Data: 20 07 1873
Mittente: Mussini Luigi
Luogo Mittente: Siena
Destinatario: Borromeo Emanuele
Luogo Destinatario: s.l.
Tipo Documento: Lettera
Trascrizione: Egregio conte e pregiatissimo amico, eccomi a Siena ove volai difilato in 38 ore, felice di riabbracciare le mie piccine dopo tre mesi e mezzo, ed ove mi richiamavano imperiosamente le faccende Accademiche. Ciò non toglie che il distacco da tanti buoni Colleghi ed amici, primo fra i quali l’ottimo nostro Commissario Generale, non mi sia stato penosissimo. Dopo tre mesi di sofferenze fisiche e morali e quando appunto alle tinte fosche succedevano le gaie e ridenti, gli svaghi e le amene escursioni, tutto e tutti dovei abbandonare! Se sapessi di filosofia ci farei sopra le più profonde e nojose considerazioni. Ne faccio una sola, ed è che le epoche tristi essendo le più lontane le avrò presto dimenticate, mentre le ultime mi lasciano memorie carissime e incancellabili. Non ho bisogno di dirle, Caro Conte, che ella vi sta in prima linea. Basta, non la finirei più sull’articolo dei regrets, e so di doverle dare gli appunti che mi chiedeva intorno al brutto tiro fatto dal Frullini ai suoi colleghi gl’Intagliatori senesi Guidi, Gosi e Querci. Facendoci credere il Frullini che un forestiero acquistava i due cofanetti e le tre cornicette senesi, io, allora rappresentante dei tre scultori associati, accettai per essi e ne ebbi dal medesimo ricevuta degli oggetti ai prezzi segnati, l’importo dei quali egli si obbligava mandar loro appena giunto a Firenze. Non l’ha fatto ancora; ma non importa, ché non è questo il suo più grosso peccato. Io riteneva che i cinque oggetti fossero andati a destino, quando pochi giorni fa mi si fece avvertire che i due cofanetti e forse anche le Cornici figuravano fra le opere del Frullini. Vidi infatti che il Cofano più grande, riconosciuto per la Cartella ove era inciso Siena era esposto nella vetrina Frullini con una scritta che diceva: acquistato dal Museo di Ungheria. Ecco dunque che il Frullini espone e vende per sue le opere di altri artisti, e mentre ha l’apparenza di render loro servizio, si veste delle loro penne e ruba loro non l’orologio o la borsa, ma qualcosa di più prezioso, il merito e il nome. È facile riconoscere i cinque oggetti senesi poiché vengo a sapere che in ognuno è in qualche parte incisa la parola Siena. Mi pare che dalla mostra del Frullini, siano da togliere, d’autorità, i detti oggetti, onde figurino fra le opere di Guidi, Gosi e Querci rimanendo il Cofano più grande corredato della qualifica: acquistato dal Museo di Ungheria. Che il detto museo fosse officialmente informato come il Cofano sia opera non del Frullini ma di Gosi & acciò colà figuri poi sotto il nome dei veri autori. E se fu pagato più di £ 200, prezzo cui il Frullini l’ebbe da loro, egli sia tenuto a retituire loro il di più. Venni a sapere in questa occasione che il mariuolo n’en est pas son coup d’essai. Appunto giorni sono il conte Finocchietti scopriva al Museo Industriale di Vienna un intaglio attribuito e venduto dal Frullini mentre è opera del Gajani. Quel direttore ne fu tosto informato dal Finocchietti. Proprio gli starebbe bene una buona lezione! Ma forse a quest’ora ella ha già provveduto, e gl’interessi dei miei rappresentati sono in sì buone mani che debbo quasi chiederle scusa di essermi dilungato troppo sull’argomento. Aggiungerò solo che l’attuale rappresentante dei tre scultori senesi è quel signor Dondi che già lo era di Ferri e Bartolozzi. E ora faccio questo, stringendole con molto affetto la mano e pregandola di ricordarmi ai cari amici del nostro commissariato e agli altri colleghi. Voglia pure ripetere al conte di Rolillant che fui dolentissimo di non poterlo rivedere e ringraziarlo delle sue amabili accoglienze. E lei caro conte mi tenga sempre, ma sempre per suo affezionatissimo servo ed amico Luigi Mussini. Siena 20 luglio 1873
Collocazione: Copialettere, collezione privata
Bibliografia: Inedita