Collezione Gabburri

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Tra le raccolte private del XVIII secolo la collezione di grafica di Francesco Maria Niccolò Gabburri suscita un notevole interesse presso gli studiosi. Il ruolo di Gabburri come raccoglitore di disegni e stampe emerge da più fonti: i cataloghi delle esposizioni in SS. Annunziata, il carteggio con Jean Pierre Mariette, padre Sebastiano Resta e Bottari, i fitti contatti con artisti a lui contemporanei, l’incarico di luogotenente per l’Accademia delle Arti del Disegno, ufficio che tenne per circa dieci anni dal 1730 al 1740, e la permanenza fino ai giorni nostri degli inventari della raccolta stessa.
Il ruolo presso l’Accademia gli permise di entrare in contatto con numerosi artisti non solo fiorentini, che accolti nella residenza di famiglia, oggi palazzo Vivarelli Colonna, lasciavano un proprio ritratto andando ad incrementare la ricca collezione di Autoritratti, nata su immagine di quella granducale, a cui era dedicata un’intera sala.
Gli storici fanno risalire l’attenzione di Gabburri al collezionismo di disegni e stampe al 1702, anno della morte della moglie, ma occorre riconoscere che una propensione per le arti grafiche fu presente già nella prima formazione dell’erudito, che seppe avvicinarsi alla cognizione per le Belle Arti, passando proprio per il complesso e sfaccettato universo del manufatto disegnativo e soprattutto incisorio. 
Difficile è ricostruire la consistenza di questa collezione, giacché fu messa in vendita immediatamente dopo la morte di Gabburri e acquistata quasi in blocco da William Kent, per poi essere portata sul mercato inglese tra il 1758-1759. Parte di questi disegni è però rimasta in Italia, e alcuni pezzi sono stati identificati con fogli conservati presso il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi. Una prima idea della sua consistenza si può avere dall’inventario redatto nel 1722 e conservato presso la Biblioteca Nazionale di Firenze (BNCF A XVIII n. 33). Notizie di questo inventario erano state date già da Giuseppe Campori nel 1822, che ne pubblicò uno stralcio premettendo però che si trattava di una collezione di scarso valore, poiché ricca soprattutto di opere di artisti contemporanei e non destinata a durare. Di parere diverso era Anton Maria Biscioni, che ne ricordava il pregio nell’introduzione al Il Riposo di Raffaele Borghini nel 1730. Solo negli ultimi anni è iniziata ad emergere l’importanza e la ricchezza della collezione, grazie allo sviluppo degli studi e alla possibilità di consultare nuovi documenti, come l’inventario più tardo oggi conservato presso la Fondation Custodia di Parigi (Catalogo di stampe e disegni di F.M.N. Gabburri, ms. 2005-A.687.B).
Resta comunque la certezza che, dopo il grande progetto collezionistico voluto da Leopoldo de’ Medici e tradotto da Filippo Baldinucci alcuni decenni prima, il gabinetto gabburriano di materiali grafici segnò la continuità di una cultura figurativa che al prodotto grafico aveva iniziato ad attribuire un alto valore di documentazione visiva. Nelle scelte di artisti del passato e nelle conferme per disegni e incisioni degli artefici più qualificati del primo Settecento italiano, Gabburri avviò alla conoscenza delle arti grafiche che sempre con maggior forza avrebbero assunto valenza di opera d’arte da collezionare.

 

IN CONSULTAZIONE:

Catalogo dei disegni e delle stampe di Francesco Maria Niccolò Gabburri, 1722 (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale) - PDF pubblicato luglio 2007

Vedi anche

Francesco Maria Niccolò Gabburri
Studi di Memofonte I, 2008

 

(sezione a cura di: Alessia Cecconi, Vaima Gelli, Martina Nastasi)

 

Last Updated ( Friday, 11 June 2010 )
 
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