Fondazione Memofonte

Futurismo

Per almeno due generazioni di studiosi, i due cofanetti con le ristampe anastatiche dei cataloghi delle esposizioni futuriste (1977) e la raccolta in fogli sciolti, raccolti in quattro grandi scatole di cartone, dei manifesti futuristi (1980) hanno costituito la più importante documentazione critica del movimento d’avanguardia italiano. Le due edizioni Spes, curate rispettivamente da Piero Pacini e da Luciano Caruso, nacquero come naturale prosecuzione della pionieristica antologia di testi di Paola Barocchi, Testimonianze e polemiche figurative in Italia (1972-1974). L’intento era chiaro: così come per l’arte antica, la corretta comprensione delle vicende artistiche della modernità doveva appoggiarsi a una rigorosa conoscenza delle fonti scritte.
Nel loro insieme, queste raccolte di documenti filologicamente ineccepibili costituirono il punto di partenza per una più attenta e documentata riconsiderazione critica dell’arte italiana nel Novecento e un indispensabile strumento di conoscenza e diffusione del futurismo italiano.

 

In consultazione

Esposizioni Tutto il futurismo in mostra, in rari cataloghi dal 1911 al 1931

Nel programma di ristampe di edizioni rare o introvabili promosso dalla Spes, un posto di rilevanza è occupato dalla ristampa di cinquantadue cataloghi delle mostre futuriste, pubblicati in due distinti cofanetti nel 1977 e nel 1979, per le cure di Piero Pacini e in collaborazione con la Libreria Antiquaria Salimbeni.

Nel loro insieme, questi cataloghi coprivano l’arco cronologico dal 1911 (debutto delle esposizioni del gruppo) al 1931. Documentare in tal modo vent’anni di mostre significava poter restituire al movimento futurista la sua più complessa e articolata fisionomia: dalla pittura alla scultura, dall’architettura alla fotografia; dalle iniziali poetiche degli «stati d’animo» fino alle prove più strettamente ideologiche degli anni venti, tra aeropittura e arte sacra.

Un’intera stagione di revisione storiografica, condotta a partire dagli anni Ottanta, è stata resa possibile proprio da questa raccolta di fonti. Per tale ragione, si è deciso di presentare l’edizione digitalizzata rispettando l’originaria distribuzione in cofanetti.

Manifesti Manifesti, proclami interventi e documenti teorici 1909-1944. La storia documentata del futurismo italiano

Con il titolo complessivo di Manifesti, proclami interventi e documenti teorici si diede vita, nel 1980, a una monumentale riedizione di testi futuristi. Oltre quattrocento fra manifesti, articoli di giornale, brochure, numeri unici, locandine, volantini, comunicati stampa: quello raccolto da Luciano Caruso era un vero tesoro bibliografico finalmente restituito a completa visibilità.

Presentato in fogli sciolti in raccoglitori di cartone, questo materiale documentava l’intero arco cronologico del movimento – dal manifesto di fondazione del 1909 su «La Figaro» agli estremi contributi degli anni di guerra. La decisione di riproporre in tal modo anche i principali articoli comparsi sulle riviste futuriste (come «Lacerba», «L’Italia Futurista», «Futurismo», «Artecrazia») consentì una più puntuale restituzione dell’intenso dibattito critico e delle polemiche che s’intrecciarono per tutta la durata del movimento. E si può ben dire che il grande rinnovo degli studi sul futurismo italiano ebbe il suo culmine proprio nel decennio seguente a questa storica edizione, e per merito di essa.

Sezione a cura di Alessandro Del Puppo