Scheda

Data: 6 01 1869

Mittente: Mussini Luigi

Luogo Mittente: Siena

Destinatario: Giusti Pietro

Luogo Destinatario: [Torino]

Tipo Documento: Lettera

Trascrizione: Caro Giusti, ho letto con molta compiacenza il tuo opuscolo scritto con brio, con efficacia, e pieno di utili verità da dirsi, anzi da urlarsi alle dure orecchie di chi tiene il mestolo. La ristretta pubblicità che gli vuoi dare è un male. Meriterebbe quidi una seconda edizione nella quale potresti forse emendare la redazione di alcuni periodi scritti un poco a fretta, cui facilmente daresti forma migliore, senza intervento di letterati. Quanto alla sostanza non vi trovo proprio da criticare che una cosa sola, ma di alta importanza, in quanto riguarda appunto la grave quistione delle Accademie di Belle Arti, attualmente a studio della Giunta Artistica del Consiglio Superiore della pubblica Istruzione. Ci avemmo nel novembre alcune apposite adunanze, ed io ebbi ad obbiettare a quelli che si empivan la bocca colla bella parola di libertà, che le antiche botteghe sono morte e non si rifanno pei pittori che non possono più avere i garzoni apprendisti di allora, ma sono vive soltanto per la scoltura: ché il pittore odierno, se non è a tale uopo degnamente rimunerato, si chiude a chiave nello studio e non accetta scolari parassiti del suo tempo; né per puro amore dell’arte può farne il sacrifizio. Prima adunque, diceva io, di distruggecon un tratto di penna tutto l’alto insegnamento della pittura nelle accademie del regno, dovremmo noi avere, non dico la speranza, ma lacertezza che l’insegnamento privato sia per sostituirsi al pubblico. Frattanto l’esperienza è fatta a Firenze. Sono nove anni che la riforma Ridolfi tolse all’accademia fiorentina l’alto insegnamento, e se ne vedono i frutti. La bottega è rimasta un pio desiderio: la porta degli studi primari è stata asserragliata: i giovani usciti dall’accaemia sono vaganti come i cani a Costantinopoli, e le esposizioni annue danno annue prove di decadenza. Di ciò ebbe a convenirne anche l’Ussi, presente all’adunanza. Ad onta di ciò propende con altri alla decapitazione delle accademie. I miei colleghi della Giunta sanno ch’io non parlo Cicero pro domo sua, sia perché l’istituto senese non è governativo, sia perché, come diddi loro, sono ormai stanco del peso dell’insegnamento portato per 18 anni, che neppure per un milione accetterei di riprincipiare da capo in altra accademia. Trovo poi una singolare contradizione fra la massima per la quale ti pronunzi, e l’elenco degli insegnamenti che figurano nel tuo Prospetto in fatto di pittura. Ci trovo la pittura dal vero, e l’invenzione di soggeti storici. Non è questo appunto l’alto insegnamento? L’alunno uscito da questa scuola non ha più bisogno di cercarsi altro maestro; ma comincia per lui quell’alto studio che non si può fare che da sé,v iaggiando, studiando e meditando i capolavori dell’arte antica, e se vogliamo anche della moderna. Un maestro, sia pubblico o privato, non fa che insegnare a studiare; insegnate le tecniche dell’arte (il mestiere come dicono i francesi), indicata la via, egli dice al suo allievo: io ti ho aperti gli occhi; or va’, guarda e fatti artista. Parlano di tirannia e di libertà. Ma, Dio buono, colle accademie, come sono, dov’è inceppata la libertà? Se vi è un maestro di pittura all’accademia e se questo non ti garba, chi t’impedisce di prenderti un altro Zona se t’apre l’uscio. E se lo Zona fosse nel posto dell’Hayez non v’andresti più volentieri? Basta essere pagato dallo Stato per diventare un cattivo maestro e un maestro tiranno? Si dice: il Benvenuti che Artsiti ha formati? Io credo, era un pessimo pittore. Infine questa pomposa parola libertà d’insegnamento, è in fatto di pittura una parola vuota di senso, una vera bolla di sapone. E mi duole di trovarla nel tuo scritto, in ogni rimanente tanto giusto ne’ suoi criteri per cui lo vorrei diffuso molto. E qui pongo fine a questa lunga cicalata, non senza assicurarti che non do davvero ai miei nemici la soddisfazione di vedermi abbattuto, per la buona ragione che abbattuto no lo sono per niente, ad onta che i miei timidi amici mi lascino solo sulla breccia. Adelina ringrazia la signora Eugenia della sua cara lettera che s’incrociava con quella di Adelina. Spero che la presente sia per trovare la signora Eugenia ristabilita. Dalle i miei saluti, come sempre al Pucci se lo vedi e un bacio a Giusto. Credimi tuo Luigi Mussini. Siena 6 gennaio 1869

Collocazione: Collezione privata

Bibliografia: Epistolario 1893, pp. 163-165