Corridore a Ponente e Corridore a Levante
 
Image

 
Image

 
Image

 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
 
Image
  
Image
 

 

 

CORRIDORE A LEVANTE [CC. 92-98]

La figura della Fabbrica della Real Galleria è un π Greco.
L’Architetto ne fu Giorgio Vasari Aretino; l’edificatore fu Cosimo I Granduca, quello che ad ornarla diede principio fu Francesco I secondo Granduca, avendo mandato a Roma a comprare Antichità un Cavaliere Gaddi, ed accozzò tempo sì propizio, che i Romani non apprezzando altro che denaro mandavano al Gaddi per così dire la roba a carrate. Avendo il Gaddi finito di comprare per il principe acquistò ancora per se molte rare cose, le quali ornano il suo palazzo posto in Firenze nelle vicinanze di S. Maria Novella ancora che molte antichità una volta di questa casa adornino al presente gran case inghilesi, con tutto ciò gli rimane ancora molto.

Fo. Desiderei sapere come rimane distribuita questa Galleria.

Cu. Dalla parte dove sono le porte sono collocati i Gabinetti, in numero di XIII. I busti da questa parte rappresentano i ritratti degli Imperatori Romani, serie la più rara e numerosa, che sia nel mondo, non mancandone nessuno da Giulio Cesare, a Gela, ed alcuni altri ancora fino a Gallieno, tramezzati, di due in due, da statue greche, romane e moderne.
Dalla parte delle finestre, in faccia, vi sono collocate le loro mogli, serie senza prezzo arrivando al numero di 32.
Da considerarsi che queste sono uscite di Roma, ed in Roma in un’istessa Galleria tutte insieme ora non si vedono. Per finire di ornare tutti i corridori sono tramezzati di ritratti di Filosofi, e posano questi, e queste alle colonne, e ne’ Pilastri le statue intere, venendo così ad abbellire aggiustatamente tutto l’esterno della Galleria che sono i Corridori.
Sopra le teste delli Imperatori sono i Ritratti di Monarchi, Ge [c. 92 v] nerali, e Politici vissuti dal 1150-1450 fino ad ora; e sopra le statue grandi sono i ritratti della Famiglia Medici. Il ramo però de’ Granduchi, proveniente da Lorenzo Secondo Genito di Giovanni di Odoardo detto Bicci ceppo di questa gran casa.
Sopra alle finestre sono i Ritratti de’ letterati divisi per classi contemporanei ad i Generali, ed ai Politici; I quadri grandi a sodi sono la famiglia Medici del Primo Ramo da Cosimo Pater Patrie preveniente nel Duca Alessandro estinto, che fu il Primo Duca di Firenze di tale casa, uniti a questi per finire di ornare i sodi de’ Corridori vi si vedono alcuni ritratti di Condottieri, di Armati moderni e altri personaggi.

Fo. Vedo le soffitte di questo Corridore a Levante ornate con molti ritratti, chi sono desidererei sapere.

Cu. Questi sono effigie di uomini illustri fiorentini, stati famosi, in servigio della Patria, ed in Arti Liberali ed operazioni di mano.
Ne’ sodi poi sopra le statue intere sono rappresentate le città che componevano lo stato fiorentino vecchio, avanti che acquistato fosse quello di Siena.
Nel altro corridore a Ponente sono ideali e di Grottesca, ma di antica pittura, queste poi dipinte sono dopo il 1704 e per la pittura non sono gran cosa, ma remarcabili per l’istoria.

Fo. Credo che questi corridori contengano cose grandi, e rare desidero gustarle con ordine.

Cu. Con trepicato giro di questi corridori tutto si osserverà, si rimarcherà il raro, ed il resto si troverà nelle piante.
Nel primo giro si osserveranno statue, e busti insieme, nel secondo i quadri, nel terzo le volte, per ciò eseguire è necessario portarsi in fondo della Galleria, cioè del Centauro per dove principia la serie de’ Cesari e donne Auguste.
[c. 93 r] L’ornato di questi corridori è grande; e pure si legge nel padre Cammillar Gesuita viaggiatore Francese, che scrive in suo libro che ha trovato i corridori della Galleria di Firenze negletti e spogliati, questo solo serva di avviso quale capitale fare si debba dei libri stampati della Galleria fino al giorno di oggi; molti di essa hanno scritto, ma tutti male. Gli Inghilesi vantano un Misson, un Lister, e un Adisson, e un Reit uno peggio del altro; l’Olanda ha Riscarebgeno, e la Francia ha avuto Cammillar, Monconfon, e modernamente Cuscen; tutti foco nello scrivere, ma battezzatori ideali Firenze ha il Museo Fiorentino, e le bellezze di Firenze, e che a nulla servono.
Il primo per essere opera appena principiata, e con errori, il secondo libro fatto da uno stampatore. Mi sento dire, che ancora il mio libretto da me stampato nel 1759 non fa gran giovamento alla Galleria, è vero ma lo feci con arte, perché non volevo che nessuno potesse vedere la Galleria senza aiuto del Custode, ma dico bensì, che quello che v’è scritto è tutto mio. Solo il presente Catalogo dimostrativo è capace di fare vedere la Galleria senza l’aiuto di alcuno, ritrovandovisi segnati a’ suoi loghi tutte le cose, e in tutte le parti della Galleria dove uno si ritrovi, con esso alle mani sarà di tutto inteso, con saperne istoria ed autore; questi è molto tempo che l’Europa lo desidera molti si sono accinti a farlo ma sono sbalzati in terra ben presto, io poi l’ho eseguito, senza nulla vedere, e dopo sei mesi che sono lontano dalla vista di quello che ho descritto, e non con animo quieto, che a fare ciò si richiede.
La prima statua che agli occhi ci si rappresenta, è un Gruppo di Ercole con Centauro ben formato e di gran carattere.

Fo. Mi pare che a proporzione della statua la testa del Ercole sia piccola, e che gli manchi la clava.

[c. 93 v]
Cu. Sono soliti gli Greci scultori fare gran spalle, e teste piccole alle loro statue. Si osservi la gamba del Ercole, che è bella ed il sopracilio fino ed esprimente il carattere della funzione che fa. Si riguardi l’animale che sente la forza del Eroe che lo opprime, e va a poco a poco a ripiegarsi con le gambe di dietro.
Tutti i poeti che hanno descritto l’uccisione del Centauro ci dicono Ercole della clava provvisto, e però tutti gli scultori che rappresentata l’anno danno ad Ercole la clava, ma il solo Valerio Flacco ci descrive l’Ercole che uccide il Centauro ornato della sola pelle di leone, e questo scultore greco, che è de’ buoni, ha seguitato il sentimento di tale Autore.
Queste due donne sedenti anticamente servivano per ornare un sepolcro, e rappresentavano le virtù, di quel tale personaggio che umato vi era. Ciò me lo persuade la maniera con cui stanno a sedere che è il decussato de’ Latini, e la negligan de’ Francesi. Ne’ tempi poi posteriori, a questa sotto il ritratto di Lorenzo de’ Medici, mancandoli la testa, vi adattarono questo bel volto di Agrippina Minore, madre di Nerone, si conosce che anticamente non aveva questa statua tale testa, perché né marmo né patina, né scultura si accordano insieme, ma di queste Agrippine Minori in positura quasi simile si osservi a Roma negli Orti Farnesiani bellissima. Si osservi la veste nelle braccia serrata con specie di bottoni, come si vedono alle Sacerdotesse, il che mi finisce di persuadere che virtù rappresentassero. La loro draperia del corpo la credo ideale perché essendo così alla vita serrata e essendo amplissima come si vede dalla quantità delle volute da piedi, considero che ancora che fossero di velo bagnato non possono rimanere così serrate insieme, e fare la figura che fanno nel marmo. I calzari poi sono bellissimi ed artificiosi.

[c. 94 r]
Fo. Ecco il primo de’ Busti.

Cu. Questi è Cesare testa bellissima somigliante al carattere che fa di tale inclito uomo Carlo Patino, e Svetonio. Secco per le sue militari fatiche; la calvizia che prima da’ suoi soldati, e poi da tutti gli storici fu a Cesare attribuita, non è tale, ma è piuttosto un difetto di natura, perché la sua calvizie fa mancare i capelli nella sommità del capo, e non su il pricipio della testa, come a Cesare mancano. Cesare accettò volentieri dal Senato l’onore della corona per turarsi tale difetto, e trovarsi una testa di tale imperatore senza corona è affare non comune. La defunta Margravia di Baraix, inclita, e dottissima donna, che fu alla Galleria nel 1753 mi assicurò che a Berlino il suo fratello presente Re di Prussia avea la compagna di tale testa.
In faccia vi è Cicerone bella antica testa, e benché abbia vicino al naso la preminenza di carne, che pare un cece, non di meno con sicurtà può dirsi Cicerone, che manca di medaglie che lo somigliano.

Fo. Dunque tutte le teste di questa Galleria sono battezzate con originali di medaglie.

Cu. Senza medaglie si prendono degli sbagli terribili e questa è la ragione perché tutte le teste del vestibulo, e ne’ corridori si trovano teste incognite, benché bellissime e senza nome.
Nel 1746 essendo io in Roma aveo già vedute 5 o sei teste di Epicuro; si diede il caso che passando un carro da un logo sprofondò la strada, e vi si trovò che sotto vi era una bottega di scultore, con molti lavori in marmo principiati, ed alcuni finiti, e tra finiti trovata vi fu la testa di Epicuro, con nome scritto in greco, portata questa fuori, che è quella al presente nel Campidoglio, tutti gli altri ritratti che erano per Roma, battezzati per Epicuro, furono trovati tutti falsi.
[c. 94 v]
AUGUSTO testa bellissima; questa ci fa vedere che la buona e migliore scultura fiorì in Roma nei suoi tempi essendo scultura carnosa e attaccata al vero.
SAFFO POETESSA testa rara è simile alle medaglie che di Lei abbiamo.
AUGUSTO GIOVANE nel tempo del Triunvirato, con abito consolare maestoso e amplio, le pieghe del quale si vedono principiare, e si trova il loro fine; per statue vestite questa è la più bella della Galleria.
MATRONA ROMANA di due marmi, ed è particolare per il velo detto palla che ha in capo.
MARCO AGRIPPA ha vera aria di generale, e ci fa vedere che bene gli apparteneva quello che di Lui diceva Augusto lumen oculorum tuorum ferre non possum, testa di gran carattere, e tutta antica con il busto.
SOFOCLE poeta tragico, a battezzare filosofi con verità sono necessarie medaglie, e quelli della Galleria che con nome si ritroveranno, a riserva del Diogene, sono tutti riscontrati con le medaglie che esistono nella nostra Diatioliteca.
TIBERIO rappresentato in tempo che avea il viso gonfio dalle pustule crebri.
ARISTIPPO filosofo di bravo artefice, che nel marmo ha bene espressa la mollizia di questo filosofo.
LEDA con questa statua è curioso il vedere, che gli antichi Greci mai avevano saputo fare cigni, ed aveano sempre fatto invece di cigno de canar. Omero fu il primo a descrivere tali animali, ed era di nazione greco, il che è molto, e rende meraviglia.
MARCO AURELIO con mondo, e parazonio in mano e clamide eroica su la spalla. Il nudo è segno tra gli antichi di Eroicismo. [c. 95 r]
CALLIGOLA fiero di volto, e con il capillo raro, e circa verticem ullo.
AGRIPPINA MAGGIORE nella quale si discerne la sua indole superba, cagione di sua morte. Destino particolare che due Agrippine a Roma imperatrici, ambedue madri fossero a i due più scelerati Imperatori che sopra il soglio di Roma seduto abbino.
CLAUDIO che ancora in marmo ci dimostra la sua balordaggine, e il dormiente.
ANTONIA sua madre, parte del busto della quale essendo antico ci fa vedere come le donne romane portavano i panni lini, fermati sulle spalle con cingoli, non essendovi l’uso delle maniche.

Fo. Vedo una bella statua che pare un Galimede.
Cu. Questi è un ATLETA che riguarda il premio con i suoi sudori acquistato, vedendosegli nel volto il carattere di contentezza, e non di attenzione che avere dovrebbe se Galimede rappresentasse in atto di mescere a Giove, come erroneamente ha scritto l’Autore del fiorentino Museo. Si faccia osservazione al corpo della statua, che è bellissimo per la sua verace anatomia, e vi si vedrà musculatura, forte e colossale, propria di Gladiatore, e niente adattata per un Galimede. Dietro alle gambe ha le palme, e Dattili, delle quali palme, si tessevano corone ai Gladiatori vincitori e non a Galimede.
BACCANTE con pantera in atto di saltare. Statua per la sua gran leggerezza apprezzata, e in verità, pare che si alzi da terra, ed il vento gli muova sua vestimenta.
NERONE con volto crudele e senza fronte, osservazione fatta da Capella, che gli uomini senza fronte sono [c. 95 v] tutti perversi, e crudeli,
POMPEA sua moglie benché alle medaglie somigliante molto, non può né so vedere quel iperblanda assegnatoli da tutti gli istorici, ma la ragione di ciò mi riserbo a darla quando della Medicea Venere parlerò.
GALBA
SENECA. Nel Palazzo Pitti esiste altra testa di questo uomo maestro di Nerone, rappresentata negli ultimi momenti di sua vita.
VESTALIS il velo della testa, proprio non è di Vestale, perché deve essere serrato sotto la bocca, e non si devono vedere capelli, e tale velo si chiama suffibulo.
MERCURIO statua bella, e delicata con Pileo alato in testa e sta appoggiato, pensando di dare esecuzione a qualche affare di terra, e perciò del alee de’ piedi è spogliato.
OTTONE la più bella e rara testa di Europa che trovare si possa di tale personaggio, dicono i suoi istorici che ogni mattina si lavava il volto con burro, e latte per essere delicato, e perdeva due ore di tempo nel frisarsi la testa, e questo scultore ce lo ha rappresentato ben frisato, e di delicatissima carnagione.
CARNEADE filosofo.
VITELLIO. In casa Durazzo in Genova esiste il più bell Vitellio che trovare si possa, e si crede del medesimo Artefice del nostro Ottone.
SENOCRATE, si guardi questo marmo, e vi si vedrà come il suo bravo scultore, ne ha fatto caratterizzare il Gravissimus Filosoforum.

Fo. Vedo bel BACCO, e di sicura notomia, ma al carattere del volto non mi pare greco.

[c. 96 r]
Cu. Questi è il famoso BACCO del Buonarroti, per bontà di Anotomia sorpassa gli antichi Greci. Questa è la statua che dicono che dopo averla Michelangelo finita, gli tagliasse il braccio e la sotterrasse, e che poi ritrovata, e per antica creduta il Buonarroti cavò fuori la mano tagliata, e fece vedere che sua opera era, ciò però è falso perché il Vasari Istorico, ed a Buonarroti contemporaneo nulla parla di tale affare, la rottura della mano fu causata nel trasportarla di Roma.
POMONA bella e leggiera draperia, ed avanti che perdesse la sua bella patina, perduta nel fare la forma, era più aggradevole l’ornato de’ piedi è remarcabile.
VESPASIANO con suo volto quasi nitentis, pare che con la testa sostenga qualche peso, buon carattere.
BERENICE di Tito donna ebrea, con capelli posticci, come è costume delle donne di tale nazione.
TITO testa mediocre.
GIULIA figlia di Tito, si guardi l’aspetto del capo, usanza introdotta l’anno passato in Firenze.
BACCANTE colossale, ma nella sua mole vi si vede il leggiero Endimione che guarda il sorgere della luna in attitudine difficile, ma di scultura debole.
NERVA con suo gran naso e paura, ad alcuni troppo grande: ma si avverte che la testa è maggiore del vero, e una volta servire dovea per statua intera.
DOMIZIANO
DOMIZIA con il diadema reale in testa.
MATIDIA moglie a Traiano testa di gran conseguenza.
LOTTATORE, o Genio senza alcun simbolo si osservi la manritta mano, e pare che prenda il tabacco. [c. 96 v].
VENERE solamente il torso è antico, ed è ottimo.
TRAIANO nel volto del quale vi si vede la sua bontà di costumi.
PLOTINA testa rara ma non finita, e pare che abbia in capo una spugna, in cambio di capelli.
ADRIANO bella testa il primo che per una ferita ricevuta nel volto, introducesse tra Romani, l’uso di portare la barba, e si come su le cicatrici non rimette barba, cominciò ad inanellarla come qui si vede.
ADRIANO più giovane, di mediocre maestro.
MARTE GRADIVO statua di carattere, fatta di un marmo che pende al nero, e si pretende che sia l’antico basalte d’Etiopia.
APOLLO a sedere dalla caccia fatigato, e carcasso serrato, e testuggine sotto i piedi venente. L’Autore del Museo Fiorentino dice che è Apollo assiso pensante alla musica, e che la testuggine rappresenta il liuto, strumento ad Apollo regalato da Mercurio, il quale avendo trovato una testuggine morta, ne considerò i nervi, e ne compose lo strumento detto liuto. Si osservi la testa della statua, e si vedrà rivestita di un carattere che non pensa a nulla, ma bensì dimostra stanchezza, se la testuggine denotare volesse il liuto dovea essere morta, ed è viva, e ambulante, e denota il camminare che fa lento un uomo da gran fatica oppresso.
ANTINOO, busto e testa antica apprezzabile al ultimo segno, e ne parla ancora il Sig.re Adisson, e gli intendenti di Antichità dicono che de’ tanti Antinoi, che si vedono due soli sono i veri quello in statua a Roma famoso, e questo della Fiorentina Galleria, che è molto a quello di Roma somigliante. Si come questo Giovane si sacrificò per salvare la vita al suo Imperatore Adriano, perciò fu da Adriano sempre [c. 97 r] tenuto in istima, e nella serie delle medaglie dopo Adriano si trova subito Antinoo. Ancora nella Galleria è stato collocato dopo l’Adriano.
SABINA velata, vi è scritto Vestalis perché non era riconosciuta ma nel essere venute alcune medaglie dalla Imperiale Corte di Vienna, non ne fu trovata una a questo busto somigliante, la quale il nome di Sabina portava scritto.
ELIO CESARE adottato al Imperio per la probità dei suoi costumi testa rara, e difficile a vedersi una simile altrove.
FAUSTINA vecchia.
PROMETEO che ha in mano il foco a Giove rubato, ed accenna con la diritta mano che non ha più bisogno del Cielo. Statua di sopra a sette piedi, e remarcabile per sua gran leggerezza e sveltezza sostenendosi sopra un sol piede, ed è tanto svelta che riesce a tutti difficile a disegnarsi, ed a vero dire pare che si sollevi per volare.
ANTONINO PIO vi si vede la sua gran bontà di costumi.
FAUSTINA vecchia con capelli avvolti alla cortigiana, e vi è il suo perché lo scultore gli ne ha fatti con tale maniera.
MARCO AURELIO già vecchio, fatto nel età che morì fra i Parti e in questo volto vi si vede il signum plane Filosofie.
FAUSTINA giovane, imitatrice e sorpassatrice de’ vizi della madre, e le spagge di Adria ne fanno fede, in questo marmo molto bene si vede la sua aria debosciata.
CENSORE con abito consolare, stilo, e carte nelle mani, e dimostra gravità.
BACCO con piccolo bacco a piedi mascherato, che sta rubando le uve al gran bacco, che gli leva la maschera, che si era [c. 97 v] messa per non essere riconosciuto il cantabro è bene ornato di maschere. Il Misson dice ne’ suoi viaggi di Italia che Bonarroti per fare il suo Bacco da me descritto copia questo, errore sopra errore, il Bonarroti in primo logo lavorò il suo bacco in Roma, ed in secondo logo tutti vedono la diferenza che passa tra queste due statue.
Altra testa di MARCO AURELIO, quale è la più rara e la più bella che di tale Imperatore vedere si possa, fatta nel età che venne al’imperio vedendovisi la natura impetrita, e gli occhi doveano essere gemmati.
Altra testa di MARCO AURELIO di anni 15. Sono comuni i ritratti di questo Imperatore, stante il decreto fatto dal Senato Romano che fosse stimato sacrilego quel Romano, che non avesse in sua casa, il ritratto di tale Imperatore.
LUCIO VERO adottato al Imperio da Marco Aurelio, ma di costumi molto differenti al suo adottatore, bella testa e bella barba.
LUCILLA sua moglie figlia di Faustina saggia donna; in questo tempo l’Imperio di Roma ebbe contrasposto curiosissimo, due Imperatrici, e due Imperatori, Marco Aurelio saggio Faustina sua moglie debosciata, Lucio Vero effeminato, e Lucilia a lui consorte onestissima, e ciò seguì nel istesso tempo.

Fo. Mi pare di avere veduto a Roma due altri gruppi a questo somiglianti.

Cu. Questo è un Marte e Venere. Due altri simili se ne vedono a Roma, in un logo dicono che sia Vetturia, che prega il figlio Coriolano, a non andare contro la Patria. Risponde per me Tito Livio il quale dice, che Vetturia andò incontro al figlio Coriolano, non con preghiere, ma di minaccie armata [c. 98 r] questa nostra prega, e poi la veste che ha non è da Mulier magnu natu come era Vetturia. In altro logo dicono Faustina con Gladiatore; una Imperatrice che preghiere dia ad un Gladiatore, il Gladiatore non gli deve disdire come fa questo del nostro marmo, e poi io non ho mai veduti Gladiatori con Elmo in testa, e spada al fianco.
Si guardi la scultura, e si vedrà che è carnosa, e veritiera, come si lavorava ne’ tempi di Augusto, e non ne’ tempi di Marco Aurelio che era stentata e secca. Si che senza tema di sbaglio, si fissi che questo marmo rappresenta Marte e Venere, tanto più che alla donna vi si vede l’armilla, attributo dì Venere.
BACCO che invita il FAUNO a suo caminare, graziosa cosa. Il Fauno ha in mano il Cantabro, a piedi il pedo, e la Fistula triples.
Il Pedo era quel bastone ritorto che portavano gli Antichi Pastori credendo che virtù avesse di conservare il Greggie. In oggi se ne servono i Vescovi, e lo chiamano pastorale, come mistici pastori di anime, che è il Gregge a loro affidato.




CORRIDORE A MEZZO GIORNO [CC. 98 V-100 V]

In questo corridore rimane tagliata la serie degli imperatori, ed Imperatrici, vi si trova Adriano, e Sabina colossali, e messe qui per puro ornamento. Bruto non finito opera di Bonarroti. Alcuni pretendono che il sia il ritratto di Lorenzo Medici uccisore del Duca Alessandro detto il Bruto fiorentino dalli Amatori della Repubblica, sotto il Salvini letterato vissuto in questo Secolo vi fece la seguente iscrizione

DUM. BRUTI. EFFIGIEM. SCULTOR. DE
MARMORE. DUCIT:
IN. MENTEM. SCELERIS: VENIT: ET. ASTINUIT

Contradetto da Milord Colvin (?) dicendo che privare di vita distruttore della Repubblica è virtù e non Scelus e disse

TANTI. VIRI. VIRTUS. SISTIT. ET ASTINUIT

Morfeo moderno, ma il Sir.re Adisson lo giudica antico, è remarcabile la grandezza della pietra di paragone su cui è lavorato.
L’innamorata del Cavaliere Bernino, Fornaia Romana, per memoria di averla causalmente ferita nella manritta gota ne fece questa testa.
Queste due colonne alte piedi X destinate erano per arco trionfale di Conquistatore della Spagna, stante che ha tutte le armi romane sì da offesa, che per difesa, tanto marittime che terrestri, vi si trovano intersecate gran numero di armi ispaniensi, e non è fuori proposito il crederle destinate per Scipione, tanto più che il lavoro è di tempo molto avanti degli Imperiali tempi. Questo grande avanzo di Antichità in marmo di pario, comprova la magnificenza della Antica Romana Nazione.
ANNIO VERO, a Marco Aurelio figlio, testa di gran stima, perché questi, con tutto il medico sapere di Galerio, morì di anni sette, ed il padre proibì che statue fatte gli fossero. Trovare marmo così bello [c. 99 r] di tale personaggio non è cosa comune.
PAN bella testa, e di carattere.
LUCUMONE in bronzo trovato a Perugia nel Lago Trasimeno, bello e rarissimo monumento; per suo lavoro, conservazione, e erudizione che in sé contiene. Ha l’anello in dito con figura di gemma dimostrandoci quanto, è antico l’uso di portare anelli gemmati. Sta in atto di parlare, i calzari sono simili a quelli de’ fenici di dove Scipione Maffei fa divenire gli Etrusci popoli, tutto il resto dell’abbigliamento della figura è Romano, ha la trabea ed i capelli tagliati su il pettine, ma questo prova che i Romani preso tutto dagli Etrusci, essendo l’Etruria come una scola di Roma nascente. Che questa statua sia Etrusca ce lo dicono i due versi di carattere di tale nazzione che nel lembo della veste sì vedono. Li quali caratteri, se il Sig.re Adisson avesse esaminati, non avrebbe scritto che è uno Scipione, arguendo ciò dalla vestitura, non trovandoci altra ragione per battezzarlo Scipione. I Lucumoni erano quelli che comandavano alle 12 Etrusce cittadi in tempo di guerra, che i Romani poi crearono i Dittatori, che corrispondevano all’impiego degli Etrusci Lucumoni.
TERSICORE con Lira, statua di decadenza di Imperio di scultura cattiva, ma ottima per quei tempi sì per per le arti infelici. Tira pregio non mediocre per leggervisi il nome dello scultore, che l’unica che porti tale vanto, nella Reale Galleria, e per testimonio sicuro di essere fatta nel imperio decadente è scritto, il nome del Artefice, in caratteri metà Greci, metà Latini e dice OPUS ATTISTANIS: AFRODISIENSIS
URANIA come Musa al Astronomia soprintendente, ha il globo e compasso nelle mani.
VENERE nel pié ferita, in atto di tirarsi la spina. Testa, mani [c. 99 v] e piedi sono moderne. Il corpo è di bona mossa.
LEDA più graziosa del altra già descritta, e pare che con la draperia voglia coprire il suo Giove, che in forma di cigno tiene in grembo, quel cigno è al solito un canar.
CHIMERA di bronzo etrusco, ed i caratteri sono in una gamba monumento ben travagliato, gli si vedono tre ferite che da Bellerofonte riceve. Fu trovata nel fondamento della Aretina cittade, una delle principali tra le dodici Etrusche, corrisponde alla descrizione che ne fa Omero a riserva della coda che non fu trovata, che dice se io non erro
προσθε λεων οπιτεν δε δρακων μεσσω δε χιμαιρα
Vorgarizzato dall’Abate Antonio Salvini.
Leone per davanti
Per di dietro Dragone, e in mezzo capra.
GANIMEDE leggiadra, e delicata statuetta. Testa, braccia, mani piedi della figura, aquila e piano sono moderni, da Benvenuto Cellini riedificati.
Il torso che è Greco, è rispettabile.
AMORE e SICE, che molto bene esprimono nel volto l’unione che ha l’Anima con il Corpo. L’Anima ha ali di farfalla, come cosa celeste, ed il Corpo ha le ali di animale terrestre. In Roma in Palazzo Fedi ve ne è un altro di questi Gruppi, più grande più conservato, ma non così esprimente nel carattere delle teste come quello della Galleria.
CALLIOPE statua Greca romana. I Romani avendo cominciato per così dire a scrupolegiare e a non essere contenti del gran nudo che facevano nelle loro opere gli Greci scultori, che loro bottega in Roma tenevano, gli obbligarono a cominciare a vestire le statue, e su il cominciamento, le abigliavano di drappi così leggieri, che nel medesimo tempo scoprivano il nudo, e questa è una di quelle. [c. 100 r]
APOLLO bello e leggiadro, ma non potendosi reggere senza qualche sostegno, lo scultore moderno a cui tale restaurazione commessa fu, volendo farsi credere uomo lavorato, in vece di farvi una colonna la quale avrebbe lasciato la statua in sua sveltezza, vi ha fatta la Lira con sopra la pelle di Marzia, il che è venuto a gustare la sveltezza della statua suddetta.
DIO BUONO EVENTO in bronzo. Statua da tutti con ammirazione guardata, e si crede che fu ancora stimata molto dagli antichi che dorarono ed ancora resta in qualche logo la doratura.
Avea gli occhi di gemme perché vi si vedono le incassature. Io credo che per fare tale statua, lo scultore formasse qualche ben giovane al naturale e mi fa restare con tale credenza, il polso del diritto braccio, che al disotto vi si vedono certe pieghe proprie della carne naturale. Gli manca la patera, ma ha il braccio steso, per ricevere le suppliche, e può essere che una volta tale patena vi fosse, e fosse di metallo nobile, perduta nel suo sotterramento, e ritrovamento. Posa questa statua sopra eccellente piedistallo, egregia opera, del nostro inarrivabile gettatore di metalli Lorenzo Ghiberti, quel medesimo che ha fatte le porte del nostro batisterio, ornata venendo questa Base da due Bassirievi, uno rappresentante Arianna in cocchio, l’altro un sacrificio, gli originali de’ quali, possiede qui in Firenze la casa Niccolini. Dalla parte di avanti vi esiste iscrizzione dalla Cardinale Bembo fatta, quando questa statua a Urbino fu ritrovata, creduta un Bacco, ma non ha di Bacco nessun attributo se non il piedistallo che per essere moderno come si è devisato, nulla gli fa di autentica, fatto da Giberti, per cosa allusiva a Bacco, dando fede al iscrizione la quale dice
UT - POTVI : HVC : VENI : DELFIS : ET : FRATE : RELICTO
[c. 100 v] L’Adisson parla di tale statua, legge male l’iscrizione, leggendo Musis in cambio di Delfis, e poi scrive che non l’intende. Nell’opere di Pietro Bembo tale iscrizione è stampata.

Fo. Cosa invero curiosa, ma lo credo sbaglio di memoria.

Cu. Potrà riscontrarla come ho detto nel opere di Bembo, ma Adisson è un viaggiatore ardito, e si vedrà nella testa di Alessandro il Macedone. Questa, è una delle più celebri teste del Europa tutta, e della Galleria, da tutti ricercata, ed ammirata. Alcuni sono di parere che rappresenti Alessandro ferito nel impresa di osseriana altri quando esci moribondo dal fredde acque del Cindo, fiume di Cilicia, che sui Indes quasi esangui rex exceperunt, o pure piangente, ed il Cielo riguardante per l’acquisto di nuovi mondi. Dato per vero che questo sia di Alessandro Macedone il ritratto, il che è difficile il provare per mancanza di medaglie. Mio padre era di sentimento che così lo scultore lo avesse rappresentato per occultare il difetto della natura che avea nelle spalle tale monarca, come si sa che lo rappresentò Lisippo. Al Sig.re Adisson piacque tale pensare del Padre mio, che lo accompagnava nello esame della Reale Galleria, ma la posa nei suoi scritti come sua propria riflessione, e dice ancora di avere veduti in Roma tre altri di questi ritratti, io gli ho colà espressamente ricercati, e non gli poteva trovare, e nessuno mi seppe dire dove esistessero.
TESTA INCOGNITA di REGINA ORIENTALE, bella con la sua fascia e frisatura di capelli, che molto tira al gusto di oggi.




CORRIDORE A LEVANTE [CC. 101 R - 104 R]

Cu. MARZIA di perfetta Anatomia. Rappresentatoci dallo scultore in atto di essere ad albero attaccato, per essere scorticato. Si come dimostra di fare forza di toccare con i piedi la terra, tutti i muscoli vengono a stirarsi, e farsi ben visibili nella carne. Le gambe le dovrebbe avere di satiro, ma lo scultore che si vede che era di gran abilità dotato nella notomia; conobbe che se gli faceva i piedi di capra, non avea logo di farvi distinguere in questi la sua virtù perciò gli ha fatti di uomo.

Fo. La testa dimostra carattere di riso, e le braccia corte sono.

Cu. La testa mostra di sentire male, e dal dolore ritira le labbra, e mostra i denti. Le braccia paiono invero corte, ma mi pare impossibile, che scultore di questa vallia sia stato capace a cadere in tale errore. Ma badiamo, che legate in quella maniera, e viste da noi di sotto in su, e alla altezza di sette braccia non ci paia quello che non è in verità.
SCRINARIO, avvocati de’ Romani antichi, e si come portavano le loro scritture, in quel bauletto che ha ai piedi da’ Latini detto scrinium, però scrinari chiamati furono. L’abito loro è consolare, e si osservi l’avvedutezza di questo scultore, che ha fatto il cingolo allo scrinium per poterlo portare facilmente.
Eccoci giunti di novo con le osservazioni al Imperiale serie
COMODO giovanetto non esprimente quella crudeltà, dalla quale fu poi rivestito, ed alle medaglie somigliante.
CRISPINA sua moglie testa rara. Pertinace raro. Il poterlo trovare così bello come il nostro benché nella barba non del tutto finito, è stimabile. [c. 101 v] Nel volto mostra la sua pertinacia, per cagione della quale il nome prese di Pertinace.
DIDIA CLARA, che pare che abbia parrucca, ed in Roma alcune Imperatrici di questi tempi anno la parrucca dalla testa staccata. Si osservi alla nostra l’intrecciatura dei capelli dalla parte di dietro, che è simile alla moderna.
ESCULAPIO con vero carattere di considerare le sue erbe statua greca, e bella.
VENERE GENITRICE con Cupidino nelle braccia, che gli mostra l’arco, e pare in certa maniera che il Cupidino si rallegri, e cerchi di stendere le braccia per arrivare l’arco. La scultura è romana, ma si rende rara la statua per il carattere che ha di Venere Genitrice, e la credo l’unica che si veda.
Altro SCRINARIO.
DIDO GIULIANO rarissimo; nel suo volto bene vi si distingue l’omo vile, arrivato ad essere Imperatore, per averlo comprato l’Imperio da’ Pretoriani soldati.
MANILIA SCARTILLA, testa molto rara, ben somigliante alle medaglie, ma quel titolo di bruttissima datogli dagli storici, io al giusto delle odierne bellezze non ce lo credo, di ciò si parlerà a lungo in altro logo.
ALBINO particolare per trovarsi ritratto di Lui, che Imperatore fu per pochi giorni, ed è fatto di alabastro orientale, testa e busto che è l’unico che nella Galleria si veda di simile pietra.
GI(U)LIA di Severo madre di Caracalla, ecco un’altra certificazione, che le bellezze antiche, non corrispondevano al gusto di oggi. In tutto l’Oriente era cognita la bellezza [c. 102 r] di questa Imperatrice, che acquistò il titolo di Ipelblanda. Guardiamola e vedremo il suo volto non troppo a’ nostri occhi aggradevole.
RE FRIGIO non ha altro di antico che il torso, e su l’abigliatura del torso. Ercole Ferrata scultore lo raccomodò per un Mida.
NARCISO che riguarda dentro le acque sua bellezza, non è propria la testa di questa statua. Il braccio dietro a rene non è a caso ma una mano collocata aperta in simile maniera, dietro le spalle, è una specie di bilancio, e sostiene uno che pende la vita avanti.
+ 2 CARACALLA di carattere esprimente, ma rimane inferiore a quello di Roma.
+ 2 PLAUTILLA rara, e la frisatura sua, e il tignu di oggi dì
+ 1 SETTIMO SEVERO nel quale vi si vede la severità de’ suoi costumi.
GIULIA di SEVERO di altro tempo, e benché vi passi gran differenza di somiglianza, pure abbiamo medaglie di ambedue sommiglianti.
Questa è la grande arte, degli Antiquari il sapere conoscere quali sieno le medaglie battute in Roma, e quelle battute in province dove mai quei tali personaggi che sono rappresentati stati sono.
CRISIPPO filosofo al bastone appoggiato.
VITTORIA stabile senza ale, i Romani quando tornarono ad essere superiori ad Annibale, levarono alla statua della Vittoria le ali perché da loro mai più si partisse. Un fulmine dal cielo caduto che nel cadere atterrate avea le ali ad una statua della Vittoria, credettero, che gliene avesse dato l’avviso.
GETA di età che fu dal fratello ucciso.
Altro GETA ragazzo.
TESTA GRECA nella quale vi è scritto con il lapis DIADUMENIANO. [c. 102 v]
Il Proposto Gori Gran Antiquario, e del Museo Fiorentino Autore morto verso la metà del presente secolo, la regalò al fu Imperatore Francesco I di gloriosa memoria e la collocai nel logo a Diadumeniano appartenente. A tutti è noto che Diadumeniano succedere dovea nel Imperio a Caracalla, ma fu da’ soldati ucciso in età di anni 12 assieme con il padre Quinto Erenio. Se questo ritratto abbia anni 12 tutti da loro stessi lo possono giudicare, a me pare che ne abbia più di 30.
Altra PLAUTILLA di lavoro inferiore.
VENERE con vaso lustrale, e linteo sopra.
SOLDATO in atto di dare un colpo con ferro alla mano, lo scudo che ha in braccio non è comune, i calzari che pieni essendo di volute per soldato Greco ce lo qualificano e la barba ci fa vedere che romano non è, mi ricordo di avere letto in Salustio, che un celebre generale greco assediando una città, un soldato della città fingendo di disertare si buttò ai piedi del generale nemico e questi nel chinarsi per sollevarlo da terra, riceve un colpo dal soldato di Sagira che sotto lo scudo coperto avea attitudine, armi e calzari tutto a questa istoria si adatta Diadumeniano, questo è il vero ritratto suo e l’età accorda.
TESTA INCOGNITA

Fo. Vedo delle teste di cattiva scultura.

Cu. Dopo Caracalla l’Imperio di Roma andò in tale decadenza che si perse quasi affatto la scultura, e quello che si trova fino a Gallieno, benché di cattiva manifattura sono teste rarissime. [c. 103 r]
LIOGABALO nel volto del quale vi si vede sua effeminatezza.
AQUILIA sua moglie, essa ritiene nel volto la modestia di vestale, di dove Liogabalo la levò, i capelli sono lisci come donna non avvezza a frisarli.
CAMILLO avvolto nella toga sacra, esprimente grande attenzione, nel osservare il sacrifizio, e rispetto insieme, tenevano le mani sotto la toga per non toccare niente.
APOLLO con serpe e lira. La lira come dio della Musica, il serpe come Dio ancora della Medicina.
ALESSANDRO SEVERO, in questa testa si vede quanto in breve giro di anni, era decaduta la scultura, essendo ridotti gli scultori a non sapere più fare né barbe né capelli.
MAMMEA madre di questo Imperatore rara.
GORDIANO Affricano vecchio l’unica testa che si veda in marmo di questo omo.
GIULIA MESA rara, ed ha la frisatura moderna.
DEA SALVTE con serpe.
DIANA cacciatrice, ricca di simboli, ma troppo grave.
GIOVE CERAVNIO, con fulmine.
FAUNO Giovane, a non badare agli orecchi pare un Bacco.
GIUNONE vestita di draperia, non propria di tale dea, ma può essere che sia così vestita alla bizzarra per comparire avanti a Paride per vedere di ottenere il pomo.
ERCOLE con clava, e pomo esperide nelle mani attributo di rado dato ad Ercole dagli Scultori.
FILIPPO Vecchio testa rara per quei tempi, per essere di tale uomo ed è di lavoro passabile.
DEMETRIO Secondo con fascia alla reale alla testa, non si vede scritto il nome per ignoranza, stante vedesi le di [c. 103 v] Lui medaglie tutte con barba lunga, perché sono fatte dopo che tornò dalla prigionia de’ Parti, ma questa testa fu fatta quando fu eletto Re di Siria, prima che prigioniere fatto fosse, ed allora non portava barba.
PUPIENO testa rara.
ANTIOCO EVERGETE settimo Re di Siria.
La VENERE di bronzo assieme con il FAUNO che gli sta in faccia, ARROTINO e LOTTA, copie tirate dalle famose che nella Camera detta la Tribuna si conservano, delle quali a suo logo si parlerà. Queste furono fatte a richiesta di Anna Regina delle Isole Britanniche, per il suo generale Duca di Malvoron ma nel tempo che Soldani le rendea finite, il Malvoron decadde di grazia alla Sovrana e il Granduca Cosimo III che di mala voglia si era indotto a lasciare fare tali forme, le fece nella Galleria collocare. Altra copia in gesso fatta nel 1765 della Medicea Venere ora esiste nella Galleria.
SOLONE di antichità, segnato con caratteri Greci antichi.
GALLIENO, nella filosomia del quale vi si vede sua effeminatezza, raro perché è di buon maestro, e si vede la scultura che rinasce.
DIOGENE falso di battesimo.
MINERVA ERGANE, O Galeata, il petto che è conservato ci fa vedere che esser dovea una bella cosa, ma essendo retrovata nel Lago Trasimeno il lungo stare nel acqua che ha fatto, il bronzo è rimasto consunto, fu trovata assieme con il Lucumone, ma il Lucumone era nel asciutto.
GIUNONE pronuba, monumento rarissimo, e non so se ne tro [c. 104 r] vi altro simile. Porta il velo sopra la testa denominato flameo, posto in maniera, che facilmente può cadere sopra la faccia e coprirla; stante che la Giunone Pronuba doverebbe essere tutta coperta da terra ai piedi.
OTTO TESTE incognite seguitano per finire di ornare il Corridore.
FIGURA DI BRONZO ragionevole.
BACCO fatto da Sansovino.
EURIPIDE testa e busto fatti di basalto, antica e bella, e rara, nel busto l’Orsino dice di avervi letto il nome di Euripide, io poi non ci so vedere tali caratteri.
TOLOMEO SECONDO, Re di Egitto, testa di due marmi.
CIGNALE di mano Greca, e buona, ed è l’originale del altro di bronzo, che serve per fontana nel mercato novo; mostra gran fierezza, ed è di una grandezza non propria di questi paesi; di Irlanda mi dicono che se ne trovano di simile mole. Nel palaxo vi è la verità.
ARROTINO in bronzo, copia da me già devisata.
LAOCONTE da Bandinelli copiato dal Antico di Roma. Per essere cosa moderna mostra gran verità, ed espressione.

Last Updated ( Wednesday, 22 October 2008 )
 
Joomla SEF URLs by Artio