La Biblioteca Riccardiana, un percorso storico attraverso la formazione dei suoi cataloghi

Claudia Tombini


Sembra scritto nel destino della Biblioteca Riccardiana mantenere, nonostante le traversie che hanno segnato la sua storia, l’aspetto e la funzione che i fondatori intesero darle.

 La collezione libraria, raccolta in origine da Riccardo Romolo Riccardi, a cavallo tra il XVI e il XVII secolo e ampliata dagli eredi, consentì ai suoi possessori di giocare un ruolo importante nel panorama culturale fiorentino, tanto più che, per loro stessa volontà, venne molto presto aperta al pubblico [1].

Ad ogni fondamentale tappa storica corrisponde un tentativo di classificazione e riordinamento del prezioso patrimonio librario da parte dei bibliotecari che si avvicendarono in casa Riccardi e ciò ci consente di tracciare un quadro evolutivo della Biblioteca, nei suoi termini essenziali, accennando alla formazione dei suoi Cataloghi.

Filippo Modesto Landi, che per trenta anni rimase al servizio dei Riccardi, con mansioni di segretario, cappellano, custode del museo e bibliotecario, per primo si cimentò nella stesura di un catalogo della Libreria, completato nel 1706 ed oggi conservato in forma manoscritta presso l’Archivio di Stato di Firenze [2]. L’Indice de’ Libri che sono nella Libreria dell’Ill.ma Casa Riccardi si presenta come una rubrica in ordine alfabetico, recante accanto al numero progressivo di ogni volume, il nome dell’autore, il titolo, la data e il luogo di edizione e presenta una classificazione per soggetto, che rispecchia la divisione per materie della Biblioteca, che il Landi aveva compiuto avvalendosi dell’aiuto del Magliabechi e del Salvini [3] (Fig. 1).

Quando il Landi redasse il suo Indice, i libri erano collocati in bellissimi scaffali in noce, intagliati e dorati, che il marchese Francesco Riccardi aveva fatto sistemare nelle stanze appositamente realizzate e decorate, contigue al Salone delle Feste nel Palazzo di via Larga.

Gli anni intercorsi tra l’acquisto di questa nuova residenza (1657) e il trasferimento delle collezioni riccardiane provenienti dal Palazzo di Gualfonda (1689), non furono necessari solo alla ristrutturazione degli appartamenti, ma anche ad ottenere l’autorizzazione, tramite un motuproprio granducale, per «l’alienazione e l’estrazione» dei beni, proibita per testamento da Riccardo, il fondatore della collezione [4].

  

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Fig. 1 ASF Riccardi 271, c. n., Indice dei libri redatto da Filippo Modesto Landi 1706.

Il Landi assisté alla crescita del fondo librario della famiglia che, già arricchitosi con la Libreria di Vincenzo Capponi, passata in eredità nel 1688 alla figlia Cassandra [5], moglie di Francesco, andava sempre di più accogliendo pregiati manoscritti, incunaboli e libri a stampa.

Dal 1699, infatti, giunsero in Biblioteca molte casse di libri acquistati dal marchese Francesco a Roma, dove questi visse per cinque anni, dopo essere stato allontanato da Firenze dal Granduca per intromissioni nella sfera privata della corte [6].

La dedizione con la quale Filippo Modesto Landi si occupava di riordinare la collezione libraria dopo ogni nuova acquisizione, è espressa in un accorato Memoriale [7], che lui stesso indirizzò al nipote di Francesco, l’abate Gabbriello Riccardi, quando questi con i fratelli Vincenzo e Bernardino, decise di sostituirlo con Giovanni Lami.

Al nuovo bibliotecario, entrato ufficialmente in carica il primo gennaio 1733, si deve il secondo importante catalogo della Biblioteca Riccardiana, seppure limitato ai manoscritti [8].

Il Catalogus codicum manuscriptorum, sempre compilato in ordine alfabetico per autori, a differenza del catalogo del Landi, venne dato alle stampe nel 1756 e già nell’Introduzione manifestava l’intenzione di non risultare una «sterile e digiuna serie di autori e titoli di libri», motivo per il quale l’autore integrò le voci che riteneva più meritevoli con piccoli stralci di testo che dessero un’idea del contenuto.

Personaggio poliedrico, il Lami, produsse egli stesso una moltitudine di carte manoscritte, dovute soprattutto al carteggio con uomini di cultura del suo tempo da cui traeva notizie per le Novelle letterarie e tale materiale fu acquistato da Gabbriello dopo la sua morte, avvenuta nel 1770 [9].



[1] Gabbriello dispose l’apertura al pubblico della Biblioteca Riccardiana nel suo testamento (14 luglio 1794) e i prestiti, che già in vita fece a parenti e conoscenti, sono documentati in un ‘Registro di prestito’ conservato in BRF (Biblioteca Riccardiana di Firenze), Riccardi 3481; cfr. I RICCARDI A FIRENZE E IN VILLA 1983, p. 16.

[2] Indice de’ libri che sono nella Libreria dell’Ill.ma Casa Riccardi fatto per alfabeto del casato degli autori. 1706 ab inc., ASF, Riccardi 271, (cfr. MINICUCCI 1985, pp. 30-37).

[3] MINICUCCI 1985, p. 31.

[4] Riccardo morì nel 1612 e l’ inventario della sua libreria fu redatto nel 1632, Indice de’ Libri dell’Orto de SS.ri Riccardi fino agl di 15 di nov.e 1632: ASF (Archivio di Stato di Firenze), Mannelli Galilei Riccardi 423, c. 6, trascrizione della Fondazione Memofonte, www.memofonte.it, sezione Collezionismo Riccardiano.

Questo risulta essere il primo catalogo del nucleo originario della Biblioteca Riccardiana; il motuproprio per annullare gli effetti del fidecommesso fu emanato da Cosimo III nel 1687 (ASF, Mediceo, f. 5822), (cfr. I RICCARDI A FIRENZE E IN VILLA 1983, p. 16).

[5] L’inventario della libreria Capponi, Stime de’ libri della Libreria dell’Ill.mo Sig.re March.se Vincenzio Capponi, datato 1689, elenca più di 5.000 opere a stampa e 249 manoscritti, ASF, Mannelli Galilei Riccardi 346, c. 22 (cfr. scheda n. 33 p. 173 in I RICCARDI A FIRENZE E IN VILLA 1983).

[6] MINICUCCI 1985, pp. 23-26.

[7] Il Memoriale del Landi è tra gli Autografi Gonnelli della BNCF (Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze), cass. 21, n. 67, (cfr. MINICUCCI 1985 pp. 32-34).

[8] G. LAMI, Catalogus codicum manuscriptorum qui in Bibliotheca Riccardiana Florentiae adservantur, Livorno, Ex Tipographio Antonii Sanctini et Sociorum, 1756; oggi le segnature di questo catalogo non sono più in uso ed è necessario consultare le tavole di raffronto con le segnature attuali.

[9] Per notizie su Giovanni Lami cfr. BARTOLONI 1996.

Ovviamente gli scritti del Lami non compaiono nel catalogo del 1756 ma, a questa data, erano già confluiti nella Biblioteca Riccardiana i numerosi acquisti di Gabbriello, documentati da una filza di ricevute riguardanti libri, medaglie e quadri comprati tra il 1726 e il 1756 [10]. Certamente il bibliotecario poté documentare anche la presenza di tre importanti acquisizioni: la Libreria dell’abate Antonio Salvini, composta da 3349 volumi per gran parte da lui stesso postillati [11], la donazione di testi di argomento giuridico e scientifico appartenuti all’avvocato Giuseppe Averani, giurista all’Università di Pisa [12] e, infine, l’ingresso della biblioteca dell’umanista quattrocentesco Nicodemo Tranchedini, funzionario degli Sforza, comprendente componimenti latini e volgari del XV secolo [13].

La figura dell’abate Gabbriello si lega alle vicende della Biblioteca Riccardiana per quasi tutto il corso del XVIII secolo, essendo vissuto per 93 anni, fino al 1798 e avendo giocato un ruolo fondamentale per l’accrescimento della Biblioteca.

Nel tentativo di accentrare le raccolte librarie dei parenti nelle sue mani, prese per uso proprio novanta libri di carattere religioso appartenuti alla madre e comprò in più volte, a partire dal 1752, i libri dall’eredità del fratello, il marchese Vincenzo, che già nel 1741 aveva donato alla Biblioteca di famiglia trentatre manoscritti [14].

Il suddecano Gabbriello mostrò una vera e propria passione per i libri che collezionava, li studiò, li corredò di note, li fece rilegare per conferirgli un aspetto omogeneo [15] e li destinò, oltre che alla biblioteca di famiglia, anche ad una libreria privata, ospitata nelle stanze contigue al suo appartamento, l’ultimo nel mezzanino del Palazzo [16].

Da una testimonianza di Lorenzo Mehus, pare che la libreria privata di Gabbriello constasse di 1800 manoscritti di provenienza orientale, greca, latina, provenzale e toscana, di molti «libri impressi» e di molte lettere di uomini illustri preziose come fonti storiche [17]. Alla libreria di Gabbriello sono probabilmente riferibili due frammenti di cataloghi di libri a stampa, conservati tra i manoscritti riccardiani, recanti testi pubblicati fino agli anni Sessanta del XVIII secolo, trascritti per autore in ordine alfabetico [18].

Nel 1783 Gabbriello Riccardi dispose la fusione della sua libreria personale con quella di famiglia, dopo aver acquistato dai fratelli Luigi e Piero Alessandro Ginori un appartamento attiguo alla Biblioteca Riccardiana, con lo scopo di ampliare gli spazi riservati al patrimonio librario nel Quartiere nobile [19]. La riunione fu portata a compimento nel 1787 e a sovrintendere ai lavori, fin dall’inizio, fu chiamato l’abate Francesco Fontani.

Questi prestò servizio nella Biblioteca, coadiuvato dal sottobibliotecario Luigi Rigoli, fino al 1818, anno della sua morte e si occupò di redigere un altro catalogo alfabetico di manoscritti, che non venne mai pubblicato né nella versione originale in tre volumi, né nella versione ‘in bella’ che ne fece il custode Vincenzo Volpi nel 1820, su incarico del Rigoli [20].

Il catalogo dei manoscritti è l’opera più imponente del Fontani ma, nel primo ventennio della sua attività di bibliotecario, avviò anche la compilazione di un catalogo alfabetico degli incunaboli e delle edizioni rare e di un Indice delle Illustrazioni dei codici riccardiani, come attesta una fonte:

 

Mosso già dall’esempio di tanti rinomati Bibliotecari, che avevano pubblicata l’illustrazione dei Manoscritti delle Librerie, alle quali eglino presiedevano, distinguendo l’edito dall’inedito, la varietà, il secolo della scrittura, la provenienza, le qualità della carta, incominciò da’ greci a fare l’Indice ragionato, e quindi meco condusse questo lavoro fino quasi alla metà dei codici, che tra greci, latini e italiani sono in numero di 3591, e questo catalogo sarebbe forse ridotto al suo termine se in questo frattempo non fossero sopraggiunte delle circostanze da doverlo interrompere [21].

 

L’attività di catalogazione del Fontani subì una battuta d’arresto nel 1810, anno in cui si aprì una fase critica che travolse l’intero patrimonio riccardiano, destinato ad essere venduto all’asta, per far fronte all’ormai insanabile dissesto finanziario della famiglia Riccardi.

Ancora una volta un catalogo, realizzato proprio nel 1810, compare come il prodotto di una svolta storica per la Libreria, anche se non presenta più le caratteristiche di uno strumento di studio ma quelle di un inventario di stima [22].



[10] ASF, Riccardi 237; tra i documenti che attestano gli acquisti di Gabbriello ricordiamo anche l’Indice de’ libri comprati dal Nostro Reverendissimo Signor Suddecano Gabbriello padrone a dì 4 giugno 1753 (ASF, Riccardi 276, ins. 12), trascrizione della Fondazione Memofonte, www.memofonte.it.

[11] La Libreria fu venduta dagli eredi di Anton Maria Salvini per 1151 ducati a Gabbriello Riccardi nel 1734 secondo la stima fattane dal libraio fiorentino Cattaneo Felice Buonaiuti (BRF, Riccardi 3481); il contratto di vendita è contenuto in originale in ASF, Mannelli Galilei Riccardi 448, c. 5, con un elenco di 185 manoscritti oltre l’elenco dei libri a stampa e ve ne è una copia in Riccardiana (BRF, Riccardi 3481, cc. 17-21v), (cfr. BARTOLETTI 2009 p. 122).

[12] La donazione avvenne nel 1738 ad opera di Carlo Averani, fratello del defunto avvocato Giuseppe (BRF, Riccardi 3481).

[13] MARACCHI BIAGIARELLI 1978, pp. 237-258; in una lettera a Lorenzo Mehus Gabbriello dice di aver acquistato i volumi del Tranchedini da Antonio Galli di Pontremoli nel 1755 (cfr. I RICCARDI A FIRENZE E IN VILLA 1983, p. 182).

[14] ASF, Mannelli Galilei Riccardi 423, ins. 19, trascrizione della Fondazione Memofonte, www.memofonte.it.

[15] BRF, Riccardi 3481, contiene una lista di prezzi delle legature stabiliti tra Gabbriello e l’artigiano Giuseppe Pagani in data 2 ottobre 1732.

[16] I RICCARDI A FIRENZE E IN VILLA 1983, pp. 71-73.

[17] L. MEHUS, Appunti sull’origine di varie librerie fiorentine, fa parte di un nucleo di 24 voll. manoscritti confluiti in Riccardiana (BRF, Riccardi 3869-3892), cfr. I RICCARDI A FIRENZE E IN VILLA 1983, p. 171.

[18] BRF, Riccardi 3587 (già 3701) e Riccardi 3588 (già 3702); il primo comprende solo la lettera A e l’inizio della lettera B di libri stampati fino al 1765, il secondo è un catalogo tematico di opere di carattere religioso e contiene un elenco alfabetico completo.

[19] ASF, Mannelli Galilei Riccardi 314; Il contratto di compravendita fu stipulato in data 5 ottobre 1782 e seguono nella stessa filza carte di spese per la fabbrica sostenute negli anni 1784 e 1785. Oggi le stanze acquistate dai Ginori corrispondono alle sale d’esposizione e direzione della Biblioteca.

[20] I tre volumi manoscritti del Fontani (BRF, Riccardi 3584-3585-3586, già 3698-3699-3700) sono stati ricopiati da Vincenzo Volpi in un volume che, presente in originale nell’Archivio riccardiano e consultabile in fotocopia, è stato digitalizzato per la Biblioteca Digitale Italiana ed è il Catalogo dei manoscritti attualmente in uso.

[21] Elogio del Fontani pubblicato dal Rigoli in Meditazioni sopra l’albero della Croce, Firenze 1819, pp. VII-X (cfr. I RICCARDI A FIRENZE E IN VILLA 1983, p. 69); il catalogo delle illustrazioni dei codici riccardiani dell’abate Fontani è conservato in forma manoscritta presso la Biblioteca Riccardiana (BRF, Riccardi 3581).

[22] Inventario e stima della Libreria Riccardi. Manoscritti e edizioni a stampa del secolo XV, Firenze 1810, trascrizione della Fondazione Memofonte, www.memofonte.it.

Il 15 luglio 1811 la Biblioteca Riccardiana fu, infatti, esposta per la prima volta al pubblico incanto e, nel gennaio dell’anno successivo, il Tribunale di Prima Istanza autorizzò una seconda stima affinché la Libreria fosse venduta in lotti [23]. Fu stimata 32.340 scudi e, a seguito delle offerte giunte prima da un gruppo di tre librai fiorentini e poi da un mercante veneziano, il Fontani, con lunga Memoria al Maire, pregò il Comune di acquistare l’intera libreria per scongiurare il rischio di dispersione del prezioso materiale [24]. Tuttavia, il Consiglio del Comune non deliberò in tempo l’acquisto, la Biblioteca fu aggiudicata ad una società di librai e questa volta fu il Maire a raccomandare loro di non alienare i pezzi singolarmente e di non allontanarla dal territorio fiorentino [25]. Solo il 29 aprile 1813, il Comune di Firenze dispose l’acquisto della Riccardiana e, entratone in possesso, la cedette due anni dopo allo Stato [26]. Con un rescritto del 9 ottobre 1815, la Biblioteca Riccardiana divenne pubblica ottenendo un’assegnazione annua di dodici scudi dalla Real Depositeria e venne ufficialmente affidata al bibliotecario Francesco Fontani e al sottobibliotecario Luigi Rigoli [27].

Da allora la Biblioteca, passata sotto l’amministrazione granducale, visse periodi tutt’altro che tranquilli e, per limitare i costi di gestione, perse in più di un’occasione la propria autonomia.

L’esemplare dell’Inventario e stima del 1810, che continuò ad essere corredato di note manoscritte dai bibliotecari nel corso dei decenni, reca le tracce delle vicende storiche che più volte minacciarono la stabilità della Riccardiana. Passando in rassegna le note a margine del testo stampato, si possono individuare i momenti critici che segnarono il suo destino.

La prima situazione di pericolo che dovettero affrontare i bibliotecari, derivò dall’idea avanzata dal presidente dell’Accademia della Crusca, il conte Giovan Battista Baldelli Boni, di annettere la Biblioteca Riccardiana alla Marucelliana [28].

Il merito di aver dissuaso il Granduca dall’autorizzare la fusione, è tutto di Luigi Rigoli, che di fronte all’eventualità che fosse la Riccardiana a dover lasciare la sua sede, dato che le clausole testamentarie della Marucelliana impedivano a quest’ultima di essere alienata, si batté strenuamente per evitarlo. Espresse con chiarezza le sue perplessità in una serie di lettere al sovrano, in cui non solo elencò i cattivi effetti che tale trasferimento avrebbe prodotto sul piano culturale, ma soprattutto mise in evidenza l’aumento degli oneri finanziari a carico dello Stato che ne sarebbe conseguito [29].

Preso atto delle oggettive difficoltà di realizzazione, si rinunciò al progetto e con rescritto del 24 marzo 1820, il Granduca ordinò che almeno, per rimpinguare le casse della Libreria, si vendessero i tomi presenti in duplice copia, secondo lo schema di una nota di libri doppi redatta qualche tempo prima dal Rigoli [30].

Tredici sono i volumi dell’Inventario e stima, di cui viene ricordata in nota la vendita avvenuta per rescritto del 1820, mentre sicuramente più invasiva fu una campagna di vendita di libri doppi, avviata da un rescritto granducale emanato il giorno 8 marzo 1838, che produsse la perdita di 133 testi, puntualmente reintegrati con altri titoli.

In quello stesso anno, il 1838, Marco Ciatti, custode della Riccardiana, noto per il suo fedele attaccamento all’Istituzione di cui restò al servizio fino alla morte, aveva completato il catalogo alfabetico degli stampati antichi, iniziato cinque anni prima per incarico del sottobibliotecario Gaspero Bencini e realizzato con l’aiuto dell’allora apprendista Fruttuoso Becchi [31].

Tra i testi in sostituzione di quelli venduti nel 1838, alla segnatura n. 1205 dell’Inventario e stima si trova citata la Guida della città di Fiesole, probabilmente corrispondente al Saggio di Osservazioni sui monumenti dell’antica città di Fiesole, edito a Firenze nel 1814, dell’architetto fiorentino Giuseppe Del Rosso, il cui nome è legato alla Biblioteca Riccardiana per i 134 volumi di miscellanee di architettura e antiquaria, a lui appartenuti, che vi erano confluiti nel 1831, alla sua morte [32].

Ancora alla metà dell’Ottocento, malgrado la «gelosa custodia» del bibliotecario Antonio Zannoni, la Riccardiana sembrò costretta a privarsi di molti volumi come si legge nelle parole di Alessandro Bulgarini, successore dello Zannoni nel ruolo di bibliotecario dal 1859:

 

Circa la metà del nostro secolo […] essa corse il rischio di essere dispersa, ma per la gelosa custodia del Bibliotecario Zannoni, coadiuvato dal Guasti e dal Silvestri, scrittori elegantissimi, come pure dal bibliofilo Galletti, che ne tolsero per le stampe la difesa, superò anche questa vicenda.

Ma la tempesta come che più non apparisse, durava sempre, per modo che alcuni anni dopo, dalla minaccia si passò ai fatti, togliendo via dalla Riccardiana ingente mole di libri per essere data al migliore offerente, sotto colore di volerla sgombra di inutili doppioni, che in realtà essa mai non ebbe, o pochissimi. Però una condotta così inesplicabile doveva prima o poi toccare il suo termine; e ciò avvenne l’anno 1859, quando l’attuale bibliotecario, succeduto al pio, quanto dotto Ab. Antonio Zannoni dimissionario, si dié con animo risoluto e instancabile alla ricerca delle perdute ricchezze. Soccorso quindi d’opera e di consiglio dall’illustre senatore Atto Vannucci, allora bibliotecario della Magliabechiana, egli poté finalmente ricuperare i volumi, ai quali era mancato il compratore, e in sostituzione dei già venduti ottenerne altri in compenso, ma certamente in pregio non eguali [33].



[23] MINICUCCI 1979, pp. 13-16.

[24] MINICUCCI 1979, pp. 17-18.

[25] MINICUCCI 1990, p. 223.

[26] MINICUCCI 1990, p. 223; la copia dei documenti dell’acquisto del Comune e della cessione al Granducato, conservata presso l’Archivio della Riccardiana, fu fatta fare dal bibliotecario Antonio Zannoni nel 1850 ed è l’unica che attesti questi importanti passaggi, essendo alluvionati gli originali.

[27] MINICUCCI 1979, p. 53.

[28] MINICUCCI 1987, p. 209.

[29] MINICUCCI 1987, pp. 212-214.

[30] Le nota di libri doppi redatta dal Rigoli nel 1820, a cui faceva riferimento il Granduca, è andata perduta, ma presso l’Archivio della Riccardiana, nella sezione Affari, sono conservate due minute autografe del Rigoli del 1832 di libri mancanti a quella data (cfr. MINICUCCI 1987, pp. 225-226).

[31] Il catalogo manoscritto del Ciatti comprende le edizioni a stampa dal 1500 al 1900 in ventitre volumi ed è attualmente in uso, consultabile in fotocopia presso la Sala dei Cataloghi della Biblioteca; ad esso sono state aggiunte correzioni e precisazioni.

Alla figura di Marco Ciatti, in Riccardiana dal 1820 al 1852, Maria Jole Minicucci ha dedicato il saggio L’elogio del custode (cfr. MINICUCCI 1977).

[32] LAZZI 2009, p. 25.

[33] BULGARINI 1872.

 

Nel corso di tutta la seconda metà del XIX secolo e in qualità di Biblioteca Governativa nel periodo postunitario, la Riccardiana fu ancora teatro di accessioni, vendite e scambi [34].

Con decreto del 25 febbraio 1876, passò sotto l’amministrazione della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e, ancora una volta, fu proposto di allontanarla dai locali che la ospitavano.

Negli anni compresi tra il 1884 e il 1898, quando la Riccardiana riacquistò brevemente la propria autonomia, prima di passare sotto l’amministrazione della Biblioteca Laurenziana, il bibliotecario Salomone Morpurgo, collaboratore di Prospero Viani, riuscì a schedare parte del patrimonio manoscritto, pubblicando nel 1900 un catalogo, in cui elencava nel dettaglio i manoscritti dalla segnatura n. 1002 alla segnatura n. 1700 [35].

Occorrerà attendere gli anni Novanta del XX secolo, perché si compia un’ulteriore schedatura dei manoscritti ad opera di Maria Prunai Falciani, responsabile durante il decennio 1986-1996 ma, fino ad allora, il catalogo del Morpurgo risulterà essere il più analitico tentativo di riordinamento dei codici riccardiani [36].

Nell’Inventario l’autore si concentrò in particolare sui testi in volgare e tralasciò volontariamente i titoli dei manoscritti orientali e greci, per i quali erano già stati in precedenza redatti specifici cataloghi [37].

Attualmente le segnature dei manoscritti riccardiani vanno dal n. 1 al n. 4166 e nel corso del Novecento i manoscritti acquistati dalla Riccardiana da grandi librerie fiorentine come la Olsckhi e la Gonnelli, o ricevuti in dono da privati, come nel caso delle opere del letterato Renato Fucini, donate dagli eredi nel 1953, furono annotati nell’Inventario e stima del 1810; ciò a dimostrazione di come l’esemplare postillato del suddetto Inventario rechi in sé i segni delle modifiche che la Biblioteca subì nel tempo.

La firma che ricorre maggiormente nelle note a margine dell’Inventario e stima è quella di Enrico Rostagno, il cui nome è legato alla Biblioteca Laurenziana, presso la quale fu impiegato a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Il lavoro di Rostagno sui manoscritti greci e latini partì da una verifica compiuta il 25 ottobre 1880, a seguito della quale fu possibile valutare quanti dei volumi mancassero, oltre quelli risultati già mancanti nelle già citate note del Rigoli. Per molti dei manoscritti di cui venne appurata la presenza, Rostagno compilò delle tavole di ragguaglio per confrontare le vecchie segnature con le nuove che gli venivano attribuite [38] (Fig. 2).

La Biblioteca Riccardiana rimase chiusa nel periodo che intercorse tra le due Guerre Mondiali, ad eccezione di un breve lasso di tempo nel 1933 e, nel 1939, il direttore della Biblioteca Nazionale, Domenico Fava, la riprese sotto la propria amministrazione [39].

Allo scoppiare della seconda Guerra Mondiale, per non rischiare di essere distrutti, i manoscritti furono trasferiti nel ricovero di protezione antiaerea della Badia di Passignano, ma il 27 giugno 1942, nel pieno del conflitto, la nuova direttrice Irma Merolle Tondi ebbe di che festeggiare poiché, dopo quarantaquattro anni, la Biblioteca fu autorizzata a riaprire al pubblico in piena autonomia [40]. Per l’occasione fu allestita una mostra di stampati rari, che al di là di ogni aspettativa ottenne grande successo di pubblico, suscitando anche la curiosità delle autorità tedesche che la visitarono [41].

 

Fig.-2-Inventario-e-stima-della-Libreria-Riccardi,-p.-60.
Fig. 2 Inventario e stima della Libreria Riccardi, p. 60.

Non è difficile immaginare quanta fosse stata l’ammirazione provata da chi, aggirandosi per le bellissime stanze così a lungo precluse alla vista del grande pubblico, poté finalmente comprendere il valore di quel luogo, rimasto a testimoniare la volontà di affermazione di una famiglia, gravitante nell’orbita medicea ma, nel contempo, desiderosa di rappresentare un’alternativa culturale e intellettuale al mecenatismo granducale.

Tanto l’obiettivo di acquisire prestigio sociale perseguito dai Riccardi poteva apparire chiaro ad un primo sguardo, espresso anche dall’aspetto sontuoso dei locali della Biblioteca, quanto celato risultava, invece, il paziente lavoro dei bibliotecari ad esso sotteso.

L’importanza del loro ruolo, infatti, si comprende solo dopo aver valutato l’impegno comune che li distinse nello sforzo di fronteggiare quotidianamente il rischio di dispersione e di deterioramento del patrimonio librario e nella volontà di catalogare e inventariare tale bene allo scopo di renderlo più fruibile a chiunque avesse voluto consultarlo.



[34] Nell’Inventario e stima del 1810 sono documentate diverse vendite e scambi di libri con la Biblioteca Magliabechiana, la Palatina, il Reale Archivio di Stato e con il collezionista Conte d’Elci. Tra le accessioni della seconda metà del XIX secolo, ricordiamo la donazione nel 1852 dei cinquantacinque manoscritti di carattere letterario e della corrispondenza del prof. Mario Pieri di Corfù, il ricco lascito che Abramo Basevi fece nel 1873 delle carte di argomento politico del periodo risorgimentale e di ventisei periodici politici toscani raccolti in trentadue volumi e la corrispondenza politica e letteraria del senatore Leopoldo Galeotti, lasciata per testamento nel 1879, raccolta in tredici grosse cassette (cfr. MICHEL 1909 e NOTIZIE STORICHE 1900). Ancora nel 1899 la Riccardiana acquistò per 1.300 scudi i nove album di lettere e i ventiquattro volumi di spogli letterari e bibliografici già appartenuti al principe Baldassarre Buoncompagni (BRF, Riccardi 3869-3892).

[35] MORPURGO 1900.

[36] PRUNAI FALCIANI 1996; per studi di catalogazione sui manoscritti riccardiani cfr. anche KRISTELLER 1963 e DE ROBERTIS-MIRIELLO 1997.

[37] Il primo catalogo dei codici orientali fu compilato per volontà del Lami da alcuni preti copti e reca il titolo di Catalogus codicum manuscriptorum arabice, qui in biblioteca Ill.mi ac Rev.mi Canonici Marchionis Gabrielis Riccardij adservantur (BRF, Riccardi 3822). Evodio Assemani nel 1741, redasse il nuovo catalogo Bibliothecae d. marchionis Gabrielis Riccardi metrop. Eccl. Florent. Subdiaconi codicum orientalium mss. catalogus Steph. Evodius Assemannus archiep. Apameae recensuit, digessit, notis illustravit (BRF, Riccardi 3580, già 3245); nel 1867, su commissione del Ministero della Pubblica Istruzione, Lupo Buonazia riprese e corresse l’elenco dell’Assemani nel Catalogo dei manoscritti arabici della Real Biblioteca Riccardiana, mai dato alle stampe e conservato in un volume manoscritto presso la Biblioteca Riccardiana. Nel 1935 fu invece pubblicata a Firenze l’opera di Olga Pinto, Manoscritti arabi delle Biblioteche governative di Firenze non ancora catalogati. Riguardo ai codici greci, venne pubblicato nel 1894 a cura di Girolamo Vitelli, L’Indice de’ codici greci Riccardiani, Magliabechiani e Marucelliani.

[38] Le tavole di ragguaglio compaiono alle pp. 60 e successive dell’Inventario e stima del 1810.

[39] I RICCARDI A FIRENZE E IN VILLA 1983, pp. 12-15.

[40] I RICCARDI A FIRENZE E IN VILLA 1983, pp. 12-15.

[41] I RICCARDI A FIRENZE E IN VILLA 1983, pp. 12-15.


Bibliografia

 

BARTOLETTI 2009

R. BARTOLETTI, I manoscritti riccardiani provenienti dalla libreria di Anton Maria Salvini, «Atti e Memorie dell’Accademia Toscana di Scienze e Lettere La Colombaria», 74, 2009, pp. 121-149.

 

BARTOLONI 1996

V. BARTOLONI, Giovanni Lami: una bibliografia, Firenze 1996.

 

BULGARINI 1872

A. BULGARINI, Cenni storici bibliografici della R. Biblioteca Riccardiana di Firenze, Firenze 1872.

 

DE ROBERTIS-MIRIELLO 1997

I manoscritti datati della Biblioteca Riccardiana di Firenze, a cura di T. De Robertis e R. Miriello, Tavarnuzze (Firenze) 1997.

 

I RICCARDI A FIRENZE E IN VILLA 1983

I Riccardi a Firenze e in villa. Tra fasto e cultura, Catalogo della mostra, a cura della Biblioteca Riccardiana, della Biblioteca Moreniana e dell’Ufficio cultura della Provincia di Firenze, Firenze 1983.

 

KRISTELLER 1963

P.O. KRISTELLER, Iter Italicum. A finding list of un catalogued or incompletely catalogued humanistic manuscripts of the Renaissance in italian and other libraries, vol. I, Italy: Agrigento to Novara, Londra 1963.

 

LAZZI 2009

G. LAZZI, La Biblioteca Riccardiana di Firenze, l’ambiente, le collezioni, i servizi, a cura di G. Lazzi, Firenze 2009.

 

MARACCHI BIAGIARELLI 1978

B. MARACCHI BIAGIARELLI, Manoscritti dalla raccolta dell’umanista Nicodemo Tranchedini nella Biblioteca Riccardiana di Firenze, in MISCELLANEA SAITTA REVIGNAS 1978, pp. 237-258.

 

MICHEL 1909

E. MICHEL, La Biblioteca Riccardiana, «Il Risorgimento Italiano», 2, Torino 1909.

 

MINICUCCI 1977

M.J. MINICUCCI, Elogio del Custode, «Nuova Antologia», 2121-2124, 1977, pp. 148-168.

 

MINICUCCI 1978

M.J. MINICUCCI, Amor di libro e mondanità nel palazzo dei Riccardi, in MISCELLANEA SAITTA REVIGNAS 1978, pp. 63-288.

 

MINICUCCI 1979

M.J. MINICUCCI, Una biblioteca all’incanto: la Riccardiana, Firenze 1979.

 

MINICUCCI 1985

M.J. MINICUCCI, Il Marchese Francesco Riccardi: studi giovanili, esperienze di viaggio, attività diplomatica del fondatore della Biblioteca Riccardiana, Firenze 1985.

 

MINICUCCI 1987

M.J. MINICUCCI, Per la storia della Biblioteca Riccardiana: il bibliotecario Luigi Rigoli e un progetto inattuato, «Atti e Memorie dell’Accademia Toscana di Scienze e Lettere La Colombaria», 38, 1987, pp. 203-226.

 

MINICUCCI 1990

M.J. MINICUCCI, Cultura come vita. Dai Riccardi ai nostri giorni, in PALAZZO MEDICI RICCARDI 1990, pp. 220-231.

 

MISCELLANEA SAITTA REVIGNAS 1978

Miscellanea di studi in memoria di A. Saitta Revignas, Firenze 1978.

 

MORPURGO 1900

S. MORPURGO, I manoscritti della Biblioteca Riccardiana di Firenze. Manoscritti italiani, vol. I, a cura di S. Morpurgo, Roma 1900.

 

NOTIZIE STORICHE 1900

Notizie storiche, bibliografiche e statistiche sulla Biblioteca Riccardiana di Firenze nel 1898, Roma 1900.

 

PALAZZO MEDICI RICCARDI 1990

Il Palazzo Medici Riccardi, a cura di G. Cherubini e G. Fanelli, Firenze 1990.

 

PINTO 1935

O. PINTO, Manoscritti arabi delle Biblioteche di Firenze non ancora catalogati, «La Bibliofilia», 37, 1935, pp. 234-246.

 

PRUNAI FALCIANI 1996

I manoscritti della Biblioteca Riccardiana di Firenze (dal Ricc. 3235 al Ricc. 3421), a cura di M.P. Falciani, Roma 1996.

 

VITELLI 1894

G. VITELLI, Indice de’ codici greci Riccardiani, Magliabechiani e Marucelliani, «Studi italiani di filologia classica», 2, 1894, pp. 471-570.

Last Updated ( Tuesday, 22 December 2009 )
 
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