Scheda

Data: 6 06 1562

Intestazione: Averardo Serristori a Cosimo I de' Medici

Segnatura: ASF, MP 3282, c. 44

Fonte: Illustrissimo et Eccellentissimo Signore mio Osservandissimo, Avendo V.E. ricordatomi per la Sua de II del presente el cammeo subito ebbi a me Maestro Giovanni Antonio de' Rossi, quale me lo ha consegnato non volendo mancare di quel che mi aveva promesso e lo mandò a V.E., Antonio detto, per il Zizero procaccio. Bene è vero che Maestro Giovanni Antonio averia desiderato di lavorarvi ancora una mesata solo per contento di V.E. e Sua satisfazione, ma non già perché desiderassi premio di questi suoi ultimi finimenti, ma bene desidereria per potersi aiutare ai suoi bisogni, che V.E. fussi contenta fargli pagare quel tanto che è creditore fino a quel tempo che la gli fece cassare la provisione, la quale ha inteso essere stata cassa il marzo passato e a questa ragione, dice, sarieno dodici mesate, e veduto che V.E. lo averà, se gli piacesse fargli grazia rimandarnel qua in mia mano, si offerisce a lavorarvi una mesata buona, gratis, solo perché V.E. ne resti più satisfatta, e di più dice se ci fussi qualche parte che dispiacessi a V.E. o che la vi volessi aggiugnere qualche altra cosa, o lo volesse lustro, che non lo ha voluto lustrare senza licenza di lei, et ancora per non essere bene satisfatto del finimento, suplica V.E. li facci grazia farli intendere il desiderio suo, che tutto metterà a effetto. E di più suplica V.E. li facci avvisare se la vuole il pezzo da far la Toscana, che si trova appresso di sé, che lo manderà ne l' essere che è, e quando la vogli che egli vi facci l'opera della Toscana, li sarebbe gran piacere e lo farebbe sopra di sé senza la provisione, dandogli V.E. un tanto, come già gliene parlò. Alla quale umilmente bascia le mani e io il simigliante e prego Nostro Signore Iddio la conservi felicissima. Di V.S.I. e Eccellentissima umilissimo servitore Averardo Serristori. Di Roma li 6 di giugno 1562

Bibliografia: Barocchi-Gaeta Bertelà 1993, pp. 11-12 nota.