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 X. Tribuna [cc. 121v-124v]


Questo è il Gabbinetto più dotto e più ricco della Galleria. La Venere Medicea è alta cinque piedi e mezzo Inghilesi, che corrispondono circa a braccia tre Fiorentine, proporzione per una donna più tosto grande che no. Pare a l’occhio delli riguardanti piccola, ma ciò diviene dalla verità de’ suoi contorni; ed eccone riprova. Si guardi il braccio manco sopra alla mano, pare sottilissimo; si misuri sopra il polso e poi se ne misuri uno di uomo o donna vivente, e si vedrà, in grossezza, maggiore quello della statua.

Fo. Mi pare che le sue fattezze non sieno belle e che abbia la testa piccola.

Cu. La testa pare minuta, ma è il distintivo di essere Greca opera. Sì come assicurato sono da parecchi viaggiatori, che gli abitatori della Grecia, ànno gran spalle, piccole teste e lunghe dita....
Fauno, questa è la statua a cui il Bonarroti cercò di rifarli le braccia e testa che paressero antiche; per la scultura vi è riescito, ma per il colore del marmo non lo accompagnano. Vi è lo Spon che ha fatta dotta dissertazione per provare se quello che la statua calca con il piede sia lo Scabillo o il Cruperzio.
La statuetta battezzata per Britannico e publicata nelle Gemme figurate da Domenico de’ Rossi, sotto il numero 30, non può autenticarsi con medaglie, essendo queste impossibili a trovarsi, e quelle che si ritrovano di tale personaggio sono Greche e non vagliano nulla. La pretesta ce ne fa qualche fede, essendo l’abito che lui portava, perché Nerone suo fratello lo fece morire avanti che vestisse la toga virile.
I due Morfei dormienti presso la porta sono quelli da me citati per prova che vero non era quello che dice il signor Addison, che tutti i Morfei si trovino in marmo nero. Ognuno da questi potrà vedere se veritiero sia il sentimento di tale viaggiatore sopra ciò. Il ritratto di Seleuco Cornicida in calcidonio zaffirino alcuni dicono che ha i corni, non per avere fermato il vitello, ma per farsi discendente di Giove Ammone, come si era fatto credere Alessandro loro re, il quale però vedendosi moribondo fu costretto confessare non Jovis sed Filippi filius sum. Io rispondo, se aveano questa idea, i corni doveano essere un solo, e non dua.
Il Canopo in agata orientale, che poco discosto esiste, si accorda con la descrizione che fa Ruffino nella Storia Ecclesiastica di tale deità.
La testa di Tiberio, in turchina, alcuni viaggiatori scritto ànno che è una pasta e su ciò ci è una dissertazione di Monsiù de San Loran, che a tale cosa ha resposto. Dicono ancora che è un Cesare; chi distinguere non ha saputo pietra da pasta, non è meraviglia che conosciuto non abbia Cesare da Tiberio.
Il quadro sopra la porta creduto di Paolo Veronese è del Vicentino, perché Paolo è più chiaro nel suo colorito e più nobile ne’ suoi ritratti e panegiamenti.
La Venere di Tiziano è ridotta in pessimo stato a cagione delle copie che sono state fatte, che arrivano fino adesso al 250, essendone 68 state eseguite in sedici anni che io sono stato alla Galleria.
Il San Giovanni di Raffaello ha molto annerito il suo bel colorito, stante essere stato due anni sono racomodato. La cucitura che è nella tela non si creda una giunta, ma addiviene che quando fu fatta, non vi era l’usanza delle tele e le facevano di due pezzi. Il rimanente è tutto notato sull’altra descrizione.
La Venere sopra citata di Tiziano ha la giusta critica di avere un braccio troppo lungo e una gamba corta, ma è un quadro che va riguardato per suo colorito e non per il disegno, nel quale i Lombardi qualche volta sono mancanti.
Nell’Adorazione de’ pastori di Adriano van der Werf, quadro unico, nella Vergine in materia di disegno vi è molto da dire ed il colorito è divenuto nero a causa della vernice che è nella mestica.

 
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