Scheda

Data: 9 06 1657

Intestazione: Paolo Del Sera a Leopoldo de' Medici

Segnatura: ASF, CdA, V, c. 205

Fonte: Veggo quanto V.A.S. mi comanda con la benignissima sua del 2 del corrente. E quanto al medaglione d'oro di Ottone imperatore, subito che verrà qui quel prete del Vescovo di Pola, farò trattare da persona accorta, per vedere che cosa ne pretenda in ristretto e l'avviserò all'A.V.
Quanto alle medaglie d'oro e d'argento dei signori Ruzzini, V.A. mi creda che è forse maggiore il desiderio che io ho di fargliele avere che lei d'averle, però non lascio mai d'averli il pensiero adosso, invigilando ogni occasione che potessi nascere per fare restar servita V.A. Confermo però all'A.V. che il più confidente e più stimato amico che abbia il Ruzzini è il signor Enrico Cornaro, avvocato principalissimo di questa città, quale è mio confidente e son certo che quello che non facessi per me, non lo farebbe per chi si sia altri di questa città et egli è d'opinione fermissima che il Ruzzini farebbe bene a vender le medaglie e farsele pagar bene, perché in effetto conosce che il venderle non apporterebbe un minimo pregiudizio né alle pitture, né alle statue, né alle medaglie di rame, onde l'ha più volte, a mia istanza, stimolato a farlo, ma l'ha sempre trovato alienissimo, adducendo quella ragione, che suo nonno e suo padre gli hanno lasciato questo documento, che se mai risolvesse di disfarsi della Galleria, non separi mai cosa alcuna, ma venda tutto insieme e che così vuol fare, stimando lui (che è uomo non intendente di queste materie) che ogni minima cosa che si levassi di quella Galleria, pregiudicherebbe al resto et è pertinacissimo in questa falsa opinione. Et io so che ha potuto avere tremila ducati di un quadro di Paolo Veronese, non molto grande, che a tal prezzo era a mio giudizio pagato mille ducati più di quello che può valere e non l'ha voluto dare, e mi creda V.A. che anco a darlo non averebbe disconciato punto la Galleria.
Io domanderò al Doge chi sieno i più stretti amici di Ruzzini e chi possi esser meglio per trattar questo negozio delle medaglie e col prossimo ordinario l'avviserò a V.A. e prego Iddio che si trovi qualche miglior mezzo di quello dell'avvocato Cornaro sopradetto e non dirò al Doge, né burla farò, né altro, ma solo che vorrei sapere il miglior mezzo per facilitare un mio interesse.
Intanto l'A.V. farà riflessione se il passar per altri mezzi più conspicui possi tosto più dar credito alla mercanzia e metterla in maggior concetto al Ruzzini e potrà anco restar servita di avvisarmi e comandarmi, se vuole che io vegga di far trattar questo negozio dal Doge medesimo, come cosa mia, ma che sua Serenità sappia che è per V.A., che stimo che lo farà con tutta prontezza, perché mi pare esser certo che lo farebbe se fusse interesse mio proprio; pensi poi V.A. quanto più volentieri lo farà per servire a lei, ma anche qui c'entra la considerazione se faremo meglio o peggio e quanto al farsi dar la nota distinta di tutta la Galleria, questa il senatore Cornaro me la farà dare da un momento all'altro, ma per la medesima ragione che V.A. mi adduce, stimo bene il non domandarla, se prima non s'è tentato quel più che si possi tentare per aver le medaglie separate; ad ogni modo non c'è pericolo che questa Galleria sia così presto venduta, perché ne domandano quarantamila ducati di questa moneta, che sono piastre ventiseimilasettecento incirca, spesa che non è da ogniuno. Starò in pratica per vedere se si trovasse qualche bella testa di marmo antica e ne darò avviso a V.A., la quale deve sapere che ci è un gentiluomo di Casa Zen, che è mio amicissimo, il quale ha diverse teste e torsi di marmo antichi greci bellissimi e fra l'altre cose vi sono sei o sette teste così rare et eccellenti, con capellature così belle e barba in alcune, che al sicuro possono stare a paragone di quante se ne vedino. Questo l'ebbe per così dire per un pezzo di pane dal signor Andrea Vendramino detto di Zambellotta, che essendo venuto in età d'uscir dalla tutela, vendé uno studio di pitture, di statue e di disegni da frasca com'egli era, a rompicollo.
Le pitture l'ebbero diversi pittori che d'accordo lo barcheggiorno; le statue l'ebbe questo Zen et i disegni li ebbe il Van der Vort, che son quelli che ancor spero di far un giorno avere a V.A. et a me non toccò cosa alcuna di tal bazza, perché fu un intrigo presto presto. Questo Zen è povero gentiluomo ma intendentissimo e per ora n'è tanto innamorato che non le venderebbe, ma verrà bene il tempo che gli converrà prevalersene et io gli sto con gli occhi adosso per V.A. e fra le altre cose che egli comperò che eron del Vendramino, vi è un buon pezzo di leoncorno con un pezzo d'osso del fronte de l'animale annesso al corno, con la scorza nera, che era il vestibulo naturale del corno, che è cosa meravigliosa e l'ebbe da quello scimunito per uno scudo.
In questi due giorni non ho avuto campo di poter trattare di quel ritratto del Tintoretto armato, ma lo farò domani e con il prossimo ordinario spero di tirar il trattato in stato da poterlo mandare a vedere a V.A. con l'ultimo prezzo e gl'avviserò ogni particolare. Intanto umilissimo sì come devo me l'inchino.
Di V.A.S. umilissimo devotissimo e obbligatissimo servitore
Paolo Del Sera
Venezia 9 giugno 1657

Bibliografia: Barocchi-Gaeta BertelĂ  2007, pp. 543-46.