Madama, Nota degli Idoli

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VIII. Gabinetto di madama [cc. 118v, 119, 120v]


I quadri di questo Gabbinetto sono tutti fino ad uno su la pianta notati, solo mi resta qui da narrare la loro critica, dico di quelli che lo meritano, e mi farò da quelli sopra al palchetto delle antichità. Sopra la porta vi è un ritratto fatto da Giorgione, colorito forte ed espressivo.
Una Santa Famiglia con Santo Antonio che adora Gesù Bambino; qui ci sta bene il detto di Orazio: Pictoribus atque poetibus [sic] omnia licent, perché qui il pittore non ha inteso di rappresentare la Santa Famiglia in gloria, ma in terra vivente. Questa è una delle belle pitture che si vedino in Firenze di Federigo Baroccio, colorito forte e ne l’istesso tempo grazioso, ed ha questo quadro un lume particolare nel suo didentro.
Il Ricco Epulone a tavola con Lazzero alla porta con i cani che gli leccano le piaghe, bel quadro per sua verità ed espressione di colorito. Si pretende che questo sia uno de’ migliori quadri da Iacopo Bassano fatti. La batteria da cucina è tanto vera che pare che vi si deva mettere le mani; è un danno che questo sì valente pittore non abbia saputo ben fare mani e piedi, e quando non ha potuto fare a meno di farli, ha cercato di nasconderli, se non in tutto almeno in parte.
Una Battaglia di Tiziano, raro vedere tal sorte di pittura di lui, ed è una battaglia data da Bartolomeo Altoviti Fiorentino, generale comandante dell’armata terrestre Veneta, su [...] al Duca di Milano, che assediava Verona, forzandolo a vergognosamente fuggire. Nello stipo in questo Gabinetto vi è una stampa che avvertisce che il quadro sia di Tiziano.
Un musaico fatto da uno Zuccari di Venezia poco dopo il 1500; è raro perché allora era quasi che del tutto perduta l’arte del musaico, ristabilita con gran magnificenza dal fu Papa Lambertini; e rappresenta il ritratto del Cardinale Bembo benemerito e restauratore della lingua latina, che era quasi perduta per la barbarie fratine.
Un quadro di Guido Reni, sua seconda maniera, che rappresenta Armida alla fontana. Il colorito è bello, la disposizione della sua figura è aggradevole, ma vi è dello strapazzato.
Andrea del Sarto, che fa vedere alla moglie la lettera di Francesco primo, che lo chiama al suo servizzio; buon colorito e di carattere, perché nella testa della donna vi si vede il no, e disprezzante.
Nel palchetto di sotto dalla colonna vi è un quadretto rappresentante il Sogno di Buonarroti, nel campo del quale vi erano dipinti membri e testicoli. Sono stati cancellati, ma vi si vedono. Di dietro ad esso quadro, e si crede per scorno, è dipinta Bianca Cappello, prima amica e poi moglie di Francesco primo Granduca, e pare tale ritratto di Cristofano Bronzino.
Un Paesetto di Salvatore Rosa di buon e forte colorito, e molta espressione nelle figure.
Una Santa Maria Maddalena del Marinari, con un bello intaglio di legno a torno, finissima cosa, e il dorarlo è particolare.
L’Accademia delle Scienze di Parigi, fatta a olio da Lomi, copiata da una stampa; e vi si vedono 120 figure.
S. Caterina delle rose, la quale, a mio vedere, è l’unica cosa che sia in Firenze del Coreggio; ed il bozzetto della testa della donna, da Coreggio servitesi per fare la testa della Vergine nel suo gran quadro detto della Notte, una volta in Modena, [è] ora nella Reale Galleria di Sassonia.
La colonna presso la porta è di alabastro orientale trasparente; capitello o imoscapo e base sono di marmi perduti verde antico, giallo antico e affricano. Sopra vi è una Diana cacciatrice ornata da bella e svolazzante draperia.
Le antichità sono notate nella pianta, e le spiegazioni sono ne l’altro catalogo; qui noterò alcuni pezzi rari.
La Lucerna in vicinanza de l’Atteone, nella quale vi si vedono il Sole e la Luna, con un Tritone sonante la buccina, ànno voluto significare, sì come a’ nostri occhi questi due pianeti moiono e rinascono ogni giorno, il ritorno dell’anima a nova vita, non una sola volta, ma per più e più e più volte.
Il Frittillus è celebre ancora tra gli antichi, parlandone Marziale scrivendo: Dum blanda vagus alea december incertis sonat bine et hinc frittillis. Deducendosi da ciò che ancora anticamente si tiravano i dadi con il bussolotto che corrisponde al frittillo.
Sopra vi è una Menade furiosa, che esprime molto bene quello che dice Giovenale: Crinemque rotant ululante Priapo Monades.
Un Sacerdote di Iside con mensa di casa fatta di pasta rossa, ha ornato la mensa e il capo di palme, stante che in Egitto questa pianta è chiamata Bais, cioè anima; di questo simulacro ne parlò Maffei, ed era di Leonardo Agostini passato in mano del Cardinal Leopoldo.
Anubi, figlio di Osiride con volto di cane per simbolo di fecondità; Virgilio nella Eneide corbella Anubi: Omnigenumque deum mostra et latrator Anubis. Servio ha scritto che sotto il simbolo di Anubi adoravano uno uomo furbo, e dice: Nihil est cane sagacior.
Andromeda con braccia stese in atto di impl[or]are aiuto per non essere divorata da mostro marino, come scrive Properzio: Andromede mostris fuerat devorata marinis.
Il Simpolo per le illibazioni, simile allo strumento che si mescono i sorbetti, descrivendolo fatto così: vas parvulum non dissimile cyatho, quo vinum in sacrificis libabatur.
La Corona murale si pretende da Pascalio dovesse essere di oro, ma Livio raccontando la vittoria riportata da Lucio Papirio sopra i Sanniti, racconta di molte corone da Papirio dispensate, sì murali, che Vallari, non parla punto che di oro fossero.
La Lucerna cristiana in forma di navicella, nella quale è rappresentato S. Pietro che guida la nave, volsi intendere come esso fu il primo papa capo della Chiesa, e S. Paolo che predica la legge cristiana etc.
Lo Stipo di questo Gabinetto è fatto di pietre dure naturali ed è il primo lavoro che fatto fosse di tali pietre, quando l’arte fu da Costantino de’ Servi introdotta in Firenze nel 1550 circa. Qui si vede che erano sapute tagliare e pulire le pietre dai maestri di Milano a Firenze da Costantino condotti, ma non le sapeano unire insieme senza l’aiuto del bronzo e del legno. La tavola poi sotto è pietra con pietra, ma a formella, e cosa ordinaria, e nascente sopra lo stipo vi è una grossa grisolita sfaccettata.
Questa arte, introdotta in Firenze dal ceppo di una famiglia, ha auto sì felici progressi, prima sotto la protezione della Reale Casa de’ Medici, e poi rafinò moltissimo sotto gli auspici del magnanimo Imperatore defunto, ed ora sotto gli ordini del presente Sovrano è pervenuta ad un segno che più oltre giungere non si puote.
La prima opera dopo questo stipo, che al discorso ha dato moto, che fatta fosse, fu questa Tavola tutta di pietre in Boemia composta, quali pietre furono quelle da Costantino da Praga portate e per mezzo delle quali si immaginò di comporre un musaico che il colore fosse proprio nelle pietre e non artifiziato, come ottimamente di ciò venne a fine.
La Lumiera di ambra è un regalo del Padre del presente Re di Prussia fatto a Cosimo III; nella sommità vi è l’arme della casa di Branderburgo, che è Aquila con scettro in petto, e dentro vi sono tutti gli personaggi di quella casa, le imprese famose da questi operate scolpite in bassi rilievi di ambra bianca, coperti con ambra gialla.
 

 
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