Numero d'ordine: 969
Data: 6 03 1572
Intestazione: BERNARDETTO MINERBETTI IN AREZZO A GIORGIO VASARI IN ROMA
Segnatura: ASA, AV, 10 (XLIV), cc. 224-225.
Fonte: Molto Magnifico messer Giorgio dilettissimo.
El martello, che i’ ho auto di voi, è stato tale, che venendo, oggi son otto giorni, costà uno uomo di messer Cosimo Gaddi, non volsi scrivervi, parendomi aver ricevuto torto, non mi avendo voi scritto, né risposto a una mia, la quale importava pur qualche cosa.
Oggi finalmente, che siamo a 6 di marzo, mi è stato portato un piego di messer Michelagnolo Grifoni, nel quale ho trovate due vostre de 4 et XI di febraio, le quali, se ben tardi, mi hanno cavato di dubio e riconciliato con voi; e per non melo scordar ho subito mandata la vostra alla sua consorte. Or perché questo particular mi preme, risponderò a quel che tocca alle monache di San Marco. Le quali si son portate già molti giorni e si portono di maniera che io pagherei ben assai, che Sua Beatitudine me le levassi di cura, perché fra loro non è obedienza né osservanza e, quel che più di tutto importa, non vi è carità.
Ho aspettato con desiderio questa vostra risposta, sperando, che Nostro Signore si contentassi, che io le dessi a’ padri Zoccolanti. E se ne contentando, sono più impacciato che io fossi mai; et al fine conosciuta la perfidia loro, sarò forzato adoperar la verga di ferro e cavarle et mescolarle con quelle della Trinità. Se pur Nostro Signore comandassi che io dessi loro un padre Zoccolante et a’ padri, che melo concedessero, spererei di far qualche frutto: perché sempre mi promettono bene, e partito che io ne sono, fanno peggio. Dentro el monasterio è piccolo, non vi è carcier. Son d’accordo a far male e romperebbone le porte, se fossero di ferro. Or tentate questo remedio di aver un confessoro Zoccolante e rispondete, come prima potete.
Messer Giorgio mio, a questi giorni son seguiti qui disordini importanti: el primo, che messer Cosimo Camaiani et Carlo Judici, e’ quali si erono pacificati in camera mia, hanno rotta la [pace], mancato della parola, data a me et al capitano Gianbatista; né si sa el vero, chi sia stato el primo. Son però chiamati in Firenze agl’Otto per ordine del Serenissimo, per essere messer Cosimo cittadino Fiorentino; e là si chiarirà el colpevole.
Dua giorni sono, per causa leggierissima Francesco Pacinelli diede al cavalier Gualtieri una mentita et insieme una pugnalata. El povero vechio disarmato e solo, si trova ferito, mentito e nel letto con la febre. Quantunche di poca importanza sia la ferita, tuttavia la paura, la vechiaia et la qualità de l’affronto lo pon in pericolo. Io in tanto l’ho disposto alla pace e travaglio per concordar altri interessati.
Son qui e non solo son qui: ma ci sono per starci; e perciò vo rattoppando la mia capanna di Cesa per potervi abitar e per poter, come si dice, talora fuggirmi da bottega. Se adunque Sua Santità, loro Altezze, l’opere, le faccende e quel che più impedirà la vostra virtù permetterà, che vogliate, possiate o siate lasciato poter, viver uno mese de l’anno alla patria, agli amici, a Voi stesso et al vostro vescovo, siate certo, che a me sarà di contento infinito.
Ho letto con una consolazione grande la contezza, che mi date del disegno, de l’ordine e del luogo della opera della rotta Turchescha; e poi che gli anni, la residenza e l’impossibilità mi impedisce che io non posso veder, mi pagherò con la narrativa delle vostre lettere. Andate avanti, che Dio benedetto, il cui grandissimo miracolo andate impennellando nel muro, distendere ne l’idea de l’intelletto il vivo del vero et accompagnerà la mano con la forza, tanto che viverete eterno exemplo dell’arte, che al fine vi porrà nel cielo; perché le orazioni del santissimo pontefice son bastanti ad impetrar dalla Divina Maestà tutto quello che piamente. Chiederanno.
Or poiché io ho pieno el foglio, farò fine col tornarvi a pregar che con prestezza mi rispondiate; et mi raccomandate a monsignor San Galletto, al quale desidero di far ogni maggiore servizio. State sano.
Di Arezzo 6 di marzo 1572.
El vostro vescovo di Arezzo.
Al Molto magnifico el cavalier Giorgio Vasari, mio dilettissimo. Roma.
Bibliografia: Frey 1930, pp. 653-655.