti e tanti anni avete conosciuto, ringraziovi sommamente delle amorevoli offerte delle cose vostre. Il che io conosco, che nasce dal bel’animo vostro e dal molto amore, che ella mi porta; del quale terrò perpetua memoria. E quando piacerà a Dio, piegherà forse un dì lo animo de’ miei Patroni a pensare a’ casi mia: da che io non penso ad altro che a bene et onoratissimamente servirli in questo negozio, nel quale da' 12 dì di giugno in qua son già entrato nel decimo anno.
Dio di buon mandi. Sonsi fatte le raccomandazioni alli amici et a questi di casa; et vi si rendono duplicate. State sano e contento; finite cotesta gran sala; amatemi e scrivetemi et a buona occasione raccomandatemi alla Serenità Paterna. Dio vi feliciti.
Di Venezia alli 14 di luglio 1571.
Di Vostra Signoria
Da fratello Cosimo Bartoli.
Mi saria cara qualche notizia dì Alcino di casa Medici, che fusse stato adoperato dalla Republica o avessi fatto qualche cosa notabile a tempo di Carlo Magno Imperatore, se per sorte il vostro et mio Signor Prior delli Innocenti ne avessi qualche lume o indizio. Al quale vi prego baciate le mani in mio nome.

Bibliografia: Frey 1930, pp. 589-591.