Scheda

Data: 4 03 1864

Mittente: Mussini Luigi

Luogo Mittente: Siena

Destinatario: Milanesi Carlo

Luogo Destinatario: Firenze

Tipo Documento: Lettera

Trascrizione: Mio caro amico, tanto la mia Luisa che io gradite assai le tue congratulazioni ed in ricambio tu gradirai i nostri ringraziamenti ed un saluto cordiale. Per tenerti in giorno ti dirò che qui tutto va di bene in meglio, che la puerpera già se la gira per camera, che la bimba cresce all’ombra di una buona balia, e quanto a me sento che i nuovi pensieri, ansie, timori sono compensati ad usura dalle umane ineffabili dolcezze. Accetto, per quando darò fuori la nuova planche la tua esibizione di dar fiato alle trombe e tu sarai padrino del neonato quindi primo a vederlo e riceverlo. Autocromofotografia oltre all’essere sesquipedale davvero, è poco esatto. Il mio primo bicromo stava a significare a due tinte bianco e nero, ma il cromo solo starebbe per colore come si dice cromolitografia o litocromia. E poi preme che la parola corra facile sulle labbra dei più onde faccia la sua strada con buona fortuna. Sarei quindi sempre per l’Autofotografia. Anziché prendere in cattiva parte le tue riflessioni sui candidati al posto di maestro d’elementi, e per provarti anzi che le ho accolte come contrassegno di amicizia, ti dirò quel che ne penso anch’io in tutta confidenza. Io credo che la tua bilancia graviti troppo dal lato del Cassioli, e ciò forse perché il Franchi tu l’hai da vario tempo perso di vista né hai potuto vedere le ultime sue opere. Dall’una altra egli ha fatto grandi progressi: non è di quelli che vanno a sbalzoni, ma avanza, avanza sempre, e posso affermare che per comporre, in un concorso estempore, potrebbe dar giunta a molti professori. Ho visto poi i lavori di una sua scolara, e conviene dire che di una dilettante ne ha fatta un’artista. Anche dal lato franchezza non è più il Franchi di anni addietro. Quanto ai titoli del Cassioli voglio dimenticare i due quadri che fece a Siena dopo soli 4, o 5 anni di studi, e mi pento ora di avergli fatto avere la pensione per Roma, dopo soli 6 anni di studi! Così acerbo lasciò il maestro, e d’allora ad oggi nel lasso di 8 anni, non ha ancor fatto un quadro. Produsse un bellissimo ritratto ed altri ne ha fatti che potevano riuscire buoni se avesse voluto condurli, ma egli si è dato alla sprezzatura dell’esecuzione, crittogama che imperversa a Firenze in una certa scuola del Michelangelo (Caffé!) e che purtroppo al Cassioli si è attaccata tanto, che adesso, per primo quadro, dopo otto anni, ci ha portato un piccolo quadretto sì ben fatto in quei principji che lo diresti una scommessa, una espièglerie del Cassioli fatta nell’intento di dimostrare ai macchiaioli a loro marcio dispetto, che fare un quadro a modo loro è cosa da tutti, e basta solo il volerlo. Ma pur troppo non è una scommessa, ed in risposta alle mie gravi rimostranze il Cassioli ha saputo dirmi che egli vuol riunir tutto, il disegno e lo stile (idea e forma) il modellato. E come si sente di possederli; più il colore l’effetto dei novatori; in altri termini, ciò che gli ho insegnato io, e ciò che non so né posso insegnare. Mi son fatto lecito però di dimostrargli per qual motivo in questo primo quadro non vi sia messa che la seconda parte del suo vasto programma, ma, dimenticando affatto la prima. Non ti nascondo che questo primo parto del Cassioli mi è parso una apostasia, la quale anche troppo mi spiega come e perché egli abbia in più circostanze rinnegato il maestro, come San Pietro, e come, a sua confessione abbia egli ostinatamente taciuto ogni qual volta in sua presenza la cricca fiorentina abbia sparlato di me. Ma tutto ciò non è un male che pel Cassioli e me ne duole assai. Per conto mio non me ne adonto, gli uomini sono quel che possono essere! Che ci faresti? Ma converrai che trattandosi d’insegnamento ci vuole quella unità di principji che ha fatto la forza delle artistiche scuole toscane, venete o romane. Più vi penso e più la bilancia che io teneva in equilibrio prima della venuta del Cassioli, comincia in cuor mio a pendere dal lato del Franchi. So che la qualità di senese la farà facilmente traboccare dal lato opposto, ed in tal caso aprirò le braccia al Cassioli. Se egli vi si getterà come il figliuol prodigo saremo amici, altrimenti i nostri rapporti saranno da Direttore a Maestro e nulla più. Ti ho parlato come solo ad un vero amico si può e si deve parlare. Oso sperare che apprezzerai la gravità dei motivi che ho per apprezzare in questi termini i due candidati; avrò caro che tu me ne dia la certezza o che almeno mi dica cosa pensi in genere di tutta questa spinosa faccenda. Tutto ciò ben inteso fra noi. Addio mio buon amico. Stai sano, amami e credi affezione vera del tuo vecchio amico. Luigi Mussini. Siena, 4 marzo 1864

Collocazione: BCI, Lettere di diversi a Gaetano Milanesi, ms. P. II. 44

Bibliografia: Agnorelli 2007, pp. 60-61, nota 76