Data: 17 12 1868
Mittente: Mussini Luigi
Luogo Mittente: Siena
Destinatario: Pucci Camillo
Luogo Destinatario: [Lucca]
Tipo Documento: Lettera
Trascrizione: Mio caro amico, ho a cara tua del 14 sui piccoli ricordi per le mie piccine, ch’io non ho loro ancor dato acciò figurino coi regalucci del Ceppo, intorno all’albero carico di lumi e di chicche pel quale già si rallegrano. Per ora dunque ringrazia il Papà per l’affettuoso pensiero…Non ti nascondo che ero alquanto impensierito del tuo silenzio. Ora ne è spiegato il motivo. Ed avrei subito ripresa la penna se non avessi avuto in questi giorni l’animo conturbato da una replica del solito Cambi, un vero libello, pieno di maligne calunnie[lacuna] e di sgradite menzogne. Io certo non rispondo più che con uno sprezzante silenzio. Ma si ha un bel dire: Sta come torre fermo che non crolla. [lacuna], ma come si fa a non provare un senso profondo di sdegno e di dignità quando le armi più vili, la calunnia, la menzogna, sono le armi con cui siei assalito! Il maggior male è che a Siena i buoni gli onesti sono timidi, e gli audaci e tristi hanno libero il campo. S’io non avessi queste mie care piccine già da un’anno [sic] avrei rinunziato all’onore di consumare le poche forze che mi restano, solo, vivrei dell’arte o morirei di fame poco importa; ma con loro un pane sicuro è necessario e in mancanza di un altro è forza maggiore quello che sa di sale e peggio. Ma lasciamo questo tema ingrato. Solo vò dirti che se un giorno mi si offrisse il modo di lasciare Siena, non mi basterebbe il cuore di lasciarvi tanta parte di me che gelosamente vorrei condur meco con quella tomba che io avrà ricongiuntamente per sempre. Bisogna pure che le figlie possano inginocchiarsi davanti a quel sasso. Quella iscrizione dovrei dettarla io, come volli fare di mia mano quel bassorilievo. Come però vò estraneo presentarsi del nostro dolore tanto a quel modo che si possa contentare! Tu lo sai davvero che hai scritto quelle pietose e belle pagine, che ho lette e rilette, e che solo il vero dolore congiunto all’efficacia del dire poteva rendere tanto [lacuna] e interessante. Mia sorella cui rimase in mano il tuo libro mentre io ti accompagnava in città cominciatane la lettura me lo ricusava prontamente dicendo: ancora nò: e solo molti giorni dopo concedeva darmelo a condizione non ne facessi la mia lettura notturna. Certo non potevi elevare più bel monumento alla tua cara, né fare ai tuoi figliuoli un dono più bello, e più abitualmente utile. Infine è una lettura che va proprio diritta al cuore. Bisogna pure saper scrivere come sai tu per dir a quel modo ciò che si sente. Tu vorresti che io ti adducessi difetti. Scusa davvero io non ce ne so vedere, soltanto voglio dirti che tu ne facessi una seconda edizione, forse con qualche leggero ritocco, potresti rendere più piana, più familiare alcuna frase, e alcun periodo talora un poco sostenuto, forse anche per l’uso di posporre il verbo senza assoluta necessarietà. Ma questo sarebbe un zero anche ammesso che la mia osservazione fosse condivisibile. Non ho potuto fare che per lettera i tuoi saluti a mia sorella, che dopo il ritorno della nipote dalla Svizzera, ci ha lasciato. Le mie Bimbe stanno grazie a Dio benissimo di salute. Io ebbi una minaccia di angina, ed ancora sto in riguardo. Ma domani credo tornare alle mie occupazioni. Di Genova ho pur troppo sempre tristi nuove. Non vi è notevole peggioramento ma… il male è senza rimedio! Auguro a te ed ai tuoi cari Figliuoli tutto il bene possibile in questa vera valle di lacrime. Addio. Il tuo affezionatissimo amico. Luigi Mussini. Siena 17 dicembre 1868
Collocazione: Collezione privata
Bibliografia: Agnorelli 2007, p. 60, nota 62