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Il Catalogo dimostrativo redatto dal custode di Galleria Giuseppe Bianchi nel 1768, quando egli fu arrestato e processato per numerosi furti a danno delle collezioni, costituisce un punto di riferimento fondamentale per uno studio visivo della Galleria fiorentina, illustrata in un momento di transizione.
La fortuna dell’antiquaria e di un collezionismo vario ed eletto aveva raccolto nella Galleria le testimonianze più disparate legate ai personali interessi dei principi medicei. Ne risultava una struttura museale assai approssimativa, stratificata nel corso di due secoli con una gerarchia connessa più al decoro che a classificazioni tipologiche. Prototipi ne restavano il Casino di S. Marco e la sala delle Nicchie di Palazzo Pitti, i cui contenuti passarono appunto nella Galleria. La Tribuna ebbe fin dall’inizio un prevalente prestigio dovuto soprattutto alla qualità dei dipinti, dell’antiquaria, dei mobili e dei loro contenuti (oreficeria, cristalli, ori, naturalia ecc.). Il suo paradigma unitario nel quale convivevano in una distribuzione simmetrica dipinti di varie dimensioni (dai Raffaello agli Andrea del Sarto ai pannelli dello studiolo di Francesco I), sculture antiche e cinquecentesche, oggetti dalle tecniche diverse, divenne un campione museografico superlativo, che non poteva essere replicato allo stesso livello, ma poté stimolare, anche nella stessa Galleria allestimenti affini (ad esempio la Camera di Madama).
Contemporaneamente il nucleo della Gioviana e più tardi quello degli autoritratti di pittori, iniziato dal cardinal Leopoldo, suggerivano importanti sequenze espositive. Gli uomini illustri favorirono delle distinzioni gerarchiche (sovrani, papi, principi ecc.) e geografiche (italiani e stranieri) nonché gli autoritratti richiamavano i riferimenti alla scuola identificata dalla storiografia artistica contemporanea.
I due settori, proprio nella loro evidente distinzione proponevano dei collegamenti diversi: se gli uomini illustri potevano alternarsi alla vasta campionatura tipologica della scultura antica, gli artisti erano confinati in un ambiente onorevole che faceva riferimento al mecenatismo del loro principe collezionista. Si trattava di un parallelismo importante tra la storia antica e moderna e la storia pittorica che poteva guidare il visitatore ai principali riferimenti degli ambienti minori, la cui destinazione era, per lo più, legata ad oggetti preminenti (vasi etruschi, armeria, medaglie, matematiche).

Abbiamo ritenuto opportuno riproporre qui solo le parti più conosciute del manoscrittio del Bianchi, cioè quelle dei vari ambienti interni ai corridoi di levante e di ponente. Per ogni stanza abbiamo abbinato le piante con la descrizione dal Trattato della Reale Galleria in forma di dialogo con notizie interessanti ed erudite (Firenze, Archivio Biblioteca Uffizi, Ms. 67, cc. 88-128), che accompagna lo stesso catalogo.

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Last Updated ( Wednesday, 12 May 2010 )
 
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