Scheda

Data: 18 05 1869

Mittente: Mussini Luigi

Luogo Mittente: Siena

Destinatario: Duprè Giovanni

Luogo Destinatario: [Firenze]

Tipo Documento: Lettera

Trascrizione: Caro amico, mi duole assai che tu non possa far qui una corsa, tanto più che alla tua salute, di cui vorrei sentirti più soddisfatto, non fanno che bene il moto e un poco d’aria nativa. Quanto alla nostra incombenza, ho messo alla meglio un po’ nero sul bianco. Ma appunto facendolo ho incontrati molti punti scabrosi o dubbi che da solo non saprei risolvere. Mi è dunque necessario conferir teco. E poiché una gita apposta non possiamo farla né teco né io, scrivo al Signor Volpicella pregandolo a farmi sapere per tempo il giorno dell’adunanza acciò io possa anticipare l’andata di quanto occorre per conferir teco. Ricevei il tuo rapporto e lo lessi con molto interesse. Mi chiedi ciò che ne penso, e di gran cuore ti dico che ho visto con vero compiacimento come tu abbia colta questa occasione per sostenere gli eterni principii del bello contro le brutali teorie dei realisti. E lo hai fatto con belle ed efficaci parole e con quella discretezza che permette di cacciare davanti agli occhi degli illusi lo specchio della verità senza farli andare per le furie. Di una sola parola ti fo carico, ed è quella scuola degli accademici opposta a quella dei giovani artisti novatori. Credo la scuola degli accademici morta da un pezzo coi Benvenuti e consorti, ultimo il Bezzuoli. Ricordiamoci che i primi che mosser guerra agli accademici, guerra di fatti e non di parole, furono i puristi. Il Camuccini sputava fuoco contro i puristi, i quali, senza volerlo davvero, gli tolsero i sonni. Benvenuti, uomo buono e tollerante, la prese in santa pace, e quando gli feci vedere il cartone del mio quadro dei Profanatori, disse: lei va per un’altra via -che vuol che le dica- vada, vada, ché la via non è cattiva. I puristi ebbero il disopra sugli accademici, e l’hanno tuttavia sui realisti in Francia ed in Germania. In Italia (parlo specialmente della pittura) se dettero il primo tracollo agli accademici, non fecero però molti proseliti, ed il campo è rimasto prima ai romantici (Hayez e seguaci) ed ora ai realisti… - Volevo dire che parlare di scuola, di stile accademico è parlare di cosa che non è più; e qualora esistesse ancora, sembrerebbe che tu in Italia non vedessi altra scuola fra le due che dici essere a fronte, la scuola degli accademici e quella dei giovani artisti. Avrei poi desiderato che tu fossi più esplicito sul valore prettamente artistico delle opere che passi in rassegna, indipendentemente dalla scelta del soggetto. Ma capisco la posizione delicata e difficile di fronte ai tuoi colleghi scultori. Se tu avessi avuto a parlare di opere di pittura o di architettura saresti certo stato più esplicito. Hai dovuto girar largo, né potevi forse fare altrimenti. Come vedi la mia critica si limita ad una parola, sulla quale te ne ho regalate anche troppe. Per cui faccio punto e ti stringo la mano. Sai come stia Gigi Venturi? Lo lasciai malazzato. Tuo affezionato Luigi Mussini. Siena 18 maggio 1869

Collocazione: BCI, Lettere autografe di Luigi Mussini allo scultore Giovanni Duprè, materiale non catalogato; Copialettere, collezione privata

Bibliografia: Epistolario 1893, pp. 175-176