Data: 1 02 1869
Mittente: Mussini Luigi
Luogo Mittente: Siena
Destinatario: Giusti Pietro
Luogo Destinatario: [Torino]
Tipo Documento: Lettera
Trascrizione: Caro amico, ebbi la tua del 28 e me l’aspettavo, non avendo tu saputo altro dell’articoletto annunziato? Ecco come sta la cosa, l’articolo è accettato dall’Opinione pur con riserva, (visto che è lunghetto e non lo voglio spezzato in due numeri) di darlo quando ci sarà pronto; probabilmente quando sarà chiusa la Camera nelle vacanze Carnevalesche. Come intendi cavare lo scarafaggio del Finocchietti? Suppongo con un articoletto. Gli starebbe proprio bene! Che diamine è chi ti scrive quelle grulle parole sul tuo opuscolo? Un codino s’intende. Il povero Saracini fu a questi giorni in fin di vita, o per dir meglio pareva così, fece testamento e le cose di chiesa in fretta e furia (pare impossibile non avesse fatto testamento da un pezzo!). Ora sta meglio, ma è un rattoppo, è una malattia [lacuna] con cui non si va un pezzo in là. È morto il povero professor Reali, ammazzato dalla solita cricca, quella che mi fa tanta guerra. Ammazzato, s’intende, con eccessi mortali, anzi immortali. Ieri il professor Saredo fermò il Pantanelli e gli disse: Ora potete incoronare di fiori il vostro giornale, la vittima è caduta. Volle al solito il Pantanelli lavarsene le mani: ma il Saredo l’interruppe dicendo: ella non mi saluti più che io non le renderei il saluto. Sul feretro furono pronunziate parole gravissime contro le perfidie de nuovi Gesuiti. Ma il Saredo e chi parlò non sono Senesi, ché da Senesi non si può avere tanto coraggio civile. Però dicono: bravo Saredo: ha fatto benone! (e forse in petto) ma io non farei altrettanto! Quando verrà l’articol mio nell’Opinione te lo manderò. Addio in fretta. Tuo affezionatissimo amico Luigi Mussini. Siena 1 febbraio 1869
Collocazione: Copialettere, collezione privata
Bibliografia: Inedita