Corridore de' Pitti Print

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VII. Corridore [c. 117, 118r]


Fo. Questa porta dove conduce?

Cu. Di qui ha incominciamento la scala che mette nel Corridore che unisce la Galleria a Palazzo Pitti.

Fo. Tra che siamo qui, diamoli una corsa, giacché ci è la pianta.

Cu. In questo ripiano di scala si vede questo quadro Giunone rappresentante, opera di Bonechi; fu il logo dove un giorno Cosimo III stando a vedere aprire un muro per continuare detta scala, vede dalla altra parte del muro la Martelli bella fanciulla, che in tale logo abitava, se ne innamorò, e poi la sposò. In questo altro ricetto, passata la porta, vi è un tocco in penna, che sarebbe remarcabile se il tempo non lo avesse sì maltratato. Nella distesa di questo corridore sono collocati quadri, quali una volta sono serviti e fatti per essequie reali, e ve ne sono alcuni di merito. Alla metà del Ponte Vecchio ve ne sono alcuni di Scipione Stradano, boni. Al fine del Ponte Vecchio il corridore perde sua natia grandezza e si raggira per braccia 52 sopra isportici e poi ripiglia sua largezza e altezza primiera. Questo addiviene perché, volendo al seguitare una linea retta, facea di mestieri traversare la casa Mannelli, la quale non volle dare tale passo a Cosimo I. Il Granduca essendo sul principio di suo governo non volle nimicarsi tal potente casa. Ma tutti i Principi medicei si sono di ciò sempre ammirati perché detta casa non ha mai goduta in Firenze né dignità, né cariche, con tutto che fosse una delle antiche e rispettabili per nobiltà famiglie Fiorentine, e annovera fra i suoi antenati un Raimondo Mannelli, generale comandante della armata navale Veneta, per la di cui brama e valore la Republica di Venezia guadagnò la battaglia di Rapolla [?] ... .
Passati gli sportici si trova un piccolo Bagno per uso della Corte, dipinto da Bernardino Poccetti, ed ha l’uso dell’acqua di Arno. Passato detto bagno, vi è il Coretto per uso della Reale Corte, quando servire si vole della chiesa di Santa Felicita, e vi è una comoda comunicazione per scendere in detta chiesa, fatta nel 1767.
Alla fine di detto corridore vi sono due porte; una che porta a’ Reali appartamenti e l’altra dal Giardino di Boboli, fatto mettere da me al pari di detto Corridore nel 1766 per uso della Reale Corte. Questo corridore fu da Vasari edificato, come si divisò su bel principio. Se poi credere si debba che fatto fosse in cinque mesi di tempo, come lo scrive da se stesso l’architetto Vasari, lo lascio al giudizio di chi lo considera. Certo, che sia opera fatta in furia ce lo dice tutto l’esterno di detto corridore, che in nessuno logo è intonacato, vi sono tutte le buche de’ ponti ed il cornicione sotto la tettoia per spedizione è fatto di legno in cambio di pietra. Fu questa sollecitudine da Vasari addoperata, perché volle che per le nozze del principe Francesco fosse finito, come gli riuscì, e la sposa reale fu la prima ad ammirarne la magnificenza.
Ritornati nel corridore delle statue, si trova una stanza non finita, che destinata era da Cosimo III per collocarvi la collezione de’ disegni del Cardinale Leopoldo, ed ora vi è il modello del Palazzo Pitti come deve essere finito, fatto da Falconieri Cavaliere virtuosissimo nelle scienze a l’architettura appartenenti.

 
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