Giuseppe Pelli Bencivenni e l’Indice di CXXII Volumi di Disegni della Real Galleria. Genesi e lettura di un inventario*


Francesco Grisolia

«Sono occupato fra pittori»

Giuseppe Pelli Bencivenni, Efemeridi, 1782


Diverso da tutti gli altri nella sua idea è il quartodecimo gabinetto, ordinato a foggia di biblioteca; i cui scaffali non molto alti parte girano il recinto delle pareti, parte sono disposti in mezzo. In essi è collocata la doppia raccolta delle stampe e de’ disegni, distribuita in molti volumi legati splendidamente. […] Più singolar cosa è la raccolta de’ disegni, notissima sin da’ tempi del Card. Leopoldo de’ Medici per una delle più doviziose del mondo. È ripartita in censettanta volumi in circa; ottanta di essi han ciascuno un suo proprio autore, e questo de’ più segnalati; il resto son miscellanee d’italiani e di stranieri. Più di quaranta volumi son dovuti alla generosità del R. Sovrano presente. Egli ha fatte in pochi anni ben molte compre in genere di stampe e disegni; e specialmente dalle nobili Case Gaddi e Michelozzi; e dalla eredità Hugford, che ha forniti al gabinetto assai disegni di moderni. Così la serie che non si era supplita da lungo tempo è divenuta assai piena: comincia da Cimabue e dalla infanzia della pittura; e scendendo per le altr’età, termina con due grandi luminari di questi ultimi anni, Battoni e Mengs[1].

 

In questi termini Luigi Lanzi descriveva, nella sua Real Galleria degli Uffizi, il Gabinetto dei disegni e delle stampe e riassumeva, benevolo, l’operato di Giuseppe Pelli Bencivenni, nominato direttore nel 1775. La sistemazione «a foggia di biblioteca» di tanti volumi «legati splendidamente», nei quali erano conservati i disegni e le stampe provenienti dalla illustre collezione medicea e dalle acquisizioni di epoca lorenese, era il risultato parziale e più evidente di una gestione sistematica, che non aveva precedenti nel museo fiorentino[2]. L’immagine offerta dall’ ’aiutante’ Lanzi illustra, in una sintesi esemplare, la situazione della collezione di grafica e rende merito al faticoso lavoro di ordinamento intrapreso dal nuovo direttore fin dal suo ingresso agli Uffizi:

 

Il punto sarà ben’esaminato e discusso dal più volte rammentato con lode direttor Pelli; che dopo aver dato a tutto il gabinetto il bell’ordine, che vi si vede, ha composto un dettagliato catalogo di quanto racchiude; e delle cose migliori darà notizia al pubblico in una erudita opera, che va preparando[3].

 

Prima di prendere in esame l’ultimo inventario di disegni compilato dall’incensato Pelli, l’Indice di CXXII volumi di disegni della Real Galleria, relativo in gran parte ad acquisizioni dal 1769 al 1785 ed ora disponibile in una trascrizione completa, è opportuno un rapido excursus sui fatti che lo precedono[4].

Giuseppe Pelli aveva abbracciato e portato avanti l’idea, già avanzata dal suo predecessore Raimondo Cocchi, di dare alle stampe una descrizione dettagliata dell’intera Galleria degli Uffizi, un Inventario generale diviso in tipologie, o ‘classi’. Tra queste anche un «Catalogo dei disegni della nobilissima raccolta che è in Galleria»[5]. L’opera presupponeva un faticoso e complesso programma inventariale e il nuovo direttore era consapevole che tale lavoro avrebbe occupato «certo tutto il rimanente dei miei giorni, per genio e per dovere, se qualche fatalità non me lo impedisca, vedendomi come io sono dal caso sbalzato in diversi mari»[6]. Allo stesso modo comprendeva le esigenze conservative dei preziosi fogli, ordinati in libri fin dai tempi del cardinal Leopoldo de’ Medici e di Filippo Baldinucci.

Alcuni volumi erano in attesa di «qualche risarcimento», a causa di molti disegni liberi di circolare in pericolosi fogli sciolti, soggetti a danni, smarrimenti e furti[7]. I tomi medicei, come noto, si presentavano divisi in due categorie. La maggior parte raccoglieva disegni dello stesso artista, i cosiddetti ‘Particolari’, numerati in ordine cronologico per autore o, per usare le parole dello stesso Baldinucci, «secondo la successione degli artefici, cronologicamente disposta e compartita», in un inquadramento di dichiarata ispirazione storiografica. I restanti, gli ‘Universali’, anch’essi ordinati su basi cronologiche, riunivano fogli di autori diversi[8].

Ancora a Baldinucci si dovevano i primi tentativi di catalogazione del patrimonio grafico così organizzato, ovvero le note listre di disegni, dove in un elenco alfabetico per artista era riportata la quantità dei rispettivi pezzi, e la Nota de’ libri de’ disegni del 1687, fondamentale per la ricostruzione del fondo mediceo[9]. È su queste basi che si proseguì, nei decenni successivi, a conservare i disegni e a compilarne gli inventari, fino a quelli del 1769 e del 1773, i più vicini a Giuseppe Pelli e da lui ampiamente indagati [10].



* Questo contributo è parte di uno studio specifico sulla collezione Hugford. Sono particolarmente grato a Marzia Faietti, Direttrice del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, per aver sostenuto e stimolato la mia ricerca e gli approfondimenti sull’inventario di Giuseppe Pelli, oggetto di questo intervento. Ringrazio Paola Barocchi e Miriam Fileti Mazza per aver scelto di includere questo studio nella rivista della Fondazione Memofonte. Ringrazio inoltre il personale del GDSU e della Biblioteca degli Uffizi per la generosa collaborazione quotidiana.

[1] LANZI 1782, pp. 148-150.
[2] Sulla figura di Giuseppe Pelli Bencivenni e il suo contributo alla moderna organizzazione museale della Galleria degli Uffizi si rimanda ai primi interventi di Paola Barocchi, Fabia Borroni Salvadori e Giovanna Gaetà Bertelà (BAROCCHI 1982; BORRONI SALVADORI 1983a; BAROCCHI-GAETA BERTELÀ 1991) e ai recenti contributi di Miriam Fileti Mazza e Bruna Tomasello (FILETI MAZZA-TOMASELLO 2000; FILETI MAZZA-TOMASELLO 2003; FILETI MAZZA 2004; FILETI MAZZA-TOMASELLO 2005; FILETI MAZZA-SPALLETTI-TOMASELLO 2008; FILETI MAZZA 2009, pp. 44-78). Sul personaggio si veda anche CAPECCHI 2006, con ulteriore bibliografia. Per la storia del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, sui disegni e sulle collezioni si veda FORLANI TEMPESTI 1973-1974, FORLANI TEMPESTI 1980 e FORLANI TEMPESTI 1983.
[3] LANZI 1782, p. 155.
[4] INDICE CXXII VOLUMI DISEGNI 1784. La trascrizione completa è consultabile in FILETI MAZZA 2009, Appendice XV. Su questo importante inventario si veda: BORRONI SALVADORI 1983b, pp. 1052-1053; GAETA BERTELÀ 1987, p. 521, nota 3; AGOSTI 2001, Post scriptum, pp. 475-476; PETRIOLI TOFANI 2005, p. XIII; GRISOLIA 2008; GRISOLIA 2009; FILETI MAZZA 2009, pp. 52-55.
[5] EFEMERIDI, s. II, III, 1775, c. 464v, 19 maggio. Le Efemeridi di Pelli sono consultabili, fino all’anno 1790, su www.bncf.firenze.sbn.it/pelli/it/progetto.html.
[6] EFEMERIDI, s. II, III, 1775, c. 464v, 19 maggio.
[7] «Finalmente ho riconosciuto che alcuni dei molti libri di disegni originali di eccellenti maestri, che come un deposito famoso esistono in questo luogo alla mia direzione affidato dalla clemenza della R.A.V., hanno bisogno di qualche risarcimento» (Archivio Storico Galleria degli Uffizi (AGU), Filza IX, n. 68, lettera di Giuseppe Pelli Bencivenni a Pietro Leopoldo, 20 luglio 1775). Oltre tre anni dopo scriverà: «Disegni esistenti nella Galleria. Chi vedrà la collezione dei disegni, e delle stampe della Real Galleria acquistate a mio tempo mi accuserà d’ignoranza, onde bisogna che prenda memoria di come stanno le cose. Baldinucci fece già una distribuzione dei disegni, come dico nella mia Storia, e la sua raccolta che aveva in consegna Lorenzo Gualtieri Dispensatore Maggiore venne nel 1700. 4.746 rifiuti dei libri, schizzi, copie ecc. furono mandati allo scrittoio della Galleria, e della Real Cappella in mano a Francesco Ambrogi scrivano (Archivio della Guardaroba). Questa raccolta è in volumi pesanti, e scomodi, e sono pieni. Quei disegni adunque i quali sono venuti a mio tempo gli ho fatti legare in libri, doppo avere aggiunti ai vecchi quei pezzi che ho trovati sciolti» (EFEMERIDI, s. II, VI, 1778, c. 1062, 24 novembre).
[8] Dell’ampia bibliografia sulla collezione del cardinal Leopoldo e l’ordinamento di Filippo Baldinucci si veda: BAROCCHI 1982; CHIARINI DE ANNA 1982a; CHIARINI DE ANNA 1982b; GAETA BERTELÀ 1982; GAETA BERTELÀ 1987.
[9] BALDINUCCI 1673-1675; NOTA DE’ LIBRI DI DISEGNI 1687.
[10] INVENTARIO DISEGNI 1769: www.memofonte.it/home/files/pdf/disegni_inventario1769.pdf e in FILETI MAZZA 2009, Appendice X. Il ‘riscontro’ inventariale del 1773 fu stilato alla morte del direttore Giuseppe Querci (ASF, CC 79, fasc. II, 15 febbraio 1773). Sui due inventari si veda FILETI MAZZA-TOMASELLO 1999, p. 72 e FILETI MAZZA-TOMASELLO 2003, p. 46.

 

    Il 5 agosto 1775 annota nel suo diario:

 

Catalogo dei disegni della Galleria. Ho fatto un saggio dell’accennato catalogo dei disegni della Real Galleria principiando dal tomo che racchiude quelli di fra Bartolommeo della Porta, segnato di num. 1, ed a quest’effetto ho letto quello che scrive il Vasari, ed il Baldinucci semplice copiatore del primo. Questo saggio mi è riuscito bene, ma la cosa sarà lunga, e penosa. Finita che sia riuscirà dotta, piacevole ai professori, comoda, ed utile per assicurare l’interesse del Real Padrone anche in questa parte strapazzato dalla scelleratezza di Giuseppe Bianchi, il quale dubito forte che vendesse alcuni dei disegni ch’erano sciolti, e che io farò accomodare nei loro libri, giacché trovo esserne mancati prima del generale inventario del 1769[11].

 

Da queste parole emergono chiari i propositi del nuovo direttore e il suo primo approccio metodologico, che non poteva prescindere da un costante supporto storiografico e dalle istanze di tutela e fruibilità già menzionate. La sistemazione in volumi fu mantenuta e il restauro affidato ad Andrea Baragli, libraio di fiducia. Baragli si occupò anche, su iniziativa dello scrupoloso e lungimirante direttore, di «legare in cinque o sei filze i fogli di questo dipartimento, che ho trovati tutti sciolti e confusi, e dei quali ho già formato un indice per serie di tempo, minuto ed esatto», dando origine al fondamentale archivio storico di cui era priva la Galleria[12]. Esaminati gli inventari, ordinati i documenti e ‘risarciti’ i vecchi libri, ebbe inizio una scrupolosa catalogazione, che richiese un decennio di lavoro (Tabella 1).

 

 

INVENTARIO

 

PERIODO DI COMPILAZIONE

 

PERIODO DI ACQUISIZIONE DEI DISEGNI DESCRITTI

 

Indice alfabetico dei disegni della R. Galleria. Parte I.

(Firenze, Biblioteca Uffizi, ms. 463/3/1,2)

Agosto 1775-Febbraio 1780

Fondo mediceo-1769

Indice di CXXII Volumi di Disegni della R. Galleria. Parte II.

(Firenze, BU, ms. 463/3/3)

Marzo 1780-1784

1769-1784

Gli inserti n. 83, 84, 105-107, 176-182: ante 1769.

 Inventario generale dei disegni.
(Firenze, GDSU, ms. 102)

1780ca-1784

Tomi I-III (copia):

Fondo mediceo-1769.

Tomo IV: indice riassuntivo dei volumi di disegni nel 1784.

Libri di disegni esistenti nei banchi, in Inventario generale della R. Galleria, Classe III, Disegni, stampe e Libri. (Firenze, BU, ms. 113)

Terminato nel 1784

Indice riassuntivo dei volumi di disegni nel 1784.

 

Tabella 1 Quadro sinottico degli inventari di disegni di Giuseppe Pelli Bencivenni


Fig.-1-Giuseppe-Pelli-Bencivenni,-Indice-di-CXXII-volumi-di-disegni-della-Real-Galleria,-Firenze,-Biblioteca-degli-Uffizi.
Fig. 1 Giuseppe Pelli Bencivenni, Indice di CXXII volumi di disegni della Real Galleria, Firenze, Biblioteca degli Uffizi.

 

La grande novità rispetto ai precedenti inventari fu nell’analitica descrizione dei disegni, presentati in ordine alfabetico per artista e con la collocazione all’interno dei rispettivi volumi. Il nuovo Indice alfabetico dei disegni della R. Galleria costituisce, dunque, il primo catalogo descrittivo dei disegni degli Uffizi[13]. Compilato in due tomi, fu in seguito ricopiato in una nuova e più ordinata stesura dal titolo Inventario generale dei disegni, con poche varianti e integrata di un indice di tutti i volumi di disegni aggiornato al 1784[14]. È questa la versione più nota e consultata dell’Indice alfabetico, conosciuta anche come ms. 102, che fu «ideato dal Direttore della Galleria nel maggio del 1775, iniziato nell’agosto successivo e terminato nel 1784».


Questa bella copia non prendeva ancora in considerazione le importanti acquisizioni effettuate da Pelli, né quelle di poco precedenti la sua nomina, a partire almeno dal 1769. Ai due tomi della prima stesura, tuttavia, ne era affiancato un terzo (Fig. 1):

 

Indice di CXXII Volumi di Disegni della R. Galleria. Parte II. Sono un seguito dei volumi descritti nella prima parte, di disegni per lo più acquistati da S.A.R. e questi disegni devono essere richiamati nell’Indice alfabetico che compone detta prima parte. La quale va dal n. I al n. CVI dei volumi della raccolta, meno i n. 83, 84, e 105 duplicato. I volumi si possono ritrovare col numero corrispondente all’Inventario del 1784 nell’Indice generale dei medesimi[15].


 


[11] EFEMERIDI, s. II, III, 1775, c. 499, 5 agosto.
[12] AGU, Filza IX, n. 68, lettera di Giuseppe Pelli Bencivenni a Pietro Leopoldo, 20 luglio 1775. Cfr. FILETI MAZZA-TOMASELLO 2003, pp. 14-15.
[13] INDICE DISEGNI 1775-1780.
[14] INVENTARIO GENERALE DISEGNI 1775-1784: www.memofonte.it/home/files/pdf/invdispdf.pdf. Per un’analisi dell’inventario e un confronto con la bozza si rimanda a FILETI MAZZA 2009, pp. 52-53. In proposito si veda anche CHIARINI DE ANNA 1982b, pp. 152-154.
[15] INDICE CXXII VOLUMI DISEGNI 1784, c. 1.

La natura dell’Indice di CXXII volumi di disegni della Real Galleria è dichiarata fin dal frontespizio e si rivela, alla luce di quanto ricostruito, pienamente comprensibile. Il codice pelliano prende ancora in esame i singoli disegni, ma in questo caso ordinati per volume, in previsione di essere ‘richiamati’ all’interno dell’Indice alfabetico con adeguate integrazioni. Gli esemplari descritti erano in gran parte il risultato delle accessioni più recenti e il direttore decise di catalogarli in un secondo momento e in separata sede rispetto a quelli conservati nei vecchi volumi. La veloce crescita della raccolta non avrebbe permesso una compilazione costante e ordinata e Pelli non aveva intenzione di mescolare i nuovi esemplari con i disegni conservati nei tomi baldinucciani, in attesa della loro prima, sistematica catalogazione[16].

Nel marzo del 1780 ricordava la conclusione della prima parte dell’Indice, «avendo finito di descrivere tutt’i disegni ch’erano già alla R. Galleria, e riserbandomi a fare lo stesso degli altri sopravenuti in tempo migliore»[17]. Trascorsi oltre due anni, nell’agosto 1782 annotava:

 

Mi occupo attualmente a finire l’indice dei disegni fatti da me legare, perché acquistati a mio tempo, avendo già più di due anni sono abbozzato quello degli antichi volumi aggiustati dal Baldinucci. Il lavoro è seccante, onde lo faccio a poco alla volta, nel mentre che rivedo correggo, termino il catalogo delle pitture[18].

 

Sembra, dunque, che l’impegnato direttore avesse terminato la bozza della prima sezione già nel 1780, data che circoscrive il periodo di inventariazione dei vecchi libri a meno di cinque anni (agosto 1775-febbraio 1780). Nei successivi quattro fece realizzare la bella copia, completa di indici, e, soprattutto, concluse la descrizione dei nuovi disegni, il tutto alternato ai numerosi impegni di Galleria.

Pelli non aggiornò mai i primi tre tomi dell’Inventario generale dei disegni del 1775-84 con le descrizioni presenti nella seconda parte della bozza. Al termine del quarto e ultimo tomo, tuttavia, ne elencò i volumi nell’indice riassuntivo, intitolato Indice di altri libri di disegni di vario genere nella R. Galleria, affiancandovi una breve descrizione, in modo da poterli lì «ritrovare col numero corrispondente»[19]. Questa lista, in aggiunta all’elenco dei Libri di disegni esistenti nei banchi, inserito nell’Inventario generale della Real Galleria[20], consente di ricostruire la struttura di base del nostro Indice di CXXII volumi e di comprendere identità e fisionomia di determinati volumi[21].


[16] «Gli acquisti sono successi di mano in mano onde non ho potuto classare se non quelle partite che si compravano, e se vi erano delle cose inferiori bisognava che le serbassi con le altre. Il tener queste partite sciolte era un seppellirle. In un luogo pubblico non si possono tali cose tenere sciolte, perché o si guastano, o si sperdono, e classandole di volta in volta col tempo costituiscono un vero caos. Ma bisogna sacrificare questo inconveniente al buon servizio. Un privato deve tenere in portafogli le cose che mette assieme, per inserire ai propri luoghi quello che gli accade di ritrovare alla giornata, e se la collezione del Granduca si potesse tenere come quella di un particolare averei usato il medesimo metodo. Col tempo però se mai si facessero dei grossi acquisti si possono smontare i volumi, e riclassargli» (EFEMERIDI, s. II, VI, 1778, cc. 1062-1062v, 24 novembre).
[17] EFEMERIDI, s. II, VIII, 1780, c. 1357, 4 marzo.
[18] EFEMERIDI, s. II, XX, 1782, c. 1851v, 22 agosto.
[19] INVENTARIO GENERALE DISEGNI 1775-1784, vol. IV. Il numero corrispondente di cui scrive Pelli nel frontespizio del nostro codice è la segnatura aggiuntiva e classificatoria per il nuovo ordinamento dei volumi di disegni, dei quali conserva anche la distinzione per Universali e Miscellanee, Piccoli, Mezzani, Grandi e Stragrandi, più dispersiva.
[20] INVENTARIO VOLUMI DISEGNI 1784: www.memofonte.it/home/files/pdf/disegni_inventario1784.pdf e in FILETI MAZZA 2009, Appendice XIII. Pelli elenca qui anche i disegni incorniciati e appesi alle pareti e segnala per ogni volume le eventuali integrazioni dei fogli sciolti, rinviando sempre alla segnatura dell’inventario del 1769 (INVENTARIO DISEGNI 1769), con il quale effettua un utile riscontro. Lo stesso inventario del 1769 rimandava alle segnature che contrassegnavano i volumi nel precedente catalogo, risalente al 1704. Cfr CHIARINI DE ANNA 1982b, p. 152, nota 20.
[21] Precoci tentativi di lettura del manoscritto e di identificazione delle collezioni di provenienza sono in BORRONI SALVADORI 1983b, pp. 1051-1053 e GAETA BERTELÀ 1987, p. 521, nota 3, quando, tuttavia, non erano ancora stati chiariti alcuni fattori problematici, come il documentato smembramento dei volumi originari e la creazione dei nuovi, avvenuta in momenti diversi e ancora da ricostruire, volume per volume. In proposito cfr. BORRONI SALVADORI 1983b, p. 1051. Le identificazioni di tutti i disegni descritti negli inventari di Giuseppe Pelli sono in corso da parte di Annamaria Petrioli Tofani, che ringrazio per la disponibilità.

 

Passiamo a esaminare l’impalcatura dell’inventario. L’Indice di CXXII volumi di disegni si presta a interpretazioni fin dall’intestazione, che costituisce, una volta compresa, una sorta di avviso per la consultazione, essenziale ed esauriente. Il numero dei volumi, ad esempio, è stato cancellato due volte e le cifre precedenti sono di difficile lettura. Queste correzioni testimoniano il progressivo e non facile aggiornamento del catalogo e anche l’ultimo «CXXII», a ben contare, non è definitivo. I libri descritti sono, infatti, centoventitre, per un totale di oltre diecimila disegni, all’epoca circa metà della raccolta. La numerazione parte dai nn. 83 e 84, per poi passare al n. 105 e da qui prosegue, senza interruzioni, fino al n. 225, ovvero il totale dei volumi di disegni nel 1784[22]. Nell’indice riassuntivo dell’Inventario generale dei disegni, tuttavia, ne sono elencati altri tre, segnati di n. 226, 227 e 228, che vanno idealmente a completare la collezione[23]. Non riportati in nessuno dei tre tomi dell’Indice, erano conservati nello stanzino del direttore, come emerge dal confronto con l’inventario generale della Galleria, e contenevano recenti disegni di vasi, antichità e bronzi della collezione[24].

È necessario, a questo punto, chiarire il riferimento alla prima parte dell’Indice chiosato nel frontespizio, «la quale va dal n. I al n. CVI dei volumi della raccolta, meno i n. 83, 84, e 105 duplicato». L’ipotesi di lettura è che i tre volumi citati e il n. 106, i primi ad essere descritti nella seconda parte, dovevano essere considerati come appartenenti alla prima, anche se le descrizioni dei disegni non vi erano ancora state tutte inserite o, lo vedremo, proprio per questa ragione. Lo si ricava anche da una nota di Pelli su di una piccola carta, un tempo incollata prima dell’inserto 107: «Qui deve principiare la p[arte] II»[25]. Occorrono alcuni dettagli tecnici per comprendere quanto avvenuto.

Per il tomo al n. 105 leggiamo: «Nel volume intitolato Miscellanea XXII. Disegni uno per maestro. I disegni sono numero come appresso. L’ho copiato anche a parte per nomi dei professori»[26]. Il «duplicato» riferito a questo libro si spiega con il fatto che le descrizioni dei disegni erano già state inserite nella prima parte e sono qui ripetute, come è possibile verificare per ogni artista. La Miscellanea XXII, inoltre, ultima dei vecchi Universali, era presente già nell’inventario del 1769, ma fu fatta integrare da Pelli di altri vecchi fogli, come si precisa nell’Inventario generale del 1784[27]. Se il n. 105 ‘duplicato’, con 257 disegni, rientra quindi di diritto nella prima parte dell’Indice, per i nn. 83, 84 e 106, ossia i volumi LII e LIII dei ‘Piccoli’ e l’Universale XXIII, la situazione è differente.



[22] La cifra, a differenza dei 170 volumi menzionati da Lanzi, aggiornato a prima del 1782, corrisponde a quella riportata dallo Zacchiroli nella sua Galerie de Florence, stampata nel 1783, dove i disegni erano descritti come «contenus dans plus de deux cent vingt grands volumes» (ZACCHIROLI 1783, p. 54). In merito all’inserto n. 83, si segnala una correzione da apportare alla trascrizione pubblicata in FILETI MAZZA 2009, Appendice XV, c. 3, dove è invece riportato il n. 80: Pelli era solito scrivere le cifre tre e zero in maniera molto simile e il n. 83, in questo caso, corrisponde a quanto dichiarato nel frontespizio.
[23] INVENTARIO GENERALE DISEGNI 1775-1784, vol. IV, nn. 226-228: «226. Volume uno di disegni dei vari artisti del Gabinetto della R. Galleria; 227. Altro simile dei bassorilievi voti, lucerne ecc., di detto Gabinetto; 228. Volume uno di disegni di bronzi antichi del R. Gabinetto».
[24] INVENTARIO VOLUMI DISEGNI 1784, Stanza del Direttore, nn. 310-312: 310. Un libro coperto di carta marizzata di c. 20 in foglio, contenente i disegni di alcuni vasi antichi di terra esistenti nel Gabinetto della R. Galleria; 311. Uno detto simile di c. 47 intitolato Disegni, di alcuni pezzi figurati di terra del medesimo R. Gabinetto. 312. Un volume coperto di cartapecora bianca di c. 154 intitolato Disegni de’ bronzi antichi inediti del R. Gabinetto, fatti da Francesco Marchissi. Vol. I».
[25] INDICE CXXII VOLUMI DISEGNI 1784, c. 34/1. La stessa affermazione è ripetuta in INVENTARIO GENERALE DISEGNI 1775-1784, vol. IV, n. 245, 107: «A questo numero deve principiare la seconda parte dell’Indice».
[26] INDICE CXXII VOLUMI DISEGNI 1784, c. 9. In INVENTARIO GENERALE DISEGNI 1775-1784, vol. IV, Pelli registra l’intero volume indicando solo i nomi degli artisti, affiancati dal numero dei disegni.
[27] In INVENTARIO DISEGNI 1769, n. 3495, leggiamo: «Uno detto simile [Miscellanea di scolari diversi] segnato di n. XXII, cartolato da 1 a 79, entrovi numero 174 disegni, numero 158 maestri. Inventario suddetto n. 2666». In INVENTARIO VOLUMI DISEGNI 1784: «133. Uno detto simile intitolato come sopra [Miscellanee di scolari diversi], di c. 79, e segnato di n. XXII, entrovi dugentocinquantanove disegni di centoottantasette maestri, dei quali centosettantatre sono di centosettantadue maestri, benchè nell’inv. suddetto n. 3495 ne siano stati notati centocinquantotto (credesi per errore) e ottantasei ne sono stati aggiunti di quindici maestri, cioè […]»

Di questi tre tomi non c’è traccia negli inventari precedenti e l’unico aiuto è offerto, ancora una volta, dallo zelo esibito da Pelli nei suoi cataloghi manoscritti. Al n. 106 del nostro codice scrive: «Universale XXIII. Segnato di n. 3585. Disegni 69 di autori incogniti»[28]. Proprio al n. 3585 dell’inventario del 1769 troviamo, tra i libri delle stampe, tre tomi di carte bianche, uno grande e due più piccoli[29]. Furono sfruttati dal direttore per raccogliere alcuni dei disegni trovati sciolti, mentre gli altri erano già stati tutti accomodati nei volumi esistenti[30]. Unici tomi ‘nuovi’ contenenti disegni medicei o ante 1769, ultimi arrivati anche nelle rispettive numerazioni dei Piccoli e degli Universali, furono segnati di n. 83, 84 e 106 e descritti nella seconda parte dell’Indice dei disegni, anziché nella prima, nella quale erano però contemplati.

Già Gloria Chiarini osservava, a proposito dell’Inventario generale dei disegni del 1775-84, che «tutti gli inserimenti compiuti nei volumi tra il 1769 e il 1784 (841 pezzi) sono pienamente identificabili controllando l’inventario dell’84, mentre i tre volumi che, rimasti vuoti, erano stati riempiti con i disegni sciolti, non vengono descritti, così come tutti quei libri aggiunti alla collezione originaria fin dal 1769» [31]. Adesso, dopo l’acquisizione del nuovo Indice di CXXII volumi, dopo aver ricostruito il percorso di questi tre libri, è possibile identificare, in base alle descrizioni pelliane, i disegni che raccoglievano e restituirli al fondo mediceo o ai non molti ingressi di prima età lorenese.

Voltando pagina, approdiamo al volume che doveva dare avvio alla seconda parte, il noto Dante istoriato di Federico Zuccari (Fig. 2) che, tuttavia, accoglieva appena quattro pezzi di nuova acquisizione[32].

Giudicato meritevole di essere descritto «a parte», al libro si rinviava già nella porzione alfabetica dell’Indice[33]. Con l’eccezione di quattro fogli, era già segnalato, come precisa Pelli, nell’inventario del 1769: «È col numero 3598. Nell’Inventario del 1769 erano 83. Nel 1778 ne feci aggiunger quattro, cioè i due notati nel ristretto a carta 70 e due altri trovati di poi»[34].


[28] INDICE CXXII VOLUMI DISEGNI 1784, Ins. 106, c. 29.
[29] INVENTARIO DISEGNI 1769, n. 3585: «Tre libri di carta imperiale, bianche, coperte di sommacco rosso, filettati d’oro, che uno lungo braccia 1 soldi 8 e largo soldi 19 e due lunghi soldi 18 e larghi 2/3».
[30] Negli indici riassuntivi all’interno degli inventari Pelli leggiamo degli spostamenti dei vari disegni. Sono informazioni fondamentali per risalire, sfruttando l’inventario del 1769, il riscontro del 1773, l’inventario del 1703 e i cataloghi precedenti, alla collocazione dei pezzi nei volumi baldinucciani, leopoldiani e medicei in genere, o ai pochi ingressi ante 1769. Nell’INVENTARIO VOLUMI DISEGNI 1784, nn. 134, 186, 187: «134. Uno detto simile segnato di n. XXIII, di c. 78, entrovi sessantanove disegni di autori incerti. Il detto libro era in carta bianca e viene dall’inv. suddetto n. 3585 e cinquantatre dei suddetti disegni vengono dal n. 3767, essendo gli altri sedici aggiunti» (è il nostro n. 106); «186. Uno detto simile segnato di n. LII, lungo soldi 18, largo 2/3, di c. 56, entrovi settantasei disegni di tre maestri. Il libro, che prima era bianco, viene dall’inv. suddetto n. 3585 e i disegni, settanta sono del n. 3641, uno del 3678 e cinque del 3623 e sono gli appresso cioè: Domenico Passignano 70, Mariotto Albertinelli 1, Guercino da Cento 5. In tutti n. 76» (è il n. 83); «187. Uno detto simile segnato di n. LIII, di c. 56, entrovi quarantadue disegni, dei quali alcuni sono col nome dell’autore. Il detto libro era prima bianco e viene dall’inv. n. 3585 e i disegni sono il residuo del n. 3767 a quali ne è aggiunto uno» (è il n. 84).
Nell’INVENTARIO GENERALE DISEGNI 1775-1784, vol. IV, n. 106: «106 Universale XXIII n. 3585. 134, era uno dei tomi di carte bianche legate nell’inventario generale, t. II, a c. 603. Contiene 76 disegni di: Domenico Passignani 70; Mariotto Albertinelli 1; Guercino da Cento 5».
[31] Cfr. CHIARINI DE ANNA 1982b, p. 154.
[32] INDICE CXXII VOLUMI DISEGNI 1784, Ins. 107, cc. 34-44. I disegni i nn. inv. 3474 F-3561 F GDSU. Sulle vicende di questo volume e alcune testimonianze pelliane si veda FILETI MAZZA-TOMASELLO 2000, pp. 274-275; FILETI MAZZA TOMASELLO 2003, pp. 46-47 e FILETI MAZZA 2009, pp. 53-54. Si veda inoltre BRUNNER 1993; DANTE ISTORIATO 1999.
[33] INVENTARIO GENERALE DISEGNI 1775-1784, nella voce dedicata a Federico Zuccari leggiamo: «Studi per i disegni che Federigo fece per l’Inferno di Dante dipinto nella cupola del Duomo. Quello di n. 96 è propriamente simile a quelli che sono nell’altro che si descriverà a parte ed è grande».
[34] INDICE CXXII VOLUMI DISEGNI 1784, Ins. 107, c. 34.

 


Fig.-2-Federico-Zuccari,-Dante,-Virgilio-e-i-Giganti,-Firenze,-GDSU,-3500-F.
Fig. 2 Federico Zuccari, Dante, Virgilio e i Giganti, Firenze, GDSU, 3500 F.

 

I cinque tomi fin qui citati non erano i soli ad accogliere esemplari di più antica quanto incerta provenienza. Verso la fine del manoscritto, dall’inserto n. 176 al n. 182, scopriamo sette volumi di disegni di architettura, per i quali Pelli indica una segnatura, da n. 3600 a n. 3606, che corrisponde a quella dell’inventario del 1769, dove, infatti, furono descritti. Questi disegni, 762 pezzi, si vanno così ad aggiungere al gruppo che avrebbe dovuto far parte della prima parte dell’Indice[35]. I primi tre volumi accoglievano gli studi architettonici della Città ideale di Bartolomeo Ammannati (Figg. 3-4) e copie, eseguite dall’architetto Giovan Battista Nelli, dagli originali dello stesso Ammannati o dalla sua scuola, mentre il quarto, sempre del Nelli, disegni delle architetture e delle sculture di Michelangelo per la chiesa di San Lorenzo[36]. I rimanenti tre tomi contenevano disegni misti di antichità[37].

Dodici volumi di disegni, dunque, per un totale di circa 1290 pezzi, risalgono ad acquisizioni precedenti il 1769. Ne deriva che per essi, da un punto di vista documentario e per la ricostruzione delle provenienze, le filze di Galleria, con documenti a partire solo da tale data, non tornano utili se non per pochi, rintracciabili esemplari. In sintesi, i disegni nei volumi ai nn. 83, 84, 106 e anche 107, con eccezioni all’interno di ognuno che andrebbero esaminate nel dettaglio, e ai nn. 176-182, possono essere virtualmente ‘richiamati’ nella prima parte, in bella copia nei primi tre tomi dell’Inventario generale dei disegni del 1775-1784, dalla quale sono stati fino ad ora esclusi. Dell’inserto 105 se ne occupò lo stesso Pelli.

 

Fig.-3-Bartolomeo-Ammannati,-Pianta-di-cattedrale,-Firenze,-GDSU,-3383-F-recto.
Fig. 3 Bartolomeo Ammannati, Pianta di cattedrale, Firenze, GDSU, 3383 F recto.
Fig.-4-Bartolomeo-Ammannati,-Studi-anatomici-di-braccia,-Firenze,-GDSU,-3383-F-verso.
Fig. 4 Bartolomeo Ammannati, Studi anatomici di braccia, Firenze, GDSU, 3383 F verso.

 

I volumi rimanenti e i disegni che accoglievano, invece, attendono ancora una puntuale e approfondita analisi delle rispettive vicende, in funzione di un corretto e non incerto lavoro di ricostruzione delle collezioni di provenienza, tutte documentate dal rigoroso direttore e variamente segnalate anche nel manoscritto. Tra inventario e documenti di acquisto, infatti, emergono i nomi di molti collezionisti noti e di altri meno conosciuti: la famiglia Gaddi e i Michelozzi, Sebastiano Resta e il marchese del Carpio, Ignazio Enrico Hugford e Lamberto Cristiano Gori, Anton Francesco Marmi, Vincenzo Frati, Antonio Poggi, Felice Ricoveri, Francesco Miliotti e Giuseppe Salvetti[38]. Collezioni eterogenee per qualità e quantità, acquistate in momenti diversi dal 1769 al 1784, oggetto di sospetti smembramenti e incerte fusioni.  

 


[35] Pelli li fa precedere, infatti, alla sua indicazione posta nell’INVENTARIO GENERALE DISEGNI 1775-1784, a ricordare l’inizio previsto per la seconda parte dell’Indice (cfr. nota 25).
[36] INDICE CXXII VOLUMI DISEGNI 1784, Inss. 176-179, cc. 306-310: «176. Libro di piante di chiese ed altre fabbriche, in foglio. Segnato di n. 3601. Principia con la facciata di un tempio dedicato a S. Matteo, e questi disegni sono della scuola dell’Ammannati e furono copiati da Giovan Battista Nelli, nel volume segnato 3603»; «177 e 178. Segnato n. 3602. Città ideale di Bartolomeo Ammannati. O piuttosto disegni di fabbriche»; «Segnato n. 3603. Raccolta di disegni d’architettura di Bartol. Ammannati fiorentino, copiati da me G.B.N. Di pagine 109. Giovan Battista Nelli è il padre del senator Clemente, ancor esso senatore, operaio del Duomo e bravo ingegnere»; «179. Segnato n. 3604. Opere di architettura di Michelagnolo Buonarroti fatte per San Lorenzo di Firenze, misurate e disegnate da Giovan Battista Nelli al serenissimo Ferdinando principe di Toscana». Sul trattato della Città ideale di Bartolomeo Ammannati, i disegni (inv. nn. 3382 A-3464 A GDSU) e le copie di G.B. Nelli agli Uffizi si veda FOSSI 1970.
[37]INDICE CXXII VOLUMI DISEGNI 1784, Inss. 180-182, cc. 312-316 «180. Segnato n. 3600. Volume in foglio di vari disegni di antichità in numero di 277. Nell’Inventario intitolato Museo»; «181. Segnato n. 3605. Libro in quarto di disegni diversi di antichità ed altro, e sono carte n. 126 con disegni. […] Nella maggior parte vi è notato d’onde il tutto è preso, e pare che siano studi di qualche dilettante presi sul luogo»; «182. Segnato n. 3606. Disegni di vedute ecc. in quarto, n. 61. Sono per lo più qualche pezzo di antichità come a 14 ecc., qualche paese come a 7, 11, 47 ecc., e dal n. 48 in poi vi sono alcuni disegni del Virgilio vaticano ecc. Fino a 53 sono a penna e acquerello, gli altri sono a colori».
[38] Sulle acquisizioni di disegni di Giuseppe Pelli si rimanda a FILETI MAZZA-TOMASELLO 2000, FILETI MAZZA-TOMASELLO 2003 e FILETI MAZZA 2009, pp. 44-78, dove sono prese in esame alcune delle collezioni citate. Sulla collezione Michelozzi si veda BONFANTI 2001, dove l’inventario Pelli non è preso in considerazione. Per la collezione di Ignazio Enrico Hugford (1703-1778) e la sua figura di mercante e conoscitore: FLEMING 1955; BORRONI SALVADORI 1983b; MONBEIG GOGUEL 2006; GRISOLIA 2008; GRISOLIA 2009. Si segnala che tra i fogli in collezione Michelozzi non acquistati da Pelli, per le limitazioni imposte da Pietro Leopoldo, è emersa la presenza di un importante gruppo di 524 disegni, provenienti dalla nota collezione di Gaspar de Haro y Guzmán, VII marchese del Carpio, ambasciatore a Roma dal 1677 e viceré di Napoli dal 1683 al 1687. Il nucleo era descritto tra i disegni legati in libri: «524 Disegni in 13 tometti legati in sommacco rosso, raccolta fatta dal Marchese del Carpio Vice Ré di Napoli, di buoni autori» (AGU, Filza XII, 1779, n. 48, Inventario di disegni di diversi eccellenti autori e stime dei medesimi, Disegni legati in libri; cfr. EFEMERIDI, s. II, VI, 1778, c. 1006, 26 agosto). Il valore stimato era di 175 scudi romani. La presenza a Firenze di questi libretti, acquistati quasi certamente in Spagna dai Michelozzi e forse parte dei «quattordici libri in 4°» registrati in un inventario del marchese (cfr. CACCIOTTI 1994, p. 175, nota 35), apre nuove prospettive di ricerca sui disegni della collezione del Carpio, sulla stessa raccolta Michelozzi, sugli inattesi movimenti di questi tometti e dei loro fogli, sia prima della vendita Michelozzi del 1779, sia in seguito a tale data.

 

Possiamo ora comprendere a pieno la generica precisazione di Giuseppe Pelli in merito ai fogli descritti, definiti nel frontespizio «per lo più acquistati da Sua Altezza Reale», l’illuminato Pietro Leopoldo. Emendato il catalogo dai disegni già in collezione, sarà possibile ottenere, con le opportune ricerche, il quadro esatto e completo di questi importanti acquisti.

Alla luce di quanto esposto, chiarita anche presenza e identità dei volumi clandestini, è lecito cedere alla tentazione di etichettare l’Indice di CXXII Volumi di Disegni con la compendiaria ed efficace formula di inventario ‘lorenese’ tout court, per distinguerlo dall’Indice alfabetico in bozze e dalla sua bella copia, già indicata come inventario ‘mediceo’ tout court e come tale ampiamente accettata[39].

L’approccio metodologico e descrittivo adottato nel nostro inventario ‘lorenese’ è in continuità con quello riscontrato nella prima sezione dell’Indice. L’esperienza accumulata, tuttavia, unita alla crescente consultazione di cataloghi di altre collezioni e ad una compilazione slegata dall’austera struttura alfabetica per artista, rende il manoscritto una delle più riuscite prove pelliane.

Trascorsi oltre due secoli, il disegno appare agli occhi del moderno lettore con un’immediatezza che non lascia indifferenti. Soggetto, tipologia, tecnica e supporto si sommano riga su riga a colmare di fogli i preziosi volumi e, scorrendo le vecchie carte, sorprendono la ricchezza e la varietà terminologica con cui sono esibiti gli studi maneggiati dal direttore. L’abilità sintetico-descrittiva raggiunta da Pelli permette oggi, smembrati i volumi, di identificare la maggior parte dei disegni, che una volta esaminati rendono il suo lavoro ancor più apprezzabile e comprensibile. Questa impostazione analitica si fa generica e ambigua solo nel caso dei disegni di paesaggio e degli studi accademici, in alcuni casi più difficili da ritrovare e da distinguere gli uni dagli altri. Scendere nel dettaglio di questo genere di fogli, ad esempio descrivendo l’esatta posizione dei diversi elementi, significava andare oltre le esigenze di sintesi dell’inventario e la scelta del direttore è la riprova di una coerente diligenza classificatoria.

Le tipologie iconografiche sono inquadrate, se possibile, nelle primissime parole. Troviamo efficaci formule descrittive ripetute per l’intero Indice, usate per temi sacri o profani, e a volte è sufficiente una leggera variazione, apparentemente insignificante, per visualizzare un dettaglio che segna la differenza e del quale si apprezza la scelta solo dopo l’identificazione del foglio: «Vergine col Figlio in collo» è immagine ben diversa da «Vergine col Figlio in braccio» o «Vergine col Figlio fra le ginocchia». Tali specifiche non lasciano spazio a incertezze nel caso di disegni similari o difficili da reperire, sia in seguito allo smembramento del volume, sia per un precoce cambio di attribuzione, sia perché anonimi. A volte il livello di dettaglio supera il mero valore didascalico e compensa del tutto l’assenza dell’originale o di una sua riproduzione. «La Vergine sedente col Figlio sul ginocchio destro, con schizzo di due Santi allato, a acquerello e penna» oppure «Una grotta con l’incudine, tre figure che osservano un loro compagno caduto in terra, ferito da una freccia scoccata d’altra figura che sopravviene, su fondo giallo» », e ancora « Veduta di un fiume con fabbriche sulla riva ed un ponte nel fondo, a matita nera, per il largo, di Paolo Anezi» (Fig. 5), sono solo alcune delle tante soluzioni che contribuiscono alla resa di un inventario ‘parlante’ pur se privo di immagini[40].

Fig.-5-Paolo-Anesi,-Veduta-del-Ponte-rotto-e-dell'Isola-tiberina-a-Roma,-Firenze,-GDSU,-443-P,-provenienza-collezione-Hugford-(già-collezione-Gabburri).
Fig. 5 Paolo Anesi, Veduta del Ponte rotto e dell'Isola tiberina a Roma, Firenze, GDSU, 443 P, provenienza collezione Hugford (già collezione Gabburri).
 

Si accalca così un popolo di nudi, figure, mezze figure, figurine, figurette, femmine nude, stanti, sedenti, giacenti, genuflesse e in viaggio. La medesima attenzione è dedicata alla tipologia di disegno e alla tecnica, così come non mancano eventuali segnalazioni di un supporto particolare o di un’iscrizione[41]. Dalla totale assenza di indicazioni sulla natura del foglio, come nella maggior parte dei casi, e dal generico «disegno» (203 occorrenze), si passa alle più corrette e frequenti definizioni di «schizzo» (809), «studio» (132) e «pensiero» (68) o ai rari casi di «sbozzo» (10 volte) o «bozzo» (1). Parole variamente accompagnate dal nome di un artista, dallo strumento del suo segno, dall’aspetto e tinta della carta, resa nei suoi colori più vari, con sfumature lessicali a volte indegne di un appassionato dantista e linguista e per questo più coraggiose e apprezzabili. Una graduale confidenza con il linguaggio che permea l’inventario, non privo di momenti curiosamente gustosi, e, in termini più ampi, con il metodo che governa il lavoro del suo estensore, consente un’identificazione dei disegni più agevole e meno soggetta a incomprensioni, errori o confusioni.


[39] Cfr. CHIARINI DE ANNA 1982b, p. 153; GAETA BERTELÀ 1987, pp. 521-523.
[40] Va anche segnalata la presenza, rara, di descrizioni la cui brevità può sorprendere, come «Un Presepio» o «Circoncisione», prive di qualsivoglia informazione accessoria. In questi casi l’essenzialità è spesso giustificata dall’appartenenza a una serie di cui sono già stati forniti alcuni dati, come l’artista o la tecnica adoperata.
[41] Cfr. FILETI MAZZA 2009, p. 50, anche a proposito della moderna sintesi delle tipologie iconografiche inserita dallo stesso Pelli nella prima parte dell’Indice.

 

Le soluzioni adottate da Pelli sono accorgimenti necessari, si penserà, e in stretto rapporto con la varietà e con la mole dei pezzi, ma che non meritano di passare in secondo piano e non devono essere dati per scontati. Tali risultati furono il frutto di un metodo ricercato e di una consapevole preparazione, già sottolineati dalla critica[42]. Negarlo equivale a sminuire l’intera conduzione pelliana e a non comprendere la modernità del suo contributo in termini di gestione museale e di organizzazione e tutela del ricco patrimonio, grafico e non solo, della Reale Galleria degli Uffizi.

Ricerca e preparazione metodologica, storiografica, tecnica, innestate su una palese predisposizione caratteriale: le memorie del direttore informano ampiamente su questo percorso e gli inventari pervenuti ne confermano i risultati. La sua curiosità in materia era tanta e dichiarata. Il 5 gennaio 1779, in piena compilazione del catalogo dei disegni, affermava:

 

Gabinetto di Pietro Giovanni Mariette venduto. Ho avuto (cioè lo possiedo) il catalogo con i mezzi che fu venduto nel 1775 il gabinetto di Pier Giovanni Mariette e lo trovo il più ricco di disegni, e di stampe che io conosca. Mi duole che si sperdesse. Io vi ho imparato qualche cosa, ed avendo potuto avere il comodo di esaminare un tal gabinetto si sarebbe acquistata una cognizione ed una pratica in quel genere ottimissima. Io ne son privo, e diffido di poterla fare, non vi essendo qua raccolte copiose. Che rarità aveva Mariette?[43].

 

Questa fame di ‘cognizione’ e di pratica con il materiale grafico era solo in parte appagata dalla consultazione delle collezioni offerte in vendita al granduca, o dalla fitta trama di rapporti eruditi in cui Pelli era inserito. Nell’ottobre 1779 ricordava alcuni stimoli per la sua riflessione sui sistemi di classificazione, come il ricco e istruttivo catalogo della collezione Crozat compilato dall’apprezzato Mariette: «Io ho fra le mani per studiare, e vi acquisto dei lumi, il catalogo dei disegni e delle gemme di Crozat fatto da Mariette, e pubblicato nel 1741»[44]. L’obiettivo di questa ricerca era, ovviamente, in funzione del materiale di Galleria e del «dettagliato catalogo» dei disegni, ma occorre prudenza per non incorrere nel rischio di sminuire le aspirazioni e gli studi di Giuseppe Pelli, come il metodo che governa il suo lavoro, a un limitato interesse materialistico.

L’approfondimento storiografico portato avanti dal direttore, di pari passo con lo spoglio dei disegni e con la gestione dell’intero patrimonio granducale, non si può desumere dalla sola lettura di un inventario, per quanto alcuni tra i commenti sparsi nel manoscritto siano un segnale di questa ricerca. Dalle tante carte di Pelli pervenute si ricavano, in proposito, molte informazioni utili e alcune intuizioni felici[45]. Emergono la conoscenza e la consultazione di numerosi testi di letteratura artistica, così come di altri strumenti dell’epoca, primi tra tutti gli abbecedari.

Su tutte, è illuminante una memoria del caldo agosto del 1782, testimonianza delle giornate trascorse sui libri. Giuseppe Pelli, il giorno prima di alludere al catalogo in corso dei nuovi disegni, si dichiara, significativamente, ‘occupato fra pittori’:

 

Sono occupato fra pittori. Quanti libri abbiamo sopra quest’arte, ma quanto siamo ancora mancanti di una storia perfetta, che indichi senza passione il merito, e le doti di ciascuno! Doppo il Guarienti, che accrebbe l’Abecedario pittorico del padre Orlandi, non si è veduto nulla di quanto vi aggiunse il cavalier Gabburri, i di cui scritti sono in casa Stufa, Pietro Mariette ecc. Eppure bisognerebbe anche questo aiuto per avere una perfetta cognizione di tutti gli artisti. Io che ho mani in pasta provo i vuoti che restano, e l’inutilità delle repetizioni, che s’incontrano in questi tanti libri, i quali per sopra più sono anche rari, e spesso di più costo del loro intrinseco valore[46].

 

Parole che son segno di grande libertà e attenzione critica oltre che di un rigoroso spoglio dei testi. Trapelano la consapevolezza dell’importanza di un contatto diretto con le opere e l’esigenza di una «perfetta cognizione» di tutti gli artisti, espressione in linea con la sua produttiva pignoleria.

Che cosa intenda Pelli per «storia perfetta» è oggi assolutamente chiaro. Ironia della sorte, un inimicato aiutante di nome Luigi Lanzi andava elaborando il suo grande affresco della storia dell’arte italiana.


[42] Cfr. FILETI MAZZA-TOMASELLO 2000, pp. 282-283; FILETI MAZZA 2004; FILETI MAZZA 2009, pp. 44-55.
[43] EFEMERIDI, s. II, VII, 1779, c. 1083v, 5 gennaio.
[44] EFEMERIDI, s. II, VII, 1779, cc. 1234v-1235, 10 ottobre 1779. La lista proseguiva con molti cataloghi di collezioni straniere: «[…] quello delle stampe e delle carte geografiche del maresciallo duca d’Estrees (1741); quelli dei quadri del principe di Carignano (1742); quello delle statue del cardinale di Polignac, che acquistò poi il re di Prussia (1742); quello delle curiosità di Cressent ebanista del duca d’Orleans (1748); quello dei quadri di monsieur Pasquier (1755); quello delle stampe ecc. di monsieur Quentin de Lorangere fatto da Gersaint (1744) stimabile per il novero esatto dell’intagli di Callot; quello del duca di Tallard fatto da Remy, e Glomy (1756) che aveva una preziosa collezione di pitture; quello del gabinetto dell’avvocato Potier fatto dai suddetti (1757); quello dei quadri di monsieur Crozat baron de Thiers, che acquistò, per quanto mi dicono l’Imperatore di Moscovia (1755); quello di pittura, e scultura francese soltanto di monsieur de Lalive (1764); quello delle statue, figure, busti, vasi ecc. del suddetto monsieur Crozat (1750); quello del gabinetto del conte de Vence disteso da padre Remy (1760); quello delle cose raccolte da Coypel pittore francese di grido (1753); quello delle pitture, e sculture che aveva messe insieme il presidente de Tugny (1751); quello delle collezioni dell’abate di Fleury (1756); quello del ricco gabinetto di Mariette formato da Bassan (1775) ecc. ecc. Ho notizia di molti altri, che non potrei procurarmi senza grossa spesa e senza lunghe difficoltà.».
Pelli cita il catalogo Crozat anche nel Catalogo delle pitture della Regia Galleria, nella sezione dedicata al Gabinetto dei disegni: «E Mariette nel tessere il catalogo della ricchissima collezione di disegni che messe assieme il celebre signor Crozat, si avvisò di fare il carattere ai più eccellenti maestri, e vi riuscì molto lodevolmente, come io stesso ho riconosciuto essendosi preso il piacere di esaminare giudizi nel tessere con lunga fatica il catalogo» (PELLI BENCIVENNI 2004, p. 155).
[45] Oltre alle inesauribili Efemeridi e al carteggio, si vedano le osservazioni di Pelli dedicate ai disegni in PELLI BENCIVENNI 2004, pp. 153-159.
[46] EFEMERIDI, s. II, XX, 1782, c. 1851, 21 agosto. Per la memoria del 22 agosto cfr. nota 18. Sui legami fra l’Abcedario orlandiano e le Vite di Francesco Maria Niccolò Gabburri si veda CECCONI 2008.
 

 

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M. FILETI MAZZA, B. TOMASELLO, Gli scritti di Giuseppe Pelli Bencivenni: anagrafe storica, Firenze 2005.

 

FLEMING 1955

J. FLEMING, The Hugfords of Florence (part I) e (part II). With a provisional catalogue of the collection of Ignazio Enrico Hugford, «The Connoisseur», 136, 1955, pp. 106-110, 197-206.

 

FORLANI TEMPESTI 1973-1974

A. FORLANI TEMPESTI, Il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, «Atti della Società Leonardo da Vinci», 3, 1973-1974, pp. 327-339.

 

FORLANI TEMPESTI 1980

A. FORLANI TEMPESTI, Il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, in GLI UFFIZI 1980, pp. 1173-1182.

 

FORLANI TEMPESTI 1983

A. FORLANI TEMPESTI, Il Gabinetto disegni e stampe degli Uffizi nel quadro del collezionismo di grafica in Italia dal ‘500 all’Unità, in GLI UFFIZI 1983, pp. 183-199.

 

FOSSI 1970

M. FOSSI, La città. Appunti per un trattato, Roma 1970.

 

GAETA BERTELÀ 1982

G. GAETA BERTELÀ, Testimonianze documentarie sul fondo dei disegni di Galleria, in GLI UFFIZI 1982, pp. 107-145.

 

GAETA BERTELÀ 1987

G. GAETA BERTELÀ, Archivio del collezionismo mediceo. Il cardinal Leopoldo, I, 2, Catalogo storico dei disegni, Milano 1987.

 

GLI UFFIZI 1980

Gli Uffizi. Catalogo generale, Firenze 1980.

 

GLI UFFIZI 1982

Gli Uffizi: quattro secoli di una Galleria. Fonti e documenti, Atti del convegno (Firenze 20-24 settembre 1982), a cura di P. Barocchi e G. Ragionieri, Firenze 1982.

 

GLI UFFIZI 1983

Gli Uffizi: quattro secoli di una Galleria, Atti del convegno (Firenze 20-24 settembre 1982), a cura di P. Barocchi e G. Ragionieri, Firenze 1983.

 

GRISOLIA 2008

F. GRISOLIA, Disegni oltremontani nella collezione di Ignazio Enrico Hugford, «Proporzioni», 7, 2006 (2008), in corso di stampa.

 

GRISOLIA 2009

F. GRISOLIA, Disegni napoletani nella collezione Hugford agli Uffizi, in LE DESSIN NAPOLITAIN 2009, in corso di stampa.

 

INDICE CXXII VOLUMI DISEGNI 1784

G. PELLI BENCIVENNI, Indice di CXXII Volumi di Disegni della R. Galleria. Parte II, Biblioteca degli Uffizi di Firenze, ms. 463/3/3.

 

INDICE DISEGNI 1775-1780

G. PELLI BENCIVENNI, Indice alfabetico dei disegni della R. Galleria, Biblioteca degli Uffizi di Firenze, ms. 463/3/1, 2.

 

INVENTARIO VOLUMI DISEGNI 1769

R. COCCHI, Inventario generale della R. Galleria (Disegni e Stampe), 1769, Biblioteca degli Uffizi di Firenze, ms. 98.

 

INVENTARIO VOLUMI DISEGNI 1784

G. PELLI BECIVENNI, Inventario generale della R. Galleria, Classe III, Disegni, Stampe e Libri, Biblioteca degli Uffizi di Firenze, ms. 113.

 

INVENTARIO GENERALE DISEGNI 1775-1784

G. PELLI BENCIVENNI, Inventario generale dei disegni compilato da Giuseppe Pelli Bencivenni, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi di Firenze, ms. 102

 

LANZI 1782

L. LANZI, La Real Galleria di Firenze accresciuta e riordinata per comando di S.A.R. l’Arciduca Granduca di Toscana, Firenze 1782 (rist. anast. Firenze 1982).

 

LE DESSIN NAPOLITAIN 2009

Le dessin napolitain, Atti del convegno (Parigi 6-8 marzo 2008), a cura di F. Solinas e S. Schütze, Roma 2009, in corso di stampa.

 

MONBEIG GOGUEL 2006

C. MONBEIG GOGUEL, Les artistes florentins collectionneurs de dessins de Giorgio Vasari à Emilio Santarelli, in ARTISTE COLLECTIONNEUR DE DESSIN 2006, pp. 35-65.

 

NOTA DE’ LIBRI DI DISEGNI 1687

F. Baldinucci, Nota de’ Libri di disegni tanto grandi che mezzani, con la distinzione di quanti ne sono attaccati per libro,[…] e detta nota comincerà secondo il numero di che son notati e come stanno nell’armadio, Archivio di Stato di Firenze, GM 779, ins. 9, cc. 995-1027.

PELLI BENCIVENNI 2004

G. PELLI BENCIVENNI, Catalogo delle pitture della Regia Galleria. Gli Uffizi alla fine del Settecento, a cura di M. Fileti Mazza, B. Tomasello, Firenze 2004.

 

PETRIOLI TOFANI 2005

A. PETRIOLI TOFANI, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi. Inventario. Disegni di Figura. 2, Firenze 2005.

 

ZACCHIROLI 1783

F. ZACCHIROLI, Description de la Royale Galerie de Florence, Firenze 1783.

 

ZUCCARI E DANTE 1993

Federico Zuccari e Dante, Catalogo della mostra, a cura di C. Gizzi, Milano 1993.


Last Updated ( Thursday, 16 July 2009 )
 
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