Le arti di William Roscoe: biblioteca e collezione (ii parte)

Emanuele Pellegrini

 

Il catalogo della biblioteca di William Roscoe costituisce uno strumento preziosissimo per capire le fonti edite su cui questi meditò in via diretta e di cui in larga parte si servì per l’elaborazione dei suoi scritti, segnatamente le due sue opere maggiori, le biografie di Lorenzo il Magnifico e di Leone X. L’insieme dei libri appartenuti a Roscoe fu posto all’incanto e smembrato nel 1816, unitamente alla collezione dei dipinti, per il bisogno di liquidità a cui il proprietario si trovò a far fronte in seguito al tracollo finanziario della banca di cui era socio. Nel 1799 egli aveva infatti aderito a questa ‘società’ per soccorrere l’amico William Clarke, il quale tanto aiuto gli aveva prestato nella redazione della biografia di Lorenzo il Magnifico, soprattutto inviandogli dall’Italia, e in particolare dalla Toscana, la trascrizione di numerosi documenti [1]. La vendita della biblioteca, deprecata immediatamente dai dotti di Liverpool ben consci del suo valore [2], comportò però l’edizione di una serie di cataloghi, in cui vengono documentati con buona precisione numero e tipologia dei testi posseduti da Roscoe al 1815-16.

Roscoe aveva costruito la sua biblioteca sia attraverso acquisti effettuati tramite corrispondenti presenti in Italia, sia attraverso i librai in patria, soprattutto londinesi [3]. Esiste la testimonianza che Roscoe avesse lavorato alla redazione di un catalogo completo di tutte le sue collezioni qualche anno prima che si presentasse la necessità della vendita, quello che i biografi chiamano «catalogue of a private collection of books, pictures, drawings, medals and prints illustrating the rise, vicissitudes, and establishement of literature and art in Europe»: un catalogo a tutti gli effetti abbozzato, utile base per redigere quelli della vendita, che alcuni testimoni vogliono infatti scritti da Roscoe stesso [4]. L’affermazione pare altamente sostenibile anche considerando il fatto che Roscoe elaborò sicuramente altri due cataloghi nel corso della sua vita: quello dei dipinti che costituirono il nucleo iniziale della collezione della Royal Institution di Liverpool, che è del 1819, e soprattutto il catalogo dei manoscritti di Holkham Hall; compito cui lo aveva chiamato Thomas Coke già nel 1812, ma poi portato a conclusione, e nemmeno definitiva, solo alla metà del decennio successivo. Un catalogo, quest’ultimo, che avrebbe posto in evidenza tutti i limiti del Roscoe schedatore, e soprattutto del Roscoe conoscitore, come avrebbe evidenziato Frederic Madden, poi «keeper» dei manoscritti del British Museum, incaricato di revisionare il detto catalogo [5]. In entrambi i casi si trattava di catalogare opere già in suo possesso, perché i dipinti della Royal Institution rientravano già nella sua collezione, comprate e donate da suoi concittadini; lo stesso Coke, sempre nell’asta del 1816, aveva acquistato alcuni manoscritti di Roscoe per poi trasferirli ad Holkham Hall.

È bene precisare però che il catalogo della vendita del 1816, sia per quello che riguarda i libri e poi per quanto concerne le opere d’arte, non è un generico catalogo, bensì una lista ragionata, non meramente elencativa, funzionale invece all’illustrazione di uno sviluppo storico («rise», «vicissitudes», «establishment») che conferma come la stessa costruzione della biblioteca privata perseguisse lo scopo di rappresentare, cioè di offrire immediata visione della storia delle lettere. Catalogo che punta, nella sua discorsività, a ricomporre un quadro organico, piuttosto che alla secca distinzione elencativa, inventariale, delle voci inerenti i singoli oggetti [6].



[1] MACNAUGHTON 1996, p. 27. Una generosità che appare essere uno dei tratti salienti del carattere di Roscoe; un analogo impegno si rileva nell’aiuto prestato a Fuseli per il suo sostentanemento: MACANDREW 1959-1960, in part. pp. 15-22, 31. Per una panoramica generale degli affari di Roscoe, dalle banche all’agricoltura, si veda MORRIS 1993b, pp. 18-19.

[2] «Roscoe’s Library! Imagination runs riot at the very thought of it»: ASPINALL 1853, in part. p. V (per la discussione dei lotti in vendita si veda, le pp. 34-39, 45-47, 55-59). Parte dei libri, come poi anche delle opere d’arte, furono acquistati da amici di Roscoe e donati all’Atheneum, istituzione fondata nel 1797: SYDNEY JONES 1931, p. 21. Va citato anche il caso di un latifondista come Thomas Coke, che Roscoe aveva conosciuto quando aveva iniziato a lavorare alla sua proprietà Chat Moss, il quale acquisterà molti volumi della libreria di Roscoe che confluiranno poi nella biblioteca di Holkham Hall, che proprio il Coke aveva ereditato dal prozio duca di Leicester, e di cui Roscoe compilerà il catalogo: GRAHAM 1964-1968, pp. 128-154, in part. pp. 133-134; MUIR 1906, pp. 20-21; MATHEWS 1931, pp. 33-34; MORRIS 1993b, pp. 11-12; MACNAUGHTON 1996, p. 39.

[3] CATALOGUE LIBRARY 1816. Nel sottotitolo si specifica che tale «library […] will be sold in auction by Mr. Winstanley, at his rooms in Marble Street, Liverpool on monday the 19th of August, and thirteen following days (Sunday excepted). The sale to begin at eleven o’clock precisely». La copia di questo catalogo conservata al Warburg Institute di Londra conserva a penna le note recanti i nomi dei singoli compratori e il prezzo a cui furono venduti i vari volumi; copie simili, cioè con i nomi degli acquirenti, sono conservate anche alla British Library di Londra e al Getty Insitute di Los Angeles e sono citate da MORRIS 1993a, p. 98, nota 30; cfr. anche ASPINALL 1853; GLASGOW 1999, pp. 403-407. Uno dei biografi di Roscoe ha riferito anche il guadagno realizzato nella vendita della totalità delle collezioni: 5150 sterline per i libri, 1886 per le stampe, 750 per i disegni e 3239 per i dipinti: TRAILL 1853, p. 34. Esistono diverse testimonianze di alcuni acquisti di libri nelle carte Roscoe: si veda ad esempio la cassa di libri mandati a Livorno «il dì 26 aprile 1790» per essere spediti a Liverpool: Liverpool City Council Library, Roscoe Paper (LCCL, RP), 920, 835; oppure ancora nella corrispondenza con Arthur Arch, libraio di Londra: LCCL, RP, 920, 125-136 (tutte lettere che si datano nel periodo compreso tra 1810 e 1813). Vanno poste in evidenza, perché pertinenti alla nostra ricerca, le segnalazioni di Arch sulla disponibilità delle Vite del Vasari (lettera del 2 novembre 1811: LCCL, RP, 920, 125) e i trattati di Alberti (lettera dell’8 novembre 1813: LCCL, RP, 920, 126). Roscoe, inoltre, approfittò della vendita all’incanto delle biblioteche Pinelli e Crevenna, avvenuta tra 1789 e 1790: Roscoe 1833, vol. I, p. 146 e vol. II, p. 54. Da segnalare che il catalogo della biblioteca Pinelli era stato pubblicato nel 1787 da Jacopo Morelli, corrispondente di Roscoe, il quale gli fornì anche alcune notizie utili per la compilazione della vita di Leone X (si vedano le interessanti lettere del 25 aprile e 10 agosto 1804: LCCL, RP, 920, 2745, 2747): quest’ultimo catalogo è ora in parte consultabile sul sito www.memofonte.it.

[4] ROSCOE 1833, vol. II, pp. 56-58; CLARK 1883, pp. 18-19, 21-22, 24-25; MACNAUGHTON 1996, pp. 134-135 (che precisano come tale catalogo era stato redatto a partire dal 1812). Henry Roscoe cita una lettera di Roscoe in cui questi dichiara di aver compiuto questo catalogo; e sempre Henry afferma che la descrizione delle incisioni nel catalogo di vendita era di mano di William Roscoe: ROSCOE 1833, vol. II, p. 125. Alcuni eloquenti passaggi sul valore della biblioteca privata e del collezionare libri, anche in ROSCOE 1805, vol. IV, p. 123.

[5] MORRIS 1993b, pp. 11-12. Tale episodio è stato compiutamente analizzato da GRAHAM 1964-1968, pp. 128-154.

[6] «The very catalogue of this famous library is in itself a curious and interesting study in the history of literature»:  ASPINALL 1853, p. 28; GRAHAM 1964-1968, p. 137.

L’ossatura della biblioteca è centrata sui volumi di autori italiani dal quattordicesimo secolo al presente, cui si aggiungono alcuni manoscritti, verosimilmente trecenteschi, e un capillare accumulo (che significa anche aggiornamento in fieri) della grande erudizione settecentesca, sempre in maggioranza italiana. Roscoe possedeva, tra l’altro, gli Annali (nelle due edizioni di Roma del 1752 e di Napoli del 1773) e le Dissertationes di Muratori, la Storia civile del regno di Napoli di Giannone (anch’essa in due edizioni, di Venezia del 1766 e Napoli del 1770), le Rivoluzioni d’Italia di Carlo Denina, sino ad arrivare agli Scrittori d’Italia del Mazzuchelli e a diverse opere di Angelo Fabroni, autore con cui Roscoe avrebbe avviato direttamente un carteggio [7]. Accanto a questa ampia sezione di «History», ci sono parti dedicate a «Letters, orations ecc.» dove si contano le raccolte epistolografiche dello Zeno e del Muratori, indicative di un interesse marcato per questi studiosi, percepiti quali autorità, non solo per le ricerche edite, dato che il loro stesso carteggio diventa fonte preziosa di informazioni [8].

Poi, accanto a nutrite sezioni di poesia, dall’antichità all’epoca moderna, ripartite per nazioni, si presenta la parte dedicata alle arti figurative, battuta il tredicesimo giorno dell’asta, che qui ci interessa in modo particolare [9]. Essa è assai articolata, perché molto ricca, tanto che si compone di varie sottosezioni: «ancient art, didactic and critical works of art, lives of painters, collections and catalogues of pictures, drawings, and prints». L’abbondante serie delle biografie di artisti attesta come questo genere fosse avvertito quale prima e imprescindibile fonte di notizie: Roscoe possedeva naturalmente Vasari – in due edizioni del 1550 «first edition, very rare», e del 1648 –, ma anche Soprani, Baldinucci, Passeri, Pascoli, Bellori, Malvasia, Ridolfi, Baglione, Van Mander tanto che si può dire egli avesse cercato di comporre un quadro completo delle raccolte biografiche più importanti, compreso l’Abecedario orlandiano nella edizione edita a Venezia da Pasquali nel 1753, rivista dal Guarienti. In questa sezione è presente anche la già ricordata Storia pittorica di Luigi Lanzi nella seconda edizione, quella di Bassano del 1795 [10], cui seguono subito dopo le Vite dei pittori bassanesi di Giovan Battista Verci. La presenza del volume del Verci, forse in maggior misura rispetto a quella degli altri biografi, che si potrebbero definire ‘storici’, ‘classici’ (Vasari, Baldinucci), ormai entrati nel novero dei riferimenti bibliografici quasi necessari, è sintomatica della straordinaria diffusione nel panorama europeo di opere a carattere ‘locale’, e il loro significato tutt’altro che marginale nella costruzione di biblioteche quali strumenti di lavoro completi per un’indagine storica e artistica a tutto campo, in questo caso in modo preminente della penisola italiana.

Non mancano certo Winckelmann e Mengs, significativamente accostati. Del primo però viene elencata solo la Storia delle arti presso gli antichi, nella traduzione italiana del Fea del 1783; mentre del secondo è presente l’edizione delle Opere pubblicate per cura del De Azara. È molto probabile che Roscoe fosse giunto a questi due importanti teorici attraverso la cultura italiana. Conta segnalare inoltre come Roscoe fosse già associato all’opera del D’Agincourt che a quella data stava per esser pubblicata [11].

Assai nutrita si rivela pure la parte del catalogo di vendita intitolata «didactical and critical works», in cui compare l’edizione del 1485 del De re aedificatoria dell’Alberti assieme ai trattati di Lomazzo, del Dürer, di Leonardo, quest’ultimo nell’edizione parigina del 1651. Da rilevare, in questa sezione, anche la raccolta delle Lettere pittoriche curata da Giovanni Bottari, priva però del settimo tomo edito per cura di Luigi Crespi nel 1773, e la presenza di alcune settecentesche guide di città, inserite nella sezione «collections and catalogues» (posizionamento in sé molto eloquente). Esse si trovano insieme, per fare un esempio, al Musée di Lenoir, e alle opere sulle collezioni di stampe come il De Murr e l’Heinecken, lo Zani e il Basan. Di queste guide cittadine, Roscoe possedeva le Pitture di Bologna del 1706, la guida di Padova del Rossetti del 1776, la guida del Titi per Roma del 1721 e una traduzione inglese del 1679 del Viaggio in Italia di Giacomo Barri, a ribadire una centralità non tanto della letteratura di viaggio quanto della descrizione della città italiana come strumento di conoscenza diretto del patrimonio artistico anch’esso locale, elencato per autori, opere e collocazioni.

La storia delle arti risulta insomma rappresentata in tutto il suo sviluppo, dall’antichità al presente e secondo quelli che tra Settecento e Ottocento potevano considerarsi i filoni, o anche generi se si vuole, principali: la biografia, il trattato tecnico, la raccolta documentaria (come la raccolta epistolografica bottariana), la descrizione di un centro urbano. Si può affermare, insomma, che tale raccolta bibliografica garantisse al Roscoe residente a Liverpool una strumentazione di lavoro piuttosto completa e aggiornata, in cui per lo meno non compaiono vistose lacune. Lungi dal costituire una mera collezione, infatti, la biblioteca funzionava per Roscoe, soprattutto per il versante storico-artistico, quale elemento fondamentale al fine di elaborare quelle lunghe digressioni, a volte interi capitoli, inerenti la storia delle arti che sono disseminate in molte sue opere, edite e manoscritte. Digressioni costruite proprio su questo equilibrato dualismo tra costruzione biografica e territoriale, tra la necessità di precisazione documentaria, fattuale, e la ricomposizione in un quadro più vasto, in cui si avverte con precisione il maturare della concezione storiografica artistica dalla singola biografia alla volontà di raccontare con maggiore dettaglio e più generale sguardo critico il dispiegarsi della storia dei fatti figurativi sulle coordinate dello spazio geografico e dello scorrere del tempo. Senza contare quell’attenzione precipua per la storia del libro stesso, indicata non soltanto dall’addensarsi di edizioni quattrocentesche, che rimontano cioè agli albori dell’arte della stampa – altro tema su cui Roscoe si trovò a riflettere e a scrivere, sia nella vita del Magnifico che in quella di Leone X –, ma anche dalla presenza dei codici miniati, tra cui uno che Aspinall attribuiva a Giotto, il vero restauratore della pittura, come Roscoe stesso recita in una sua poesia: «But see, where Giotto’s purer ray, / emerging from the gothic night, / drives the fantastic shapes away, / and brings his chaster forms to light» [12].



[7] CATALOGUE LIBRARY 1816, risp. pp. 34, 41, 34, 18-19. Per il carteggio col Fabroni: LCCL, RP, 920, 1470 (minuta di Roscoe da Liverpool del 23 luglio 1802) e 1471 (lettera di Fabroni da Pisa del 5 ottobre 1802). Si veda comunque tutto LCCP, RP, 920, 1469-1471 e 1267.

[8] CATALOGUE LIBRARY 1816, p. 81.

[9] CATALOGUE LIBRARY 1816, pp. 175-186 (tutti i riferimenti sono tratti da queste pagine).

[10] Roscoe possedeva anche il lanziano Saggio di lingua etrusca, una copia con alcuni appunti manoscritti: ASPINALL 1853, p. 35.

[11] MIARELLI MARIANI 2005a; MIARELLI MARIANI 2005b.

[12] ASPINALL 1853, pp. 61-62 (e anche pp. 29-30); MACNAUGHTON 1996, pp. 140-141.

La stessa produzione manoscritta roscoeana, cui abbiamo deputato un pur brevissimo cenno nella prima parte di questo lavoro, acquista quindi una rispondenza precisa con la biblioteca e col resto della collezione di opere d’arte di Roscoe. Non bisogna dimenticare, infatti, che Roscoe avrebbe lavorato a una storia del manoscritto miniato in cui si evidenzia con marcata chiarezza l’influenza delle miniature sulla pittura italiana prima di Giotto e su Giotto stesso [13]. È nello studio del libro, della sua storia, che si saldano quegli interessi che spingono da un lato verso il collezionsimo bibliografico, dall’altro delle opere d’arte. Il libro è al contempo oggetto artistico, con le sue miniature, e strumento di studio; la stampa ha una storia che si connette a quella dell’incisione che riproduce i capolavori delle arti. L’oggetto collezionato, insomma, torna a essere non un feticcio ma il concreto, visibile passaggio della storia e della storia delle arti, la testimonianza, nel senso più profondo del termine, che consente nuove elaborazioni scientifiche, utili al presente.

 

La collezione

 

L’analisi della vendita dei beni di Roscoe conobbe il suo momento principale nella collezione delle opere d’arte che erano in suo possesso, il cui elenco è presente in una specifica sezione del catalogo d’asta, anche questo probabilmente redatto dallo stesso Roscoe, con estrema cura, e non comprendente comunque tutte le opere in  suo possesso [14]. Se ne riporta qui di seguito la descrizione-presentazione:

 

The extensive and valuable collection of engravings, painter’s etchings, and prints. The genuine and valuable collection of pictures, and the choice and well selected collection of drawings. The property of William Roscoe, esq.

The prints and engravings comprise, a series of prints from works of the greek and italian painters, illustrative of the progress of painting in Italy, from the earliest to the later ages.

A series of prints from the works of the greek and italian painters, illustrative of the progress of engravings in Italy, German and Flanders, including choice specimens of every artist of eminence, from the earliest period to Agostino Carracci in the italian school, and from Francis Stoss to Edelinck in the german and flemish.

A highly valuable collection of etchings by the italian painters, consisting of the works of the most eminent masters, who have etched their own designs, from Parmigianino to Carlo Maratti. Of the flemish and dutch painters in the various walks of history, landscape, cattle, drolls and interiors, and the french school, including fine examples of Claude, Callot, Gaspar Poussin, Sebastian Bourdon, etc.

An assemblage of fine prints, after Rubens, by the most celebrated engravers of his time – choice impressions of the Vandycke heads – several of fine works of Rembrandt and his school – rare specimens of wood and chiaro-scuro prints, by the italian and german masters – engravings from antique busts and statues, a few selected books of prints – valuable portfolios etc.

The drawings are a selection of the works of the greatest masters of the art, classed and arranged so as to form a series of the productions of the early and late florentine, roman, venetian, and lombard schools. Many of them being highly valuable, and peculiarly interesting. The pictures comprise undoubted specimens of many of the scarcest italian masters, from the time of the greek artists, to the close of the fifteenth century: a collection of the works of the german and flemish masters, from the commencement of the school under John Hubert van Eyck to a recent period.

Many rare and valuable portaits of artists and literary characters: the superb picture of Leo X, with the cardinals de’ Medici and Rossi by Andrea del Sarto, an unique and exquisite head of Christ by Lionardo da Vinci, a Holy family by Domenico Ghirlandaio, with a freize by Michelagnolo. The Nativity by Bernardo Lovini, Saint Roch giving alms, by Guido from the design of Annibale Carracci; the Elevation of the serpent, by Nicolo Poussin; Saint Cecilia, by Rubens; the celebrated picture of Saint Hubert, by Lucas van Leyden, mentioned in his life by Carlo van Mander, and many others of high value [15].

 

Una collezione in effetti piuttosto consistente per un privato, che non contava né nobili natali né un elevato lignaggio. Una raccolta che doveva risaltare a Liverpool, non tanto per la quantità e la qualità, giacché, come si è detto nella prima parte di questo lavoro [16], la città era assai vivace e avviata a raggiungere forse il momento apicale di una stagione aurea durata almeno un secolo, fino agli anni sessanta dell’Ottocento; quanto per la precisa prospettiva storica con cui era stata assemblata [17]. Di fatto è proprio la struttura di questa collezione che va rilevata, perché ‘completa’ dagli «old masters» al presente, e capace di coprire con un nutrito settore di grafica (disegni e stampe) molte scuole artistiche europee e secondo periodi cronologici non ristretti. Tale aspetto dovette apparire subito evidente ai dotti amici di Roscoe, nonché suoi concittadini, i quali, di fronte al concreto pericolo di dispersione di un tale insieme, subito individuato come vitale e costitutivo nel tessuto cittadino, decisero di acquistare una selezione dei dipinti (come avevano fatto per i libri). Stando ancora alla testimonianza del Traill un «comprising specimens of art highly illustrative of the progress of painting, was purchased by several of the same gentlemen [cioè gli stessi che avevano comprato anche alcuni libri], at liberal price, fixed by Mr Winstanley at me, and presented to the Royal Institution by those admirers of Roscoe. This collection cost £ 50, and forms an interesting part of the objects which attract strangers to our institution» [18].

Collezione che si legava quindi in maniera molto forte alla città e sarebbe stata parte integrante della formazione e delle vicende dei suoi musei. Nel 1819, infatti, la «Royal institution» inaugurò una nuova sede dove, in una stanza, si potevano ammirare le opere d’arte recuperate dalla vendita della collezione Roscoe. Tali opere, trentasette in tutto, di cui quattro non comparse nella vendita del 1816 (che quindi Roscoe non aveva posto all’asta o addirittura aveva comprato tra 1816 e 1818 nonostante i dissesti finanziari), erano perfettamente descritte in un catalogo edito nel 1819, redatto con tutta probabilità da Roscoe stesso. Tale pubblicazione prende a pretesto nuovamente l’elencazione dei dipinti e tenta di compilare una sorta di piccola storia dell’arte, dagli old masters alla produzione artistica del presente. Tanto che nell’introduzione, si auspicava apertamente che questo stesso scritto, oltre beninteso alle opere, «may contribute to the advancement of the fine arts in Liverpool» [19]. Di fatto Roscoe elabora una schedatura riassuntiva che è un ripercorrimento della storia dell’arte, nella quale indicava in sintesi un percorso critico attraverso manufatti di diversi secoli. L’ordinamento stesso traduce una forma di ricerca e di analisi delle arti figurative: valga la citazione di Lanzi e un paragone tra Giotto e Cimabue, piccoli ma eloquenti segnali di un’estensione ragionata delle singole ‘schede’ [20].

La presenza di un catalogo, recante una forte impronta didattica, la presenza di opere dall’‘antichità’ al presente, cui si aggiunge il fatto che sin dalla sua apertura la collezione della Royal Institution avesse un «clear public purpose and institutional permanence», rendono questo istituto di Liverpool una delle prime gallerie pubbliche d’Inghilterra (ovviamente escludendo il particolare caso di Londra) [21]. Un’eredità strettamente connessa alla città, che innescò responsabilità non lievi nella sua gestione. Ancora alla fine dell’Ottocento tale insieme di opere non era ritenuto adeguatamente valorizzato, tanto che «its contents are comparatively little known, and are scarcely visible», e siccome «the pictures are crowded together, a re-arrangement is required». Una nuova sistemazione, insomma, che si auspicava in un nuovo edificio che si vorrebbe chiamare «Roscoe Gallery»: «the entrance shall be free every day». La situazione poi lentamente – anche se con qualche difficoltà – si sarebbe risolta con l’istituzione della Walker Art Gallery e col passaggio delle opere di Roscoe a questa sede museale prima nell’ultimo decennio dell’Ottocento, poi definitivamente acquisite nel secondo dopoguerra [22].



[13] GRAHAM 1964-1968, pp. 128-154.

[14] COMPTON 1960-1961, p. 27; MORRIS 1993a, p. 94.

[15] Collection of prints, painter’s etchings, drawings, and paintings, Liverpool, which will be sold by auction by Mr. Winstanley at his room in Marble street, Liverpool on thursday the 5th of September and the following days (Sunday excepted), in CATALOGUE LIBRARY 1816, pp. 209-210. Sulla collezione si veda FASTNEDGE 1954, pp. 23-46.

[16] Cfr. Studi di Memofonte 2/2009.

[17] DARCY 1976, in part. pp. 20-62, pp. 95-155; MORRIS 1993a, pp. 87-98. Utile anche ORMEROD 1953.

[18] TRAILL 1853, p. 35; MACNAUGHTON 1996, p. 153. Sulla vendita della collezione di Roscoe si veda anche ROSCOE 1833, vol. II, pp. 114-144, in part. pp. 118-125. Lo stesso Winstanley ricordava di non aver potuto evitare la dispersione e di aver totalizzato poco in termini monetari dalla vendita dei beni; coloro che acquistarono le opere per la Royal Institution sono stati definiti «radical, nonconformist and mercantile [...]. It was a new gallery and the work of a new men»: MORRIS 1993a, pp. 92-93, 96.

[19] CATALOGUE PICTURES ROSCOE 1819, introduzione, pagine non numerate. La conferma dell’impegno diretto di Roscoe nella redazione di questo catalogo viene da ORMEROD 1953, p. 32, nota 2, cfr. anche MORRIS 1993a, p. 93. Ci sono molti altri casi analoghi di inventari che diventano piccole storie dell’arte: si ricorda quello di Abraham Hume, che aveva pubblicato uno scarno elenco della sua collezione (ante 1792) e uno ben più consistente e commentato nel 1824: cfr. BOREAN 2004, pp. 12, 14, nota 51. Uno strumento di studio oggi assolutamente fondamentale è il Getty Provenance Index Catalogue consultabile sul sito del Getty Institute di Los Angeles: http://piprod.getty.edu. Si noti che in questa eccellente banca dati alcune delle voci riguardanti pezzi della Roscoe collection sono state aggiornate assai di recente (dicembre 2008).

[20] CATALOGUE PICTURES ROSCOE 1819, in part. p. 2.

[21] MORRIS 1993b, p. 20; MORRIS 1993a, pp. 87-89. A paragone della Royal Institution di Liverpool questo autore richiama le gallerie di Oxford, Cambridge e Dulwich e individua, quale analogo esempio, il solo catalogo del Marquis of Stafford, pubblicato nel 1818 «arranged according to schools and in chronological order with remarks on each picture by William Young Ottley» (MORRIS 1993a, p. 97, nota 6). Il quale Ottley era a sua volta un agguerritissimo collezionista, soprattutto di grafica, come si evince dai cataloghi di vendita dei suoi disegni (del 1804, 1807 e 1814) e delle sue stampe (1911 lotti) avvenuta nel 1837: CATALOGUE OTTLEY 1837; cfr. GERE 1953, pp. 44-52, in part. p. 49 (in cui viene richiamata la similarità con la collezione di Roscoe, che aveva pure acquistato disegni di Ottley, soprattutto nell’impianto che vuole fornire l’idea dello sviluppo storico e non solo della qualità dei pezzi). Cfr. anche SPALLETTI 1979, pp. 416-484, in part. pp. 417-430; BOREA 1993, parte I, pp. 28-40; parte II, pp. 50-74 (in part. parte II, pp. 65-68).

[22] Le opere furono conferite «on loan» alla Walker Art Gallery nel 1893, prestito poi rinnovato nel 1914, fino al deposito definitivo occorso nel 1948. Su questo aspetto si veda specialmente ORMEROD 1953, pp. 57-79. Cfr. anche CLARK 1883, p. 31; FASTNEDGE 1954, pp. 23-25; MACNAUGHTON 1996, p. 155. Interessanti i cataloghi di questa stessa istituzione che documentano i passaggi della collezione: si veda CATALOGUE 1915 (in cui sono annotate anche opere presentate da Thomas Winstanley, e alcune riportano in calce i giudizi di Waagen); CATALOGUE 1928 (che appare quale versione ampliata del catalogo precedente), in part. pp. 10-12; WALKER ART GALLERY 1948. Per un inquadramento generale può essere utile anche MORRIS 2001, in part. pp. 84-112.

Roscoe costruì la sua collezione soprattutto tra 1799 e 1816, gli anni della sua massima prosperità. Innanzitutto grazie al commerciante Thomas Philipe, una sorta di agente di Roscoe a Londra, ma soprattutto essa conobbe un importante incremento per la presenza a Liverpool di Thomas Winstanley, altra figura di commerciante che trattava sia old masters sia artisti contemporanei [23]. Esistono testimonianze dirette degli acquisti di Roscoe, che possono essere seguite fino agli anni immediatamente precedenti il tracollo finanziario cui egli andò soggetto. Resta una sintomatica attestazione in una lettera alla moglie, inviata da Londra nel 1792 (riportata dal figlio Henry), in cui egli la rassicurava dicendole di aver comprato alcune opere, ma trattarsi solamente di «a few trifles» [24].

Lo stesso Roscoe, stando alla testimonianza dei biografi, era invece ben conscio del valore della sua collezione o almeno di alcuni pezzi e non aveva mancato infatti di riconoscere diversi elementi di forza interni. Il ritratto di Leone X, innanzitutto, ritenuto una copia di Andrea del Sarto dall’originale di Raffaello e una «Madonna and child, with S. Helena and St. Francis by Dom. Ghirlandaio, the master of M. Angelo, painted, according to his custom, in distemper; but what constitutes its value was a freize or history piece, below; the work of M. Angelo, when young; with the strong indication of the great manner by which he afterwards distinguished himself», sono ritenuti i pezzi più importanti [25]. Inoltre Henry Roscoe poneva l’accento anche su una testa di Cristo, attribuita a Leonardo da Vinci, «a composition of the noblest conception, and full of the deepest feeling», dichiarata «perhaps the most striking picture in the collection» [26]. Nelle note alla traduzione italiana del Leone X anche Luigi Bossi teneva a specificare, seguendo la testimonianza del viaggiatore francese Simon, il quale aveva visitato Roscoe ad Allerton nel 1810 e 1811, che quest’ultimo era in possesso di «alcuni buoni quadri, ed uno ne ha acquistato recentemente», riferendosi proprio al ritratto di Leone X, supposto di Andrea del Sarto; e che volentieri mostrava «la sua collezione preziosa di schizzi all’acquaforte originali de’ più grandi artisti» [27].

La collezione delle opere d’arte era percepita quale nucleo distinto rispetto all’insieme di libri e stampe: «Perhaps the most curios and, indeed, the most highly prized portion of these collections was the series of original drawings and pictures, in the procuring of which Mr. Roscoe had take the greatest delight»; tutte queste sono opere

 

collected during a series of years, chiefly for the purpose of illustrating by reference to original and authentic sources, the rise and progress of the arts in modern times, as well in Germany and Flanders and Italy. They are, therefore, not wholly to be judged of by their positive merits, but by a reference to the age in which they were produced. Their value chiefly depends upon their authenticity, and the light they throw on the history of the arts; yet, as they extend beyond the splendid era of 1500, there will be found several productions of a higher class, which may be ranked amongst the chiefs d’oeuvre of modern skill [28].

 

Non mancavano anche molti disegni (610 lotti nella vendita pubblica) i quali «were for the most part intended only for the use of the artist in his more finished compositions, and not like etchings or engravings for publications», la cui autenticità e valore era misurata anche sulla rinomanza dei precedenti possessori, tra cui si contano Vasari, Resta, Luti, a cui si accostavano Crozat, Mariette e Reynolds, ma soprattutto Richardson «who formed the finest collection of drawings ever brought together in this country» [29].



[23] MACNAUGHTON 1996, pp. 147-148. Si ricordi appunto che Roscoe aveva un forte legame con artisti viventi, cui commissionava spesso direttamente opere: emblematico il caso delle numerose pitture di Fuseli che decoravano la villa di Roscoe ad Allerton, tra cui due episodi della vita del Magnifico, Il fantasma del Magnifico appare a Cardiere e la Morte del Magnifico, da datare rispettivamente al 1795 e al 1811 circa, attualmente non rintracciate: MACANDREW 1960-61, pp. 34, 37; MACNAUGHTON 1996, p. 153; GAJA 2005, pp. 121-144, in part. p. 129; cfr. anche WEINGLASS1982, p. 130; su Winstanley si veda HERMANN 1999, pp. 198-201.

[24] ROSCOE 1833, vol. I, p. 130; DARCY 1976, p. 125. E, ancora da Londra, nel febbraio del 1797: «Pictures I have bought none, prints not above 40’s worth, books a few»: ROSCOE 1833, vol. I, p. 215; anche HALE 2005, p. 63. Però intanto Roscoe, ai primi dell’Ottocento, dovette cambiare casa per consentire un’adeguata sistemazione ai dipinti e ai libri: ROSCOE 1833, vol. II, p. 53; cfr. anche CLARK 1883, pp. 6-7. Cosa del resto tipica nella storia del collezionismo inglese: CHANEY 2003, pp. 9-10.

[25] ROSCOE 1833, vol. II, p. 62.

[26] ROSCOE 1833, vol. II, si vedano tutte le pp. 130-135. Quest’opera, che era stata acquistata da Winstanley a Parigi, come attestato da un articolo sul «Liverpool Chronicle» del 1829 (cit. in DARCY 1976, pp. 126-128 e in MACNAUGHTON 1996, p. 149), insieme a quella del Ghirlandaio e alla copia del ritratto di Raffaello («the flowers of the collection», anche questa venduta a Roscoe da Winstanley, cfr. ibidem), stando sempre a Henry Roscoe vennero poi acquistate da Thomas Coke e andarono ad adornare la sua Holkam Hall: si veda anche, sulla scia della testimonianza di Henry Roscoe, CLARK 1883, p. 27; DARCY 1976, pp. 126-128; MACNAUGHTON 1996, p. 148. L’opera del Ghirlandaio, col fregio michelangiolesco, è in realtà un Amico Aspertini: di quest’opera e della sua attribuzione, Roscoe ne discusse con Fuseli, come attesta una lettera di quest’ultimo del 13 luglio 1814: MACANDREW 1963, pp. 224-225. Lo stesso Fuseli aveva richiamato alla prudenza nell’attribuzione ad Andrea del Sarto dell’altro ritratto di Leone X nella collezione di Roscoe: WEINGLASS 1982, p. 407 (lettera del 13 luglio 1814); cfr. anche pp. 404-405.

[27] ROSCOE-BOSSI 1816-1817, vol. VIII (1817), pp. X-XV.

[28] ROSCOE 1833, vol. II, p. 128. Passo parzialmente citato e discusso anche in MORRIS 1993b, p. 17.

[29] ROSCOE 1833, vol. II, pp. 128-129; CLARK 1883, p. 22; anche GOMBRICH 2002, in part. pp. 43-150.

Lo studio della documentazione diretta può portare informazioni aggiuntive. La corrispondenza col sopra ricordato commerciante Philipe, permette di verificare direttamente come questi trasmettesse a Roscoe elenchi di opere che comparivano sul mercato con l’indicazione del relativo prezzo e attribuzione, di solito a numerosi e diversi artisti, specialmente italiani e francesi attivi tra Cinquecento e Seicento. Testimonianza importante non solo per aggiungere un elemento al vivacissimo mercato di opere d’arte, e non soltanto londinese, ma per confermare che non esistevano preclusioni particolari per Roscoe, dato che si presentano disegni di Carracci, Rosso Fiorentino, Polidoro, Barocci, Salvator Rosa, Leonardo da Vinci, Schiavone, Domenichino, Reni, Puget e Vandyck, per pescare qualche nome da liste che comprendono lunghe serie di nominativi – sempre da leggere col beneficio di quelle attribuzioni – rintracciabili in tutti i più importanti compendi biografici, e forse proprio su questa base scelti [30].

Tuttavia, ciò che appare veramente peculiare in questo insieme collezionistico, è il fatto che esso si presenti in così stretta connessione con la biblioteca e quindi con i gli studi pubblicati o rimasti allo stato manoscritto. Biblioteca e opere d’arte sono cioè regolate dagli stessi criteri di selezione, si configurano come due valve della stessa conchiglia, perfettamente adese e rispondenti. Il Roscoe collezionista è guidato da un istinto da storico più che da ricco mecenate e lo si capisce ancora dalla redazione dei due cataloghi, sia quello scritto in occasione della vendita del 1816 che quello di tre anni posteriore, relativo alle opere acquistate ed esposte alla Royal Institution. In entrambi vengono infatti sottolineati quegli aspetti della collezione che connotano propriamente una matura ricerca storiografica, come l’ampia estensione cronologica e geografica delle opere. Conta rimarcare, in questo senso, la divisione in scuole dei singoli disegni («classed and arranged so as to form a series of the productions of the early and late florentine, roman, venetian, and lombard schools»). Una precisa eco lanziana si nasconde con tutta probabilità in quest’ultima nota – sono del resto questi gli anni in cui Roscoe comincia a lavorare intorno alla Storia pittorica –, ma anche un’indicazione del pregio che si riteneva avessero queste opere proprio nel loro insieme. La stessa collezione diventa uno strumento vivo di conoscenza, una concretizzazione visibile dello sviluppo storico delle arti, tanto più importante qualora si consideri l’impossibilità per un inglese, mai sceso in Italia, di avere sotto gli occhi le opere che costituiscono un elemento non marginale nella ricostruzione culturale che sta alla base delle biografie di Lorenzo il Magnifico e di Leone X.

In maniera molto suggestiva, e altrettanto perspicace, la collezione di Roscoe è stata infatti definita una «slide library» [31]. La sua struttura è di fatto finalizzata alla rappresentazione visibile, per singoli esempi, del progredire delle arti dalla loro ‘rinascita’ sino ai tempi moderni, da un «early» a un «late» attraverso un «progress». Si tratta di un tipo di atteggiamento in linea con quello riscontrabile in altri eruditi-collezionisti europei, studiosi o semplicemente appassionati di arti figurative, e che gioca di sponda con la coeva sistemazione di molte delle più importanti gallerie d’Europa, dagli Uffizi a Vienna, da Düsseldorf a Dresda [32]. L’esigenza principale risiedeva nel creare un nucleo collezionistico capace di rappresentare non solo le varie scuole artistiche, ma anche il loro sviluppo cronologico. Documentare, cioè, una storia dell’arte in determinate zone geografiche. È per questo che la grafica in toto, le incisioni soprattutto e, ove possibile, i disegni erano assolutamente necessari per raggiungere questo obiettivo, altrimenti impossibile mediante sole opere di pittura o magari di scultura, per motivi economici, numerici e di spazio fisico [33].

La collezione di Roscoe aggiunge quindi informazioni precise al contesto del collezionismo della provincia inglese, ormai assai esteso, e basti pensare a città come Manchester [34]. La pubblicazione di siffatti cataloghi, infatti, per lo più redatti in occasione di vendite, poteva costituire un modello per la costruzione di una collezione e persino un’occasione non arida di scrittura sulle arti figurative, oltre che, beninteso, un bacino di opere cui attingere attraverso l’acquisto. Lo stesso Roscoe possedeva alcuni di questi cataloghi di vendita [35]. Una pratica di raccolta non disgiunta da quella catalogatoria, tanto che proprio dalla catalogazione dei manoscritti di Holkham Hall, che abbiamo ricordato, si deve la ripresa di un interesse più diretto di Roscoe per le arti figurative e l’intenzione di scrivere una storia delle arti, in parte già sottesa nella redazione del catalogo della Royal Institution del 1819. Il manoscritto sulla miniatura, che Roscoe portò a compimento senza però consegnarlo alle stampe, ne è una tangibile testimonianza: una sorta di esito a valle di questo intrico di interessi personali affine ad altri collezionisti, spesso di estrazione borghese [36].



[30] LCCL, RP, in part. 2963-2975 (tutte lettere scritte tra 1811 e 1812).

[31] MORRIS 1993b, p. 18, e anche pp. 12-14.

[32] Resta un punto fermo Haskell 1981. Evidenzia la distanza della situazione inglese e specialmente di Liverpool da quella museale e collezionistica europea MORRIS 1993a, pp. 90-91. Il Compton ha ben chiarito le motivazioni che stanno alla base della collezione di Roscoe, partendo proprio dalla redazione del catalogo del 1816, e bene si è espresso sulla sua vicinanza appunto all’organizzazione museale coeva: COMPTON 1960-1961, p. 29.

[33] Importante ancora il caso di Luigi Lanzi, indagatore sia della storia dell’incisione, sia della sua utilità per i conoscitori: cfr. il capitolo della Storia pittorica: «Origini e progressi della incisione in rame e in legno»: LANZI 1795-96, vol. I, pp. 73-101. Ulteriori e coeve attestazioni risultano numerose: cfr. ad esempio, oltre al ruolo centrale delle pubblicazioni di Heineken e De Murr (già evidenziato nella prima parte di questo scritto), si veda RACCOLTA DURAZZO 1784, in part. pp. 7-8, 26; assai eloquente anche la testimonianza di Goethe (GOETHE-VENUTI 1994, p. 174).

[34] DARCY 1976, pp. 30-31. Altre collezioni inglesi, che pure comprendono ‘primitivi’, anch’esse battute all’asta, sono quella di Charles Greville venduta nel 1810 da Christie e quella di Henri Blundell of Ince (peraltro amico di Roscoe, nonché primo presidente della risorta Society of art di Liverpool nel 1783), il quale aveva comprato alcuni dipinti da Ignazio Hugford, figura centrale nei rapporti tra Italia e Inghilterra nel Settecento; oppure quella collezione dell’Earl of Bristol and Bishop of Derry, divisa tra opere tedesche e italiane, tesa a mostrare l’«historical progress» anche tramite una ‘lanziana’ divisione in scuole (Venezia, Bologna, Firenze): COMPTON 1960-61, pp. 30-31. Bisogna ricordare che in Inghilterra operava con grande forza l’esempio di Jonathan Richardson, anch’egli collezionista, la cui influenza sulla formazione dei conoscitori è fondamentale: lo citava già il Turnbull, quando parlava della necessità di avere «a collection of drawings and pictures ranged historically»: TURNBULL 1740, pp. 37, 40-42 (peraltro molto importanti, vista anche la data – 1740 – le sue considerazioni sulle scuole italiane e sulle loro differenze, il parallelo tra la rinascita delle arti in Grecia e in Italia). Cfr. anche GIBSON WOOD 1984, pp. 38-56.

[35] Oltre ai già ricordati cataloghi del Daulby, mi limito a richiamare anche quello Blackburne (CATALOGUE BLACKBURNE 1785). È un caso importante perché il catalogo della vendita di questa collezione compiuta «in the beginning of march, 1786» a Londra, in tredici giorni, è presente tra i libri di Roscoe oggi conservati nella biblioteca dell’Atheneum di Liverpool. Verosimilmente sua è la grafia delle note a penna in cui sono specificati i prezzi delle singole opere, come recita il frontespizio: «this collection consists of near ten thousand of the finest impressions of historical and other prints, both ancient and modern», tra cui vengono riportati alcuni nomi come i soliti Raffaello, Michelangelo, Marcantonio Raimondi, Rembrandt, Van Dyck (ordinati nel catalogo per ordine alfabetico).

[36] LCCP, Roscoe papers, 920, ms. 5551. Danno notizie e in parte discutono questo manoscritto GRAHAM 1964-1968, p. 137; MORRIS 2007, pp. 159-161.

Lo studio della raccolta di opere d’arte di Roscoe, le sue vicende nel tempo, offrono numerosi spunti per ben altri approfondimenti: notevoli risultati, ad esempio, hanno conseguito quelle indagini volte a capire la provenienza di alcuni pezzi, perché hanno documentato, tra l’altro, che Roscoe acquistava in prevalenza opere che riteneva avessero avuto una connessione con la famiglia Medici e con Firenze [37]. Tuttavia, per le finalità di questo scritto, sarà sufficiente aver enucleato la caratteristica fondamentale di ‘biblioteca visiva’ che connota questo insieme di opere. La sua formazione, e il suo graduale espandersi e completarsi, corre di pari passo con la redazione delle due biografie medicee, il Magnifico e il Leone X edite tra 1795 e 1805, le cui digressioni sulle arti sono a tutti gli effetti i primi interventi pubblici di un qualche spessore che Roscoe redasse su questa materia. E i primi in cui, davvero, le arti figurative rientrano in un discorso storico complessivo, non settoriale ma latamente culturale, e ne diventano dichiaratamente parte integrante.

 


[37] Particolarmente interessanti i risultati raggiunti dalle ricerche coordinate da Xanthe Brooke, responsabile della sezione Italian painting della Walker Art Gallery di Liverpool. Tali risultati sono stati in parte inseriti nei depliants informativi posti a corredo delle singole sale della stessa Walker Art Gallery. Devo queste e molte altre preziose informazioni a una pubblica visita tenuta in occasione della conferenza Roscoe and Italy, ripetutamente citata nella prima parte di questo lavoro, guidata proprio dalla stessa Xanthe Brooke, che ringrazio. Si veda anche quanto edito nel Getty Provenance Index Catalogue: http://piprod.getty.edu.


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H. Roscoe, The poetical works of William Roscoe, Liverpool 1853.

 

Roscoe-Bossi 1816-1817

Vita e pontificato di Leone X: ornata del ritratto di Leone X e di molte medaglie incise in rame di Guglielmo Roscoe autore della vita di Lorenzo de’ Medici; tradotta e corredata di annotazioni e di alcuni documenti inediti dal conte Luigi Bossi, 12 voll., Milano 1816-1817.

 

Roscoe-Londonio 1824

Dell’origine e delle vicende della letteratura delle scienze e delle arti e della loro influenza sul presente stato della società contemporanea discorso composto e recitato da Guglielmo Roscoe in occasione del solenne aprimento del R. Istituto di Liverpool recato dall’inglese in italiano coll’aggiunta di alcune note da C. G. Londonio, Milano 1824.

 

Roscoe-Mecherini 1799

Vita di Lorenzo de’ Medici detto il Magnifico del dottore Guglielmo Roscoe, 4 voll., Pisa 1799.

 

Rosini 1844

G. Rosini, Biografia del cavaliere Gaetano Mecherini, Pisa 1844.

 

SALONI GALLERIE 1981

Saloni, gallerie, musei e loro influenza sullo sviluppo dell’arte dei secoli XIX e XX, Atti del XXIV Congresso Internazionale di Storia dell’Arte (Bologna 10-18 settembre 1979), a cura di F. Haskell, Bologna 1981.

 

Sellers 1968

I. Sellers, William Roscoe, the Roscoe circle and radical politics in Liverpool, «Transactions of the historic society of Lancashire and Cheshire», 120, 1968, pp. 45-62.

 

Spalletti 1979

E. Spalletti, La documentazione figurativa dell’opera d’arte, la critica e l’editoria nell’epoca moderna (1750-1930), in Storia dell’arte italiana. Parte I, Materiali e problemi, vol. II, L’artista e il pubblico, a cura di G. Previtali, Torino 1979, pp. 416-484.

 

Stansfield 1955

H. Stansfield, William Roscoe, botanist, «The Liverpool Bulletin», 1-2, 1955, pp. 19-61.

 

Strutt 1785-1786

J. Strutt, A biographical dictionnary; containing an historical account of all the engravers, from the earliest period of the art of engraving to the present time; and a short list of their most esteemed works. With the cyphers, monograms, and particular marks, used by each master, accurately copied form the originals, and properly explained. To which is prefixed an essay on the rise and progress of the art of engraving, both on copper and on wood. With several curious specimens of the performances of the most ancient artists, 2 voll., London 1785-1786, rist. anast., Ginevra 1972.

 

Sydney Jones 1931

C. Sydney Jones, William Roscoe 1753-1831, Liverpool 1931.

 

Traill 1853

T.S. Traill, Memoirs of William Roscoe, Liverpool 1853.

 

Turnbull 1740

G. Turnbull, A treatise on ancient painting […], London 1740.

 

VICTORIAN AND EDWARDIAN RESPONSES 2005

Victorian and Edwardian responses to the italian Renaissance, a cura di J.E. Law e L. Østermark-Johannsen, Aldershof 2005.

 

WALKER ART GALLERY 1948

Twenty old master, a cura della Walker Art Gallery, Liverpool 1948.

 

WEINGLASS 1982

The collected english letters of Henry Fuseli, a cura di D. H. Weinglass, Millwood-London-Newdeln 1982.

 

Wilson 2007

A. Wilson, Liverpool’s Lorenzo de’ Medici, in The making of the Middle Ages. Liverpool essays, a cura di M. Costambeys, A. Hamer e M. Hale, Liverpool 2007, pp. 188-205.

 

Wilson 2008

A. Wilson, William Roscoe: commerce and culture, Liverpool 2008.

Last Updated ( Tuesday, 22 December 2009 )
 
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