Numero d'ordine: 959
Data: 2 02 1572
Intestazione: VINCENZO BORGHINI IN FIRENZE A GIORGIO VASARI IN ROMA
Segnatura: ASA, AV, 14 (XLVIII), cc. 87-88.
Fonte: Molto Magnifico Messer Giorgio.
Sabato passato non vi scrissi, parte per infingardaggine, parte in vero per non aver da scrivere, se già io non replicassi le medesime cose appunto, che quanto alla sala io non ho veduto (et non me lo crederreste), da poi che la si scoprì, né Sandrino né alcuno di quegli, onde io arei potuto scoprire, sì omore alcuno ci fusse; il quale quanto a me credo che ci sia qualche poco e sia (se pur ci è) in due sorti di persone: una di que’ Puccini etc. Di palazzo; e questi credo che, si potessino far qualche poco di male, lo farebbono; pensate se io credo che lo dicessino. Gli altri sono pittori che hanno altra strada, e può essere che, come egli hanno altro fare, così abbino altro credere, e non per alcuna malignità, ma perché in rei veritate la loro fantasia detti loro così, dicessimo qualche cosa; ma come persone poi al ristretto intendenti e non maligni vadino in tutto il loro parlare temperati e considerati. Ma io, come vi ho detto, non ho inteso da questa parte cosa alcuna, anzi mi è tornato agli orecchi lo Sciorina aver detto mirabilia.
E la cosa di San Lorenzo fece molto abbassar la coda alla parte. Il resto poi dice tutto et unitamente bene, e questo resto viene ad essere i sette octavi del tutto. Ma è bel vedere che a chi piace più una cosa et a chi un’altra, vi si conosce che la natura, come ci ha dato il gusto vario – e così è cagione che il mercato vecchio spaccia ogni cosa – così ci ha dato anche varie le fantasie et il giudizio. Ma generalmente veggo che quella notte piace a molti e la rotta a San Vincenzio. Eccovi detto quel che io vo fin qui et se altro intendarò lo saprete. Ma voi avete mille che scrivono et io non esco quasi mai di casa.
Francesco tornò ieri et ancora non gli ho, si può dire, parlato. Non ha finito il suo ovato, ma non vi debbe mancare gran cosa, che non è ancor in Firenze. Messer Giovan Batista Cini è costì; aremo bisogno e voglia che si spedisse: se si può aiutare spedirlo, fatelo et vedendo meglio raccomandate.
Della cosa del Buonarroti con Batista, io gli parlai e pare disposto a fare il dovere a Batista, ma non crede che abbia a avere. Io ho preso per espediente di far che messer Benedetto Busini faccia a un suo intendente, senza sapere a che fine, segretamente stimi il quadro che è in opera in Santa Croce, e con questa regola, secondo me, si potrà vedere a un dipresso, dove si truovi la cosa del pagamento: che la statua si potrà arbitrare a un dipresso e la testa e i duoi puttini e, se voi me n’accennassi qual cosa, l’arei caro, non per fermar la stima, ma così a un dipresso: verbi gratia, se si può ragionare la statua 70 o 80 o 90 scudi, così un di que’ puttini quanto, e quanto la testa, io l’arò oggi o domani la stima di colui, che sarà un de' primi dell’opera, et vedrò appresso a dove batte la cosa. Ecci solo di dubbio che egli avea fatti in su que’ pilastri que’ trofei dell’arte, i quali messer Leonardo gli fece levare, che ragionevolmente n’ha da esser pagato, perché gli fece con ordine datogli et egli gle n’ha fatti poi levar per suo capriccio, e questi non essendo in essere, sarà forse difficultà a fermargli. Batista dice che gli fece vedere a più d’uno e fra gli altri a quel del Tadda. Ditemi un po’ voi quel che vi occorre.
Il Granduca sta bene et il Signor Concino, che viene da lui, me n’ha detto bene et non sono le sue parole, ma lo possiamo presupporre per vero e siano a buon segno; né veggo che maestro Baccio sta qui, che se altro fosse, sarie ito via a stargli appresso; siché il segno mi pare anche sicuro. Sta intorno alle Galee e si rassetta et riordina con ogni sollecitudine.
Ho inteso di vostro bene stare che mi piace; et ingegnatevi di spedirvi, perché questa cosa della cupola è in espettazione e desiderio, che se al maggio potessi esser qua, sarebbe bene. Voi mi dite delle due braccia e mezzo d’uno stinco, di que' che sono accanto alla lanterna. Cecus non iudicat de coloribus, et crederrò che tutto abbiate bene considerato, e due cose particularmente: l’una che lo spazio dello spigolo per ciascun quadro debbe essere 8 braccia, o poco meno o poco più, et vi ha da essere que’ tre insieme et uno poi in ciascuno canto, che e non sieno stivati fra loro, che non arebbe grazia l’altra, che se bene la distanzia è grande, che la piega e si accommoda alla veduta, che se il muro fosse diritto sfuggirebbe la veduta un mondo, dove sendo in arco et volgendosi verso la vista nostra, non fa così questo effetto, né in quel modo. Ma io sono un animale a entrare in queste dispute e considerazioni, che ne sanno più le mozzature et tosature de’ capegli et ugne vostre che il mio cervello.
Però ad altro. Io sto ragionevolmente, ma non bene affatto da qualche settimana in qua. Del resto ho che fare sopra capo, non solamente di fatiche, ma di pensieri anche. Dio con voi etc.
Di Firenze il dì della Candellaia 1571.
Vostro affetionatissimo Don Vincenzo Borghini
Se bene io scrivo più di rado che voi, una delle mie lettere per lunghezza vale 3 delle vostre, sì che vadia l’uno per l’altro.
Al Molto Magnifico Signor Cavaliere Vasari, mio osservandissimo, appresso Sua Santità. Roma.
Bibliografia: Frey 1930, pp. 640-642.