Pittori Print

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V. Gabinetto de’ pittori [cc. 115-116]


Questa è la celebre raccolta de’ Pittori, con le proprie mani ritrattisi. Pensamento nobilissimo di quel gran mecenate della pittura e pittori, il gran Cardinale Leopoldo Medici, che arrivò a concepire con la sua vasta mente che un giorno tale raccolta sarebbe stata l’ammirazione, come è, de l’universo. Ne lasciò alla morte sua da 60, perché voleva i ritratti di pittori celebri ed autenticati, che fatti fossero di proprie mani, e per ciò cominciò a unirli, o viventi de’ suoi tempi o estinti di fresco. I suoi successori hanno sempre pensato e cura tenuto di aumentare tale collezione, e gli hanno ridotti al n. di 230. La statua del Cardinale Leopoldo risiede in ben maestosa Tribuna, opera del Foggini architettore, nobilitata da tre dotte e nobili iscrizioni, parto de l’ingegno di Noris poi Cardinale. Nel 1707, sotto gli auspici di Cosimo III Granduca, furono ridotti tutti ad uguale grandezza ed ornati di cornici uniformi, il che da oggi gran vista agli occhi. È divisa questa stanza in tre scole. Romana, Lombarda ed Oltramontana. La Romana ha per capo Raffaello, Leonardo da Vinci. Il Ritratto di Leonardo è bellissimo, e quello di Raffaello è fatto ne l’età che uscì dalla scola di Pietro Perugino, e ritiene il secco. Nella casa Altoviti in Borgo degli Albizi è il più bel ritratto di Raffaello che trovare si possa, fatto nella sua ultima età di anni 35. Andrea del Sarto dipinto sopra embrice. Federigo Zuccheri con tre ordini di cavaliere al collo datili da’ tre primi sovrani di Europa, dove lavorò, essendo un pittore che ebbe in dono di lavorare con gran prestezza, e fu quelli che in Firenze dipinse la cupola della Cattedrale principiata da Vasari. Vi è il ritratto di Salvatore Rosa,
con nella mano penna e pennello, per denotare chi era poeta e pittore, e nel suo volto vi si vede il carattere de l’uno e de l’altro. Sotto a lui vi è Lorenzo Lippi, altro pittore ancora poeta, autore del poema giocoso del Malmantile racquistato. Vi è il Solimena, che costò mille denari napoletani dovuti pagare avanti di avere il ritratto. Vi è un ritratto in miniatura rimarcabile per sua grandezza, ed è di Fra’ Ippolito Galantini capuccino, con faccia ilare, come ebbe l’ordine di farsi da Cosimo III.
La scola Lombarda nel mezzo tiene Tiziano con collana al collo messagli da Carlo V imperatore, che lo dichiarò cavaliere e conte, ed a un suo favorito, che di ciò si dolse come cosa al ceto nobile di poco decoro, rispose che de’ conti e de’ baroni ne potea fare cento l’ora, ma che fare un solo pittore come Tiziano la sua potenza non vi arrivava. Il ritratto si vede del gesuita Pozzi, dipinto in prospettiva, uomo celebre per tale sorte di pittura, e la cupola di San Ignazio di Roma ne fa fede. Vi è uno Carlo Cignani, del quale si vede a Tivoli una cupola, che pare di Coreggio. Pietro Bellotti, pittore veneziano dipintosi ridente, con bichiere di vino nelle mani e collana di oro con cartello che dice ex hinc ilaritas. Si rifletta che a volersi ritrarre ridente bisognava che nel dipingersi ridesse lui stesso. Paolo Veronese, nel volto del quale vi si vede quella aria nobile che ha sempre data alle sue figure. Parmigiano, che pare un mago e nero di colorito, e nelle sue opere quanto delicato. Luca Cambiasi, che ebbe l’abilità di lavorare con tutte due le mani.
La scola oltramontana ci fan vedere Scalcken con il suo lume di candela, che riflette nella portiera rossa e riverbera il rosso nel volto; si guardi trasversalmente. Sopra di esso vi è il ritratto di certo Zummo, detto il ritratto del Tre Teste, ricercato da’ viaggiatori e regalato l’anno passato alla Casa serenissima dal cavaliere Paganelli. Si vede il pittore che ci mostra le reni in atto di essere al cavalietto a dipingere. Sopra al cavallo vi è la tela con il suo ritratto, quasi finito, e nella sfera che si vede attacata, vi si vede dentro come riguardandovisi. Iacopo Callot, nel suo, pare bel ritratto e raro. Vi è ancora il gesuita Jan Cortesi celebre in battaglia, detto il Borgognone, Gotfredo Nunel con gran ordine attraverso alla persona, che pare un Mariscallo, Adriano Van der Werf, con donna con petto nudo, quale ci fa vedere che, se al colorito che ama accozzato avesse il disegno, Tiziano nel nudo vi averebbe perso. Il Salomoni di Danzica, che si è dipinto da una parte ilare e da l’altra malinconico, e si vede quanto si cambia l’effigie de l’uomo dalla allegria alla tristezza. Questo messo con il ritratto di sua moglie e dietro vi è scritto la storia della Mosca. Il padre Degnis Domenico, fatto con penna.
Lo sfondo della camera è dipinto da Pier Dandini, nostro moderno pittore Fiorentino, ma vi è molta della vastità e colorito della maniera Lombarda.
 

Last Updated ( Wednesday, 22 October 2008 )
 
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