«Per dar pascolo a passeggiere dilettante». Autori e pubblico delle guide storiche di Pisa

 Andrea Salani

Luigi Lanzi nella Prefazione all’edizione del 1792 della sua Storia Pittorica, coll’intento di giustificare l’impostazione della propria opera, descrive la temperie culturale della Toscana di fine Settecento:

 

Ogni cosa par che il consigli il trasporto de’ principi per le belle arti, la intelligenza di esse estesa a ogni genere di persone, il costume di viaggiare reso su l’esempio de’ grandi sovrani, più comune a’ privati, il traffico delle pitture divenuto un ramo di commercio importante alla Italia, il genio filosofico della età nostra, che in ogni studio abborrisce superfluità e richiede sistema [1] .

 

Si elencano così le motivazioni materiali che favorirono il fiorire di differenti generi letterari legati alla storia artistica delle città, tra le quali spicca certamente «il costume di viaggiare»; la Toscana e i suoi tre principali poli (Firenze, Siena e Pisa) rappresentarono tappe fondamentali del Grand Tour, sin dalle ‘esplorative’ esperienze cinquecentesche (Michel de Montaigne) e seicentesche. Il Settecento costituisce il secolo d’oro di questo fenomeno, che catalizzò una serie difficilmente calcolabile di implicazioni sul profilo sociale, culturale e letterario. Il viaggio intrapreso da eruditi o giovani rampolli di prestigiose famiglie europee nel XVIII secolo, assunse i connotati di una «consuetudine didattica» [2] e favorì la nascita di alcune tipologie letterarie.

In primo luogo l’identificazione del viaggio col suo valore educativo ebbe per conseguenza l’incremento della manualistica intesa a definire regole e riti dell’esperienza itinerante [3] , ma i due principali filoni che emersero in quel contesto furono quello dei resoconti, diari e memorie relativi al viaggio redatti durante o al termine del medesimo, e quello delle guide, intese come strumenti di supporto al viaggiatore scritti da autori nativi della città o della zona di pertinenza della guida o da personaggi ad essa legati per motivi professionali o di altro genere.

La città di Pisa è identificabile quale meta prediletta di viaggio – indipendentemente dalle finalità del medesimo [4] – a partire dalla seconda metà del XVI secolo, come riscontrabile dalle visite di personaggi come Michel de Montaigne (1580-1581) o Fynes Moryson (1594). Si tratta di esperienze riportate all’interno di mémoires, travel books e altre tipologie di resoconti che cristallizzarono l’immagine di Pisa in alcuni stereotipi stabili e immutabili, come uno di quei luoghi che all’interno di un itinerario si vede assegnato il compito di rassicurare piuttosto che di sorprendere [5] .

Alla letteratura di viaggio, prodotta dai viaggiatori stessi, fece riscontro, a partire dalla metà del Settecento, una notevole produzione di guide aventi per oggetto la sola città di Pisa.

L’analisi di questa tipologia letteraria, che vide pubblicazioni anche oltre il 1800, costituisce un interessante occasione di indagine del contesto all’interno del quale nasceva il testo, ovvero in merito alle biografie degli autori, alle possibili motivazioni che portavano alla stesura di una guida e al potenziale pubblico cui questa era destinata.

A tale fine, fondamentale un’attenta indagine testuale da condursi in particolare sulle introduzioni, proemi o prefazioni, che normalmente costituiscono l’incipit di questo tipo di volumi.

 


[1] LANZI 1792, p. 6.
[2] BRILLI 1995, p. 18.
[3] BAILO-BLASUCCI 2003, p. XXIV.
[4] Pisa durante la seconda metà del Settecento fu eletta a residenza estiva del Granduca, quindi molti la frequentavano come città sede temporanea della corte.
[5] BAILO-BLASUCCI 2003, p. XVII.


Gli autori.

Degli autori delle guide pisane si hanno in effetti notizie biografiche alquanto scarne e frammentarie; anche per quel che concerne la figura eminente di Alessandro da Morrona, ci troviamo di fronte a poche informazioni, per lo più relative all’intensa dialettica che questi intrattenne con studiosi ed eruditi, a cavallo tra XVIII e XIX secolo.

Pochissimo sappiamo dell’autore di quella che potremmo considerare la prima guida di Pisa pubblicata nel 1751 - Guida per il passeggiere dilettante di pittura, scultura ed architettura nella città di Pisa [6] -, Pandolfo Titi.

A partire dal frontespizio (Fig. 1), Titi si presenta come «cavaliere» e «Nobile della città di San Sepolcro»; da un’accurata analisi dei registri dei cavalieri dell’Ordine di Santo Stefano ordinati a Pisa nella prima metà del XVIII secolo emerge la figura di Pandolfo Tidi, nato nel 1696 e morto nel 1765 a Livorno, che ricevette l’abito il 30 maggio del 1726 [7] . Si tratta dunque di un pisano d’adozione che scrive la propria guida in omaggio e a descrizione della città che lo ha ospitato nel corso della sua vita.

Fig.-1-Frontespizio-di--P.-Titi,-Guida-per-il-passeggiere-dilettante-di-pittura,-scultura-ed-architettura-nella-città-di--Pisa,-Lucca-1751
Fig. 1 Frontespizio di P. Titi, Guida per il passeggiere dilettante di pittura, scultura ed architettura nella città di Pisa, Lucca 1751

 

Caso similare si verifica per Gioacchino Cambiagi, autore di una guida pubblicata nel 1773 [8] coll’intento dichiarato di emendare e aggiornare le notizie date dal Titi, ma che si risolve in una sintesi del Passeggiere dilettante finalizzata ad introdurre la descrizione dei Bagni di San Giuliano e delle proprietà curative delle loro acque. Da alcuni passaggi nell’Introduzione e all’interno del testo, si evince che Cambiagi non era nato a Pisa, dove comunque effettuò i propri studi; quando affronta la descrizione della zona universitaria e del palazzo della Sapienza, si dilunga non poco infatti nell’elencare i nomi dei professori dell’ateneo [9] . Si è portati a ipotizzare una parentela con l’omonimo e contemporaneo editore fiorentino Gaetano, anch’egli autore di una guida di Firenze [10] , di cui forse era fratello.

Il 1792 vede una nuova pubblicazione dal titolo Descrizione della città di Pisa per servire di guida al viaggiatore [11] della quale non si conosce l’autore. Si tratta di un testo che si propone dichiaratamente di ridurre in forma di itinerario, utilizzando lo schema impostato dal Titi, le innovative speculazioni comparse nei volumi della Pisa illustrata nelle arti del disegno pubblicata da Alessandro da Morrona tra 1787 e 1793. Alcuni hanno proposto lo stesso da Morrona quale autore della guida, ma, al di là dei continui riferimenti al «Sig. Morrona» fatti in terza persona, che potrebbero corrispondere a un espediente letterario, il modo di scrivere appare decisamente incompatibile con quello dell’autore della Pisa illustrata e delle altre opere di cui parleremo più avanti. Al di là di tutto la Descrizione della città di Pisa è un’interessante operazione editoriale che ebbe il plauso del da Morrona stesso, anche se non come diretto promotore, e che testimonia del notevole interesse che investì le scoperte morroniane, compendiate in forma di guida ancor prima della loro completa pubblicazione [12] .

Proprio Alessandro da Morrona pubblicò due guide nel 1798 e nel 1821, a compendio delle due edizioni della Pisa illustrata, più, nel 1816, un volume intitolato Pregi di Pisa, compendiati da Alessandro da Morrona patrizio pisano.

Per quel che concerne la biografia morroniana non è possibile ricavare niente di nuovo dall’analisi delle introduzioni alle sue opere dalla quale si rafforza l’immagine di un personaggio eminente che ostenta la sicurezza di chi si considera – ed è considerato – un’autorità.

Gli autori delle guide che vengono scritte entro il primo quarto del 1800 si configurano come appartenenti a categorie ben differenti. Nei casi di Titi e Cambiagi ci troviamo di fronte a personalità che non possiamo certamente definire come professionisti. Si tratta non più di soli studiosi, collezionisti o mecenati, ma di persone «in possesso di una loro specifica dimensione di studio che andava a corroborare in maniera significativa, integrandola con un’esperienza di scrittura e di fondamento metodologico, il contributo dei ‘professori’ il quale però restava, è bene chiarirlo, quello legittimo e ultimativo» [13] .

Quello di Alessandro da Morrona è ovviamente un caso differente, che vede un affermato studioso cimentarsi con un genere letterario anche all’epoca ritenuto minore, ma del quale lo storico correttamente non sottovalutò le potenzialità divulgative.



[6] TITI 1751.
[7] CASINI 1996, pp. 423-424.
[8] CAMBIAGI GIOACCHINO 1773.
[9] CAMBIAGI GIOACCHINO 1773, pp. 103-109.
[10] CAMBIAGI GAETANO 1790.
[11] DESCRIZIONE DELLA CITTÀ DI PISA 1792.
[12] Il terzo e ultimo volume della Pisa illustrata venne pubblicato solo nel 1793.
[13] PELLEGRINI 2006, pp. 95-96.


Le motivazioni.

Le motivazioni che potevano portare alla redazione di una guida erano molteplici e riconducibili ad alcune categorie principali.

L’intento campanilistico è sotteso a buona parte delle pubblicazioni di questo tipo; una guida era scritta per celebrare le bellezze della città nativa, spesso in concorrenza con la comparsa di testi analoghi dedicati a centri limitrofi. Frequentemente poi le guide volevano porsi in rapporto con i diari e resoconti scritti dai viaggiatori che, nella pur generale celebrazione delle bellezze italiche, spesso non lesinavano critiche, non di rado stereotipate, al malcostume della popolazione o alle condizioni di degrado di alcune realtà. In particolare i topoi negativi relativi alla città di Pisa erano legati allo spopolamento [14] e alla presunta insalubrità dell’aria [15] .

Proprio a queste insinuazioni intende rispondere Pandolfo Titi rivolgendosi nell’introduzione Al cortese lettore preoccupato che:

 

il passeggiere fosse stato male informato colla lettura di qualche cattivo libro di geografia e di autore straniero, che dicesse che in questa città non si gode di un’aria perfettissima, come molti ve ne sono, che son caduti in questo errore, e particolarmente i francesi [16] .

 

Nel medesimo contesto precisa anche che la città «adesso arriva alla somma di quindici, in sedici mila, senza contare li forestieri» [17] , con l’intento di smentire le maldicenze francesi. Evidente quindi è il rapporto tra la stesura delle guide e la conoscenza della littérature de voyage prodotta dai viaggiatori stessi; tale reciproco scambio non rappresenta da solo lo stimolo decisivo all’ideazione di testi in forma di guida, ma è facilmente rintracciabile nelle introduzioni ad altri volumi simili.

Singolare infatti che nelle altre guide pisane non compaia nessun riferimento a critiche e osservazioni di viaggiatori in merito agli stereotipi negativi della città. Piuttosto i capitoli introduttivi sostituiscono il motivo della risposta alle critiche con quello dell’inserimento dell’opera in un filone letterario specifico per la realtà pisana.

Sin dal testo del Cambiagi si fa un diretto riferimento all’opera del Titi, considerata unanimemente come ‘capostipite’ del genere in Pisa, tanto che l’autore si ripropone di «compendiare, correggere ed aggiungere ciò che a dette belle arti appartiene» [18] rispetto al Passeggiere dilettante, che è fra l’altro considerata come una pubblicazione che «non ebbe altro scopo, che di soverchiamente trattenere il lettore» [19] (Fig. 2).

Fig.-2-Frontespizio-di-G.-Cambiagi,-Il-forestiero-erudito-o-sieno-compendiose-notizie-spettanti-alla--città-di-Pisa-scritte-per-suo-divertimento-dal-dottore-Giovacchino-Cambiagi,-Pisa-1773.-
Fig. 2 Frontespizio di G. Cambiagi, Il forestiero erudito o sieno compendiose notizie spettanti alla città di Pisa scritte per suo divertimento dal dottore Giovacchino Cambiagi, Pisa 1773.

Subentra così un nuovo stimolo alla stesura di una guida, quello di confrontarsi con un genere letterario affermato. In particolare il successo editoriale della pubblicazione del Titi è attestato dalla presenza di copie del testo in alcuni dei fondi bibliotecari privati più importanti a cavallo tra XVIII e XIX secolo [20] e, al di là del caso di Pisa, tra la metà del Settecento e la fine del secolo si registra un incremento esponenziale per questo tipo di pubblicazioni, spesso dedicate anche a centri minori, alcuni dei quali dotati di un passato storico e artistico di gran lunga meno affascinante e articolato rispetto a quello pisano.

Così anche l’anonima Descrizione del 1792 cita esplicitamente nell’Avviso al lettore due precedenti: lo stesso Passeggiere dilettante, ritenuto ormai «un’opera imperfetta» [21] , e la Pisa illustrata del da Morrona «eccellente nel suo genere» ma «troppo voluminosa» [22] .

Completamente ignorato l’itinerario del Cambiagi, si intende inserire la Descrizione in un filone che comprende una guida vera e propria e un testo di approfondimento storico artistico che, per ammissione stessa dell’anonimo autore che lo giudica eccessivamente voluminoso, non ha niente dell’impostazione ‘per itinerari’ della guida. Si tratta certo di un primo esempio di collegamento diretto tra la volontà di creare un testo maneggevole e la necessità di reperire notizie e informazioni da una fonte autorevole, appartenente ad uno status letterario di livello superiore.

Tale collegamento si concretizza in maniera completa nella produzione di Alessandro da Morrona, che alle due edizioni della sua opera magna fece seguire altre pubblicazioni a carattere di guida.

Dal titolo della prima, Compendio di Pisa Illustrata, si evince la natura integrativa rispetto alle opere maggiori con cui sono stati ideati questi testi minori. Il successo letterario del genere breve della guida e la volontà di riversare in un volume di ampia divulgazione i risultati delle proprie ricerche, magari corredati da qualche compendiosa novità, costituiscono gli stimoli più genuini della produzione minore del da Morrona. In effetti analizzando le introduzioni non troviamo alcun riferimento né alla litterature de voyage prodotta da viaggiatori passati da Pisa, né a rapporti di filiazione letteraria con autori precedenti. Le opere stesse del da Morrona sono i precedenti letterari delle nuove pubblicazioni, all’interno di un filone autonomo da intendersi come esclusivamente morroniano, sebbene presenti  allacci con la pubblicazione contemporanea e antecedente.

Gli intenti dello studioso sono ben individuati da un passaggio dell’introduzione Ai lettori nel compendio del 1798, che viene definito «un libro portatile nella più semplice foggia su quelli di Pisa illustrata, di qualche nuovità rivestito, ed utile ai culti viaggiatori» [23] .

La finalità perseguita da Alessandro da Morrona è così palesemente dichiarata; lo studioso di alto livello che, come vedremo più avanti, è da considerarsi appartenente alla categoria dei ‘professori’, percepisce il potere divulgativo dello strumento-guida e lo utilizza con la piena consapevolezza di allargare i proprio pubblico e di renderlo più variegato.



[14] BAILO-BLASUCCI 2003, p. XIX. Un calo demografico interessò la città a seguito della grave crisi economica e sociale che investì tutta la Toscana nella seconda metà del XVII secolo. Si verificò un vera e propria disuguaglianza demografico-culturale’ rilevata con sconforto da molti viaggiatori.
[15] DONATI 1993, p. 87. Il letterato e saggista inglese Tobias Smollet nel 1765 parla ad esempio di Pisa come di una città in cui «il numero degli abitanti è davvero insignificante» e «l’aria in estate è reputata malsana per le esalazioni provenienti dalle acque stagnanti nei dintorni della città».
[16] TITI 1751, p. XV.
[17] TITI 1751, p. XV.
[18] CAMBIAGI GIOACCHINO 1773, p. 10.
[19] CAMBIAGI GIOACCHINO 1773, pp. 9-10.
[20] In particolare la guida del Titi la troviamo nel catalogo dei libri dell’erudito pistoiese Tommaso Puccini (Puccini 1788, c. 30) ma anche nella bibliografia allegata all’ultima edizione della Storia Pittorica del Lanzi (LANZI [1809] 1968-1974, p. XXX).
[21] DESCRIZIONE DELLA CITTÀ DI PISA 1792, p. III.
[22] DESCRIZIONE DELLA CITTÀ DI PISA 1792, p. III.
[23] DA MORRONA 1798, p. III.


I destinatari.

La questione dei destinatari dei testi presi in esame, presenta problematiche più complesse poiché obbliga ad un’attenta riflessione sui potenziali fruitori di pubblicazioni di carattere storico, artistico e di erudizione a cavallo tra XVIII e XIX secolo.

Il contesto toscano in particolare visse nella seconda metà del Settecento un periodo di intensa e continua sperimentazione di nuove metodologie di ricerca e studio nella storia dell’arte; decisiva in tal senso la feconda dialettica che si instaurò tra Firenze, Siena e Pisa, rappresentate da Luigi Lanzi, Guglielmo della Valle e Alessandro da Morrona. Un confronto tra opinioni e interpretazioni che favorì la nascita di una nuova prassi nello studio della storia artistica delle città, contribuendo allo sviluppo e al perfezionamento dei filoni editoriali inerenti al mondo dell’arte, dell’antiquaria e dell’erudizione.

Un percorso intellettuale in evoluzione dunque, che coinvolse direttamente i generi letterari che ne erano espressione; logica conseguenza fu una relativa mutazione dei potenziali destinatari di prodotti editoriali già collaudati, ma anche l’avvento di nuovi fruitori per pubblicazioni di nuova – o quantomeno rinnovata – invenzione.

Le guide non rappresentavano una tipologia editoriale nuova per il XVIII secolo, ma di certo questa ridefinizione degli interessi e dei metodi nel campo degli studi d’arte e d’erudizione comportò una vera e propria rivoluzione nelle priorità e nei modi espositivi caratteristici; rivoluzione che in ambito toscano prese le prime mosse dalla rivisitazione, operata da Giovanni Cinelli nel 1677 [24] , della celebre descrizione della città di Firenze scritta da Francesco Bocchi nel 1591 [25] .

In tale processo il pubblico non si configura come un passivo spettatore bensì, con esigenze dichiarate e specifiche preferenze, dà il suo contributo ad indirizzare la ricerca e promuovere gli studi. Molti infatti sono i riferimenti che gli autori, all’interno di proemi e introduzioni, fanno a specifiche richieste di informazioni pervenute da altri eruditi o appassionati [26] ; per soddisfare questo pubblico che vanta un filo diretto con gli autori e per compiacere una vasta gamma di lettori, pisani e non, vennero prodotte anche le guide di cui abbiamo sin qui trattato.

In primo luogo gli autori identificano i destinatari delle proprie guide a partire dalla titolatura nel frontespizio. Così Pandolfo Titi si rivolge dalla prima pagina al Passeggiere dilettante di pittura, scultura ed architettura e anche nella parte introduttiva dedicata Al cortese lettore ribadisce di aver intrapreso l’opera «per dar pascolo al passeggiere dilettante di quelle tre nobilissime arti» [27] . Se il termine ‘passeggiere’ è di per sé ambiguo in quanto non si riferisce esclusivamente ad appassionati ed eruditi ‘di passaggio’ per la città di Pisa, ma può comprendere agevolmente anche cittadini della medesima, sul termine ‘dilettante’ è opportuno riflettere accuratamente. Nell’ambito del Settecento toscano è egualmente riferibile tanto all’appassionato di belle arti che traeva diletto dall’osservazione delle opere d’arte, quanto ai volenterosi aspiranti artisti che in quegli anni frequentavano specifiche scuole di pittura e disegno come quella presente a Lucca [28] , o si appoggiavano a istituti che finanziassero i loro studi artistici, come a Pisa provvedeva la Pia Casa di Misericordia [29] . Lo stesso Titi ha lasciato testimonianza tangibile della sua attività di pittore con un’Annunciazione oggi ancora visibile in Santa Apollonia.

Ai dilettanti si rivolge lo stesso Luigi Lanzi nelle varie edizioni della sua Storia pittorica, che ha tra le sue finalità più evidenti quella di avvicinare anche questa categoria ad una conoscenza almeno sommaria dell’arte italiana:

 

non vi sarà allora maniera pittorica, né artefice di qualche nome in veruna quadreria di cui il dilettante qualche idea ne acquisti per mia opera [30] .

 

Lo stretto legame che intercorreva spesso tra la pratica amatoriale della pittura e il concetto di dilettantismo è confermata sempre da Lanzi in un passaggio dell’ultima edizione della Storia pittorica in merito all’elencazione degli artisti locali:

 

Quasi poi tutti i pittori e i dilettanti di ogni città mi animerebbono a nominare quanti più potessi de’ mediocri loro municipali [31] .

 

Anche nella Real Galleria di Firenze, Lanzi chiama in causa queste categorie, dichiarando esplicitamente la composizione del proprio uditorio:

 

Questo è in poco il dettaglio del terzo museo. Il comune de’ forestieri non vi fa molta attenzione. Ma i dilettanti del disegno, che v’imparano gli accrescimenti, le decadenze e i vari stili dell’antica scultura, e parimente i viaggiatori, che incontrando infinite teste di Cesari non ne trovano che due o tre serie, l’avran sempre in grado di un tesoro che non ha prezzo [32] .



[24] BOCCHI-CINELLI 1677.
[25] BOCCHI 1591.
[26] BOCCHI-CINELLI 1677, p. 1. Cinelli fa riferimento a richieste di letterati stranieri fatte a Magliabechi: «stato da diversi letterati forestieri chieste alcune notizie intorno alle cose cospicue della nostra città».
[27] TITI 1751, p. XI.
[28] CIARDI 1990a, p. 43.
[29] CIARDI 1990a, p. 46.
[30] LANZI 1792, pp. 17-18.
[31] LANZI [1809] 1968-1974, I, p. XIV.
[32] LANZI 1782, pp. 37-38.

 

Lanzi addirittura, oltre a chiamare nuovamente in causa i pittori «dilettanti nel disegno», crea una distinzione tra «il comune de’ forestieri» e «i viaggiatori», che non incontriamo in nessuna delle guide  pisane.

Come già accennato, nell’opera del Titi il riferimento agli stranieri compare solamente in merito ai commenti sfavorevoli a Pisa espressi da viaggiatori francesi. Non compare mai il termine forestiero’ né ‘viaggiatore’, dunque l’idea dello straniero come fruitore occasionale della guida è suggerito solo dall’interpretazione di ‘passeggiere’ come allusivo al passaggio-viaggio. Già con la guida di Gioacchino Cambiagi incontriamo, anche qui esplicitamente menzionata nel titolo, la figura del «forestiero erudito», che identifica nel lettore non pisano il principale destinatario del volume. Nello specifico il testo del Cambiagi si rivolge a frequentatori – potenziali e abituali – dei Bagni di San Giuliano, cui in appendice è dedicata un’ampia e accurata trattazione, ma che con ogni probabilità costituisce lo stimolo decisivo alla compilazione di un maneggevole – si tratta della guida più breve in assoluto – itinerario tra le rarità pisane.

È con la Descrizione anonima del 1792 che troviamo, sempre nel titolo, il «viaggiatore» che viene menzionato anche nell’Avviso al lettore dove la guida è presentata come un testo «che contenesse in compendio quanto v’ha di più interessante per un viaggiatore nel libro del Sig. da Morrona e supplire a ciò che mancava a quello del Cav. Titi» [33] (Fig. 3).

 

Fig.-3-Descrizione-della-città-di-Pisa-per-servir-di-guida-al-viaggiatore-in-cui-si-accennano-gli-edifizi,-le-pitture-e-sculture-più--rimarchevoli-che-ornano-questa-città,-Pisa-1792.-
Fig. 3 Descrizione della città di Pisa per servir di guida al viaggiatore in cui si accennano gli edifizi, le pitture e sculture più rimarchevoli che ornano questa città, Pisa 1792.

È opportuno precisare come gli anni che intercorrono tra la pubblicazione delle due prime guide pisane e il 1792 siano decisivi per la nascita ed evoluzione di quel clima dialettico di capitale importanza nella definizione dei generi letterari inerenti alla storia dell’arte. Non deve meravigliare che le guide a ridosso del XIX secolo si rivolgano in maniera così puntuale e precisa alla figura del viaggiatore, ovvero al protagonista-autore dell’altro filone della litterature de voyage, in questo caso non per controbattere a critiche o commenti negativi, ma semplicemente poiché si è identificato nello straniero erudito, nel forestiero appassionato l’ideale fruitore del testo-guida.

La Descrizione di Pisa rappresenta in tal senso la sintesi più compiuta delle istanze del passato con le innovazioni maturate sul finire del secolo. Si riferisce alla Pisa illustrata morroniana come ad un oracolo e ne saccheggia i preziosi contenuti, ma per rendere fruibile l’opera si appoggia pedissequamente agli schemi ‘narrativi’ presenti nel Titi. Di tutti i testi esaminati è certamente quello che con maggior sicurezza si rivolge ad un pubblico di visitatori, presentandosi come guida nel senso più moderno del termine.

Altre finalità si propongono le pubblicazioni minori di Alessandro da Morrona, che fa regolarmente seguire alle due edizioni della sua monumentale Pisa illustrata nelle arti del disegno dei volumi in forma di compendio, volti a completare i contenuti delle opere maggiori e contemporaneamente a riproporle in una soluzione editoriale più snella e di più ampia fruizione.



[33] DESCRIZIONE DELLA CITTÀ DI PISA 1792, p. III.

Nel 1798 intitola la sua prima guida Compendio di Pisa illustrata compilato dal medesimo autore con varie aggiunte per servir di guida al forestiero, ponendo in primo piano la natura compendiosa e integrativa della pubblicazione, ancora una volta – ormai è una prassi – rivolta nelle dichiarazioni ad un pubblico non pisano (Fig. 4).

-Fig.-4-Frontespizio-di-A.-da-Morrona,-Compendio-di-Pisa-illustrata-compilato-dal-medesimo-autore-con-varie-aggiunte-per-servir-di-guida-al-forestiero,-Pisa-1798.
Fig. 4 Frontespizio di A. da Morrona, Compendio di Pisa illustrata compilato dal medesimo autore con varie aggiunte per servir di guida al forestiero, Pisa 1798.

Ma proprio quell’affermazione già citata, che da Morrona fa nell’introduzione al Compendio, illumina sulle reali intenzioni dell’autore:

 

un libro portatile nella più semplice foggia su quelli di Pisa illustrata, di qualche nuovità rivestito, ed utile ai culti viaggiatori [34] .

 

Certo da Morrona si preoccupa dell’utile per i «culti viaggiatori» ma non dimentica di ricordare la presenza delle «nuovità» all’interno della guida, in modo da suscitare l’interesse anche di chi aveva letto la Pisa illustrata; si annoverano nel pubblico dunque anche gli eruditi, pisani e non, che avevano apprezzato le opere più ampie e approfondite che da Morrona aveva scritto su Pisa.

Come si è evidenziato appare difficoltoso verificare con esattezza se un testo di questo genere escludesse deliberatamente dal proprio pubblico gli eruditi abitanti della città cui la guida viene dedicata; questa era da considerarsi anche un interessante strumento per prendere coscienza del patrimonio artistico del proprio luogo di nascita o d’adozione, e già il Cinelli si era proposto tale finalità quando nell’introduzione alla sua guida dichiara:

 

Molte volte egli adiviene, che l’uomo anche nella propria patria è forestiero, e particolarmente quegli che nelle città grandi nasce, e sì come è obbligo di saper ben parlar la propria lingua, così è necessario saper di sua terra le prerogative migliori [35] .

 

Gaetano Cambiagi, nell’Introduzione alla Guida al Forestiero, pone il medesimo problema quando scrive:

 

Ond’è che io ho luogo di assicurare tanto il Forestiero che il cittadino, cui prenda vaghezza di vedere le rarità ed i pregi della bella Firenze, che portandosi col presente libro ad osservare quanto in esso si descrive, troveranno esattamente e chiaramente sotto brevità esteso tutto il maraviglioso della città e delle sue adiacenze [36] .

 

Anche l’ottocentesca pubblicazione di Ranieri Grassi si porrà il problema di soddisfare «l’erudito viaggiatore e del zelante concittadino» [37] , a testimonianza della longevità di questa duplice funzione della guida [38] .

In da Morrona tale duplicità si incrocia col motivo della stesura delle opere letterarie per dare lustro alla patria. Questo appare quantomai evidente nei Pregi di Pisa; ambiguo testo, pubblicato nel 1816, che in un per noi fondamentale passaggio, vede il da Morrona fare il bilancio della fortuna letteraria sin lì ottenuta:

 

Animato pertanto dalle prefate voci de’ miei cari e pregevoli amici, pochi fra’ concittadini, molti fra gli esteri, novellamente imprendo a render servigio alla patria [39] .

 

Si fa riferimento ad un apprezzamento maggiore da parte del pubblico non pisano ed alla volontà di omaggiare nuovamente la propria città, secondo una formula di amor patrio più volte ribadita:

 

Scrivo i Pregi di Pisa in compendiaria forma; ed ai medesimi amici di bel genio forniti in più scienze, in amor patrio gli offro [40] .

 

I destinatari di questi compendi sono quindi da considerarsi abbastanza variegati, anche se non deve ingannare quel riferimento ai «pregevoli amici [...] molti fra gli esteri», poiché con ogni probabilità da Morrona si riferisce ad altri eruditi non pisani, probabilmente sempre di ambito toscano, e non a viaggiatori o forestieri che hanno adoperato i testi morroniani per compiere il loro tour in Pisa.

È possibile quindi identificare un pubblico variegato composto da destinatari aventi differenti livelli di competenza – dal dilettante all’erudito studioso – e che non era necessariamente da identificare nei soli viaggiatori, ma pure in eruditi locali o, come li chiama il da Morrona, «esteri». C’è da rilevare che nella maggior parte dei casi gli autori si rivolgono ad un pubblico di loro pari; Titi, pittore dilettante e appassionato, vuol compiacere chi come lui si cimenta con l’arte sia da ‘praticante’ che da appassionato osservatore. Da Morrona si indirizza dichiaratamente ai viaggiatori, ma non trascura di soddisfare con precisazioni e integrazione rispetto alle opere maggiori, anche gli studiosi di alto livello, che come lui possono definirsi ‘professori’.

In breve, la panoramica emersa dall’analisi delle introduzioni permette di effettuare un censimento delle categorie di persone che a Pisa si interessavano di storia cittadina e storia dell’arte nella seconda  metà del XVIII secolo; i profili sociali emersi dall’indagine condotta sui testi forniscono una visione d’insieme che coincide con l’immagine attraverso la quale Roberto Paolo Ciardi ha fotografato la Pisa ‘erudita’ settecentesca, composta in sintesi da «abitanti e forestieri» [41] , «collezionisti e mercanti» [42] , «dilettanti e professori» [43] .

 


[34] DA MORRONA 1798, p. III.
[35] BOCCHI-CINELLI 1677, p. 1.
[36] CAMBIAGI GAETANO 1790, p. VIII.
[37] GRASSI 1836-1838, p. XI.
[38] GRASSI 1851, p. VII. Il Grassi ribadisce tale duplicità anche nella guida del 1851: «Onde serva di guida al forestiere per tutto quello che possa interessare il suo spirito ed allettare la sua curiosità nel di lui breve soggiorno in questo luogo; come anche a secondare le brame di non pochi zelanti cittadini».
[39] DA MORRONA 1816, p. VI.
[40] DA MORRONA1816, pp. VI-VII.
[41] CIARDI 1990b, p. 15.
[42] CIARDI 1990c, p. 27.
[43] CIARDI 1990a, p. 15.

Bibliografia

 

 

BAILO-BLASUCCI 2003

M. BAILO, L. BLASUCCI, Viaggiatori stranieri a Pisa dal ‘500 al ‘900, Pisa 2003.

 

BOCCHI 1591

F. BOCCHI, Bellezze della città di Firenze, Firenze 1591.

 

BOCCHI-CINELLI 1677

F. BOCCHI, G. CINELLI, Le bellezze della città di Firenze, Firenze 1677.

 

BRILLI 1995

A. BRILLI, Quando viaggiare era un’arte: il romanzo del Grand Tour, Bologna 1995.

 

CAMBIAGI GAETANO 1790

G. CAMBIAGI, Guida al forestiero per osservare con metodo le rarità e bellezze della città di Firenze, Firenze 1790.

 

CAMBIAGI GIOACCHINO 1773

G. CAMBIAGI, Il forestiero erudito o sieno compendiose notizie spettanti alla città di Pisa scritte per suo divertimento dal dottore Giovacchino Cambiagi, Pisa 1773.

 

CASINI 1996

B. CASINI, I cavalieri di Arezzo, Cortona e San Sepolcro membri del sacro militare ordine di S. Stefano Papa e Martire, Pisa 1996.

 

CIARDI 1990a

R.P. CIARDI, Dilettanti e professori, in Settecento pisano 1990, pp. 43-56.

 

CIARDI 1990b

R.P. CIARDI, Abitanti e forestieri, in Settecento pisano 1990, pp. 15-26.

 

CIARDI 1990c

R.P. CIARDI, Collezionisti e mercanti, in Settecento pisano 1990, pp. 27-42.

 

DA MORRONA 1787-1793

A. DA MORRONA, Pisa illustrata nelle arti del disegno da Alessandro da Morrona, Pisa 1787-1793.

 

DA MORRONA 1798

A. DA MORRONA, Compendio di Pisa illustrata compilato dal medesimo autore con varie aggiunte per servir di guida al forestiero, Pisa 1798.

 

DA MORRONA 1816

A. DA MORRONA, Pregi di Pisa compendiati da Alessandro da Morrona patrizio pisano per l’utilita de’culti cittadini e forestieri, Pisa 1816.

 

DESCRIZIONE DELLA CITTÀ DI PISA 1792

Descrizione della città di Pisa per servir di guida al viaggiatore in cui si accennano gli edifizi, le pitture e sculture più rimarchevoli che ornano questa città, Pisa 1792.

 

DONATI 1993

F. DONATI, Genesi e formazione della collezione di antichità del Camposanto, in I marmi di Lasinio 1993, pp. 87-107.

 

GRASSI 1836-1838

R. GRASSI, Descrizione storica e artistica di Pisa e de’ suoi contorni; con XII tavole in rame, Pisa 1836-1838.

 

GRASSI 1851

R. GRASSI, Pisa e le sue adiacenze, premessovi un compendio della storia pisana fino a tutto il 1850 per servire di compimento alla sua Descrizione storica e artistica di Pisa e de’ suoi contorni, nuovamente descritte da Ranieri Grassi, Pisa 1851.

 

I marmi di Lasinio 1993

I marmi di Lasinio. La collezione di sculture medievali e moderne nel Camposanto di Pisa, a cura di C. Baracchini, Firenze 1993.

 

LANZI 1782

L. LANZI, Real Galleria di Firenze, Firenze 1782.


LANZI
1792

L. LANZI, Storia pittorica dell’Italia inferiore, Firenze 1792.

 

LANZI [1809] 1968-1974

L. LANZI, Storia pittorica dell’Italia (1809), a cura di M. Capucci, Firenze 1968-1974.

 

PELLEGRINI 2006

E. PELLEGRINI, Uomini, cose, scrittura: dalla Vita alla Storia. Profilo della letteratura artistica toscana del Settecento, in Storia delle arti in Toscana 2006, pp. 95-112.

 

Settecento pisano 1990

Settecento pisano: pittura e scultura a Pisa nel secolo XVIII, a cura di R.P. Ciardi, Pisa 1990.

 

Storia delle arti in Toscana 2006

Storia delle arti in Toscana. Il Settecento, a cura di M. Gregori e R.P. Ciardi, Firenze 2006.

 

TITI 1751

P. TITI, Guida per il passeggiere dilettante di pittura, scultura ed architettura nella città di Pisa, Lucca 1751.

Last Updated ( Tuesday, 14 July 2009 )
 
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