Osservazioni sulle notizie di artisti stranieri nelle Vite di Pittori di Gabburri. Breve esame di alcune fonti

Vaima Gelli

Gabburri in un’ormai nota lettera a Jean Pierre Mariette del 4 ottobre 1732 dichiarava l’intento di far ristampare l’Abcedario pittorico di Orlandi, sebbene ne circolasse una ristampa da poco edita coi tipi di Angelo Vocola in Napoli [1]. A tal fine scrisse al corrispondente francese di inviargli una nota di pittori, scultori, architetti e intagliatori in rame allora viventi in Francia fornendogli brevi notizie specifiche sul loro operato. L’intento del fiorentino era compilare un breve testo sulle orme dell’Orlandi superandone i limiti e soprattutto allargando gli orizzonti verso il panorama artistico europeo.

Quello di Gabburri è un progetto che maturò negli anni, come attesta la fitta corrispondenza con i principali eruditi e collezionisti del tempo, in parte edita e di prossima pubblicazione sul sito della Fondazione Memofonte. Queste lettere documentano come Gabburri non solo mirasse ad ampliare la propria raccolta di stampe e di disegni ma, dietro i preziosi consigli di conoscitori come Jean Pierre Mariette [2], Jeaurat, Anton Maria Zannetti e Ludwig Frederick Norden [3], intendesse ampliare le proprie con una ricca biblioteca per poter attingere informazioni e correggere le imprecisioni e inesattezze dell’ Orlandi [4].

Di notevole interesse è una lettera di Mariette a Gabburri in cui lo ragguagliava su testi da lui richiesti [5] sulla pittura e le altre arti, su le vite di artisti, le descrizioni di gallerie di dipinti, ma anche su trattati d’arte. Il francese come noto corresse alcune affermazioni di Orlandi, il quale scriveva nel suo Abcedario che Van Mander aveva collaborato con Cornelio De Bié alla redazione del Gabinetto aureo della pittura [6], correzione accolta da Gabburri che infatti non ripeté l’inesattezza.

Le Vite rielaborate nel corso di più anni [7] con l’ausilio di un’ampia rete di corrispondenti, sono il risultato di continui aggiornamenti, documentati dal ricorrere anche a fonti contemporanee [8]. La vasta conoscenza della letteratura artistica di Gabburri, i contatti eruditi, la passione per il collezionismo e, non ultimo, la carica di luogotenente dell’Accademia del Disegno a partire del 1730, gli permisero di inserire un numero notevole di biografie, anche di artisti fiamminghi, francesi, spagnoli, la cui entità emerge in modo evidente al confronto con Orlandi. Già Turner [9] nel 1993 aveva osservato l’intento internazionalista di Gabburri, il quale cercò di fornire un testo ambizioso, con notizie di artisti di tutte le epoche e di tutte le nazionalità, utile a quel vivace mondo di conoscitori e mercanti d’arte che si stava ampliando e affermando nel corso del XVIII secolo.

Dall’analisi del complesso testo delle Vite, è stato possibile estrapolare la preziosa bibliografia usata e sistematicamente citata da Gabburri, utile per una mappatura delle fonti che lo studioso avvicinò nei lunghi anni di lavoro. Il confronto tra questa bibliografia [10] e il catalogo della sua biblioteca, redatto del 1722 [11], offre lo spunto a varie riflessioni; si può osservare che solo una minima parte dei testi citati faceva anche parte della biblioteca personale, lasciandoci ipotizzare che il corpo principale delle informazioni gli sia giunto dall’estero. La biblioteca gabburriana fu sostanzialmente incrementata negli anni successivi al 1722, grazie ad un’attenta ricerca guidata da indicazioni e stimoli dei corrispondenti, che gli permettevano di seguire da vicino gli aggiornamenti librari di quegli anni sensibilizzandolo sempre più all’attenzione di una qualificata editoria artistica, mirando a riconoscere le pur sottili varianti del corredo iconografico o della impostazione tipografica. Per questo motivo, è probabile che un esame dei documenti conservati presso la Fondation Custodia di Parigi [12] potrebbe consentire uno studio più preciso sulle modalità di lavoro di Gabburri nella redazione del suo “Abecedario”; tuttavia, anche sulla scorta dei documenti disponibili presso la Biblioteca Nazionale di Firenze e del noto carteggio gabburriano, è possibile sviluppare alcune osservazioni nell’ambito della ricerca qui proposta.

Della cospicua letteratura straniera presente nelle Vite, si è scelto di soffermarsi su alcune risorse relative agli artisti fiamminghi, cercando di ricostruire scelte e metodologie di lavoro in relazione ad un mondo artistico conosciuto sostanzialmente per via indiretta. Da un primo sguardo appare come alcune delle fonti citate da Gabburri non siano state consultate direttamente, quanto piuttosto filtrate da un ipotetico traduttore o semplicemente da un informatore; in altri casi invece è possibile ipotizzare una selezione ed una ricerca mirata dei testi, legata alla conoscenza diretta di alcune opere, non solo figurative ma anche componimenti letterari corredati da apparati grafici. A tal fine sono stati esaminati alcuni testi di ambito fiammingo e alcune lettere, in modo da poterli porre in relazione diretta con dei passi delle Vite [13].

La ricchezza di biografie di artisti esteri, in particolare di artisti fiamminghi, nelle Vite di Pittori emerge immediatamente da un confronto diretto con l’Abcedario pittorico di padre Pellegrino Orlandi, testo usato come base per procedere alla stesura di un repertorio di notizie esaustivo ed aggiornato. La necessità di fornire informazioni riguardanti artisti stranieri era stata avvertita anche dal religioso bolognese, come si evince dalla corrispondenza tra quest’ultimo e il cavalier Anton Francesco Marmi [14]; malgrado ciò, i problemi linguistici e, soprattutto la difficoltà pratica nel recuperare le fonti estere, come i testi di Butron [15] e Houbraken [16] (pubblicato solo nel 1719) resero parziale la sua opera di apertura verso il mondo artistico d’oltralpe. Fino ad allora la fonte principale che offriva uno spaccato sul panorama storico-artistico europeo in lingua italiana erano state le Notizie di Baldinucci, sulle orme di Van Mander e di Sustermans. Le inchieste promosse dal cardinal Leopoldo sugli artisti del passato e del presente includevano anche gli artisti stranieri e sollecitavano “Notizie” aggiornate in un panorama europeo [17].


[1] Bottari-Ticozzi 1822, pp. 333-371.
[2] Gli scambi di libri avvenivano in entrambe le direzioni, in una letteradi Mariette a Gabburri, Parigi 1 maggio, 1731 si legge «[...] Titoli de’ libri che io vi supplico, se è possibile, a provvedermi. Compendio delle Meditazioni sopra la Vita di Gesù Cristo per ciascun giorno dell'anno, del P. Fabio Ambrogio Spinola della compagnia di Gesù. Fiorenza, per l’Onofri, 1659, in 4. Io lo desidero per amor del frontespizio che è di Stefano della Bella. Istoria del patriarca S. Gio. Gualberto, primo abate di Vallombrosa, scritta da D. Diego de’ Franchi, abate di Ripoli. In Fiorenza appresso Gio. Batista Landini, 1632, o 1640, in 4 [...]» BOTTARI-TICOZZI 1822, pp. 266-277.
[3] ZIBALDONE 1195, [cc. 49-53]: «Monsieur n’ayant reçu aucunes réponse sur nos lettres que nous avions adressé à monsieur de Ruyter à Amsterdam, l’impatience me port de me fit écrire pour une seconde fois à notre ami, dans les [...] assez pressantes lui demandant de m’envoyer au plus vite de même par le courrier son portrait et la réponse due sur l’honneur de le vôtres. Mon ami de Ruyter étant de retour de Rotterdam s’expédia au plus vite en m’adressent dans une petit [...] la lettre dont je vous ai envoyé la copie dans une traduction française, et qu’en original suivra avec le reste, vous jusque bien que tant de presse n’a pas laissé assez de temps à notre [...] pour exécuter son portrait avec toute la finesse due a une ouvrage qui doit accompagner celle des tants d’autres maitres qui composent votre cabinet, mais nonobstant cela vous trouverez qu’il est assez bien dessiné, et pour la ressemblance je vous garantis qu’il ne puisse pas être mieux. Il ne vous répond point sur la proposition que vous l’avez fait de la recevoir dans l’Accademia, mais il me fait assez connaitre qu’il sera bien aise d’être admis dans un corps si illustre. [...] vous avez la liste des peintres, fait à sa manière je veux dire sans beaucoup d’ornement mais plein de vérité et bon sens. J’espère que si vous continuez avec lui il ne laisserez pas de vous faire plaisir en beaucoup, car je ne [...] trouve en toute la Hollande un homme plus [...] et plus fidèle pour ses amis que lui. Il m’a répondue sur les étampes de Wouverman et Berghem mais il n’y a pas moyen de pouvoir me servir avant l’hiver, [...] le vents ne se [...] qui alors pour ce que regard les desseins en question ils sont un peu difficile a trouver cependant il me promet de me vouloir faire prendre une fois avec eux, ainsi choisi, je vous assure qu’ [...] que [...] m’arrive je vous ferais part de cette agréable surprise en attendent et continuer toujours de m’honorer chez que je m’en pourvois jamais passez excuser d’ailleurs si la processeur de mes amis ne répond pas assez à la promptitude et au désir extrême que j’ai de vous faire bien connaitre jusqu’à quel point je suis. Livorno, le 29 mai 1736».
[4] Bottari-Ticozzi 1822, pp. 137-138, 191-193, 266-295, 298-306, 326-333.
[5] Bottari-Ticozzi 1822, pp. 277-295. Vedi Appendice I.
[6] Vedere la tavola seconda di corredo all’Abcedario di Orlandi che inserisce tre tavole da non intendersi come una bibliografia in senso moderno ma che propongono un repertorio generale di orientamento agli studiosi: «Tavola seconda. Nella quale sono descritti i libri, che trattano dei pittori, degli scultori, e della pittura, con l’anno e luogo dove sono stati stampati [...]. Questo virtuoso scrittore e poeta aiutò ancora a Cornelio De Bié a comporre in 14 volumi il Gabinetto aureo della pittura». Orlandi 1719.
[7] Uno dei temi più discussi sul manoscritto di Gabburri è stato il problema della datazione del manoscritto, oltre ai contributi della Borroni Salvadori 1974a, p. 1507, che fa risalire la prima stesura del testo agli anni tra 1719 e 1741, datazione ripresa in seguito dalla Zamboni 1996, p. 45 e da Coleman 2002, p. 387. Procacci 1954, p. 243; Bandera 1978a, p. 37; Nannelli 1977, pp. 329-330; TOSI 1990, p. 337; SPIKE 1993, p. 24 e Barbolani di Montauto 2006, p. 84 hanno puntualizzato come elemento chiave per l’inizio della redazione delle Vite sia stata la nota lettera di Mariette a Gabburri del 1732 e la lettera a Antonio Balestra del 1733. La Barbolani di Montauto 2006, p. 84 come anche la Perini 1994, p. 305 ritengono altresì che un altro fattore che indusse Gabburri a intraprendere la stesura del manoscritto sia stata la nomina a Luogotenente della Accademia del Disegno che ottenne nel 1730. Per ulteriori notizie sulla datazione dell’opera vedere i contributi di Cecconi e Nastasi nel presente numero.
[8] Tra questi Palomino 1715-1724; Wright 1730; Lanceni 1733; Picart 1734.
[9] Turner 1993, pp. 181-182.
[10] A seguito della trascrizione integrale del manoscritto di Francesco Maria Niccolò Gabburri (Vite di pittori) il gruppo di lavoro della Fondazione Memofonte ha estrapolato dal manoscritto la bibliografia usata dal fiorentino, con i testi effettivamente citati da Gabburri identificando, qualora sia stato possibile, l’edizione utilizzata per la redazione delle biografie d’artisti. La Bibliografia gabburriana è consultabile nel presente numero della rivista «Studi di Memofonte».
[11] La trascrizione integrale dell’inventario di stampe e disegni di F.M.N. Gabburri con l’elenco dei libri facenti parte della sua biblioteca nel 1722 (Descrizione dei disegni 1722) è consultabile on line su www.memofonte.it, parzialmente pubblicato in Campori 1870, che lo citava con la precedente segnatura Magl. cl. XVIII n. 33, come manoscritto proveniente dalla biblioteca di Anton Maria Biscioni; la numerazione corrente II.IV.240.
[12] La Fondation Custodia di Parigi ha acquistato nel 2005 un inventario inedito della collezione Gabburri (Stampe e disegni), databile agli ultimi anni della vita del medesimo, con il catalogo della sua biblioteca oltre a un quadernino di appunti scritti tra 1725-1742, dove compaiono numerose note d’acquisto di libri, disegni, stampe e appunti di traduzioni. La scoperta di questo secondo taccuino si deve a Chiara Zamboni che ne ha dato comunicazione Zamboni 1996, p. 44. La studiosa elenca alcuni dei testi presenti nella biblioteca di Gabburri secondo l’inventario oggi a Parigi, tra questi ricorda Il forestiero illuminato, Carducho, Le Comte, De Piles e Félibien. In seguito sono state informazioni su questi manoscritti da Turner 2003, p. 18 e Barbolani di Montauto-Turner 2007, pp. 29-30.
[13] Le fonti fiamminghe citate dal nostro sono numerose: Sandrart, De Piles, Cornelio De Bié, Lairesse, oltre a Van Mander e Weyerman.
[14] Campori 1866, pp. 181-182; e ancora nell’ottobre del 1718 Orlandi scrive a Marmi per comunicargli l’impossibilità di attendere oltre l’opera di Houbraken: Campori 1866, p. 185.
[15] De Butron 1606.
[16] Arnold Houbraken (1660-1719) pittore ed erudito, riprese l’opera di Van Mander con l’intento di ampliarla, scrivendo circa 550 biografie di pittori e pittrici fiamminghe dal 1446 al 1659; la morte gli impedì di portare a conclusione la redazione dell’opera pubblicata tra il 1719 ed il 1721 dalla moglie. Vedi anche Sciolla 2007, p. XIX.
[17] Baldinucci 1974-1975.

 

La più antica risorsa sulla storiografia artistica fiamminga citata da Gabburri è appunto lo Schilderboek di Karel Van Mander [18] pubblicato nel 1604. Si tratta della più importante fonte sull’arte figurativa del nord Europa, su modello del Vasari, traccia brevi biografie di pittori ripartendoli tra vivi e morti, arricchendo le notizie con aneddoti e osservazioni critiche. Il testo è strutturato in tre libri dove il primo tratta della storia dell'arte antica, il secondo dei pittori italiani, il terzo delle vite dei pittori fiamminghi, olandesi e tedeschi partendo da Van Eyck fino i suoi contemporanei [19].

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Fig. 1 Frontespizio di K. Van Mander, Het Schilder-Boek [...], Harlem 1604.
Lo Schilderboek secondo l’inventario redatto nel 1722, non è tra i libri della biblioteca privata di Gabburri, ma è stato citato nelle Vite come fonte di riferimento per quindici biografie di artisti, un numero esiguo sul totale degli autori fiamminghi trattati. Da un primo confronto tra le fonti sembra che il fiorentino non lo abbia esaminato direttamente, ma che invece reperisse informazioni sui fiamminghi attraverso le Notizie di Baldinucci, rimandando principalmente ai volumi III e IV [20], editi nel 1728. Gabburri venne tuttavia ad aggiornare tali informazioni attraverso repertori successivi, attingendo spesso a testi francofoni come de Piles [21], Félibien [22] e Le Comte [23], confermando la Francia come tramite privilegiato nella divulgazione, a livello europeo, di notizie su artisti olandesi. La vicinanza geografica permetteva dunque di superare le difficoltà linguistiche che avevano isolato la storiografia in lingua olandese. Si diffusero intanto compendi di vite di artisti dove i fiamminghi erano inseriti insieme a francesi e nordici; nel primo Settecento le uniche eccezioni furono gli scritti di Houbracken, Weyerman e poi di Van Gool [24].

L’esame delle ricorrenze di Van Mander nel tessuto scrittorio di Gabburri, mostra che il testo fiammingo era stato utilizzato in varie biografie: Anna Smyters di Gant, Aart Jansze Druyvestein, Cornelis Cornelisz, Francesco Menton, Gillis di Corninexloy, Giovanni Month, Giovanni de Buon, Herder pittore di Groeninghen, Jacopo Bunal, Jacopo De Bakker, Lamberto Lombardo, Martino De Secu, Marco Geerarts, Pietro Isaesz, Rottenhamer pittore di Monaco. Di queste sei erano state suggerite da Orlandi [25], subito accompagnate da Gabburri con verifiche su De Piles, Félibien, Lomazzo, Vasari, Sandrart e Le Comte.

Le altre nove biografie sono state inserite dal fiorentino in un secondo momento e si trovano tra gli Aggiunti [26].

La biografia di Francesco Menton [27] offre lo spunto ad un’altra osservazione: Gabburri gli dedicava una vita, diversamente da Baldinucci che tuttavia lo cita nella vita di Francesco Floris. Van Mander gli aveva riservato uno spazio piuttosto ampio nelle sue Vite, Orlandi invece, anche nella edizione con le aggiunte curate da Roviglione, lo ignora.

È interessante vedere come proprio la biografia di Van Mander compare in due momenti diversi [28], nella prima stesura e tra gli Aggiunti [29]. Nella prima stesura si basava su quanto scritto da Orlandi che a sua volta era ricorso a Sandrart [30], negli Aggiunti si riferisce al Baldinucci, come si vede evidenziato tramite una ben precisa formula compilativa che utilizza il sottolineato [31]. La ristampa dell’Orlandi edita in Napoli da Angelo Vocola [32] dedicava uno spazio molto maggiore all’artista fiammingo, riferendosi a quanto scritto da Baldinucci. Confrontando le due voci dedicate a Van Mander si nota che Gabburri datava inizialmente la morte dell’artista al 1610, come aveva fatto anche l’Orlandi, successivamente invece proponeva come data di morte il 1607, coincidendo con Roviglione [33]. Inoltre rispetto ad Orlandi, Gabburri tra gli Aggiunti dedicava una biografia anche al figlio di Carlo Van Mander, «Carlo Manderen iuniore» per la quale usava quale uniche fonti solo De Piles e Sandrart.

Durante la trascrizione delle Vite di pittori è emerso che Gabburri per arricchire la prima redazione utilizzò una serie di risorse, sia per gli artisti indagati già nella prima stesura che per i pittori inseriti tra gli Aggiunti. La fonte, numericamente più importante, per ampliare le notizie offerte sul panorama artistico fiammingo, furono Le vite di Jacob Campo Weyerman [34].


[18] Karel Van Mander (1548-1606), per una prima lettura sul suo operato: Van Mander 2000, pp. 11-103; Taylor 2000, pp. 146-171 ; Cohen Willner 2002, pp. 255-258.
[19] Analogo intento allo Schilderboeck di Van Mander hanno avuto Félibien, Sandrart, De Piles, Dezallier d’Argenville facendo una storia degli artisti loro conterranei ma non solo, dando alle loro opere una vocazione europea, da cui si differenziano altri scritti posteriori come quelli di Houbraken e Weyerman.
[20] Il terzo tomo relativo al periodo compreso tra 1400-1550 contiene più di 40 voci riprese da Van Mander di cui riprende le cronologie, il quarto è relativo agli anni 1550-1580 e pubblicato nel 1688.
[21] De Piles 1699.
[22] Félibien 1705.
[23] Le Comte 1699-1700.
[24] Maes 2002.
[25] Smyters, Cornelisz, Bunal, Lombardo, Secu, Isaesz.
[26] Druyvestein, Menton, Gillis, Month, De Buon, Herder, Bakker, Geerarts, Rottenhamer. In generale si nota che le citazioni riprese da Van Mander sono esatte nel fornire informazioni ma non riportano mai segnatura, lacuna che ritroviamo anche in Orlandi. Vite di pittori, [p. 201 - I - C_110R]: «[...] e questo per relazione di Carlo Van Mander, riferito dal Baldinucci [...]», e Vite di pittori, [p. 1543 - III - C_ 272V]: «[...] come attesta Carlo Van Mander, riportato dal Baldinucci [...]».
[27] Vedi Vite di pittori, [p. 993 - II - C_251R] «Francesco Menton di Alckmaer, pittore, scolare di Francesco di Francesco Floris [sic]. Di questo artefice ne parla il Van Mander, ed e riportato dal Baldinucci, parte II, del secolo IV, a 143, nella Vita del suddetto Floris».
[28] A tal fine si consiglia una lettura dell’articolo di Cecconi nel presente numero di «Studi di Memofonte» che mette in luce il complesso rapporto tra l’Abcedario di Orlandi e Le Vite di Gabburri. Strutturate in ordine alfabetico sottoforma di abecedario ma con numerose biografie inserite in un secondo momento, presumibilmente in inserti posteriori, che sono indicate dal fiorentino con la notazione di Aggiunti e che si trovano a conclusione di ogni lettera dell’alfabeto.
[29] Come «Carlo de Mandranen» e come «Carlo Van Mander»: Vite di pittori, [p. 533 - I - C_009R] e [p. 589 - I - C_046R].
[30] Sandrart 1683.
[31] La differenziazione tra parti copiate da Orlandi e aggiunte posteriori tramite il sottolineato era stata osservata già da Bandera 1978b, p. 37, Spike 1993, p. 24 e Turner 1993, p. 181. Per approfondimenti vedere il contributo di Alessia Cecconi nel presente numero.
[32] Antonio Roviglione nell’edizione stampata da Angelo Vocola aveva offerto molte più notizie rispetto a quanto scrive Gabburri nelle Aggiunte, ricordando l’intensa attività letteraria di Van Mander e la fama che ottenne la sua Accademia del Nudo.
[33] Gabburri cita le Aggiunte nell’edizione di Vocola tenendo conto anche di un testo più recente come quello di De Piles.
[34] Jacob Campo Weyerman (1677-1747) contemporaneo di Gabburri, fu pittore e letterato. Iniziò come pittore di soggetti floreali a Breda spostandosi in seguito a Utrecht. Viaggiò molto attraverso l’Europa. Celebre per i suoi scritti satirici per i quali conobbe anche il carcere, viene ricordato per la redazione delle vite di pittori e pittrici. Conosciuto in ambito italiano anche come Campovivo.

 

De Levens [35] è un’opera in quattro volumi di cui i primi tre, editi nel 1729, furono redatti dal medesimo autore, il quarto postumo contiene brevi biografie di artisti nederlandesi a cura dei successori. Raccoglie circa settecento biografie di pittori olandesi attivi tra XVII e XVIII secolo. Si tratta di voci di varia lunghezza corredate con ritratti d’artisti incisi da Arnold Houbraken. Il testo si apre con un excursus sull’arte presso gli antichi cui segue un breve repertorio di termini storico artistici, ed è corredato da un indice per cognome degli artisti biografati. Da notare che Weyerman privilegiò le notizie di tipo storico e aneddotico, con sporadici giudizi stilistici. Data la ricchezza delle notizie offerte principalmente sui suoi contemporanei, è da ritenersi un prezioso documento per comprendere il mercato artistico verso l’arte olandese nel XVIII secolo.

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Fig. 2 Frontespizio di J. Campo Weyerman, De Levens [...], Gravenhage 1729
Le vite di pittori e pittrici a cura di Weyerman nell’economia della redazione delle Vite gabburriane, vista la frequenza delle ricorrenze e l’essere in molti casi l’unica risorsa citata dal fiorentino su artisti fiamminghi anche di minor fama, offrirebbe lo spunto a uno studio più dettagliato di quanto ci si accinge a proporre. Quello di Weyerman è un testo tuttora poco studiato e diffuso al di fuori della storiografia artistica nederlandese [36], spesso gli studiosi hanno confrontato questo testo con quello di Houbraken che lo precedeva di pochi anni. A lungo Weyerman non aveva riscontrato grandi apprezzamenti da parte degli studiosi e le sue Vite di pittori e pittrici erano state ritenute opera di plagio nei confronti del predecessore. Solo recentemente è stato messo in luce il lavoro di approfondimento e verifica dello storiografo, che non manca per altro di citare Houbraken nei suoi volumi [37]. Pur riprendendo l’opera incompleta edita solo pochi anni prima, Weyerman scelse di ometterne i passaggi più criticati, di aggiungere alcune notizie, di ricostruire le Vite degli artisti citandone le opere e di tornare a prendere in esame le informazioni biografiche custodite presso gli archivi locali [38].

Scorrendo il testo integralmente informatizzato delle Vite è possibile notare che Jacob Campo Weyerman ricorre in ben 579 biografie d’artisti; particolare interessante è che solo 67 di queste ricorrenze si trovano nel primo nucleo delle Vite, e mentre sono 512 le occorrenze nelle biografie degli artisti Aggiunti.

Per gli autori ripresi da Orlandi, Gabburri procedeva secondo il modus operandi in precedenza osservato: a un primo nucleo di informazioni copiato dall’Orlandi aggiunge per giustapposizione le informazioni suppletive derivate da fonti più aggiornate e ricche, come a esempio nel caso della Vita di Anna Maria Scurmana [39].

Scorrendo le sezioni dedicate agli Aggiunti si può facilmente osservare che Gabburri aggiornava il testo di Orlandi arricchendo la prima redazione delle Vite con notizie di artisti raccolte da altre fonti procedendo settorialmente, venendo talvolta meno al rigoroso ordine alfabetico proprio degli Abecedari. Si può dedurre che il fiorentino giunto in possesso del testo ricercato, abbia ripreso intere sezioni, inserendole nel tessuto del suo manoscritto, probabilmente con l’intenzione di una seconda revisione.

In alcuni casi è possibile constatare come Gabburri collazionò più fonti ampliando quanto detto da Weyerman, ricorrendo non solo a De Bie, De Piles e Le Comte, ma pure al Cominciamento dell’arte dell’intagliare in rame [40] di Baldinucci.

Sfogliando le Vite inserite tra gli Aggiunti emerge con frequenza come unica fonte Weyerman [41], in questi casi le biografie sono molto sintetiche e si limitano a fornire pochi dati fondamentali: data di nascita e morte, soggetti pittorici trattati prevalentemente, soggiorni all’estero e informazioni sulla formazione giovanile dell’artista.

Le occorrenze del nome di Weyerman hanno un peso importante nell’economia del testo: l’essere in molte voci l’unica fonte esplicitata dal fiorentino, con precisione di rimandi (sempre corretta la segnatura di volume e pagina), indurrebbe a ipotizzare uno studio diretto de De Levens, malgrado le difficoltà linguistiche [42].

Già la Borroni Salvadori [43] nel 1974 aveva chiarito il ruolo della fitta rete di corrispondenti nella stesura delle Vite di Pittori del nostro erudito fiorentino. La studiosa mostrava come i contatti con personaggi legati al mondo delle belle arti operanti non solo sul territorio nazionale, avessero garantito fonti aggiornate e precise su artisti anche trascurati. La pubblicazione di gran parte di questi carteggi ha permesso di conoscerne lo spessore. Nonostante ciò scorrendo altri scritti autografi di Gabburri conservati presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze sono emersi alcuni documenti preziosi che arricchiscono, ad esempio, la conoscenza del rapporto con Norden [44].

         In una lettera inedita Norden scriveva al Nostro da Livorno, in data 29 maggio 1736, e oltre a ragguagliarlo su delle traduzioni che tardavano ad arrivare, forniva un breve elenco di artisti fiamminghi, per lo più incisori. Gabburri riprese queste notizie nel manoscritto, operando però in maniera diversa da un artista all’altro; in alcuni casi si limitava a proporre una traduzione fedele di quanto Norden gli comunicava [45] (Fig. 3), in altri invece sembra aver lasciato sedimentare questi appunti alcuni anni, inserendoli nelle Vite tra 1739 e 1740, e, dettaglio curioso, aggiornando l’età di questi pittori-incisori al momento in cui scriveva [46] (Fig. 4).

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Fig. 3 ZIBALDONE 1195, c. 50
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Fig. 4 ZIBALDONE 1195, c. 51

 

 

 

Ci sono altresì anche casi in cui il biografo, evidentemente ritenendo gli artisti in questione di particolare rilevanza, riportava quanto dettogli dal corrispondente con copiosissime aggiunte di informazioni desunte da altre fonti, quali il Weyerman stesso, il De Piles ma anche attraverso una conoscenza diretta del loro operato [47] (Fig. 5).

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Fig. 5 ZIBALDONE 1195, c. 53

Restituisce altri spunti utili il carteggio tra Gabburri e Giovanni Battista Costantini, con cui scambiò notizie derivanti dalla personale raccolta di disegni e stampe, come sembra mostrare un appunto conservato presso la Biblioteca Nazionale di Firenze [48]. Questa filza raccoglie biglietti con annotazioni varie, a testimonianza del lungo lavoro di redazione protratto negli anni. Gli appunti confermano che oggetto di interesse primario per l’erudito fossero gli estremi cronologici, il tipo di soggetti trattati, le notizie sulla formazione e simili. Gli approfonditi studi su Gabburri han mostrato che spesso le notizie gli furono inviate dagli artisti stessi o dai loro familiari, ad esempio per la Vita di Giovanni Danielle Preisler, di cui si conservano documenti nel suddetto fondo fiorentino [49]. Questi appunti molto frammentari non sempre però permettono di trarre delle indicazioni riguardo ai corrispondenti e alle fonti di Gabburri, come nel caso della vita di Pietro Paolo Brandel [50].

In conclusione possiamo osservare che se la base su cui lavorare per tessere la complessa trama delle Vite, era stata l’Orlandi, il metodo di redazione del testo sembra avvicinarsi anche alla straordinaria impresa biografica che molti decenni prima aveva realizzato Filippo Baldinucci [51], primo a formulare una storia universale dell’arte utilizzando e valorizzando soprattutto le cronache della vita di ogni artista. Francesco Maria Niccolò Gabburri fece dunque tesoro di un’esperienza unica traducendo lo spirito dello storiografo del cardinal Leopoldo de’ Medici, in un’impresa che a sua volta sarebbe stata modello per il futuri biografi e compilatori. Le attenzioni alle cronologie, ai rapporti con il collezionismo ed il mercato contemporaneo, ma soprattutto al valore della fortuna visiva dell’opera d’arte, che nell’incisione avrebbe trovato la massima espressione celebrativa, fanno del repertorio gabburriano la prima moderna operazione di gestione del patrimonio culturale del Settecento.

 


[35] Campo Weyerman 1729-1769. Ne esiste una copia a Firenze (BNCF, Palat. 13.1.4.9); una copia dei primi tre volumi editi nel 1729 si trova anche nella biblioteca di Tommaso Puccini, Indice de’ libri 1788, c. 32v, consultabile su www.memofonte.it. Mentre non ne dava notizia il Cicognara che pure indicava tra le fonti sui fiamminghi Descamps, Lairesse, Houbraken e Van Gool come suo prosecutore. Cornelis osserva che spesso il testo di Weyerman era più diffuso nelle biblioteche, ricorda infatti che faceva parte della biblioteca di Horace Walpole dove non ritrova il testo di Houbraken. Cornelis 1998, p. 153; Cicognara 1821.
[36] Da segnalare la pubblicazione on line dei quattro volumi, del De levens curata dall’università di Utrecht su www.library.uu.nl/digiboeken/weyerman/weyerman.html, oltre ai fondamentali contributi di Hecht 1980; Broos 1990; Cornelis 1995; Hecht 1996; Loehneysen 1998; Cornelis 1998.
[37] Hecht 1996, p. 259 riconosce a Weyerman il merito di aver assimilato L’abregé de la vie des peintres di Roger De Piles pubblicato in francese nel 1699 e tradotto in lingua olandese nel 1725. Da notarsi che sono numerose le Vite in cui Gabburri collaziona notizie da Weyerman e De Piles.
[38] Già Cornelis (Cornelis 1995, p. 163) aveva osservato che Gabburri ricorda Lairesse artista, senza citarne e usarne la sua opera principale, Het schilderboeck (De Lairesse 1707) due volumi stampati ad Amsterdam nel 1707. Vedi Vite di pittori, [p. 1073 - III - C_005V] «Gerardo Lairesse, patrizio leodiense, nacque l’anno 1643, applicato dal genitore Rinieri Lairesse, pittore non inferiore a veruno alle belle lettere, alla poesia e alla musica, fu istradato poi nel disegno da quello, e copiando le opere dei migliori valentuomini, in spezie di Bartoletto, principiò di 15 anni a fare somigliantissimi ritratti e poco dopo quadri per gli elettori di Colonia e di Brandemburgo, ricavandone copiose somme di denaro, il quale profondeva colla medesima facilità che lo guadagnava. Vestiva alla nobile, si trattava alla grande e stava sull’amorosa vita, a cagione di questa fu ferito di coltello da una sua amata, che aveva abbandonata e quasi restò morto, avendo un bel che da fare a difendersi colla spada dal furore di quella furia, ricoverandosi in una bottega di uno speziale. Toccato dal contagio un’altra volta si ridusse all’estremo, pure si riebbe e dopo aver dato alle stampe alcune eroiche storie, ridotto interamente cieco terminò i suoi giorni in patria il dì 28 di agosto dell’anno 1711. Sandrart, parte II, libro III, capitolo XXVIII, a 388 e 389. Nella predetta celebre stanza dei ritratti di professori diversi dipinti da loro medesimi, della Real Galleria di Toscana, si vede ancora il ritratto di questo artefice dipinto di sua mano propria nella facciata dei pittori oltramontani a mano destra all’entrare. Jacob Campo Weyerman, parte II, da 405 a 412», oltre le numerose altre citazioni di Lairesse come pittore nelle biografie di artisti coevi.
[39] Si vede che aggiunge alla prima redazione perché dopo aver riportato la notizia della morte ritorna a raccontare di quando era bambina fatto che lascia pensare ad una redazione preparatoria. Cfr. Vite di pittori, [p. 200 - I - C_109V]: «Anna Maria Scurmana, nacque in Utrecht l’anno 1607, fu un portento della natura nel leggere di tre anni, nel disegnare di sei, nel dipignere fiori e nello scolpire in legno e cera naturali ritratti. Quanto portentosa coi pennelli, altrettanto colla penna e colla lingua fu prodigiosa in filosofia, in teologia e in diversità di linguaggi. Teneva assidue conferenze e dispute coi più eruditi sapienti. L’anno sessantesimo fu l’ultimo di sua vita. Sandrart, a 379. Anna Maria Schurmanns, fanciulla, nacque in Utrecht il dì 5 dicembre 1607. In età di tre anni sapeva leggere perfettamente, di 7 anni parlò bene la lingua latina, dipingeva bene in frutte, fiori, insetti, uccelli ed ogni altro animale. Di anni dieci disputava in lingua latina, fiamminga e franzese, poi studiò la lingua greca. Aveva una memoria angelica. Studiò la lingua ebraica sotto Gisberto Vossio. In somma, parlava benissimo greco, latino, italiano, tedesco, spagnuolo, fiammingo, franzese, ebraico, siriaco e caldeo. Di Utrecht passò in Pollonia invitatavi da quella regina come lo fu ancora da quella di Boemia, riputata da tutti per un prodigio. Morì in Altona in età di anni 71. Jacob Campo Weyermann, parte II, da 57 a 62».
[40] Baldinucci 1686.
[41] Da osservare che come Van Mander nella sua biografia viene ricordato come autore del Libro de’ pittori, così anche nel caso di Weyerman l’autore citava il libro colle Vite de’ pittori. Vite di pittori, [p. 1629 - III - C_317V]: «Jacob Campo Weyerman, pittor fiammingo e scrittore delle Vite dei pittori fiamminghi e olandesi nella sua lingua nativa, in tre tomi. Fu scolare di Van der Laur, nella Vita del quale lui medesimo ne dà contezza». Di Houbraken, che viene citato genericamente solo in due biografie e in entrambe i casi si tratta di un riferimento generico senza segnalazione del titolo e della pagina, Gabburri non riportava alcun riferimento all’attività letteraria del medesimo, ma la ricordava indirettamente nelle voci relative ad altri artisti: Vite di pittori, [p. 1543 - III - C_272R]: «Houbracken, intagliatore olandese, nativo della città di Dordrect. Questo è il migliore intagliatore che sia presentemente in Olanda, specialmente in ritratti, seguitando la maniera di Cornelio Visser. Se corrispondesse l’intelligenza del disegno al buon gusto dell’intaglio sariano più stimabili le di lui opere. Vive in età di anni 43 nel 1739»: Vite di pittori, [p. 472 - I - C_261V]: «Bernardo de Valkert, nacque in Amsterdam e fu scolare di Henrico Goltzio. Arnaldo Houbraken scrive di aver vedute delle sue opere nel 1623 e ne fa molta lode. La sua maniera di dipingere era molto simile a quella del suo maestro. Tanto dice Jacob Campo Weyerman, nella parte II».
[42] Tuttavia per affermare ciò sarebbero necessari nuovi elementi, è auspicabile che una ricognizione su altri documenti potrebbe legittimarci a ritenere che il fiorentino, come già fece Baldinucci con Van Mander, si fosse avvalso di un traduttore o recensore del testo olandese; in tal senso potrebbe esser utile l’inventario in morte della biblioteca personale dello studioso, o il taccuino, anch’esso custodito a Parigi, che secondo la Barbolani e Turner riporta anche brevi appunti di traduzioni. Barbolani di Montauto-Turner 2007, p. 30.
[43] Borroni Savadori 1974a.
[44] Un primo elenco di corrispondenti esteri con cui Gabburri fu in contatto era stato presentato dalla Borroni, Borroni Salvadori 1974a. Il carteggio documenta la continua ricerca di fonti e stampe sul mercato internazionale. A tale proposito si veda la lettera del 29 maggio 1736, Zibaldone 1195, [cc. 49-53]. Vedere Appendice II.
[45] Come per Van Lugterin, Schee, Mieris, Gaspero Luycken, Giovanni Goeré, Van der Meyr, Blyswqk e Bernardts. Vedere Appendice II.
[46] Vedesi le biografie di Bruysen, Mousseron, Troost, Van Sly, Fanje, Houbraken. Vedere Appendice II.
[47] Ad esempio la biografia di Romayn de Hooghe inizia con quanto gli era stato scritto da Norden ma viene ampliata con notizie derivate da Weyerman e Le Comte; analogo sviluppo si rivede nella Vita di Giovanni Luycken dove aggiunge alle brevi notizie del tedesco informazioni apprese da Weyerman. Invece diede ancora maggiore sviluppo alle Vite di Bernardo Picart e di Giovanni Maria Quinkard incisori a lui noti grazie a numerose opere a stampa che dovette consultare direttamente. Vedere Appendice II.
[48] ZIBALDONE 1198, [c. 106]:«[...] Monsù Schugnans, si desidera sapere il nome di battesimo la patria il tempo della nascita il maestro o maestri se vive a dove, e altre notizie della sua abilità [in margine: Antonio di Anversa]. Monsù Aurora fiammingo, di questo artefice altresì si desiderano tutte le sopra dette notizie [...] Monsù Scugnans è di nome Antonio d’Anversa in Fiandra operò in Roma di figure e si portò assai bene nei ritratti e nelle bambocciate particolarmente, con gran gusto di colore et io me ne ritrovo sei pezzi. Monsù Aurora non è stato possibile sapere il suo nome solamente ho trovato che fosse fiammingo e che non morì in Fiandra; le sue opere consisterono in animali quadrupedi e volatili e le terminò assai e con gran sapere e gusto e se ne ritrova qualche quantità di pezzi il Sig. Principe Panfili et ancor io me ne ritrovo quattro. Ecco quanto mi è potuto riuscire in adempimento delle mie obligazioni in far rimaner servita vostra illustrissima a cui faccio profondissimo inchino». Secondo quanto scritto nelle Vite diquesti due artisti le informazioni vennero proprio da Costantini, vedi VITE DI PITTORI, [p. 375 - I - C_211R]:«Antonio Scugnans della città di Anversa, fu in Roma dove operò di figure e si portò assai bene nei ritratti e nelle bambocciate, particolarmente per il gran gusto di colore. Io son debitore di queste notizie al signore abate Giovanni Battista Costantini gran dilettante di pitture in Roma, dove conserva una sceltissima e numerosa collezione di quadri, tra i quali ne possiede sei di questo artefice»; confronta con VITE DI PITTORI, [p. 1921 - IV - C_084R]: «Monsù Aurora, pittore di animali, di penne e di pelo. Visse in Roma circa l’anno 1711, lasciando fama di valentuomo. Moltissimi suoi quadri si vedono per le gallerie di Roma, ma in specie in quella di casa Panfili e in quella del signor abate Giovanni Battista Costantini, il quale, con sue notizie manoscritte cortesemente comunicatemi l’anno 1741, mi ha assicurato che nacque e morì in Fiandra, che terminò assai le sue opere con gran sapere e gusto di colore».
[49] ZIBALDONE 1198, [cc. 25-27] e [cc. 37-39] e VITE DI PITTORI, [p. 1297 - III - C_193R].
[50] Cfr. ZIBALDONE 1198, [c. 164] e [c. 71] e VITE DI PITTORI, [p. 362 - IV - C_204V].
[51] Già la Barbolani aveva proposto una stretta relazione tra i due storiografi fiorentini, BARBOLANI DI MONTAUTO 2006, p. 94.

         Appendice I

Lettera di Mariette a Gabburri da Bottari:

« [...] Nota de’ libri da voi desiderati che si potranno trovare in Parigi, co’ loro prezzi presso a poco. Parallèle de l'Architecture antique et de la moderne, par Chambray, etc. Paris, 1702, f.; ma la buona edizione è quella del 1650, ed è molto stimata, perché le tavole dopo questa furono ritoccate. La buona può valere 4 scudi. L’Art de Nager, 1696, in 12, paoli 5. Des Proportions du Corps humain, mesurées sur les statues antiques par Audran, in fol., paoli 8. Sentimens sur la distinction des manières de la Peinture, etc., par Bosse, f., paoli 6. Traité de l’Art de Graver, par le même. Edizione accresciuta dopo quella del 1645, paoli 7. La Description de l’Académie de Peinture de Paris, par Guerin, etc., les noms des académiciens, qui composent cette académie, par Colombat, paoli 5. Traité de Peinture de Du Puy. A Touluse. Qui non si trova, ma lo farò venire da Tolosa. Può valere 15, o 16 paoli. Le livre de l’Académie des Sciences et des Arts, de Bullart. Due vol., f., ma non è facile a trovarsi, e trovatolo varrà presso a 4 scudi. Quel che ha scritto Cornelio de Bie intorno alle vite de' pittori Fiamminghi, cioè del suo paese, è un sol volume in 4, nel quale son circa a 100 ritratti d'artefici bene intagliati, ed è totalmente diverso da quello di Van Mander, che è il primo che abbia scritto in fiammingo le vite de’ pittori, ed è parimente un tomo in 4, grosso nello stesso modo. Mi sono spiegato così minutamente, perché il P. Orlandi nel suo Alfabeto Pittorico ha imbrogliato tutta questa cosa. Il primo vale tre scudi e mezzo, e il secondo due e mezzo. Io non so che libro sia quello che il detto padre nomina Accademia Cavalleresca, che egli dice essere scritto in tedesco, né l’ho sentito mai citare da altri. I due libri dello Zuccheri son più difficili a trovarsi, che buoni a leggersi, e io non vi ho trovato da imparar nulla. La prima parte della Luce del Dipingere, di Crispino del Passo è un assai cattivo libro per imparar l'arte del disegno, e non merita d'esser messo tra’ libri di pittura. Nel Catalogo del P. Orlandi ne mancano alcuni, benché stampati in Italia, che tuttavia sono da aversi; siccome anco ne mancano di quelli de’ nostri autori, de’ quali ne noterò qui alcuni. Discours prononcés dans les conférences de l’académie de Peinture, par Antoine Coypel, premier peintre du Roy, Paris, 1721, in 4, vale 16 paoli. L’Art du Feu ou de pei Eloge funèbre de M. Coyzevox, sculpteur du Roy, prononcé dans l’Académie par M. de Fermelhys. Paris, 1721, in 8, paoli 2. La Vie de M. Mignard, premier Peintre du Roy, par M. de Monville. Paris, 1730, in 12, vale 6 paoli. L’Histoire des Arts qui ont rapport au Dessein, P. Menier. Paris, 1731, 12, paoli 6. Le Peintre parlant, et le Songe énigmatique sur la Peinture, par Hilaire Pader. Toulouse, 1653, 4, paoli 8. La Description des Tableaux du Palais Royal, et les vies des Peintres, qui les ont faits; par Saints Pelais. Paris, 1727, in 12, paoli 6. Eloge de M. le Clerc, chevalier romain par M. de Vellemont, etc. avec le catalogue de ses ouvrages. Paris, 1715, paoli 4. Le Cours du Peintre de M. de Piles, etc. Paris, 1708, paoli 5. Dialogue sur le Coloris, par le même. Paris, 1699, paoli 3. Dissertations sur les ouvrages des plus fameux Peintres, par le même, Paris, 1681, paoli 3. Io poi, che ho una bella serie di libri di pittura, e ne ho una specie di bisogno per fare l’Istoria dell'Arte d’Intagliare, desidererei il seguente libro: Breve Compendio della Vita di Tiziano, con l’albero della sua descendenza. Venezia, 1622, in 4, molto sottile, e vi rimarrei molto obligato se me lo trovaste a un prezzo ragionevole».

 

Appendice II

Confronto tra la lettera di Norden (Zibaldone 1195, [cc. 49-53]) e le biografie gabburriane riportate a seguito.

- Norden «W. Venkolpe [...] Peintre en historie et un bon connaisseur dans l’art, il a ranche et dessine aussi pour les graveurs. C’est un homme de 60 ans».

Non trovato nelle Vite di Gabburri.

- Norden «Mousseron [...] est un excellente peintre des paysages. Il peint plusieurs chambres des grands seigneurs qui sont vous dans un [...] fort paysan a voir [...] Il a 60 ans».

Vite di pittori, [p. 1902 - IV - C_074V] «Mousseron. Questo è un pittore olandese, eccellente nei paesi. Ha dipinto e dipinge molte camere a diversi gran signori e la sua maniera di dipingere dà molto gusto. Vive in età di circa 62 nel 1739».

- Norden «Quinkhard. Peintre des histoires mais sur tout des portraits qui ressemblent très bien il est né a [...] dans la ville de Kees est âgé da 50 ans».

 Vite di pittori, [p. 1515 - III - C_257R] «Giovanni Maria Quinkard, pittore. Questo artefice valse molto nei ritratti e in altre opere. Vedesi, tra gli altri, il ritratto di Arnaldo Drakenbores intagliato da Giovanni Houbraken, nel primo tomo del Tito Livio, stampato nel 1738».

- Norden «Troost. Peint des assemblées, grand comme la vie mais le plus grande partie de ses ouvrages consiste en portraits qui font assez bien bouillir la marmite dans ce pays. Il est hollandais de 35 ans».

 Vite di pittori, [p. 2373 - IV - C_325R] «Troost olandese. Questo pittore dipinge assemblee di figure grandi al naturale, introducendo in quelle ritratti di persone, che fanno diverse funzioni e specialmente che stanno occupati in cose vili, come nel far bollire la pentola e cose simili. Vive in Amsterdam nel 1740, in età di anni 40 in circa ed è in stima di buon professore».

- Norden «Dubourg. Peintre des historie arrangé très bien et dessiné par excellence. Il foi plusieurs desseins pour être gravé. Il est à Amsterdam, en vivan 40 ans».

 Vite di pittori, [p. 746 - II - C_124V] «Dubourg di Amsterdam, pittore di storie bene inventate, ben disposte e disegnate per eccellenza. Fa diversi disegni per la stampa e specialmente per frontespizi di libri, sul gusto olandese. Vive in patria in eta di 42 anni in circa, nel 1739».

- Norden «Mieris. Bon peintres qui fais de bons portraits il est grand connaisseur de l’antiquité, il demeure à une ville en Hollande».

 Vite di pittori, [p. 1901 - IV - C_074R] «Mieris, questo è un buon pittore di Leida in Olanda. Fa dei ritratti molto buoni ed è gran conoscitore delle cose antiche. Viveva nel 1737».

- Norden «Van der Meyr. Demeure aussi à Leida [...] font soigneusement il est amateur de l’antiquité».

 Vite di pittori, [p. 2417 - IV - C_347R] «Vander Meyr pittore di Leida. Disegnatore molto accurato e grande amatore delle cose antiche. Viveva nel 1736».

- Norden «P. J. Wandelaar. Est présentement le meilleur de ce que nous avons ici. Il dessine fort bien et il [...] dans une grande [...] il grave casuellement avec le burin [...] est un hollandais demeurant in Amsterdam, âgé 50 ans».

- Norden «Van der Laan. Est bon graveur dessine et arraché. Sa force est dans des petites figures modernes. Agé de 50 années, né à Amsterdam».

Queste due annotazioni vengono sintetizzate in un’unica voce.

 Vite di pittori, [p. 2436 –IV - C_356V] «Vandelaar o Vander Laan, pittore di Amsterdam. Nel 1737, in età di anni 50, egli era il migliore di tutti coloro che erano in quel tempo in Olanda. Bravissimo disegnatore e pittore e meritevole di una lode distinta per l’invenzione e disposizione delle sue storie, come pure per il suo intaglio a bulino».

- Norden «Aven Bruysen. Est un bon artiste et qui sait encore dessiner quelque chose. Il est né à Amsterdam. Agé 60 ans».

 Vite di pittori, [p. 342 - I - C_194V] «Avan Bruysen. Questo è un buon disegnatore olandese della città di Amsterdam, dove vive nel 1738, in età di anni 61».

- Norden «Fanje. Est ne en Frise âgé de 30 ans, il travaille à la manière française et dessine parallèlement».

 Vite di pittori, [p. 342 - II - C_194V] «Fanie. Questo è un pittore nato in Frisia. Opera sul gusto franzese e disegna passabilmente bene. Vive in Amsterdam nel 1740 in età di anni 32».

- Norden «Van Sly. À la manière française arraché et dessin assez bien. Est d’Amsterdam. Agé 28 ans».

 Vite di pittori, [p. 2417 - IV - C_347R] «Van Sly pittore di Amsterdam. Opera sul gusto franzese, inventa e distribuisce bene le figure e disegna assai di buon gusto. Vive in patria nel 1740, in età di anni 31».

- Norden «Bernardts. Est un graveur qui est entièrement le maitre de son burin, il peut aussi corriger de dessein. Il brabant de naissance âgé 70 ans d’Antwerp».

 Vite di pittori, [p. 477 - I - C_264R] «Bernardo o Bernardts, nato nel Brabante. Bravo intagliatore a bulino, di cui n’è possessore e maestro. Egli è capace altresì di correggere un disegno prima d’intagliarlo. La propria patria è la città di Anversa; nel 1736 egli è di anni 70».

- Norden «Houbraken. Est graveur des portraits qu’il fais très bien, il est le meilleur que travaille selon la maniéré de Corneille Visser, il ne sait pas dessiner. C’est un hollandais né a Dordrecht, âgé 40 ans».

 Vite di pittori, [p. 1543 - III - C_272R] «Houbrackem, intagliatore olandese, nativo della città di Dordrect. Questo è il migliore intagliatore che sia presentemente in Olanda, specialmente in ritratti, seguitando la maniera di Cornelio Visser. Se corrispondesse l’intelligenza del disegno al buon gusto dell’intaglio sariano più stimabili le di lui opere. Vive in età di anni 43 nel 1739».

- Norden «Blyswqk. A Leida dessine et grave, fait ses ouvrages fort, uni et douche».

 Vite di pittori, [p. 466 - II - C_258V] «Blyswqk di Leida. Disegna e intaglia di buon gusto e le sue opere sono molto unite e di maniera molto dolce. Viveva nel 1736».

- Norden «Scuplteurs Van Lugteren est le meilleur».

 Vite di pittori, [p. 2417 - IV - C_347R] «Van Lugterin scultore olandese, il migliore che vivesse in quelle parti nel 1736».

- Norden «Schee est bon en petits génies».

 Vite di pittori, [p. 2295 - IV - C_286R] «Schee, scultore olandese, viveva nel 1736 ed era molto stimato, particolarmente nelle figure piccole».

- Norden «Remyn de Hooghe. Plein de génie et prompt a graver en [...] avec le burin. Il gravait sans avoir fait le dessein pas avant, de sorte qu’il ébauchait d’abord sur le cuivre ce qui lui venait dan l’esprit, chose qui n’a jamais été fait d’auqu’n autre».

 Vite di pittori, [p. 2232 - IV - C_249V] «Romayn o sia Romano de Hooyhe ovvero Hooghe. Questo è stato uno intagliatore olandese pieno di spirito e pronto nell’intagliare a bulino. Intagliava senza aver fatto prima il disegno, di sorte che sbozzava subito sul rame tutto ciò che gli veniva nell’idea, la qual cosa non è mai stata fatta da verun’altro. È morto circa il 1730. Si trova scritto altresì Romijn de Hooghe, di cui si trovano alcune stampe di buon gusto e intagliate all’acquaforte del 1672. Jacob Campo Weyerman scrive la Vita di questo artefice diffusamente nella parte III, chiamandolo Romano de Hooge, dicendo che era un bravo pittore ma così depravato di costumi che tace il luogo della sua nascita per risparmiare la vergogna (dice egli) alla propria patria. Convinto del peccato nefando e di corrompere i costumi dei giovani con massime diaboliche, colla lettura dei libri oscenissimi dell’aretino con delle stampe abominevoli, fu esiliato di Amsterdam e per penitenza mandato nell’Indie. Florent Le Comte, libro I, edizione II, a 214, nel catalogo delle stampe di Anton Francesco Vander-Mealen, dice che intagliò diverse opere di quel bravissimo artefice».

- Norden «Le grand Jean Luychen. Dont le semblable n’a jamais été et peut être ne viendra jamais».

 Vite di pittori, [p. 1333 - III - C_161R] «Giovanni Luycken nacque in Amsterdam l’anno 1649, dagli olandesi cognominato il grande, per la sua intelligenza nell’intaglio, di cui dicono essi non vi essere stato né che sia esservi mai il migliore. Il suo maestro nella pittura fu Martino Zaagmolen ma quella abbandonò per l’intaglio, per cui sofferse molte persecuzioni dagli altri intagliatori suoi emuli. Morì finalmente l’anno 1712, lodato e stimato da tutti. Tanto asserisce Jacob Campo Weyerman nella sua Vita, parte III, da 109 a 114».

- Norden «Son fils Casper Luychart. Il dessinait à l’impromptu des choses merveilleuses dans le [...] gout avec cent miler variations».

 Vite di pittori, [p. 1282 - III - C_135V] «Gaspero Luycken intagliatore olandese, figliuolo di Giovanni. Disegnava all’improvviso cose maravigliose, di un gusto grandissimo, con centomila variazioni».

- Norden «B. Picart. Travaillant joliment à la maniéré de monsieur Le Clerc ce grand maitre français».

 Vite di pittori, [p. 476 - I - C_263V] «Bernardo Picart disegnatore e intagliatore rinomatissimo, detto il Romano. Nacque in Parigi il dì 11 di giugno 1673. Stefano suo padre, celebre ancor esso nell’intaglio, fu suo maestro tanto in quest’arte che nel disegno. In età di 12 anni cominciò a esercitarsi sopra di sé nel disegno, spinto dalla forza dell’emulazione nel vedere Benedetto Audran, il quale stava in sua compagnia in casa di suo padre, facendo a gara la sera a disegnare d’invenzione. Nel 1689 studiò la prospettiva e l’architettura nell’Accademia di pittura in Parigi dal celebre Sebastiano le Clerc. Dopo due anni ottenne il premio della detta Accademia per mano dell’insigne Carlo Le Brun ma, per la morte di sì grand’uomo, non potendo più approfittarsi dei di lui insegnamenti e della sua direzione, continuò a mostrare i suoi disegni agli appresso pittori, cioè a Della Fosse, Houasse Jouvenet, Coypel e Ruggiero de Piles. Fatta amicizia con monsù Vanschupper, pittore della sua età, si comunicavano a vicenda i loro disegni, dicendo reciprocamente sopra di quelli con libertà i loro pareri. Insieme con esso studiò la notomia da monsù de Libre. Sul principio ebbe della repugnanza a seguitar l’intaglio ma, a riguardo del padre e per aver già acquistata della stima, si trovò rimpegnato a proseguirlo. Dopo aver intagliato diverse cose partì di Parigi nel 1696 e se ne andò nei Paesi Bassi e in Anversa guadagnò il premio in quella Accademia, dove fu obbligato a lasciare la sua opera e dalla quale ebbe altresì l’onore di esser presentato all’Elettore di Colonia e fatto conoscere per il migliore disegnatore che fosse allor nella medesima Accademia. Nella primavera susseguente passò in Olanda, dove intagliò diverse cose e fece stampare i discorsi e le figure di una conferenza di Carlo Le Brun sopra le passioni dell’animo, la qual [p. 477 - I- C_264R] controversia gli era capitata nelle mani prima di partire di Parigi e della quale egli ne cominciava a intagliare le figure, quando poi, avendone ritrovate 12 di più, ve le aggiunse l’anno 1712. È questa un’opera utilissima per tutti coloro che sono applicati al disegno, alla pittura e all’intaglio. In questo tempo essendogli morta la madre e ammalato suo padre, fece ritorno a Parigi nel 1698, dove poi prese moglie nel 1702, dalla quale ebbe diversi figliuoli, che tutti morirono in tenera età. Nel 1708 essendo restato vedovo, lasciò la Francia nel 1710 per ritornare in Olanda. Ma presto gli convenne ripassare nuovamente in Francia per assistere alla morte del padre, quale indusse miseramente a lasciare la vera e unica religione cattolica romana, apostatando ancor esso per sua eterna miseria e resesi protestante. Dopo molti contrasti, venendo allettato dalle offerte del re di Svezia, partì di Francia nello stesso anno 1710. Ma a cagione che il regno di Svezia era allora in grandissimo disordine, si fermò in Amsterdam e quivi di nuovo prese moglie e continuò a intagliare e disegnare indefessamente sino alla morte senza mai stancarsi, la quale seguì all’Italia il dì 8 maggio 1733 in età di circa 60 anni. Fu uomo indefesso e innamorato della sua arte. Pare impossibile che un uomo solo possa avere intagliato tanti rami, quanti sono quelli che si trovano registrati nella sua Vita col titolo di elogio istorico, unita al libro intitolato Imposture innocenti ecc., scritto in idioma franzese, stampato in Amsterdam nel 1734, a carta 2, a cui va in fronte un discorso dello stesso Bernardo Picart intorno alle prevenzioni di alcuni dilettanti in genere dell’intaglio. E in fondo di detto libro, vedesi un copioso e distinto catalogo delle sue stampe».

- Norden «Jean Goere. Excellent dans ses arrangements et un très grand connaisseur dans tout ce qui regardait l’art de dessiner sur tout dans l’antique».

 Vite di pittori, [p. 1333 - III- C_161R] «Giovanni Goeré pittore olandese, fu eccellente nelle composizioni e grandissimo conoscitore in tutto ciò che appartiene al disegno e sopra tutto nelle cose antiche».

Last Updated ( Tuesday, 16 June 2009 )
 
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