Scheda

Data: 10 12 1868

Mittente: Mussini Luigi

Luogo Mittente: Siena

Destinatario: Giusti Pietro

Luogo Destinatario: Torino

Tipo Documento: Lettera

Trascrizione: Caro amico, ebbi la tua del 28 novembre ed ho caro che anche a te sembri cattivo il progetto che si riscatta in campo, ma su questo lasciamo a chi di compito il discutere. A me incombeva difendere l’Istituto e me stessso dalle inique accuse e menzogne ascrizioni e ti confesso che mi duole non trovare nella tua lettera neppure una mezza parola di sdegno contro l’indegna querela che mi vien fatta e contro i suoi autori. Eppure potevi contare sulla mia delicatezza e prudenza. Ma è un poco il debole dei miei cari senesi, quello di aver paura di pochi farabutti audaci e di volere star bene con tutti. Tanti senesi mi hanno detto a questi giorni: Bravo! Così va fatto con questa canaglia! Con molta dignità moderazione, hai dimostrato tutta la loro mala fede ma me lo dicevano a quattr’occhi e guardandosi intorno se nessuno li sentiva. L’ottimo Bernardino Palmieri mi diceva: hai fatto male a rispondere a queste figure e non si risponde. Ed io ho risposto a lui: quando nessuno mi difende o ci fanno difese stanche e moderate come quelle del Duprè, bisogna bene che mi difenda da me. Quando nessuno sa dar del bugiardo ai bugiardi per riguardi e paure, bisogna che a questi Gesuiti laici li smascheri io. Il Pantanelli nella Arte Nuova di domenica si è geneticamente lavato le mani come Pilato di ogni convenienza alla guerra personale; mentre so che rivide e corresse lo scritto del Cambi, come so che ha riscritto e corretto il nuovo libello del Cambi uscito ieri con nuove e più inique menzogne e calunnie. Questa volta pare che qualche presenza autorevole voglia prendere le mie difese per bene. Hanno il coraggio di dire quei birbanti che col lavoro di fabbrica mi sono fatto ingrandire l’abitazione, mentre il Nenci con tanta famiglia ci stava comodamente. E si tace che quando venni cedei 4 stanze del quartiere del Nenci per ingrandire le scuole. E il Cambi lo sa bene, ché due di quelle stanze erano niente meno che il salotto da pranzo e la cucina del Direttore, e il sacrifizio fu tanto maggiore che invece tener noi la cucina appartata al piano inferiore mi toccò far cucina di una camera in mezzo all’altre camere, e così me la tenni per 15 anni, delle 4 stanze da me cedute spontaneamente le due più piccole furono date all’architettura e della cucina e salotto da pranzo fu fatta scuola del nudo provvisoria, ora stanza dell’ispettore e archivio. Ciò che io poi ho guadagnato colla recente fabbrica eccolo. Invece di uno studio che sia ottimo ala freddo e al caldo perché interno e a volte con accesso immediato da casa, ne ho uno a tetto, diacciaja d’inverno, stufa d’estate. Ed ho l’aggiunta di uno studiolo è vero ma il grande è men grande dell’antico. Ho guadagnato di acciecarmi la visuale dell’abitazione mia da ambo i lati, non più la bella vista delle montagne non più aria e luce, ma tetti e sempre tetti. Se poi per la mala distribuzione data alle scuole tutte devo fare il sacrifizio del medesimo studio, ne ebbi l’unico compenso che, dimando in parte stanza del Soprintendente, acciò questa non fosse come torre concesse farci un palco, e su questo palco morto ci cavarono la cucina rimediando così allo sconcio sofferto sino allora. Delle 4 stanze cedute ne ho riacquistata una. Ma già tu sai tutto queste cose; ma vedrai che questo non è che una delle tante menzogne. Come quando afferiscono non esserci che due scolari alla pittura, mentre da più giorni 5 dipingono una testa dal vero, e restati sono sei, ed anche il povero Mazzieri di Forlì. È morto quando era per tornare e due non ci sono ancor rassegnati. Ecco i 9 scolari da me denunziati nel mio scritto. Ma basta su questo tema disgustoso. Per carità non prender per male il dolce rimprovero che [lacuna] in principio. [lacuna]. Non ragiono che tu non abbia aver visto il Forni che non sia in Torino? Gli cedei col mio opuscolo una lettera e un pacco di fotografie. Se tu potessi passare in via Barbieri n° 7 a sentire dal portiere se egli vi è, mi faresti piacere. Se poi tu lo vedessi chiedigli se sia ricevuta questa roba. Addio. Sempre tuo affezionatissimo amico Luigi Mussini. Siena 10 dicembre 1868

Collocazione: Collezione privata

Bibliografia: Inedita