Scheda

Data: 7 10 1569

Intestazione: Giovanni Ricci a Bartolomeo Concini

Segnatura: ASF, CdA, I, c. 93

Fonte: Molto Magnifico Signore come fratello, Con la venuta del segretario del Vescovo di Narni, dal campo del Re cristianissimo sotto Potiers e Sciatelaroi si è inteso il successo di quella guerra sino alle 22 del mese passato, che lui partì dal campo e particularmente la morte del Signor Fabiano, la qual son sicuro che sarà dispiaciuta a tutti quei illustrissimi principi, per aver perso un servitore tanto fidele e valoroso. Ancor io ne ho sentito e sento infinito cordoglio, per veder estinta quella casa, dalla quale ho ricevuto molto benefizi. Non di meno, poiché tutto viene dalla man di Dio, che mai erra, bisogna che ci quietamo col voler di Sua Maestà Divina e preghiamo Iddio per l'anima sua, la quale non è dubio che così come egli è morto, per conservazione della santa fede cattolica, quella ancora sarà salita in Paradiso, dove potrà pregare Iddio per noi altri. E' stato poi da me questa mattina l'Ambasciatore di Sua Eccellenza Illustrissima, che mi ha confirmato il medesimo, che si dice di sopra, e più che il Signor Duca è restato erede del Signor Fabiano di quella parte che egli poteva testare, il che mi è stato di molta consolazione, perché Sua Eccellenza Illustrissima averà possuto conoscere che il Signor Fabiano, di bona memoria, non aveva altro fine, che far cosa che fusse grata al Signor Duca et al Signor Principe. Il predetto Signor Ambasciatore, mi ha ancor ricerco, che io le dia notizia come stanno le cose di qua et io, sebben mi trovo con questa mia gamba così maltrattata da medici e così fisici, come chirusici, de' quali abbiamo bisogno, dico, de' buoni, non di meno li ho promesso di darcela per domani a sera, avanti la partita del corriere e per la man del detto Ambasciatore Sua Eccellenza Illustrissima intenderà il tutto. E perché alla detta eredità, per quanto dicano i ministri del Signor Fabiano, succede la minore de Signori Simoncelli, figlola della bona memoria del Signor Balduino, i quali sono orvetani e secondo il mio credere, non vorranno andar a goder quella parte, che gli tocherà in Toscana, desidero che V.S. suplica in mio nome quelle Eccellenze Illustrissime (quando però non abbiano fatto altro disegno), che mi facciano grazia di comprar sotto lor nome la casa del Monte con quei beni che aveva la bona memoria del Signor Fabiano, perché io col vender qui qualche altra cosa, li pagherò quello che dirà Sua Eccellenza Illustrissima e questo non ad altro effetto, se non per poter io e miei nipoti servir più da presso quelle Eccellenze Illustrissime. E per parlarle più alla libera, le dico che io cominciai a Montepulciano, quaranta anni sono, una buona fabbrica, la quale non ho poi seguitata, né compratovi altri beni, per essermi accorto che quell'aere è da saette, acuta e fredda da viversi poco, dove che perciò mi è caduto in pensiero di procurar col mezzo, favore e grazia di quei Illustrissimi Principi, di aver questo tugurio del Monte, che è aere più dolce e più comportabile. Ma bene di novo replico che questo ha da esser, quando loro Eccellenze Illustrissime, non abbiano fatto altro disegno..Con questo fine mi profero a V.S. e le prego ogni felicità. Di Vostra Illustrissima come fratello Il Cardinale di Montepolciano. Di Roma li 7 di ottobre 1569.

Bibliografia: Barocchi-Gaeta Bertelà 1993, pp. 34-35 numero 31