Scheda

Data: 12 07 1560

Intestazione: Alessandro Valenti a Ferdinando de' Medici

Segnatura: ASF, MP 5096, c. 92

Fonte: Illustrissimo e Reverendissimo Signor Padron mio Osservandissimo, Per la sua de 6 di questo ho visto le tre prime casse dell'anticaglie esser comparse ben condizionate, che così piaccia a Dio succeda dell'altre dieci inviate e de queste da inviarci per acqua, le quali non avendo possute mandar io sinora per via secura e bisognandomi partir domatina per casa dove ho da fare cosa che molto m'importa, lasso questa cura a Messer Anton Guardarobba, che con il conseglio di Messer Francesco Bandini, il quale è savio e ha interesse nella condutta per le sue tre casse, che ha in compagnia, faccia deligenzia mandarle per la prim' occasione che s'offerirà secura, benché serrà facil cosa ch' io me ritrovi presente non avendo animo tardar molto fuora di Roma. Donde parto per dir il vero ancor volentieri per non sentir più gridar e lamentar questi creditori della casa, che con molta ragione se dogliono sin al cielo. Del che non voglio più scrivere a Sua Eccellenza per non fastidirla, tenendo per certo non sia per mancar, quando gli tornarà commodo, della debita provisione e tanto più sollecitando la V.S.I. e Reverendissima, come scrive voler far e develo fare per mantenere il credito alla sua casa. E per ogn'altro rispetto lasso l'ordine nel banco de' Morelli e Mancini, avendo dinari se stribuiscano per rata fra questi che hanno aver, acciò ognuno se vaglia di qualche cosa, pensando non voglia o non possa il signor depositario cassar tutto il debito in una volta. Ho consegnato subito il granato ovato a Giovanni Antonio, che vi intagli l'arme con il cappello secondo la commissione di V.S.I. e Reverendissima. Me ha promesso mettervi le mani subbito e non lassarlo sinché non è fenito, che serrà fra diece giorni e se rimandarà per il procaccio con più deligenzia sia possibile. A Messer Anton Guiducci non bisognava ricordar la cura de l'avvisi essendovi tuttavia molt' avvertito, come la potrà cognoscer per quel che oggi scriverà, e sempre che arrà cosa degna d'avviso. Se in questo mezo ch'io son fuora, accaderà qualche cosa che bisogni tornar, se sarrò avvisato serrò in due giornate qui e lasso che subbito me se mandino le lettere di V.S.I. o di Sua Eccellenza. Né per ora sarrò più longo. Bascio le mani di quella con ogni riverenzia e gli desidero somma felicita. Di Vostra Illustrissima e Reverendissima obbligatissimo servitore Alessandro Valenti. Di Roma li 12 de luglio 1560.
Note Cfr. ancora la lettera di Alessandro Valenti a Ferdinando de' Medici del 15 giugno

Bibliografia: Barocchi-Gaeta Bertelà 1993, pp. 10-11 numero 9.