Leopoldiana

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VI. Gabinetto leopoldiano [c. 116v, 117, 118r]

Nelli impenetrabili arcani della celeste regione costituito era che due Leopoldi, delle etrusche genti sovrani, un giorno essere doveano ambedue creatori di impresa, che solo all’onnipotente Rege de’ Regi reso fosse possibile la compagna eseguire.
Queste sono le due collezioni de’ Pittori da per loro stessi ritrattisi, che stupiti ed estatichi rendono tutti quelli che la luce solare con regolato corso rimirano. Una già si è descritta, ideata da Leopoldo Cardinale il Mediceo, lasciandone solamente alla sua morte 60, con gran stento e fatica messi insieme, ridotta dopo molte diecine di lustri a 230, e l’attenzione usata ne l’acquistare tali ritratti, oltre i suoi medicei posteri, da un Augusto Cesare Francesco l’Imperatore de’ Romani, di gloriosa memoria, il quale con la sua generosa e potente cesarea mano cercò, senza riguardo ad oro, di avere ritratti di celebri pittori da loro stessi fattisi, per la Fiorentina raccolta accrescere e sempre via più completa rendere; e con tutto ciò il sopra citato numero non si è passato.
Merito e encomio superiore ben giustamente lo merita Leopoldo il Grande, presente Reale Granduca, il quale appena per così dire giunto a sollevare con il suo giusto, pio e virtuoso governo una delle regioni più belle del terraqueo globo, posta in quella parte di terra che l’Apennino parte, il mar circonda e l’Alpe, esso Reale Sovrano, benché involto nelle più critiche circostanze che la Toscana al suo arrivo affligevano, non ha stentato diecine di lustri a mettere assieme una seconda collezione di pittori; né gli ha auti ad uno per volta, ma cento e sessanta in una sola volta, i quali questo Gabinetto adornano ed in breve reso sarà più numeroso de l’altro. Tra le due finestre meritamente vi doverebbe essere collocato il suo reale Ritratto in grande, con sotto agiunto encomio a ciò allusivo, e toccata vi doverebbe essere tale riflesione, da me con male riusciti caratteri esposta.
Nel mezzo al Gabbinetto vi è una tavola di pietre orientali commesse, lavoro moderno di questa Galleria, e il ritrovamento di tale arte si noterà in altro logo. Nel mezzo essa tavola ha un campo che pare di perle ed è un calcedonio orientale, il ramarro ha la coda che pare vera, ed una agata sardonica tagliata a traverso.
Pare a qualcheduno che su le cantonate vi sia l’arme di Francia. Sì riguardi la corona e si vedrà che è ducale e non reale.
I tre gigli in palla azzurra sono la sesta palla de l’arme medicea, uno è il giglio della antica Repubblica, e gli altri due sono due regali della Casa Reale di Francia, fatti alla Medicea per le due Granduchesse Caterina e Maria, che regine furono di Francia. Lo sfondo della stanza è dipinto da Bimbacci.
 

 
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