Fondazione Memofonte

Firenze

La ricca documentazione di testi descrittivi della città già a partire dal XVI secolo, ha suggerito una prima esemplificazione in grado di offrire casi non convenzionali. La scelta di opere nate non propriamente come guide al patrimonio artistico fiorentino, allarga lo scenario integrando con testimonianze non solo erudite e storiche, ma nel caso di Borghini assistiamo al passaggio dalla storiografia locale alla guida storico-artistica, e in quello di Agostino Del Riccio ad un linguaggio naturalistico comunque capace di orientare su peculiarità del patrimonio cittadino.

In consultazione

Raffaello Borghini (1541-1588)

La possibilità di potere analizzare il complesso Riposo (1584) di Raffaello Borghini che nei suoi molteplici aspetti di trattato-dialogo e di guida offre da un lato una piatta assimilazione delle Vite Vasariane e dall’altro nuove informazioni su artisti tardo cinquecenteschi, possono consentire di verificare il suo peso anche negativo, nei confronti della ben più vitale storia vasariana. L’intento di divagazioni culturali di varia natura (letteraria, biografica, aneddotica) alle quali Borghini non seppe sottrarsi facilitarono certo una tradizione guidistica locale più legata alle circostanze ambientali (politiche religiose) che ai protagonisti della figuratività fiorentina. Nel passaggio dunque dalla biografia alla topografia Raffaello Borghini ha un suo ruolo, che merita di essere puntualmente verificato.

Il riposo

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Libro 1

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Libro 2

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Libro 3

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Libro 4

Firenze 1584 - PDF pubblicato dicembre 2006

Agostino del Riccio (1541-1598)

Domenicano, autore di vari trattati naturalistici nella sua Istoria delle pietre propone una guida litologica della città di Firenze (attenta alle caratteristiche naturali, alla loro provenienza) molto apprezzata dagli eruditi settecenteschi (L. Strozzi, G. Bottari, G. Pelli Bencivenni, F.M.N. Gabburri, G. e O. Targioni Tozzetti).

Istoria delle pietre

(Firenze, Biblioteca Riccardiana, misc. 230) - PDF pubblicato settembre 2007
Riferimenti bibliografici:

A. Del Riccio, Istoria delle pietre, riproduzione anastatica del cod. 230 della Biblioteca Riccardiana, a cura di P. Barocchi, Firenze S.P.E.S., 1979.

A. Del Riccio, Istoria delle pietre, a cura di R. Gnoli e A. Sironi, Torino Allemandi, 1996.

Francesco Bocchi (1548-1618)

Concepita in dittico insieme a un volume sul “valore della città” e sul “politico governo” (probabilmente mai scritto), Le bellezze della città di Fiorenza di Francesco Bocchi è opera informata da un forte spirito campanilistico. Secondo un antico quanto frusto tòpos, nel patrimonio artistico della capitale granducale, materia dello scritto, l’autore vede il riflesso esteriore delle virtù e del “grande animo” degli “ingegni fiorentini”. Tale convincimento condiziona inevitabilmente la descrizione della città nei suoi singoli monumenti, che infatti raramente abbandona toni enfatici ed elogiativi; ne consegue che a una lettura poco approfondita si possa ricavare una generale impressione di mancanza di spessore critico da parte del letterato e poligrafo toscano.

Nonostante questo evidente limite, sono però diversi i motivi di interesse dell’opera, che comunque costituisce la prima vera e propria guida di Firenze, oltre che una fonte non trascurabile per la conoscenza di alcune delle maggiori dimore e collezioni private del tempo.

L’orgoglio municipalistico dell’autore in parte spiega anche le numerose lodi tributate ad Andrea del Sarto (di gran lunga l’artista più celebrato nell’opera), la cui superiorità nel dipingere, e in particolare nel “contrafar la natura”, è affermata tanto nei confronti del “divin Buonarroto” (pur con un certo timore reverenziale), quanto, soprattutto, a detrimento di Raffaello. Bocchi in questo modo – riprendendo argomenti già esposti nel precoce Discorso sopra l’eccellenza dell’opere d’Andrea del Sarto pittore fiorentino, datato 1567 e rimasto manoscritto fino al 1989 – fornì la propria risposta alla Vita giuntina di Andrea: benché Vasari non avesse lesinato parole lusinghiere nei confronti dell’arte del maestro, il letterato fiorentino evidentemente avvertiva la biografia sartesca, in particolare nel preambolo e nelle ultime pagine, come svilente e ingenerosa nei confronti di un artista che riteneva massima gloria patria insieme al Petrarca.

Le bellezze della città di Fiorenza, dunque, sono anche un rilevante documento per la fortuna del pittore “senza errori” sul finire del Cinquecento e una testimonianza del mutamento di modelli e tendenze maturato nella pittura sacra fiorentina a partire dall’ottavo decennio del secolo.

Alla luce di ciò, forse, si comprende perché Bocchi riferisce al Sarto una Madonna col Bambino e san Giovannino posta nella cappella ove era locato il sepolcro del beato Giovanni da Vespignano nella non più esistente chiesa di San Pier Maggiore, nonostante che Vasari nelle Vite e Raffaello Borghini nel Riposo avessero assegnato il dipinto a Franciabigio.

Aspetto non trascurabile dell’opera, poi, è il suo carattere encomiastico e cortigiano, che emerge in più punti della trattazione. A tal proposito, se la dedica del volume alla granduchessa Cristina di Lorena appare scontata per le consuetudini di una società di antico regime, è assai significativo che esso si concluda con una lunga e dettagliata descrizione del complesso di San Lorenzo, pantheon delle memorie della casa dei Medici da Giovanni di Bicci a Clemente VII e a Cosimo I (quarantuno pagine a fronte delle trentadue dedicate alla basilica e al convento dell’Annunziata, delle quindici di Santa Maria Novella, delle dodici del Duomo, delle dieci degli attuali Uffizi e delle sette di Palazzo Vecchio e di Palazzo Pitti).

La fonte principale cui il Bocchi attinge è, come si potrebbe facilmente intuire, Vasari, alle cui Vite ricorre costantemente, anche se non in maniera esclusiva, e senza mai citarle, per le notizie su attribuzioni e aneddoti riguardanti gli artisti operanti tra l’età di Cimabue e la metà del Cinquecento. Altro lavoro tenuto presente nella stesura della guida fu, con buona probabilità, Il Riposo di Borghini. Benché Bocchi dovette servirsi di quest’opera in misura assai minore rispetto alle Vite, diversi passi ne tradiscono una lettura, tra i quali i casi più clamorosi sono rappresentati dalle descrizioni della Fontana di Oceano di Giambologna e della Fontana di Nettuno dell’Ammannati: in esse, infatti, il periegeta fiorentino segue in maniera pedissequa, anche utilizzando quasi le stesse parole, il testo del Borghini (di cui probabilmente si era avvalso per conoscere le misure e per identificare con precisione i personaggi mitologici che popolano le due fontane).

A questo punto si potrebbe concludere che Bocchi non sia nient’altro che un alienorum laborum fucus, se non fosse per il fatto che egli comunque mantiene una sua autonomia di giudizio rispetto agli autori da cui dipende. Indicativi, in tal senso, sono non solo la convinzione del primato di Andrea del Sarto su Raffaello, ma anche, per esempio, il modo polemico con cui vengono rivendicati alla mano di Baccio Bandinelli entrambi i Termini marmorei posti all’ingresso di Palazzo Vecchio; Borghini, infatti, aveva riferito che l’esecuzione di quello maschile era stata affidata a Vincenzo de’ Rossi, affermazione che Bocchi dovette percepire come un torto alla memoria dello scultore dell’Ercole e Caco, altro artista da lui tenuto nella massima considerazione (è forse, questa vicenda, indizio di una disputa, tra i cosiddetti “intendenti”, circa l’attribuzione delle due statue reggicatena?).

Quindi, sebbene in questo come in altri casi le posizioni del Bocchi giustamente non abbiano trovato seguito nella storiografia successiva, e benché egli non avesse né la severità pedantesca di un Borghini né, tantomeno, l’acume critico di un Vasari, Le bellezze della città di Fiorenza rimangono, per chi sappia setacciarne con scrupolosità le pagine, fonte di interessanti informazioni circa il panorama artistico e il dibattito culturale della capitale medicea alla fine del Cinquecento.

Bellezze della città di Firenze

Firenze 1591 - PDF pubblicato novembre 2019, a cura di Giovanni Sannino

Giovanni Cinelli (1625-1706)

Medico e letterato ripubblicò nel 1677 Le bellezze della città di Firenze, rispettandone integralmente il testo e aggiungendovi numerose informazioni su edifici più recenti e su numerose collezioni private. La distinzione dei due testi è qui risolta con una bicromia (azzurro per Cinelli e nero per Bocchi).

Le bellezze della città di Firenze

Firenze 1677 - PDF pubblicato gennaio 2009

Il discontinuo montaggio del manoscritto Magliabechiano XIII, 34, sempre relativo alle Bellezze della città di Firenze, ha suggerito di ricomporre nella sequenza reale i vari ambienti.

Proemio

c. 195 (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano XIII, 34) - PDF pubblicato dicembre 2008

Corridore

cc. 211-223 (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano XIII, 34) - PDF pubblicato dicembre 2008

Tribuna

cc. 196-197, 243v-248v (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano  XIII, 34) - PDF pubblicato dicembre 2008

Armeria

cc. 229-234v (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano XIII, 34) - PDF pubblicato dicembre 2008

Fonderia

cc. 123-126v (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano XIII, 34) - PDF pubblicato dicembre 2008

Galleria

cc. 254-260 (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano XIII, 34) - PDF pubblicato dicembre 2008

Corridore

cc. 205, 202-204v, 203v, 209 (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano XIII, 34) - PDF pubblicato dicembre 2008

Risposta alle censure

cc. 303-304v (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano XIII, 34) - PDF pubblicato dicembre 2008

Palazzo Vecchio, Guardaroba

cc. 80-86v, 90r (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano XIII, 34) - PDF pubblicato dicembre 2008

Galleria

cc. 104-108v (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano XIII, 34) - PDF pubblicato dicembre 2008

Camera de’ pittori

cc. 237-239 (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano XIII, 34) - PDF pubblicato dicembre 2008

Palazzo Pitti, Cortile

cc. 109-113 (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano XIII, 34) - PDF pubblicato dicembre 2008

Palazzo Pitti, Appartamento del principe Cosimo

c. 103 (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano XIII, 34) - PDF pubblicato dicembre 2008

Libreria

cc. 142-147v (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano XIII, 34) - PDF pubblicato dicembre 2008

Poggio Imperiale

cc. 326-335v (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano XIII, 34) - PDF pubblicato dicembre 2008

Pratolino

cc. 336-337 (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano XIII, 34) - PDF pubblicato dicembre 2008

Careggi

c. 430 (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano XIII, 34) - PDF pubblicato dicembre 2008
Riferimenti bibliografici:

D. Heikcamp, La Galleria degli Uffizi descritta e disegnata, in Gli Uffizi, quattro secoli di una Galleria, Atti del convegno internazionale di studi, Firenze 1983, pp. 466-477.
R. Spinelli, in AA.VV., Fasto di corte, II, Firenze 2000, p. 234.
F. Facchinetti, in AA.VV., Palazzo Pitti: l’arte e la storia, Firenze 2000, pp. 87-89.

Francesco Zacchiroli (1750-1826)

Francesco Zacchiroli, ferrarese, ex gesuita, poeta e saggista, nel 1782 fu incaricato da Giuseppe Pelli Bencivenni, allora direttore della Galleria degli Uffizi, di redigere una descrizione della galleria in lingua francese, “per uso dei forestieri”. La commissione avrebbe permesso a Zacchiroli di integrare il modesto compenso che, in qualità di pensionato, beneficiava dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena.
La Description de la Royale Galerie de Florence, data alle stampe nel giugno del 1783, nasce da un’osservazione diretta delle opere conservate nella Galleria. L’autore trovò un valido aiuto per la stesura della sua operetta nella lettura del Saggio Istorico (tomi 1 e 2) pubblicato dal Pelli nel 1779. L’assistenza dello stesso direttore si rintraccia anche nella corrispondenza esatta delle attribuzioni presenti nella Description e nel Catalogo delle pitture della Regia Galleria (tomi 12 e 3), allora inedito e incompleto. I riferimenti bibliografici, nonché i debiti intellettuali (Pelli, Lanzi) sono d’altronde ricordati con enfasi nella prefazione alla Description.
Le aspettative di Pelli, tuttavia, furono in parte deluse: una memoria tratta dalle sue  Efemeridi, datata 13 giugno 1783, esprime qualche disapprovazione, ritenendo che Zacchiroli “…poteva fermarsi più sopra certe cose, poteva lasciare certe uscite un poco troppo burlesche”. Al di là dello stile pittoresco e a tratti ampolloso, nel complesso si tratta di un’opera a carattere divulgativo, esauriente nei contenuti e di facile lettura.
Si segnala l’importanza di questa fonte per la storia del collezionismo della Galleria, in quanto l’opera descrive allestimenti di ambienti in seguito modificati e riordinati dal Lanzi. Altro pregio della Description, nata come guida, è di accompagnare, con una dettagliata analisi, l’ipotetico viaggiatore del grand tour nelle sale della Galleria allora non accessibili, come la Stanza del Medagliere.

Description de la Royale Galerie de Florence

Firenze, Allegrini, 1783 - PDF - pubblicato maggio 2007
sezione a cura di: Paola Barocchi, Luisa Berretti, Alessia Cecconi con la collaborazione di Claudio Brunetti