Scheda

Data: 20 05 1569

Intestazione: Ansano Degli Alli a Francesco de' Medici

Segnatura: ASF, MP 541A, c. 647

Fonte: Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio, A questi giorni passati scrissi a V.E.I., che essendo arrivata qui la barca che V.E. ha mandata al Cardinal Montepulciano, che io desideravo d'essere spedito quanto prima perch'io potessi imbarcare le sue anticaglie e che in questo tempo non arei mancato de suplicare sì come ho fatto, con il Serenissimo Cardinal de' Medici, che se contentasse de' ordinare che la detta barca non se dovessi partire di qui per insino a tanto che non fussi venuto l'aviso de V.E. Del che Sua Signoria Illustrissima me comandò che io proprio facessi l'ambasciata al detto barcarolo, si come feci, e non dovessi partire senza la licenza de' Sua Signoria Illustrissima, dove che avanti ch'io abbi auto la commissione di V.E.I., il barcarolo si è partito da qui, senza mia saputa, che avendone io adimandata la causa della sua partita all'Illustrissimo Cardinal de' Medici, mi ha detto che il barcarolo non poteva più aspettare, perché lo soprafaceva la spesa. Però essendose partito non saprei in questo che mi eseguire circa al mandarle, non essendoci altra comodità per ora. Con tutto ciò, auta la risoluzione di V.E.I. e riferito il tutto a Sua Signoria Reverendissima si è contentato che le anticaglie, che sono in casa del Monsior Garimberto, di V.E. e di Sua Signoria Illustrissima, si debbino dividere e così oggi dì le ho divise per le mani di Messer Diomede Leoni e mie e son toche a V.E., per quello che la possa vedere nell'inventario che se le manda e similmente quelle che son toche al nostro Cardinale e del detto inventario ne serbo apresso di me l'origginale sottoscritto di mano propria di Monsior Garimberto, e quelle che son tocate a V.E. io le farò condurre in casa mia e quelle che parerà a Messer Diomede Leoni e me secondo l'ordine di V.E. da incassare, si incassaranno e se per sorte io non me trovassi in Roma in quel tempo che le parerà demandar per esse, ch'io serrò, piacendo a Dio in Fiorenza, le lassarò nelle mani di Messer Lelio, mio fratello, che le mandarà subito per quella via, che V.E. li averà ordinato e le altre, che non compariranno degne di lei, le si serbaranno qui in casa, per eseguirsene poi l'ordine di V.E., con dargline la nota, si come si farà ancora di tutte quelle che se le mandaranno incassate. Non avendo che dire altro per ora, resterò con pregar Dio Nostro Signore, che sempre feliciti vostra Eccellenza Illustrissima e me conservi in la sua buona grazia. Di V.E.I., obligato servitore Ansano Lalli. Di Roma il dì 20 di maggio 1569.

Bibliografia: Barocchi-Gaeta Bertelà 1993, p. 30 nota.