Documenti riccardiani: diario di un progetto di archiviazione informatica

Vaima Gelli

 


La ricerca sul collezionismo di oggetti d’arte e di libri dei Riccardi è nata dalla necessità di porre maggiormente in luce il ruolo di una delle famiglie più autorevoli sia economicamente, sia politicamente nell’area cittadina e non, che nel corso di circa tre secoli ha sapientemente indirizzato le scelte di gusto e di collezionismo con l’intento di rafforzare la propria autonomia e prestigio. Molti ed esaustivi sono stati gli studi sui beni della famiglia Riccardi, sviluppati spesso focalizzando l’interesse verso la Galleria di Luca Giordano e la Biblioteca [1], altri importanti contributi hanno già mostrato l’orientamento dei Riccardi verso l’antiquaria.

L’intento è stato di porre a disposizione degli studiosi una selezione di fonti di diversa natura che permettesse di tracciare un percorso storico delle collezioni riccardiane, mostrando come il prestigio culturale fosse il suggello di un riconoscimento sociale acquisito rapidamente e mantenuto fino agli inizi del XIX secolo. Tale prestigio è oggi testimoniato materialmente da una biblioteca che pur essendo inserita in un tessuto cittadino ricco di storiche raccolte librarie, si distingueva da queste mostrando una propria personalità, riflesso degli interessi per la bibliofilia dei diversi membri della famiglia. Se la permanenza materiale di una biblioteca rende possibile ricostruire la passione per i libri della casata, anche partendo dagli oggetti materiali, analogo ragionamento non è altrettanto facilmente applicabile alla raccolta e ricerca di oggetti d’arte, come disegni, dipinti, antichità, cammei, monete e opere di glittica, la cui sorte nel corso di tre secoli ha seguito le alterne fortune dei Riccardi, con una dispersione sul mercato collezionistico internazionale, dove l’integrità del bene resta testimoniata solo dalla carta scritta.

Il corpus principale delle fonti documentarie sulle fortune di questa famiglia è conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze, altre testimonianze sono invece tuttora custodite presso la Biblioteca Riccardiana [2]. Tra i materiali dell’Archivio di Stato due sono i fondi principali presi in esame, il fondo Riccardi e il fondo Mannelli Galilei Riccardi che raccolgono diverse tipologie di documenti. Data la mole di informazioni rinvenute è stato necessario limitare cronologicamente e geograficamente il materiale da esaminare. La data spartiacque presa a riferimento è il 1612, anno dell’inventario in morte di Riccardo Romolo Riccardi [3], vero iniziatore di una raccolta dinastica oltre che uno dei massimi artefici delle fortune familiari, che non solo aveva ottenuto riconoscimenti nel mondo culturale fiorentino come letterato e poeta, ma era riuscito anche a ricevere vari incarichi prestigiosi dal granduca rappresentandolo in varie spedizioni internazionali a Danzica, Lubecca e secondo alcune memorie, non suffragate dal Lami e da altri documenti, anche a Costantinopoli.

Riccardo Romolo, lasciando il patrimonio familiare vincolato con fidecommisso [4], scelta giuridica applicata oltre che alle ricchezze fondiarie anche alle collezioni di arte e libri, aveva mostrato la precisa strategia politica mirata ad una maggior dignità sociale; segno di una ricchezza non solo economica e di recente formazione, ma anche di uno status culturale di primo rango [5]. Dopo l’acquisto nel 1569 del palazzo Mediceo di via Larga, strumento di potere come contenitore ma anche e soprattutto come contenuto, la volontà di fare della collezione di famiglia un simbolo della posizione raggiunta fu ribadita col motuproprio di Sua Altezza Reale Cosimo III, che concedeva in via eccezionale il trasporto delle statue, medaglie e antichità esistenti nel palazzo e nel giardino di Gualfonda alla residenza di via Larga, concessione fatta dal granduca al marchese Francesco Riccardi [6]



Il progetto è stato realizzato con il contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e con la collaborazione del personale della Biblioteca Riccardiana e dell’Archivio di Stato di Firenze. Le ricerche sono state svolte dal gruppo di lavoro della Fondazione Memofonte onlus con la collaborazione di Vaima Gelli, Elena Vaiani, Désirée Cappa, Claudia Tombini, Felice Mastrangelo e Federica Giacobbe. Tutte le risorse sono consultabili su www.memofonte.it, nella sezione Collezionismo Riccardiano.

[1] Una sintetica ricostruzione storica sulla Biblioteca e su suoi cataloghi viene di seguito proposta da Claudia Tombini in questo numero della rivista Studi di Memofonte.

[2] Altri documenti, tra cui alcune copie di quanto conservato presso l’Archivio di Stato, si trovano nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

[3] ASF (Archivio di Stato di Firenze), Mannelli Galilei Riccardi 294, ins. 31-32. La filza riporta il testamento di Riccardo Riccardi rogato da Andrea Andreini il 25 gennaio 1611, a cui è acclusa la copia siglata in data 13 luglio 1611. ASF, Riccardi 258, Inventario in morte di Riccardo Romolo Riccardi con l’intestazione che riporta «Inventari. Questo libro coperto di carta pecora bianca, intitolato Libro d’inventari, servirà per notarvi tutti i beni mobili et immobili, et effetti di qualunque sorte trovati alla morte dell’illustrissimo signore Riccardo Riccardi B.M., seguita a dì 25 di Gennaio 1611, tanto appartenenti al detto signor Riccardo, quanto al clarissimo signor Francesco Riccardi suo fratello».

[4] Pratica già adottata nel 1568 da Giovanni Riccardi solo riguardo i beni fondiari. L’utilizzo di questo strumento giuridico si stava affermando come prassi diffusa tra XVI e XVII secolo in tutta Europa giacché atto a garantire la stabilità di una ricchezza familiare, dove gli eredi di fatto godevano in usufrutto del patrimonio avito senza poterlo intaccare o disperdere.

[5] Tale desiderio di ascesa familiare venne perseguito anche con un’attenta politica matrimoniale che portò i Riccardi a legarsi ad alcune delle più antiche famiglie nobiliari fiorentine e non, tra cui gli Spada, i Capponi, i Valori.

[6] ASF, Mannelli Galilei Riccardi 346, ins. 19 del 1687.

Se l’inizio del collezionismo riccardiano è fatto coincidere con la politica di Riccardo Romolo, la chiusura definitiva di questa politica è segnata dalla decadenza economica della casata che ha portato nei primi anni dell’Ottocento alla messa all’incanto delle raccolte disperdendole nella loro consistenza materiale.

Nell’economia del progetto, una volta delineato l’ambito cronologico era necessario limitare anche geograficamente il raggio delle indagini. Le numerose ville e residenze di campagna facenti parte del patrimonio Riccardi, come Chianni, Empoli, Careggi ecc., sono state fin dall’inizio escluse dall’indagine che non poteva avere un carattere esaustivo su un intero percorso collezionistico così ampio e ramificato. Circoscrivere a quanto era custodito nei palazzi fiorentini, Gualfonda prima e via Larga poi, è sembrata la scelta più opportuna, concentrando l’attenzione verso i beni legati alla sede di rappresentanza della casata. Dopo aver notevolmente limitato l’ambito degli studi, consapevoli dei limiti che tale modus operandi imponeva poiché talvolta beni di siffatta tipologia non hanno sempre avuto una sistemazione fissa e stabile, si è proceduto ad una ricognizione su quanto documenta la conservazione di oggetti artistici e libri, sia manoscritti che a stampa, trascurando le notizie relative agli affreschi di Luca Giordano già ampiamente studiati e contestualizzati dalla critica del XX secolo.

Il materiale archivistico a disposizione conta documenti di vario tipo, che nelle strutture compilative già esplicitano la qualità delle informazioni con una particolare attenzione ad una ‘gerarchia storica’ della comunicazione. La tipologia che maggiormente guida la ricostruzione cronologica del patrimonio riccardiano è costituta dagli inventari topografici, che permettono di ricreare l’aspetto ambientale con riferimenti settoriali agli interni e alle aree esterne come cortili e giardini della residenza cittadina. Tale architettura trova applicazione anche per le dimore sul territorio che, mantenendo sempre il riferimento topografico, integra e completa tale livello di referenza.

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Fig. 1 ASF, Riccardi 2761.1B, Indice dell’Inventario di Vincenzio Riccardi 1752.

Gli inventari tipologici (Fig. 1), dove si raccolgono gli oggetti classificandoli secondo categorie dettate dall’erudizione settecentesca offrono al lettore contemporaneo un insieme non sempre omogeneo di dati, facendo trovare lo studioso di fronte ad elenchi insoliti dove si abbinavano manufatti, matericamente diversi, classificati senza comprenderne e riconoscerne l’esatta cronologia e funzionalità. Mentre per la pittura e i libri, il rigore dell’uniformità tipologica è ampiamente rispettato, per le arti minori e l’antiquaria, la compilazione varia nel livello informativo. Ad esempio troviamo vicine voci che hanno uno sviluppo descrittivo dell’iconografia e delle consistenze materiali a segnalazioni della presenza dell’oggetto, offrendo lo spunto per un recupero del contesto culturale da cui sono stati prodotti.

Le note di acquisto [7] dei singoli membri della famiglia furono raccolte senza seguire alcun ordine tipologico o strettamente cronologico, trattandosi per lo più di serie di biglietti che attestano ingressi di dipinti, ma soprattutto di libri e di antichità, che documentano la ramificazione territoriale degli interessi collezionistici, rendendo noti i nomi di intermediari che lavorarono a servizio di Gabbriello, esperti ed eruditi come Tommaso Puccini, e facendoci conoscere il valore economico della valutazione patrimoniale e di un’eventuale stima necessaria per scambi e alienazioni.

 


[7] ASF, Riccardi 237. Son qui raccolti molti dei biglietti di pagamento effettuati da Gabbriello Riccardi in un periodo di circa un trentennio, relativi quasi esclusivamente alla collezione di libri che rendono noti i numerosi contatti con librai locali, Orlando Finocchi, Giovanni Canovai, Girolamo Bianchi oltre al noto Gregorio Pagani che curava anche i lavori di sistemazione delle legature dei volumi acquisiti.

I diari di spese [8], una tipologia documentaria generalmente per altre dinastie o casate affidata a funzionari o segretari guardarobieri, nel nostro contesto redatti invece spesso direttamente dai Riccardi in prima persona, informano sulle uscite giornaliere riunendo riferimenti non solo alle voci di spesa di gestione e manutenzione, ma anche e frequentemente sulle acquisizioni di oggetti d’arte, riportando i nominativi degli intermediari a servizio del mecenate (Fig. 2).

L’indagine sugli inventari topografici ha ovviamente trascurato di toccare le suppellettili e i beni di consumo, selezionando solo le voci di interesse artistico, cercando però di testimoniare lo sviluppo della raccolta sotto i singoli membri della famiglia. Dopo l’Inventario degli inventari del 1612, è stato preso in esame quello di Cosimo Riccardi redatto nel 1648 [9]; quello di Francesco Riccardo del 1676 [10]; il quaderno che raccoglie inventari di varie residenze compilati tra 1677 e 1699 [11]; quello del 1715 [12]; il libro di inventari di Vincenzio Riccardi [13] e quello del 1753 [14]. Sulle altre fonti invece è stata proposta una trascrizione completa, per mantenere il tessuto testuale reso leggibile allo studioso moderno grazie l’adeguamento dello scritto a norme redazionali e omologando le fonti con un’ortografia moderna e leggibile grazie anche allo sviluppo delle abbreviazioni in modo specifico per le unità di misura e monetazione, rispettando altresì l’impostazione grafica delle fonti.

 

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Fig. 2 BRF, Riccardi 3589, Nota di spese di Gabbriello Riccardi 1780-1793, c. 25.

Per mostrare come la mole di informazioni resa disponibile sul sito della Fondazione Memofonte, possa servire da riscontro per lo studio della storia del collezionismo e delle fortune di alcune tipologie di beni, risulta naturale focalizzare l’attenzione sui documenti relativi ai piccoli oggetti, manufatti che oggi rientrano nella categoria delle arti minori e che attrassero l’attenzione di molti collezionisti nel XVIII secolo [15]. Queste fonti riguardano in primo luogo gli oggetti conservati negli armadi del palazzo di via Larga [16], armadi sulla cui realizzazione ha ampiamente ricostruito le vicende de Juliis [17], destinati ad accogliere i pezzi di maggior pregio della collezione; queste raccolte ci sono ben note anche grazie alle descrizioni e i rendiconti di viaggio di eruditi e viaggiatori settecenteschi [18] che hanno dato notizia di come questi venissero aperti per mostrarne i tesori in occasione delle visite di personaggi illustri. La letteratura artistica che ha finora indagato questo ramo del collezionismo Riccardi, ha posto in luce le singolarità delle scelte, focalizzando anche l’attenzione sulla piccola raccolta di avori bizantini facente parte di questa serie; raccolta iniziata già con Riccardo Romolo e proseguita negli anni dai successori [19], mostrando la casata fiorentina come una delle più interessate al reperimento di opere di cultura bizantina, la cui notorietà trovava cassa di risonanza nelle descrizioni datene dal Lami nelle Novelle Letterarie e che erano oggetto di interesse grazie anche alle illustrazioni a stampa inserite nel Thesaurus veterum dypthicorum [20] di Gori e Passeri [21]



 

[8] BRF (Biblioteca Riccardiana di Firenze), Riccardi 3485, dove sono registrate le spese di Gabbriello Riccardi nel periodo compreso tra il 1780 ed il 1793, che ci informano sugli incarichi per restauri di dipinti e acquisizioni di oggetti d’arte, da cui emerge tra tanti il nome di Weber come intermediario per medaglie e stampe.

[9] ASF, Riccardi 261. Inventario di tutti i beni mobili, immobili, semoventi, masserizie, argenterie, gioie et altro, che si ritrovano nella eredità della B.M. dell’illustrissimo signor marchese Cosimo Riccardi [...] Inventario topografico, che nelle camere elenca anche alcuni dipinti del 1648.

[10] ASF, Riccardi 264. Inventario di masserizie [...] del palazzo del giardino di Francesco Riccardi del 1676.

[11] ASF, Riccardi 267. Quaderno d’inventari, dove si riportano tra gli altri quello del palazzo di via Larga a c. 237 e quello del giardino di Gualfonda a c. 176.

[12] ASF, Riccardi 272. Inventario delle masserizie del palazzo di via Larga del 1715.

[13] ASF, Riccardi 276. Raccoglie gli inventari di Vincezio Riccardi.

[14] ASF, Riccardi 274. Inventario delle masserizie, mobili, argenti stagni ecc esistenti nel palazzo di via Larga degli illustrissimi signori marchesi Riccardi a cura di Marc’Antonio Frecchioni, guardaroba, principiato q. dì ... [sic] del 1753.

[15] Uno studio dettagliato sulle fonti relative al collezionismo di gemme, cammei, numismatica e medaglistica viene proposto in questo numero della rivista Studi di Memofonte da Elena Vaiani.

[16] Era stato Francesco Riccardi a dare a tali pezzi una sistemazione stabile in armadi poiché prima erano conservati nella guardaroba di palazzo.

[17] DE JULIIS 1984, p. 238. De Juliis ricorda che tali armadi vennero fatti pervenire in Galleria da Roma e fatti rimontare da artigiani locali. Destinati ad accogliere i pezzi di maggior pregio della collezione le descrizioni e i rendiconti di viaggio, riportano notizia di come questi venissero aperti per mostrarne i tesori in occasione delle visite di personaggi illustri.

[18] COCHIN 1756; GIBBON 1965; MONTESQUIEU 1971; DE BROSSES 1973.

[19] DE JULIIS 1978, pp. 144-156.

[20] GORI-PASSERI 1759.

[21] Inventario di gemme, monete, cammei e intagli composto da sette inserti redatti in anni diversi tra 1705 e 1759, documenti con struttura disomogenea che restituiscono ciò che era conservato negli «armari» della Galleria del palazzo. Nella descrizione delle medaglie vediamo adottata la tradizionale classificazione per soggetto iconografico, raggruppandole tra medaglie di sovrani, di pontefici, uomini illustri, città e organizzandole in ordine alfabetico, suddivise per materiali. L’elenco di intagli e cammei è organizzato in quattro tavole, che si raccolgono in due inserti e che sono redatte nel 1707 riportando una breve descrizione iconografica dei pezzi e delle materie trattate. A questi inserti ne seguono altri redatti in anni più tardi e relativi a oggetti metallici e statuette, alcune provenienti da Roma e anticaglie tra cui vengono inseriti pezzi di diversa natura, dittici in avorio, cristalli, bassorilievi e ritratti in rame, di cui viene data una dettagliata descrizione iconografica e materiale.

Questo interesse era visto dagli studiosi come segno della grandezza intellettuale dei Riccardi ma potrebbe altresì essere letto come naturale conseguenza di una famiglia intenzionata a dotarsi di una prestigiosa raccolta di oggetti d’arte che necessariamente doveva differenziarsi dalle tipologie medicee, sul cui piano non avrebbe potuto competere e, al contempo, potremmo dire che erano scelte guidate da motivazioni contingenti come la presenza dei Riccardi a Venezia e Livorno, città luogo di scambio e porto franco, snodo centrale nel commercio di beni non solo artistici [22].

Una rilettura dei documenti già noti corregge una prima interpretazione delle scelte collezionistiche riccardiane che attribuiva un valore di eccezionalità ai manufatti ivi conservati. Ad esempio se poniamo a confronto diversi documenti [23] con le memorie di Gibbon [24] che ebbe modo di visitare il tesoro riccardiano, possiamo ipotizzare che scelte collezionistiche di casa Riccardi così singolari siano state principalmente dettate dalle circostanze storico-economiche e dalle aspirazioni sociali a integrazioni delle convenzionali predilezioni di gusto coeve. In tale modo la tradizione familiare di un’attività mercantile che trovò esplicitazione anche nell’apertura di una bottega di oreficeria per volere di Vincenzio Riccardi e Liborio Caglieri sul Ponte Vecchio di Firenze poté guidare le acquisizioni.



[22] Sull’interesse degli eruditi e collezionisti settecenteschi verso gli antichi avori, e nello specifico i dittici, è utile fare uno spoglio di quanto è riportato in questi anni sul Giornale de’ Letterati, rivista di varia erudizione che toccava interessi di vario genere, letterario, scientifico e storico-artistico che dava notorietà di quanto di nuova circolava in ambito letterario come l’uscita del volume voluto da Anton Francesco Gori e poi completato da Giovan Battista Passeri, il Theaurus Veterum Dypthicorum, non limitandosi ad una semplice comunicazione informativa ma ricostruendo anche quello che era il dibattito erudito del tempo, dando notizia dello stato degli studi su detti materiali offrendo al lettore erudito gli strumenti per un approfondimento e aggiornamento dei temi che teneva conto delle ultime ricerche anche in ambito internazionale.

[23] Alcune fonti al riguardo sono il manoscritto Riccardi 270; la filza datata 1752 (ASF, Riccardi 276.1, ins. C. che riporta la descrizione del gabinetto di gemme antiche intagliate con l’elenco dei pezzi conservati negli armadi e la relativa descrizione con annessa la stima del loro valore economico, testimonianza che nel corso di pochi anni si era rivelato indispensabile ridimensionare la raccolta per disagi economici); le descrizioni di gemme, monete e intagli, i documenti relativi ad essi e alla messa all’incanto secondo il rescritto imperiale del 1815 (ASF, Riccardi 279, ins. C.) che raccolgono la stima di oggetti suddivisi per tipologia in medaglie, cammei ecc. e che in parte erano elencati in calce all’Inventario e stima della libreria Riccardi del 1810 (INVENTARIO E STIMA 1810, pp. I-XIX.).

[24] GIBBON 1965, p. 242. Giudizio ancor più stimolante dopo che è stato rinvenuta tra le filze Riccardiane la documentazione relativa ad una bottega di oreficeria di Vincenzio Riccardi con Liborio Caglieri sul Ponte Vecchio. Vedi ASF, Riccardi 357.

Bibliografia

 

COCHIN 1756

C.N.COCHIN, Voyage pittoresque d’Italie, ou Recueil de notes sur les ouvrages de peinture et sculpture, qu’on voit dans les principales villes d’Italie. Par m. Cochin, graveur du roi ..., Parigi 1756.

 

DE BROSSES 1973

C. DE BROSSES, Viaggio in Italia: lettere familiari, Bari 1973.

 

DE JULIIS 1978

G. DE JULIIS, Le vicende degli antichi avori della collezione Riccardi, «Commentari», 29, 1978, pp. 144-156.

 

DE JULIIS 1984

G. DE JULIIS, La storia del medagliere Riccardi. Primi risultati, in LA MEDAGLIA NEOCLASSICA 1984, pp. 237-245.

 

GIBBON 1965

E. GIBBON, Viaggio in Italia, Milano 1965.

 

GORI-PASSERI 1759

A.F. GORI-G.B. PASSERI, Thesaurus veterum diptychorum consularium et ecclesiasticorum...opus Posthumum..., Firenze 1759.

 

INVENTARIO E STIMA 1810

Inventario e Stima della Libreria Riccardimanoscritti e edizioni del secolo XV, Firenze 1810.

 

LA MEDAGLIA NEOCLASSICA 1984

La medaglia neoclassica in Italia e in Europa, Atti del quarto convegno internazionale di studio sulla storia della medaglia (Udine 20-23 giugno 1981), Udine 1984.

 

MALANIMA 1977

P. MALANIMA, I Riccardi di Firenze. Una famiglia e un patrimonio nella Toscana dei Medici, Firenze 1977.

 

MONTESQUIEU 1971

C.L. DE MONTESQUIEU, Viaggio in Italia, a cura di G. Macchia e M. Colesanti, Bari 1971.

Last Updated ( Tuesday, 22 December 2009 )
 
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