Scheda

Data: 3 01 1559

Intestazione: Alessandro Caravia a Cosimo I de' Medici

Segnatura: ASF, MP 483, c. 20

Fonte: Illustrissimo et Eccellentissimo Signor Duca Signore e Patrone mio Osservandissimo, Io mandai in Fiorenza già sono alquanti mesi passati 9 teste antiche, bellissime e molto rare, massime sei di esse teste e le mandai con animo di venirmene poi costì per venderle a V.E.I., ma una mia fastidiosa infermità di febre e altro male, del quale ancora non ne sono uscito, mi ha intertenuto. E per questo ultimo procaccio ho avuto aviso dal magnifico maestro Antonio Landi, come V.E.I. si fece portare dete testa a Pisa dove quella le ha vedute e me ha proferto di esse teste scudi 600, che veramente a me pare poco prezo e non se ne vorebbe manco di scudi mille d'oro, che per mia fede, per la sua belleza rara, le doveriano valere tanto argento, quanto le pesano. Io le comprai da un greco, mio grande amico, il qualle le portò di Atene e perché io non avevo denari, secondo è il solito mio, da poterle tore, io fui sforzato a torle in compagnia di Gasparo Surco, il quale voleva che le si vendesino di qua dove erano molti che le volevano comperare et io non volsi mai consentire parendomi che così rare teste, che certamente si possono chiamar gioie, non fusino degne da essere godute da cui non le meritasimo e conoscesse più la sua bellezza del divinissimo e rarissimo intelletto di V.E.I.. Però quella serà contenta di pigliarle e se li piace non mi dare manco de li scudi mille che a me pare veramente che dua di esse teste doveriano valere il detto prezo. Niente di manco io mi rimeto in tutto quello che piaze a V.E.I.. E serò sempre contento di accettare volentieri quanto quella mi farà dare per conto di dette teste. E sempre pregierò Nostro Signore Iddio gliele lasci goldere molti anni felicemente. Può essere circa tre mesi che Maestro Bernardo Baldini mi scrise per parte di V.E.I., dicendomi che quella voleva ch'io li trovasse 50 rubini ciottoli da 15 in 20 scudi il pezo, dove io feci ogni diligenza per trovarne. Et infine non ne potetti trovare perché non ve ne erano in ruge neanche altrove qui in Venezia ch'io potessi sapere. E così glielo avisai che non ne avea potuto trovare e non ho poi saputo altro se V.E.I. sia stata fornita di detti rubini, e perché io desidero sempre di servirla in ogni conto, io scrissi oggi sono 22 giorni al detto Baldini e li disi come di breve si aspettavano le gallee grande, che vengono da Barutti, con le quale avevo speranza che dovesse capitare qualche sorte di rubini da poter servire secondo il volere di V.E.I., e se quella non fusse fornita di detti rubini e che le fusse in piasere ch'io vedessi se ve ne fusse con dette gallere, le qualle sono gionte in Istria, ch'io farei ogni mio potere per fare che V.E.I. fusse servita con quel più vantaggio fuse possibile, sì come è l'obbligo e debito mio. E non ho poi avuto altra risposta dal detto Baldini, però se V.E.I. piacerà dare qualche ordine di detti rubini e capitandone, io non mancherò di servirla tanto volentieri e con tanto amore e fede in tutte quelle cose che quella li piacerà di comandarmi, quanto alcuna cosa ch'io potessi mai fare in vita mia. Ho scoperto ieri dove è uno vaso antichissimo di una pietra che rassimiglia agatta e calcedonio, ma non è così dura et è di altezza di dua terzi di foglio di carta in circa, con dua manichi intagliati con alcune serpi e dua teste umane fate per mano di molto eccellente maestro et evvi uno friso largo circa dua ditta con alcune bellissime cornice et nel mezo fegurine e animalli maritimi e certe son de variate tanto belle e ben fatte quanto sia possibile di vedere, de modo che veramente a me pare che il detto vaso sia degno di esser goduto da V.E.I.. Detto vaso è del clarissimo Messere Alvise da Ca' de Mulla, il qualle ho con bon modo trattenuto s'el fusse contento di venderlo, dove el mi ha dato intenzione che lo venderebbe, quando li fusse fatto partito onesto. Io l'ho tentato del prezo e non mi ha voluto dirlo ma ami promesso di dirmelo poi; però se V.E.I. avesse animo di avere detto vaso, quella serà contenta di dare ordine di qua, come sarebbe al Magnifico Signore. Però ho cui altri li piacesse et io poi come mezzano non mancherò poi di operare di fare in modo che si abi con quel più vantaggio che fusse possibile. Et alla buona grazia di V.E.I. umilmente m'inchino e mi raccomando e prego Nostro Signore Dio vi accresca ogni felicità con tutta la sua illustrissima e santissima casa. Di V.E.I. umilissimo e sempre afezionatissimo servitore Alessandro Caravia. Di Venezia alli 3 di gienaro 1559.

Bibliografia: Barocchi-Gaeta Bertelà 1993, pp. 7-8 numero 5