Data: 31 05 1869
Mittente: Mussini Luigi
Luogo Mittente: Siena
Destinatario: Pucci Serafino
Luogo Destinatario: [Lucca]
Tipo Documento: Lettera
Trascrizione: Egregio signor Pucci, non ho parole per dirle come io sia rimasto addolorato all’annunzio della sventura che rapiva a lei un caro fratello, ai figli un padre imapreggiabile, al nostro paese un artista e cittadino egregio, a me un caro e prezioso amico. Io non so consalarmene! Appena il professor Giusti mi dava sa Torino il fatale annunzio, mi corse al pensiero come fosse da pensare seriamente a raccomandare la memoria onorata dell’amico mio al nostro paese, cui gli esempj di una vita operosa e intemerata, di un carattere saldo e leale devono riuscire di utile insegnamento. Ma a me, pur troppo, mancavano i dati biografici e gli artistici, e ad ogni modo sarebbe mancata la capacità. La nostra amicizia si strinse quando, giovani assai, studiavamo a Firenze, e prossimi di studio, attendevamo ai nostri primi tentativi nell’arte. A cementare la nostra amicizia concorse la consuonanza dei principii d’arte. Puristi entrambi (come si diceva allora) amanti cioè dei nostri vecchi Maestri del tre e del quattrocento, credevamo, come abbiam creduto sempre, che solo il ritorno allo studio di quelli, corroborato dallo studio indefesso del vero potesse rialzare l’arte italiana sopra solidi fondamenti. Furono infatti i puristi che diedero il primo crollo alle viete dottrine degli accademici statuari. E gli accademici caddero nell’opinione prima che la morte ne spengesse la generazione. Ora i pittori dell’accademie fanno le viste di sconfiggere il mostro accademico spento da un pezzo, e per supplirvi chiamano accademici quei puristi che ne furono i primi avversari. E il nostro Camilllo [Pucci] colle opere e poi sempre cogli scritti, tenne alta la bandiera delle grandi tradizioni dell’arte italiana antica. Ma pur troppo gli avvenimenti presto ci disgiunsero, né di lui mi fu dato conoscere se non gli scritti, sempre pregevoli, sempre caldi di tanto affetto perl progresso delle arti nostre. E lessi cogli scritti che mi mandava, tutti quelli che egli od altri mi avvertivano essere inseriti in qualche rivista, mentre alcuni mi saranno sfuggiti, stando io poco in giorno in fatto di stampa periodica. Sono così del tutto ignaro di quanto i giornali hanno detto a suo tempo delle opere sue pittoriche. Com’ella vede, egregio signor Pucci, io mi trovo, con mio rammarico, nell’impossibilità di porgerle la materia che le abbisogna. Anche la nostra corrispondenza fu talora interrotta, ma senza che la stima e l’affetto reciproco ne soffrissero. Io poi non lo rividi che nell’ottobre dell’anno scorso, allorquando mi fece la cara sorpresa di venire appositamente a Siena ad abbracciarmi. Visita pur troppo breve in cui il cuore dell’amico, più che l’artista, ebbe tempo di espandersi. Oh! Chi mi avesse detto che appena sei mesi dopo lo avremmo perduto! Voglio sperare che da altri amici suoi, vissuti più a lui dappresso, ella sia per ottenere le notizie che mi mancano del tutto, e che ne riesca una biografia capace di soddisfare chi conobbe ed apprezzò sì nobile ingegno, e didarne adeguata idea a chi lo conobbe solo di nome. Accetti i sensi della più profonda condoglianza e della sincera stima. Luigi Mussini. Siena, 31 maggio 1869
Collocazione: Copialettere, collezione privata
Bibliografia: Epistolario 1893, pp. 199-201