Vestibulo

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II Termine che esiste presso la porta, ha di rimarcabile il pileo che porta in capo, essendo l’unico de’ Termini che si veda con tale sorta di cappello, il quale cappello è molto simile a quello strumento dagli Albanesi detto Crotali.
Un Giovane cavaliere Romano, raro per la bulla aurea che tiene in petto, vestito della toga, chiamata pretesta, la quale era portata da’ giovani nobili romani fino all’età di anni 15, che poi vestivano la toga virile.
Attaccati al muro sono vari frammenti di antichità di sarcofagi, e di bassi rilievi e iscrizioni; ma di raro e conosciuto ed osservabile non vi è altro che la Testa goleata con galea fatta a squamme, che è un generale Ebreo.

Fo. Cosa è questa statua con questo ferro?

Cu. Questi è un Gladiatore, composto di vari frammenti di statue greche. L’iscrizione che è nel suo piedistallo, benché non appartenga alla statua, è remarcabile per quello ZKIANTI, sopra della quale vi hanno parlato molti dotti soggetti, i quali stabilirono che ancora ne’ tempi più antichi era conosciuta la bontà del vino di Chianti. Devo qui fare noto che né questa, né tutte le altre iscrizioni appartengono alle statue o bassi rilievi dove sono sotto collocate.
L’altra statua è moderna e rappresenta un Maestro di armi, ed è opera del Pieratti, che visse nel 1600 circa. Il suo piedistallo è antico e serviva una volta un Sacerdote di Priapo, e si conosce ciò dalla patera di ellera coronata, come erba sacra a Priapo ...
Nelli altri frammenti al muro attaccati non vi è altro da osservare che il nome di Labieno, che era il generale più amato che avesse Giulio Cesare.
I due Trofei sono principiati da Bonarroti per ornare la scala della Laurenziana Biblioteca.
I due cani sono greci, di scultura e di marmo di Pario. Era piacere degli antichi di ornare i loro ingressi, come si usa in oggi, e questi ornavano il Tempio di Diana a Roma.
Queste casse sepolcrari, dette sarcofagi, servivano per le ceneri di una intera famiglia, le quali poi erano ripiene da piccole urne, che contenevano le ceneri di una sola persona.

Fo. In questo sarcofago vedo il Trionfo di Bacco, non so come combinare si possa con la morte.

Cu. Questi rappresenta Bacco negli Elisi...
Questo in faccia dove è Apollo con le Muse è distintivo di estinto celebre poeta.
In questo altro vi è un Gioco di Circensi, ove sono maneggiate bighe e quadrighe, e ne l’altro dove amori maneggiano armi, e ve n’è uno con face spenta, segno di morte; sono tutti sarcofagi di uomini di guerra.

Fo. Queste tante iscrizioni cosa sono?

Cu. Il proposto Gori, gran letterato, morto verso la metà del presente secolo, le ha date tutte alla luce con stampe, ma le più rare sono questa di Quinto Fabio Massimo e di Appio Claudio Ceco, che ci fanno ancora vedere la purità della lingua Latina di quei tempi; le quali dicono: Q. F. MASIMVS DITATOR BIS... LECTVS EST. Quella di Appio Claudio Ceco dice: APPIVS CLAVDIVS CECVS CENSOR… BELLONA FECIT.
Queste due iscrizioni, una Greca ed una Latina, dove esistono queste due cassature, sono in onore di Geta fatte. Caracalla, dopo averlo ucciso, comandò che da tutte le iscrizioni fosse cassato il nome del fratello, pretendendo di levare dalla posterità la memoria di tale sceleratezza, e il cete severi filio vi si vede chiaramente cassato.
Le due listre, una di qua e di là a questa facciata, sono, una la Tabella militare con i nomi de’ capi delle compagnie e legioni, e quelle lettere iniziali significano nomi da chi erano dette compagnie pagate. L’altra è la nota de’ cavalli corridori con i nomi loro e il numero delle volte che corso aveano e guadagnato.

Fo. De’ bassi rilievi desidero vedere i più rari ed eruditi.

Cu. Questo di sei figure ci rappresenta Antonio che fa vedere la draperia ai senatori de l’ucciso Giulio Cesare, nel quale si vede che è vero quello che dice Appiano, cioè che fino a’ tempi di Augusto i Romani portarono vesti strettissime, perché erano tutti soldati e per la guerra sole essere poca draperia, e ne’ nostri tempi il Re di Prussia ci ha di ciò certificati. Augusto poi usò gran veste, come ci dice Quintiliano, ed altri ancora.
Il suo compagno, dove sono sette figure, rapresenta il Testamento di Cesare, e tra esse ne è una di donna, la quale è assisa e le altre tutte ritte. Non ancora gli antiquari hanno stabilito che si rappresenti. Le medaglie di Calpurnia, moglie di Cesare, non la rassomigliano; la Vestale magiore non può essere, perché l’abito e l’abigliatura della testa non sono di Vestale. Io per vedere tale figura in primo logo ed assisa, segno di dignità per esser tutti gli circostanti ad essa in piedi, credo, dico, che lo scultore fatta l’abbia per Calpurnia senza pensare alla somiglianza di medaglie.
Sopra vi è Ulisse a l’albero della nave legato con le Sirene, in forma di vaghe donzelle, come le descrive Ovidio, o non mezzi animali come le descrive Fulgenzio. Se tutta la nave fosse antica si verrebbe in cognizione delle triremi e quadriremi come erano fatte, ma la nave è quasi tutta moderna.
Da l’altra parte vi è un basso rilievo di gran carattere, dove vi è una Donna, alla quale è cavato gli occhi, ma è mancante e non si distingue cosa sia.
Bello ed erudito è il soldato con cavallo a mano che rappresenta la Trasvectio equitum de’ Latini, da Tito Livio descrittaci. Erano obblicati fare vedere al Censore i cavalieri Romani le loro armi e cavallo. La figura di uomo è vestita del sago militare, draperia ben comoda per combattere e caminare.
Sopra vi è una Carrozza coperta, la quale rappresenta alcune persone che tornano dalla caccia e portano cignale morto sopra la carrozza, che ci fa sapere che anticamente usavano le carrozze coperte. La sua antichità ce lo dice la scultura, che per essere attacata al naturale, si crede arte de’ buoni tempi Greci. Questo basso rilievo smentisce quelli che pretendono moderno il ritrovamento di coprire le carrozze.

Fo. Da questa altra parte cosa è questo, gran basso rilievo?

Cu. Questi rappresenta la Terra, greco di manifattura e raro per la sua mole, stante i Greci non essere soliti lavorare in simile grandezza. La Terra viene circondata da due elementi necessari per sua fertilità, cioè aria ed acqua, rappresentati nelle due figure di donne, che la mettono in mezzo. Vi è qualche restaurazione moderna fattagli da Èrcole Ferrata, ma nella draperia e carattere mantiene il gusto Greco.
Sopra il basso rilievo con maschere, credo che sia parte di sarcofago di bravo commediante, essendo le maschere in gran uso nelle Romane e Greche commedie.
Questa testa a basso con berretta in testa, simile al cappello del Veneto Doge, è un Re Frigio, e quello che ha in capo è il pileo Frigio. L’altra è una Testa di Seneca.

Fo. In queste piccole urne c’è nulla di particolare?

Cu. In questa dalla colonna di porfido che dice: PHILAETIVS PRIVIGNVS ET DVSERIT NOVERCA ... HAC EADEM VRNA CONCORDES REQVIESCVNT, è curiosa per la qualità de l’iscrizione .... L’altra, dal Cane, nella quale vi si legge VNA RENVVNT COMMISCERI, è cosa solita di oggi, come lo era ne’ tempi antichi.

Fo. Sopra questa cassa mi pare un Morfeo dormiente, ma mi ricordo di avere letto ne l’Addison che i Morfei si trovano sempre in marmi neri.

Cu. Ciò ha scritto l’Addison, ma si è ingannato, perché questo è un Morfeo in bianco marmo, e ne vedremo ancora degli altri in marmo bianco, e specialmente due nella Tribuna, bellissimi.

Fo. Questa figura nel mezzo non sarebbe quella da Nedam nominata?

Cu. Questa è la famosa Iside Egizia in Livorno ritrovata, rara per sua mole, qualità di marmo e per la quantità di geroglifici da’ quali viene adorna. Grande è stata la disputa sopra i geroglifici Egizi del sig. Nedam e sig. Bartoli, antiquario del Re di Sardegna. Nedam però, vero Inghilese, omo onesto, non risparmiò il viaggio di Egitto e Cina per chiarirsi se vero era quello che lui pretendeva di sostenere, che fossero caratteri corrispondenti alla sua immaginazione, ed avendo veduto che si era ingannato, da omo onorato si è disdetto al publico ed ha lasciato la vittoria al signore Bartoli.

Fo. Le teste alle parete sospese cosa rapresentano?

Cu. Tra esse nulla di raro vi si trova, essendo tutte incognite e basta solo vederle.
La testa di porfido che è di Adriano, di buona maniera, sarebbe rara per la qualità della pietra, se non fosse di detto imperatore, nel quale tempo in Roma si lavorava con facilità il porfido, e fede ne faccia il bagno di Nerone regnato poco avanti Adriano, tutto di tale pietra fatto, l’urna del quale si conserva nel cortile della Casa Riccardi.
L’urna sopra la porta è rarissima e bella per sua manefatura, pe’ suoi manubri di ferro di antico lavoro, e per vedervisi espresso un bel ritratto di Galba coronato, quali ritratti sono rari, come sono rare le sue medaglie, perché fu imperatore per breve tempo e per essere venuto a l’imperio nel tempo che in Roma le arti erano in decadenza per il lungo impero del crudele Nerone.
Il tutto fin qui descritto si potrà vedere dove e come è collocato, nella pianta al numero I.

Last Updated ( Monday, 20 October 2008 )
 
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